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Documenti, 13/2013

Lumen fidei. Lettera enciclica sulla fede

Francesco
«Queste considerazioni sulla fede… intendono aggiungersi a quanto Benedetto XVI ha scritto nelle lettere encicliche sulla carità e sulla speranza. Egli aveva già quasi completato una prima stesura di lettera enciclica sulla fede… Assumo il suo prezioso lavoro, aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi». Lumen fidei, la prima enciclica firmata da papa Francesco, è stata pubblicata il 5 luglio e segna una tappa di rilievo nell’Anno della fede indetto da Benedetto XVI nell’ottobre 2012. Nei quattro capitoli, che rivelano l’impianto concettuale di Benedetto, sono trattati il tema della rivelazione, la risposta credente, il ruolo e l’essenza della Chiesa e la costruzione della città terrena. Nella conclusione la fede entra in stretta correlazione con la sofferenza: «La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino. All’uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna, di una storia di bene che si unisce a ogni storia di sofferenza per aprire in esse un varco di luce».

Chiedo perdono per l'indifferenza. Omelia nella messa presso il campo sportivo di Lampedusa

Francesco
La notizia della morte nel mar Mediterraneo degli immigrati è come – ha detto papa Francesco nella sua prima visita fuori Roma – «una spina nel cuore». Annunciata assieme alla pubblicazione dell’enciclica Lumen fidei (qui a p. 385), la visita a Lampedusa – a cui non sono state ammesse personalità politiche – è stata come un’altra, potente enciclica. Nel suo indice troviamo il ringraziamento agli abitanti dell’isola per la loro generosità; l’augurio di «abbondanti frutti spirituali» ai «cari immigrati musulmani» per l’inizio del Ramadan; e una forte richiesta di «perdono» per l’umanità che non «si sente responsabile» e non piange la morte di questi fratelli: «Siamo una società» che nella «globalizzazione dell’indifferenza» non sa «piangere»; siamo tutti «innominati, responsabili senza nome e senza volto» di fronte alla domanda «dov’è tuo fratello?». Infine – ultimo punto dell’indice – occorre anche chiedere perdono «per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi».

Pastori e costruttori di comunione. Discorso all'udienza ai nunzi per l'Anno della fede

Francesco
«Voi mi rappresentate nelle Chiese sparse in tutto il mondo e presso i governi, (…) il vostro lavoro è più che importante, è un lavoro di fare la Chiesa, di costruire la Chiesa. (…) Non siete intermediari, piuttosto siete mediatori, che con la mediazione fate la comunione». È stata calorosa l’accoglienza riservata da papa Francesco ai rappresentanti pontifici, nunzi e collaboratori, radunati a Roma per le giornate a loro dedicate nell’Anno della fede (21-22 giugno). Nel suo discorso, di cui ha rivendicato con forza la paternità («Quello che vi dico viene dal di dentro, ve lo assicuro, e mi sta a cuore»), il papa ha riflettuto sul senso spirituale di «una vita di nomadi», che si sostiene solo grazie a un’intensa «familiarità con Gesù»; ha sottolineato il compito pastorale dei rappresentanti pontifici («voi siete pastori!») e ha concluso con l’indicazione chiara di alcuni «criteri» d’indagine per le nomine episcopali: «Siate attenti che i candidati siano pastori vicini alla gente (…); che amino la povertà, interiore come libertà per il Signore e anche esteriore come semplicità e austerità di vita (…); che non siano ambiziosi, che non ricerchino l’episcopato. (…) E che siano sposi di una Chiesa, senza essere in costante ricerca di un’altra».

Tutto sullo IOR

Francesco
Lo scorso 26 giugno, papa Francesco ha istituito – attraverso la pubblicazione di un suo chirografo (datato 24 giugno) – una Pontificia commissione referente sullo IOR finalizzata a raccogliere e presentare al santo padre «puntuali informazioni sulla posizione giuridica e sulle varie attività dell’Istituto». Pubblichiamo di seguito il comunicato della Segreteria di stato nel quale si annuncia l’evento e il testo del chirografo del papa (www.vatican.va).

La Pacem in terris domanda…

Mons. Renato Corti ai Centri missionari diocesani
«Non stancatevi di portare il lieto annuncio ai poveri. A cinquant’anni dalla Pacem in terris quali sentieri intraprendere per un rinnovato servizio missionario?». Su questo impegnativo programma si sono riuniti a Verona, dal 27 al 29 giugno scorso, i centri missionari diocesani delle regioni del Nord Italia, per il loro 30° Incontro interregionale. Preceduta da una panoramica di G. Mocellin (Il Regno) sull’evoluzione del magistero pontificio sulla pace in relazione ai maggiori centri di crisi internazionali, e seguita dai contributi di don R. Sacco (Pax Christi), p. A. Zanotelli, p. V. Bongiovanni, A. Pozzi e p. G. Albanese sui alcuni aspetti specifici della relazione tra pace e coscienza missionaria, la lezione di mons. Renato Corti, vescovo emerito di Novara, si è incaricata di porre al movimento missionario italiano, a partire da un’accurata rilettura dell’enciclica di Giovanni XXIII, le domande più esigenti: Siamo capaci di proporre una globalizzazione della solidarietà? Sono ancora praticati l’attenzione ai «segni dei tempi» e il metodo del «vedere, giudicare, agire»? Verità, giustizia, amore e libertà sono effettivamente i pilastri dell’educazione alla pace che ci proponiamo di impartire?

Dalla sponsalità alla figliolanza

Mons. M. Semeraro
«Il cristianesimo prospererà nel XXI secolo se comprenderemo che la Chiesa è, in primo luogo, la comunità dei battezzati ». È l’incipit, tratto dall’ultimo volume di T. Radcliffe, della relazione di mons. Semeraro al Convegno unitario degli Uffici diocesani della Catechesi e della Pastorale della famiglia (Assisi, 20.6.2013), dal titolo «Il battesimo come sacramento radice dell’iniziazione cristiana e del matrimonio cristiano. Dalla sponsalità alla figliolanza». La riflessione, a partire dal carattere fondativo del battesimo per gli altri sacramenti, si sofferma sulla sponsalità: «Alla radice del gesto sacramentale che unisce i due sposi nel sacramento del matrimonio c’è proprio il battesimo sicché in qualche modo il matrimonio è l’estensione alla coppia in quanto tale del battesimo che ciascuno ha ricevuto personalmente». In tale prospettiva è possibile cogliere «la cifra di un mistero più grande», che vale per il reciproco donarsi degli sposi, ma che nell’esperienza comune a tutti gli uomini, l’essere figli, raggiunge il suo significato più pieno: la «debolezza abitata dall’amore». Il completo affidarsi, che caratterizza l’infanzia, si rinnova nell’unione matrimoniale e trova compimento nel Figlio, «che non ha disdegnato di farsi bambino».

Un volto e uno stile. Proposizioni

Gruppi di lavoro del Convegno ecclesiale Aquileia 2
Seicento convegnisti, rappresentanti delle quindici Chiese del Triveneto, radunati insieme ai loro vescovi. È stato questo il panorama del secondo Convegno ecclesiale di Aquileia, «Testimoni di Cristo, in ascolto», svoltosi dal 13 al 15 aprile 2012, che abbiamo ampiamente documentato in tutte le sue fasi (Regno-doc. 17,2010,553ss; Regno-att. 4,2012,126ss; Regno-att. 8,2012,219ss; Regno-doc. 5,2013,157ss). Durante l’evento, i convegnisti hanno lavorato divisi in 30 gruppi su dieci tracce, che toccavano tre grandi ambiti di riflessione: la nuova evangelizzazione nel Nordest, il dialogo con la cultura e l’impegno per il bene comune. Pubblichiamo le proposizioni scaturite dai lavori di gruppo. Dal testo, che ha il carattere iniziale e non sistematico tipico di queste occasioni, emergono i tratti di un volto di Chiesa e di uno «stile pastorale» ben preciso. Come scriveva don Renato Marangoni, segretario generale del Convegno: scorrendo queste proposizioni si prova «una sensazione di grande respiro, di orizzonte aperto (…). Scorrendole si può dire: a questo punto si sente dove tira il vento».

Costruire una nuova cultura ecologica

Vescovi cattolici canadesi
«Spesso i comportamenti degli stati, dei governi, delle industrie e di altre organizzazioni non hanno rispettato la debita relazione fra gli esseri umani e la terra. Ma è anche vero che forse altrettanto spesso noi come individui non abbiamo dimostrato la debita attenzione e cura per il nostro ambiente, attraverso azioni od omissioni… Ognuno di noi ha il dovere di fare la sua parte nella costruzione di questa cultura, che deve essere una cultura di “vita” in tutti i significati del termine». Di fronte all’emergenza ambientale che suscita nella società sempre maggiore preoccupazione, con il documento "Costruire una nuova cultura. Temi centrali nel recente insegnamento della Chiesa sull’ambiente", pubblicato l’8 aprile, i vescovi canadesi attraverso la loro Commissione per la giustizia e la pace offrono ai fedeli uno sguardo sintetico sull’approccio cattolico all’ecologia, che coniuga strettamente la questione ambientale con quella economica, con la giustizia sociale e con il tema, sviluppato in particolare da Benedetto XVI, dell’«ecologia umana» che include la difesa della vita in tutte le sue fasi.

Papa Francesco: ecologia e cultura dello scarto

Francesco
Nell’udienza generale del 5 giugno, in piazza San Pietro, papa Francesco ha affrontato il tema dell’ecologia ambientale collegandolo, come già il suo predecessore Benedetto XVI, a quello dell’«ecologia umana». E ha messo in guardia contro la «cultura dello scarto» che è ormai entrata nella mentalità comune (www.vatican.va).

Cristiani polacchi: vivere oggi, pensare al domani

Consiglio ecumenico e Conferenza episcopale polacca
Il 16 gennaio scorso per la prima volta rappresentanti delle Chiese cristiane in Polonia hanno firmato insieme un documento comune sulla protezione del creato, intitolato "Vivere oggi, pensare al domani". Lo proponiamo in una nostra versione dall’inglese (ecojesuit.com; originale polacco su episkopat.pl).

Dare voce al grido dei poveri

Justin Welby, Francesco
«Solo quando il mondo vedrà i cristiani crescere visibilmente nell’unità accetterà da noi il divino messaggio di pace e riconciliazione» (J. Welby). «Tra i nostri compiti, quali testimoni dell’amore di Cristo, vi è quello di dare voce al grido dei poveri, affinché non siano abbandonati alle leggi di un’economia che sembra talora considerare l’uomo solo in quanto consumatore» (Francesco). Proseguire il cammino verso l’unità visibile e la piena riconciliazione tra i fratelli cattolici e anglicani, come prerequisito essenziale per servire la causa della pace nel mondo; e insieme testimoniare la propria presenza accanto ai poveri e agli emarginati della società, siano essi persone o popoli. Sono stati due tra i principali punti di contatto emersi dal primo incontro ufficiale tra papa Francesco e il nuovo primate della Comunione anglicana Justin Welby, il 14 giugno in Vaticano. Welby si è insediato nella sede di Canterbury il 21 marzo, due giorni dopo l’inizio del ministero petrino di Francesco (cf. riquadro a p. 446).

Vedremo un mondo trasformato

J. Welby
Il 21 marzo, due giorni dopo l’inaugurazione ufficiale del pontificato di Francesco, anche il nuovo leader della Chiesa d’Inghilterra Justin Welby celebrava nella cattedrale di Canterbury la propria cerimonia d’insediamento come 105° arcivescovodi Canterbury e primate della Comunione anglicana. Nell’omelia, che pubblichiamo qui in una nostra traduzione dall’inglese (da www.archbishopofcanterbury.org), una menzione esplicita di papa Francesco ma anche molte assonanze spirituali. Le letture della messa erano Rt 2,10-16; 2Cor 5,16-21; Mt 14,22-33.