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Documenti, 15/2012

Per la promozione delle vocazioni al sacerdozio

Congregazione per l'educazione cattolica, Pontificia opera per le vocazioni
Il calo demografico, la crisi della famiglia, la mentalità secolarizzata e il contesto culturale relativista, le difficili condizioni della vita e del ministero del prete sono tra le cause che gli Orientamenti pastorali per la promozione delle vocazioni al ministero sacerdotale, pubblicati dalla Congregazione per l’educazione cattolica e dalla Pontificia opera per le vocazioni sacerdotali, individuano per spiegare il generale calo delle vocazioni in Occidente. Favorire una nuova presa di coscienza sul tema, offrire un’idea chiara della figura del sacerdote ordinato, sostenere iniziative vocazionali e fornire indicazioni e suggerimenti operativi concreti sono gli obiettivi del presente «documento breve e incisivo», presentato lo scorso 25 giugno nella Sala stampa della Santa Sede dai vertici del dicastero vaticano: il prefetto card. Zenon Grocholewski, il segretario mons. Jean-Louis Bruguès e il sottosegretario mons. Vincenzo Zani. Gli Orientamenti pastorali, che escono nel ventennale dell’esortazione Pastores dabo vobis, presentano la situazione delle vocazioni in tutto il mondo (cf. tab. 1 a pag. 450) e offrono «alcune linee guida di pastorale vocazionale, basate su una chiara e fondata teologia della vocazione e dell’identità del sacerdozio ministeriale».

Notificazione a Margaret Farley. Congreg. dottrina fede, M. Farley, Catholic Theological Society

W. card. Levada, L.F. Ladaria, M.A. Farley, Comitato dei direttori della CTSA
Resa nota il 4 giugno, ma datata 30 marzo (cf. Regno-att. 12,2012,378), la notificazione a suor Margaret Farley firmata dalla Congregazione per la dottrina della fede «rende avveduti i fedeli che il suo libro Just Love (…) non è conforme alla dottrina della Chiesa». Nella sua risposta, suor Farley ha precisato che «il libro non voleva essere un’espressione dell’attuale insegnamento cattolico ufficiale e, d’altra parte, non mirava specificamente a contestarlo»; piuttosto esso, con «il carattere di una proposta», intendeva offrire «un’interpretazione contemporanea dei significati tradizionali attribuiti al corpo, al genere e alla sessualità degli esseri umani». Per i cristiani, in particolare, poteva essere un aiuto per passare da «una moralità dei tabù a una moralità e a un’etica sessuali basate sul discernimento ». E sulla necessità di lasciare aperto il campo alla ricerca teologica, specialmente laddove esplora «questioni che preoccupano profondamente i fedeli della Chiesa» si esprime il Comitato dei direttori della Catholic Theological Society of America, lamentando il fatto che la notificazione «interpreta il compito della teologia cattolica» mescolando «indebitamente i compiti distinti della catechesi e della teologia».

Notificazione a Margaret Farley. Non conforme alla teologia cattolica (Testo della notificazione)

W. card. Levada, L.F. Ladaria
Resa nota il 4 giugno, ma datata 30 marzo (cf. Regno-att. 12,2012,378), la notificazione a suor Margaret Farley firmata dalla Congregazione per la dottrina della fede «rende avveduti i fedeli che il suo libro Just Love (…) non è conforme alla dottrina della Chiesa». Nella sua risposta, suor Farley ha precisato che «il libro non voleva essere un’espressione dell’attuale insegnamento cattolico ufficiale e, d’altra parte, non mirava specificamente a contestarlo»; piuttosto esso, con «il carattere di una proposta», intendeva offrire «un’interpretazione contemporanea dei significati tradizionali attribuiti al corpo, al genere e alla sessualità degli esseri umani». Per i cristiani, in particolare, poteva essere un aiuto per passare da «una moralità dei tabù a una moralità e a un’etica sessuali basate sul discernimento ». E sulla necessità di lasciare aperto il campo alla ricerca teologica, specialmente laddove esplora «questioni che preoccupano profondamente i fedeli della Chiesa» si esprime il Comitato dei direttori della Catholic Theological Society of America, lamentando il fatto che la notificazione «interpreta il compito della teologia cattolica» mescolando «indebitamente i compiti distinti della catechesi e della teologia».

Notificazione a Margaret Farley. Con il carattere di una proposta (Risposta di M. Farley)

M.A. Farley
Resa nota il 4 giugno, ma datata 30 marzo (cf. Regno-att. 12,2012,378), la notificazione a suor Margaret Farley firmata dalla Congregazione per la dottrina della fede «rende avveduti i fedeli che il suo libro Just Love (…) non è conforme alla dottrina della Chiesa». Nella sua risposta, suor Farley ha precisato che «il libro non voleva essere un’espressione dell’attuale insegnamento cattolico ufficiale e, d’altra parte, non mirava specificamente a contestarlo»; piuttosto esso, con «il carattere di una proposta», intendeva offrire «un’interpretazione contemporanea dei significati tradizionali attribuiti al corpo, al genere e alla sessualità degli esseri umani». Per i cristiani, in particolare, poteva essere un aiuto per passare da «una moralità dei tabù a una moralità e a un’etica sessuali basate sul discernimento ». E sulla necessità di lasciare aperto il campo alla ricerca teologica, specialmente laddove esplora «questioni che preoccupano profondamente i fedeli della Chiesa» si esprime il Comitato dei direttori della Catholic Theological Society of America, lamentando il fatto che la notificazione «interpreta il compito della teologia cattolica» mescolando «indebitamente i compiti distinti della catechesi e della teologia».

Notificazione a Margaret Farley. Non mescolare catechesi e teologia (Comitato dei direttori)

Comitato dei direttori della Catholic Theological Society of America
Resa nota il 4 giugno, ma datata 30 marzo (cf. Regno-att. 12,2012,378), la notificazione a suor Margaret Farley firmata dalla Congregazione per la dottrina della fede «rende avveduti i fedeli che il suo libro Just Love (…) non è conforme alla dottrina della Chiesa». Nella sua risposta, suor Farley ha precisato che «il libro non voleva essere un’espressione dell’attuale insegnamento cattolico ufficiale e, d’altra parte, non mirava specificamente a contestarlo»; piuttosto esso, con «il carattere di una proposta», intendeva offrire «un’interpretazione contemporanea dei significati tradizionali attribuiti al corpo, al genere e alla sessualità degli esseri umani». Per i cristiani, in particolare, poteva essere un aiuto per passare da «una moralità dei tabù a una moralità e a un’etica sessuali basate sul discernimento ». E sulla necessità di lasciare aperto il campo alla ricerca teologica, specialmente laddove esplora «questioni che preoccupano profondamente i fedeli della Chiesa» si esprime il Comitato dei direttori della Catholic Theological Society of America, lamentando il fatto che la notificazione «interpreta il compito della teologia cattolica» mescolando «indebitamente i compiti distinti della catechesi e della teologia».

In risposta a Roma

Leadership Conference of Women Religious, Province francescane USA, mons. Blair
Le risposte alla valutazione dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede della Leadership Conference of Women Religious (Regno-att. 8,2012,263; Regno-doc. 9,2012,263), la maggiore organizzazione delle suore statunitensi, sono state numerose. Innanzitutto quella della Conferenza stessa, che a fine maggio ha definito «la valutazione basata su accuse prive di fondamento». Quasi in contemporanea la lettera aperta dei superiori provinciali francescani USA ha poi affermato che il documento vaticano non tiene conto del fatto che nella Chiesa da sempre esiste «un legittimo disaccordo sull’applicazione specifica (…) dei principi morali». A questo testo sembra rispondere un articolo apparso a firma di mons. L. Blair, il vescovo che ha condotto la valutazione per conto del Vaticano, quando scrive che la posizione della Congregazione è stata «travisata». Tuttavia, l’Assemblea della LCWR di agosto, anche dopo il colloquio con l’arcivescovo mons. Sartain, delegato per la riforma dell’organismo, ha ribadito che è necessario procedere nel dialogo «il più a lungo possibile».

In risposta a Roma. Una forte preoccupazione (Risposta della LCWR al rapporto della Congregazione)

Il Consiglio Nazionale Della Leadership Conference Of Women Religious
Le risposte alla valutazione dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede della Leadership Conference of Women Religious (Regno-att. 8,2012,263; Regno-doc. 9,2012,263), la maggiore organizzazione delle suore statunitensi, sono state numerose. Innanzitutto, quella della Conferenza stessa che a fine maggio ha definito «la valutazione basata su accuse prive di fondamento». Quasi in contemporanea la lettera aperta dei superiori provinciali francescani USA ha poi affermato che il documento vaticano non tiene conto del fatto che nella Chie sa da sempre esiste «un legittimo disaccordo sull’applicazione specifica (…) dei principi morali». A questo testo sembra rispondere un articolo apparso a firma di mons. L. Blair, il vescovo che ha condotto la valutazione per conto del Vaticano, quando scrive che la posizione della Congregazione è stata «travisata». Tuttavia, l’Assemblea della LCWR di agosto, anche dopo il colloquio con l’arcivescovo mons. Sartain, delegato per la riforma dell’organismo, ha ribadito che è necessario procedere nel dialogo «il più a lungo possibile».

In risposta a Roma. Alle nostre sorelle (Lettera aperta dei provinciali francescani statunitensi)

Il direttivo delle Province francescane negli Stati Uniti
Le risposte alla valutazione dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede della Leadership Conference of Women Religious (Regno-att. 8,2012,263; Regno-doc. 9,2012,263), la maggiore organizzazione delle suore statunitensi, sono state numerose. Innanzitutto, quella della Conferenza stessa che a fine maggio ha definito «la valutazione basata su accuse prive di fondamento». Quasi in contemporanea la lettera aperta dei superiori provinciali francescani USA ha poi affermato che il documento vaticano non tiene conto del fatto che nella Chie sa da sempre esiste «un legittimo disaccordo sull’applicazione specifica (…) dei principi morali». A questo testo sembra rispondere un articolo apparso a firma di mons. L. Blair, il vescovo che ha condotto la valutazione per conto del Vaticano, quando scrive che la posizione della Congregazione è stata «travisata». Tuttavia, l’Assemblea della LCWR di agosto, anche dopo il colloquio con l’arcivescovo mons. Sartain, delegato per la riforma dell’organismo, ha ribadito che è necessario procedere nel dialogo «il più a lungo possibile».

In risposta a Roma. Una relazione nuova (Valutazione di mons. L.P. Blair, vescovo di Toledo, Ohio)

L.P. Blair
Le risposte alla valutazione dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede della Leadership Conference of Women Religious (Regno-att. 8,2012,263; Regno-doc. 9,2012,263), la maggiore organizzazione delle suore statunitensi, sono state numerose. Innanzitutto, quella della Conferenza stessa che a fine maggio ha definito «la valutazione basata su accuse prive di fondamento». Quasi in contemporanea la lettera aperta dei superiori provinciali francescani USA ha poi affermato che il documento vaticano non tiene conto del fatto che nella Chie sa da sempre esiste «un legittimo disaccordo sull’applicazione specifica (…) dei principi morali». A questo testo sembra rispondere un articolo apparso a firma di mons. L. Blair, il vescovo che ha condotto la valutazione per conto del Vaticano, quando scrive che la posizione della Congregazione è stata «travisata». Tuttavia, l’Assemblea della LCWR di agosto, anche dopo il colloquio con l’arcivescovo mons. Sartain, delegato per la riforma dell’organismo, ha ribadito che è necessario procedere nel dialogo «il più a lungo possibile».

In risposta a Roma. Fondate sul Vaticano II (Dichiarazione dell’Assemblea della LCWR)

L’assemblea della Leadership Conference of Women Religious
Le risposte alla valutazione dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede della Leadership Conference of Women Religious (Regno-att. 8,2012,263; Regno-doc. 9,2012,263), la maggiore organizzazione delle suore statunitensi, sono state numerose. Innanzitutto, quella della Conferenza stessa che a fine maggio ha definito «la valutazione basata su accuse prive di fondamento». Quasi in contemporanea la lettera aperta dei superiori provinciali francescani USA ha poi affermato che il documento vaticano non tiene conto del fatto che nella Chie sa da sempre esiste «un legittimo disaccordo sull’applicazione specifica (…) dei principi morali». A questo testo sembra rispondere un articolo apparso a firma di mons. L. Blair, il vescovo che ha condotto la valutazione per conto del Vaticano, quando scrive che la posizione della Congregazione è stata «travisata». Tuttavia, l’Assemblea della LCWR di agosto, anche dopo il colloquio con l’arcivescovo mons. Sartain, delegato per la riforma dell’organismo, ha ribadito che è necessario procedere nel dialogo «il più a lungo possibile».

In risposta a Roma. Accrescere la comprensione (La LCWR dopo il colloquio con mons. Sartain)

Il Consiglio nazionale della Leadership Conference of Women Religious
Le risposte alla valutazione dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede della Leadership Conference of Women Religious (Regno-att. 8,2012,263; Regno-doc. 9,2012,263), la maggiore organizzazione delle suore statunitensi, sono state numerose. Innanzitutto, quella della Conferenza stessa che a fine maggio ha definito «la valutazione basata su accuse prive di fondamento». Quasi in contemporanea la lettera aperta dei superiori provinciali francescani USA ha poi affermato che il documento vaticano non tiene conto del fatto che nella Chie sa da sempre esiste «un legittimo disaccordo sull’applicazione specifica (…) dei principi morali». A questo testo sembra rispondere un articolo apparso a firma di mons. L. Blair, il vescovo che ha condotto la valutazione per conto del Vaticano, quando scrive che la posizione della Congregazione è stata «travisata». Tuttavia, l’Assemblea della LCWR di agosto, anche dopo il colloquio con l’arcivescovo mons. Sartain, delegato per la riforma dell’organismo, ha ribadito che è necessario procedere nel dialogo «il più a lungo possibile».

Caritas: nuove norme. Segreteria di stato

T. card. Bertone, Segreteria di stato
Esprimere «ancora meglio la natura» della Caritas internationalis e chiarire «la distribuzione delle competenze dei dicasteri e degli organismi» della Santa Sede «interessati a essa»: in particolare il Pontificio consiglio Cor Unum e la Segreteria di stato. Così mons. Neves de Almeida (Segreteria di stato), in un apposito «Articolo esplicativo», spiega il lavoro che, a partire dal chirografo di Giovanni Paolo II Durante l’ultima cena (2004), ha condotto all’insieme di documenti pubblicati il 2 maggio scorso dalla Santa Sede come «aggiornamento del quadro giuridico» della Caritas internationalis. Si tratta del Decreto generale qui riprodotto (tranne l’Allegato con le «Promesse»; cf. art. 6, n. 6) insieme al citato articolo di mons. De Almeida; dei nuovi Statuti e del Regolamento generale (disponibili sul sito web www.caritas.org, alla sezione «About Caritas»). Questi ultimi sono a loro volta introdotti da un Decreto che, come ha spiegato il card. Robert Sarah, presidente di Cor Unum, contiene le indicazioni teologiche che sottendono all’intero processo di aggiornamento della Caritas internationalis e che sono attinte dal magistero di Benedetto XVI, segnatamente dalla sua enciclica Deus caritas est (2005).

Caritas: nuove norme. Decreto generale (Card. Tarcisio Bertone)

T. card. Bertone
Esprimere «ancora meglio la natura» della Caritas internationalis e chiarire «la distribuzione delle competenze dei dicasteri e degli organismi» della Santa Sede «interessati a essa»: in particolare il Pontificio consiglio Cor Unum e la Segreteria di stato. Così mons. Neves de Almeida (Segreteria di stato), in un apposito «Articolo esplicativo», spiega il lavoro che, a partire dal chirografo di Giovanni Paolo II Durante l’ultima cena (2004), ha condotto all’insieme di documenti pubblicati il 2 maggio scorso dalla Santa Sede come «aggiornamento del quadro giuridico» della Caritas internationalis. Si tratta del Decreto generale qui riprodotto (tranne l’Allegato con le «Promesse»; cf. art. 6, n. 6) insieme al citato articolo di mons. De Almeida; dei nuovi Statuti e del Regolamento generale (disponibili sul sito web www.caritas.org, alla sezione «About Caritas»). Questi ultimi sono a loro volta introdotti da un Decreto che, come ha spiegato il card. Robert Sarah, presidente di Cor Unum, contiene le indicazioni teologiche che sottendono all’intero processo di aggiornamento della Caritas internationalis e che sono attinte dal magistero di Benedetto XVI, segnatamente dalla sua enciclica Deus caritas est (2005).

Caritas: nuove norme. Il rinnovato quadro giuridico (Articolo esplicativo)

Segreteria di stato
Esprimere «ancora meglio la natura» della Caritas internationalis e chiarire «la distribuzione delle competenze dei dicasteri e degli organismi» della Santa Sede «interessati a essa»: in particolare il Pontificio consiglio Cor Unum e la Segreteria di stato. Così mons. Neves de Almeida (Segreteria di stato), in un apposito «Articolo esplicativo», spiega il lavoro che, a partire dal chirografo di Giovanni Paolo II Durante l’ultima cena (2004), ha condotto all’insieme di documenti pubblicati il 2 maggio scorso dalla Santa Sede come «aggiornamento del quadro giuridico» della Caritas internationalis. Si tratta del Decreto generale qui riprodotto (tranne l’Allegato con le «Promesse»; cf. art. 6, n. 6) insieme al citato articolo di mons. De Almeida; dei nuovi Statuti e del Regolamento generale (disponibili sul sito web www.caritas.org, alla sezione «About Caritas»). Questi ultimi sono a loro volta introdotti da un Decreto che, come ha spiegato il card. Robert Sarah, presidente di Cor Unum, contiene le indicazioni teologiche che sottendono all’intero processo di aggiornamento della Caritas internationalis e che sono attinte dal magistero di Benedetto XVI, segnatamente dalla sua enciclica Deus caritas est (2005).

Ora di religione: due nuove intese. CEI e Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca

Conferenza episcopale italiana, Ministero istruzione, università e ricerca
Lo scorso 28 giugno, presso la sede della Conferenza episcopale italiana, il ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Francesco Profumo, e il presidente della CEI, card. Angelo Bagnasco, hanno firmato una duplice intesa. Si tratta della nuova Intesa per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e dell’Intesa sulle indicazioni didattiche per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole superiori. La prima, che aggiorna quella precedente sottoscritta il 14 dicembre 1985, «di fatto abroga e sostituisce il punto 4 della precedente e ne aggiorna il lessico di tipo scolastico». Essa risponde all’esigenza di «adeguare i profili di qualificazione e i titoli di studio al nuovo ordinamento degli Istituti superiori di scienze religiose» e di «armonizzare il percorso formativo richiesto per l’insegnamento della religione cattolica con quanto previsto in Italia per l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado». La seconda, con la quale «si adeguano le indicazioni didattiche al nuovo ordinamento del secondo ciclo di istruzione e formazione», si articola in quattro distinti documenti relativi ai licei, agli istituti tecnici, agli istituti professionali e ai percorsi dell’istruzione e formazione professionale.

Ora di religione: due nuove intese. Intesa sugli insegnanti

CEI, MIUR, A. card. Bagnasco, F. Profumo
Lo scorso 28 giugno, presso la sede della Conferenza episcopale italiana, il ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Francesco Profumo, e il presidente della CEI, card. Angelo Bagnasco, hanno firmato una duplice intesa. Si tratta della nuova Intesa per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e dell’Intesa sulle indicazioni didattiche per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole superiori. La prima, che aggiorna quella precedente sottoscritta il 14 dicembre 1985, «di fatto abroga e sostituisce il punto 4 della precedente e ne aggiorna il lessico di tipo scolastico». Essa risponde all’esigenza di «adeguare i profili di qualificazione e i titoli di studio al nuovo ordinamento degli Istituti superiori di scienze religiose» e di «armonizzare il percorso formativo richiesto per l’insegnamento della religione cattolica con quanto previsto in Italia per l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado». La seconda, con la quale «si adeguano le indicazioni didattiche al nuovo ordinamento del secondo ciclo di istruzione e formazione», si articola in quattro distinti documenti relativi ai licei, agli istituti tecnici, agli istituti professionali e ai percorsi dell’istruzione e formazione professionale.

I profili degli insegnanti

CEI, MIUR, A. card. Bagnasco, F. Profumo
Lo scorso 28 giugno, presso la sede della Conferenza episcopale italiana, il ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Francesco Profumo, e il presidente della CEI, card. Angelo Bagnasco, hanno firmato una duplice intesa. Si tratta della nuova Intesa per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e dell’Intesa sulle indicazioni didattiche per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole superiori. La prima, che aggiorna quella precedente sottoscritta il 14 dicembre 1985, «di fatto abroga e sostituisce il punto 4 della precedente e ne aggiorna il lessico di tipo scolastico». Essa risponde all’esigenza di «adeguare i profili di qualificazione e i titoli di studio al nuovo ordinamento degli Istituti superiori di scienze religiose» e di «armonizzare il percorso formativo richiesto per l’insegnamento della religione cattolica con quanto previsto in Italia per l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado». La seconda, con la quale «si adeguano le indicazioni didattiche al nuovo ordinamento del secondo ciclo di istruzione e formazione», si articola in quattro distinti documenti relativi ai licei, agli istituti tecnici, agli istituti professionali e ai percorsi dell’istruzione e formazione professionale.

Ora di religione: due nuove intese. Intesa sulle indicazioni didattiche

CEI, MIUR, A. card. Bagnasco, F. Profumo
Lo scorso 28 giugno, presso la sede della Conferenza episcopale italiana, il ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Francesco Profumo, e il presidente della CEI, card. Angelo Bagnasco, hanno firmato una duplice intesa. Si tratta della nuova Intesa per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e dell’Intesa sulle indicazioni didattiche per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole superiori. La prima, che aggiorna quella precedente sottoscritta il 14 dicembre 1985, «di fatto abroga e sostituisce il punto 4 della precedente e ne aggiorna il lessico di tipo scolastico». Essa risponde all’esigenza di «adeguare i profili di qualificazione e i titoli di studio al nuovo ordinamento degli Istituti superiori di scienze religiose» e di «armonizzare il percorso formativo richiesto per l’insegnamento della religione cattolica con quanto previsto in Italia per l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado». La seconda, con la quale «si adeguano le indicazioni didattiche al nuovo ordinamento del secondo ciclo di istruzione e formazione», si articola in quattro distinti documenti relativi ai licei, agli istituti tecnici, agli istituti professionali e ai percorsi dell’istruzione e formazione professionale.

Nelle scuole superiori

CEI, MIUR, A. card. Bagnasco, F. Profumo
Lo scorso 28 giugno, presso la sede della Conferenza episcopale italiana, il ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Francesco Profumo, e il presidente della CEI, card. Angelo Bagnasco, hanno firmato una duplice intesa. Si tratta della nuova Intesa per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e dell’Intesa sulle indicazioni didattiche per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole superiori. La prima, che aggiorna quella precedente sottoscritta il 14 dicembre 1985, «di fatto abroga e sostituisce il punto 4 della precedente e ne aggiorna il lessico di tipo scolastico». Essa risponde all’esigenza di «adeguare i profili di qualificazione e i titoli di studio al nuovo ordinamento degli Istituti superiori di scienze religiose» e di «armonizzare il percorso formativo richiesto per l’insegnamento della religione cattolica con quanto previsto in Italia per l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado». La seconda, con la quale «si adeguano le indicazioni didattiche al nuovo ordinamento del secondo ciclo di istruzione e formazione», si articola in quattro distinti documenti relativi ai licei, agli istituti tecnici, agli istituti professionali e ai percorsi dell’istruzione e formazione professionale.

Annuncio e nuova evangelizzazione. I vescovi austriaci

A. Schwarz, Conferenza episcopale austriaca
Il documento intitolato Annuncio e nuova evangelizzazione nel mondo di oggi, approvato dai vescovi austriaci nel corso della loro assemblea generale dal 19 al 22 marzo scorsi a Tainach, è pensato come un «direttorio per la catechesi » su come condurre un’evangelizzazione «nuova» nell’Austria di oggi (un paese dalla profonda tradizione cattolica, ma con segnali di progressiva secolarizzazione, un trauma da perdita di credibilità dell’istituzione ecclesiale dopo i casi di violenza perpetrati da personale ecclesiastico su minori, istanze di riforma interna portate avanti anche in forme quasi «insurrezionali» come l’Appello alla disobbedienza dei parroci). Si concentra su un annuncio della fede di tipo esperienziale e vuole accompagnare l’Anno della fede proclamato da Benedetto XVI a partire dal prossimo 11 ottobre, mese nel quale si celebrerà anche il Sinodo sulla nuova evangelizzazione. Nella conclusione un’eco delle recenti vicende ecclesiali: «Vogliamo apprezzarci, rafforzarci e incoraggiarci a vicenda. (...) I conflitti, che non potremo mai superare del tutto, non ci devono scoraggiare. I problemi di comunicazione e collaborazione non ci devono dividere».

Alle nazioni russa e polacca. Chiesa ortodossa russa e Conferenza episcopale polacca

J. Michalik, Cirillo
«Facciamo appello ai nostri fedeli, per ché preghino per il perdono delle ingiustizie e di ogni male reciproco. Siamo convinti che questo sia il primo e più importante passo per la ricostruzione della fiducia vicendevole, senza la quale non c’è né comunione duratura tra la gente, né piena riconciliazione ». Il documento congiunto firmato il 17 agosto a Varsavia dai più alti rappresentanti dell’episcopato cattolico polacco e ortodosso russo, cioè il presidente della Conferenza episcopale polacca card. Józef Michalik e il patriarca di Mosca Cirillo, costituisce un momento di svolta nel cammino di riconciliazione tra due popoli aspra mente divisi dalla storia e di riavvicinamento tra due confessioni cristiane separate. Giungendo al culmine della prima visita mai compiuta da un patriarca di Mosca in Polonia (dal 16 al 19 agosto), corona un lungo percorso di preparazione e prefigura un comune impegno per l’evangelizzazione e per la difesa dei valori tradizionali, minacciati dal secolarismo. In questa chiave è stato ricordato dal papa nell’Angelus del 19 agosto.

L’identità personale: il contributo delle neuroscienze. XX Convegno Pont. università Santa Croce

L. Urbani Ulivi
«Filosofi e scienziati hanno molto da imparare gli uni dagli altri, da ultimo anche una lezione di umiltà: imparano che (…) nel vasto affresco del conoscere nessuna disciplina ha la parola definitiva né sul suo oggetto, né sul mondo». Nel corso dell’ultimo Convegno di Filosofia della Pontificia università della Santa Croce (Roma, 27-28.2.2012; cf. Regno-att. 6,2012,191ss) la prof.ssa Lucia Urbani Ulivi, docente all’Università Cattolica di Milano, si è occupata delle condizioni per un corretto confronto tra filosofia e neuroscienze. Partendo dal presupposto che «il paradigma della separazione non è più sostenibile», la Ulivi propone di integrare nell’indagine antropologica il metodo analitico delle scienze con un «approccio sistemico». Esso offre «almeno due indicazioni teoriche importanti. La prima: l’essere umano è un’unità di elementi in relazione e la sua identità non può essere cercata a livello immediatamente fenomenizzato. La seconda: ci sono proprietà emergenti dell’umano». In tale prospettiva il filosofo non cercherà l’identità umana nelle parti, «ma si sforzerà di rintracciarla nel nucleo relazionale, che Aristotele avrebbe chiamato “principio di identità”, o “natura”, o “anima”».