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Documenti, 1/2010

Coltivare la pace, custodire il creato. Messaggio per la XLIII Giornata mondiale della pace

Benedetto XVI
«La salvaguardia del creato e la realizzazione della pace sono realtà tra loro intimamente connesse!». Il messaggio del papa in occasione della Giornata mondiale della pace (1.1.2010) porta la data dell’8 dicembre 2009 ed è stato pubblicato il 15. La concomitanza con il Vertice di Copenaghen sui cambiamenti climatici (7-18 dicembre), per quanto non esplicitata, ha suggerito a Benedetto XVI una consonanza tematica. L’istanza della responsabilità ecologica è così interpretata a partire dalla dottrina sociale della Chiesa e dal concetto di «ecologia umana» caro al pontefice. «Incoraggio l’educazione a una responsabilità ecologica, che… salvaguardi un’autentica “eco logia umana” e, quindi, affermi con rinnovata convinzione l’inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione, la dignità della persona e l’insostituibile missione della famiglia... Occorre salvaguardare il patrimonio umano della società... (che) ha la sua origine ed è iscritto nella legge morale naturale, che è fondamento del rispetto della persona umana e del creato».

L'arcivescovo di Canterbury: per amore, non per paura

R. Williams
Durante il Vertice di Copenaghen (7-18.12.2009), chiamato a decidere le misure da intraprendere per contrastare i cambiamenti climatici, il 13 dicembre l’arcivescovo di Canterbury e primate anglicano Rowan Williams ha presieduto una celebrazione ecumenica nella cattedrale luterana danese, a cui hanno partecipato membri delle delegazioni internazionali e delle reti di agenzie umanitarie. Ecco ampi stralci dell’omelia in una nostra traduzione dall’inglese (www.archbishopofcanterbury.org).

Nel segno dell'Africa. Discorso alla curia romana per gli auguri natalizi

Benedetto XVI
L’Africa e il Sinodo, gli altri viaggi, l’enciclica Caritas in veritate e l’avvio dell’anno sacerdotale: al termine di dodici mesi molto intensi e in qualche momento particolarmente sofferti sul piano spirituale e anche personale, Benedetto XVI coglie l’occasione del tradizionale incontro con i membri della curia romana in vista del Natale per indicare quelli che a suo giudizio sono stati i «punti-chiave per la vita ecclesiale» nel 2009, e per relegare implicitamente gli altri al rango di accadimenti secondari. Il papa guarda al Sinodo africano come a un modello positivo: a fronte dei problemi della riconciliazione, della giustizia e della pace i vescovi sono riusciti a trovare «la strada del “pastore”», cioè quella via «piuttosto stretta tra una semplice teoria teologica e un’immediata azione politica che egli evoca anche nella Caritas in veritate nei termini di una «laicità positiva»; si sofferma poi a esplorare il concetto di riconciliazione, «concetto pre-politico», alla luce di quello di gratuità, e di qui passa a rievocare il viaggio in Giordania e in Terra santa e quello nella Repubblica Ceca, per concludere con «una parola circa l’anno sacerdotale».

Gli amplificatori del male

Benedetto XVI
Il tradizionale discorso con cui il papa accompagna l’Atto di venerazione alla Madonna, a Roma in piazza di Spagna, in occasione della solennità dell’Immacolata, ha toccato quest’anno il tema della rappresentazione del male di cui i mass media si rendono responsabili, e dell’inquinamento spirituale che questa provoca nella città dell’uomo (www.vatican.va).

La Chiesa cattolica in Brasile: statuto giuridico. Accordo tra Santa Sede e Repubblica del Brasile

Benedetto XVI, D. Mamberti, C. Amorim
«A distanza di poco più di un anno dalla firma, avvenuta il 13 novembre 2008, l’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica federativa del Brasile entra in vigore con lo scambio degli strumenti di ratifica» dichiara mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli stati della Santa Sede, il 10 dicembre 2009 durante la cerimonia di ratifica a cui era presente Luiz Felipe De Seixas Corrêa, ambasciatore della Repubblica federativa del Brasile. Il documento, ratificato il 7 ottobre 2009 dalla Camera alta del Parlamento nazionale brasiliano al termine di un dibattito pubblico lungo e accidentato, riconosce il «diritto della Chiesa cattolica a compiere la sua missione apostolica e garantisce l’esercizio pubblico delle sue attività, sempre nell’osservanza dell’ordinamento giuridico brasiliano », sulla base della Costituzione e nel rispetto dello stato laico. Si compone di un preambolo e venti articoli, che disciplinano i consueti ambiti concordatari come lo statuto giuridico della Chiesa cattolica, il riconoscimento dei titoli di studio, l’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche, il matrimonio canonico, il regime fiscale.

La Chiesa cattolica in Brasile: statuto giuridico. Atto di ratifica

Benedetto XVI
«A distanza di poco più di un anno dalla firma, avvenuta il 13 novembre 2008, l’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica federativa del Brasile entra in vigore con lo scambio degli strumenti di ratifica» dichiara mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli stati della Santa Sede, il 10 dicembre 2009 durante la cerimonia di ratifica a cui era presente Luiz Felipe De Seixas Corrêa, ambasciatore della Repubblica federativa del Brasile. Il documento, ratificato il 7 ottobre 2009 dalla Camera alta del Parlamento nazionale brasiliano al termine di un dibattito pubblico lungo e accidentato, riconosce il «diritto della Chiesa cattolica a compiere la sua missione apostolica e garantisce l’esercizio pubblico delle sue attività, sempre nell’osservanza dell’ordinamento giuridico brasiliano », sulla base della Costituzione e nel rispetto dello stato laico. Si compone di un preambolo e venti articoli, che disciplinano i consueti ambiti concordatari come lo statuto giuridico della Chiesa cattolica, il riconoscimento dei titoli di studio, l’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche, il matrimonio canonico, il regime fiscale.

La Chiesa cattolica in Brasile: statuto giuridico. Accordo Santa Sede e Repubblica del Brasile

D. Mamberti, C. Amorim
«A distanza di poco più di un anno dalla firma, avvenuta il 13 novembre 2008, l’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica federativa del Brasile entra in vigore con lo scambio degli strumenti di ratifica» dichiara mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli stati della Santa Sede, il 10 dicembre 2009 durante la cerimonia di ratifica a cui era presente Luiz Felipe De Seixas Corrêa, ambasciatore della Repubblica federativa del Brasile. Il documento, ratificato il 7 ottobre 2009 dalla Camera alta del Parlamento nazionale brasiliano al termine di un dibattito pubblico lungo e accidentato, riconosce il «diritto della Chiesa cattolica a compiere la sua missione apostolica e garantisce l’esercizio pubblico delle sue attività, sempre nell’osservanza dell’ordinamento giuridico brasiliano », sulla base della Costituzione e nel rispetto dello stato laico. Si compone di un preambolo e venti articoli, che disciplinano i consueti ambiti concordatari come lo statuto giuridico della Chiesa cattolica, il riconoscimento dei titoli di studio, l’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche, il matrimonio canonico, il regime fiscale.

Missione continentale. Lettera pastorale dei vescovi argentini

Vescovi argentini
La missione continentale è composta da due aspetti fondamentali: «lavorare per una “conversione pastorale” che porti a realizzare una missione permanente a partire dalla pastorale ordinaria» e «realizzare missioni organizzate che incarnino e rendano trasparente un nuovo stile missionario». La lettera pastorale dei vescovi argentini, approvata il 20 agosto 2009 dalla CLIII Riunione della Commissione permanente della Conferenza episcopale argentina (CEA), presenta gli intenti e gli obiettivi della missione continentale, decisa con il Documento conclusivo della V Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano di Aparecida e con i documenti della CEA: Hacia un bicentenario en justicia y solidaridad (novembre 2008) e Navega mar adentro (maggio 2003). «La V Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano di Aparecida sollecita un riesame del nostro stile di evangelizzazione. Riscopre che la missione (relazione con l’altro per condividere la fede in Cristo) è fondamentale per l’identità cristiana, perché riporta in primo piano gli atteggiamenti e lo stile dell’evangelizzazione».

Milano torni grande con la sobrietà e la solidarietà. Il card. Tettamanzi per Sant'Ambrogio

D. card. Tettamanzi
C’è bisogno di una «“nuova solidarietà” che assuma la forma di una vera e propria “alleanza”… tra le istituzioni pubbliche e le forze vive della società civile» e che «sia in grado di sconfiggere la solitudine di tante persone»; ma anche di quella sobrietà, «via privilegiata della solidarietà», che «ci aiuta a costruire la giu stizia, perché decide, sceglie e agisce… secondo la giusta misura, e dunque sempre con l’attenzione vigilante ai diritti e doveri che si hanno nei riguardi sia di sé stessi sia degli altri, superando sempre eccessi e sprechi». Ecco i due temi centrali del tradizionale discorso del card. Dionigi Tettamanzi alla città di Milano per la vigilia di Sant’Am brogio, il 6 dicembre, che ha suscitato scomposte reazioni da parte del quotidiano La Padania e di esponenti politici di primo piano della Lega Nord, e di conseguenza numerosi e autorevoli attestati di solidarietà all’arcivescovo. Che a sua volta li ha accolti con sobrietà: «non sono ancora un martire», ha replicato sorridendo al card. Bertone in visita l’8, insieme al presidente Napolitano, alla Biblioteca ambrosiana.

Approvato il nuovo Rito delle Esequie. Comunicato finale della LX Assemblea generale della CEI

Conferenza episcopale italiana
L’adesione della Chiesa italiana all’anno sacerdotale proclamato dal Benedetto XVI, l’approvazione del nuovo Rito delle Esequie che, dopo la recognitio della Santa Sede, sostituirà quello del 1974, e della nota su «Chiesa e Mezzogiorno» rappresentano i punti maggiori della ricerca dei vescovi nella LX Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (Assisi, 9-12.11.2009). Particolarmente ampia la discussione sul Rito delle Esequie che ha reso più evidente l’annuncio della morte e risurrezione di Gesù in un contesto culturale in cui il tema del morire è rimosso. Un formulario specifico è previsto per quanti scelgono la cremazione (ormai il 10% delle esequie). «La Chiesa, pur preferendo la sepoltura tradizionale, non riprova tale pratica, se non quando è voluta in disprezzo della fede». Fra le decisioni va sottolineata l’elezione a vicepresidente di mons. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e l’avvio al programma del convegno «Testimoni digitali: volti e linguaggi nell’era ipermediale» (Roma, 22-24.4.2010).

Dio oggi. Saluto introduttivo del card. Bagnasco al Convegno del Progetto culturale

A. card. Bagnasco
«La “questione” di Dio non è un interrogativo astratto, ma penetra nel profondo le fibre dell’uomo interiore, dove abita la Verità… Ecco il nostro Convegno: “Dio Oggi. Con Lui o senza di Lui cambia tutto”. L’itinerario tematico che esso propone si riconnette alla riflessione agostiniana e ne sviluppa la valenza a partire dagli interrogativi che agitano l’esistenza, nella prospettiva di un’autentica “metafisica dell’humanum”. In questo quadro, si pone con forza la questione della v(V)erità». Queste le parole con cui il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha salutato e introdotto l’«evento internazionale», promosso dal Comita to per il progetto culturale della CEI, che si è svolto a Roma dal 10 al 12 di cembre 2009. Suddiviso in quattro sessioni tematiche – «Il Dio della fede e del la filosofia»; «Il Dio della cultura e della bellezza»; «Dio e le religioni»; «Dio e le scienze» –, ha affrontato il tema non solo attraverso lezioni magistrali, ma anche presentazioni di libri, esecuzioni di brani musicali, esposizioni d’opere d’arte, proiezioni cinematografiche e conversazioni, alle quali hanno partecipato personalità eminenti sia del cosiddetto mondo laico, sia di quello cattolico.

Società plurale: una prospettiva giuridica. David Novak al Marcianum di Venezia

D. Novak
«Attraverso un’intelligente concezione del diritto naturale, i pensatori religiosi del diritto naturale possono prevalere sui fanatici religiosi delle loro comunità, che vedono nella partecipazione alla società laica la strada verso la perdita della propria identità comunitaria; e possono ugualmente avere la meglio sui fanatici della laicità», che «non hanno alcun criterio superiore di giustizia in questo mondo» e «sembrano risentirsi quando qualcuno fa appello a una legge superiore». È questa la tesi che David Novak, docente di Filosofia e di studi religiosi all’Università di Toronto, ha argomentato con rigore nella relazione pronunciata il 15 settembre scorso al congresso internazionale «La società plurale», svoltosi a Venezia (cf. riquadro a p. 37). L’autore muove dalla dichiarazione che, sebbene «giuridica», la sua non è la prospettiva di un giurista, bensì quella di un filosofo, di un teologo e di un ebreo, i cui interessi sono però correlati dall’assunto che «una legge fondata sulla rivelazione, destinata e accettata storicamente da un certo popolo, nel mio caso gli ebrei, presuppone l’accettazione di una legge più generale o universale che si applica a tutti gli uomini, ovunque e in ogni tempo».

Società economia teologia

L. Truzzi
La relazione di David Novak che pubblichiamo in queste pagine è stata pronunciata nel corso del congresso internazionale «La società plurale», svoltosi a Venezia, presso lo Studium generale Marcianum, dal 15 al 17 settembre 2009 (…). Il congresso ha segnato la conclusione del lavoro triennale del progetto «Uomo - polis - economia» e contemporaneamente l’avvio, sempre su iniziativa dello Studium Generale Marcianum (polo pedagogico-accademico del Patriarcato di Venezia), dell’Alta scuola Società economia teologia (ASSET)

La storia dell'elefante nella stanza. Spesa militare e aiuto allo sviluppo

Pax Christi international
«Mentre la buona notizia è che nel 2008 l’aiuto allo sviluppo ha raggiunto il più alto livello di sempre – 119 miliardi e 800 milioni di dollari – esso rappresenta ancora solo lo 0,30% del PIL complessivo dei paesi donatori, ed è ancora inferiore di 12 volte rispetto a quanto il mondo ha speso quello stesso anno nel settore militare». Questo, secondo Pax Christi International, è «l’elefante nella stanza», cioè il dato che sta sotto gli occhi di tutti, ma che si finge di ignorare. Nell’approssimarsi quindi del Vertice delle Nazioni Unite, che dal 1° settembre 2010 – a 10 annidalla Dichiarazione del millennio e a 5 dalla scadenza fissata per il raggiungimento degli 8 obiettivi – riunirà i leader mondiali impegnati nella lotta alla povertà per valutare i progressi fatti e programmare l’azione futura, Pax Christi International denuncia «l’ammontare immorale di risorse che ogni anno vengono spese in armi e forze armate» e attraverso un sussidio pubblicato in settembre, dal titolo Spese militari e aiuto allo sviluppo, o la storia dell’elefante nella stanza, rilancia l’approccio dal basso: «È prima di tutto a livello nazionale che è necessario che si eserciti la pressione della società civile».

Quale guerra, quale pace. Barack Obama (presidente USA), premio Nobel 2009 per la pace

B.H. Obama
«Con gli occhi aperti, possiamo capire che ci sarà la guerra e batterci per la pace». Con queste parole il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha concluso e in certo senso sintetizzato il discorso pronunciato al ritiro del premio Nobel per la pace, a Oslo il 10 dicembre scorso. Incorniciato da due citazioni di Martin Luther King (a sua volta premio Nobel, ed evocato insieme a Gandhi) e una di John F. Kennedy e, a detta di molti osservatori, ispirato agli scritti di Reinhold Niebhur, il testo procede dall’analisi «delle questioni che si devono porre alle nostre menti e ai nostri cuori nel momento in cui decidiamo di scendere in guerra » (concetto di guerra giusta, necessità dell’uso della violenza, valore delle norme internazionali e delle azioni condotte multilateralmente, rispetto delle regole di condotta) all’indicazione di «tre vie attraverso le quali possiamo creare una pace giusta e duratura»: fermezza delle istituzioni internazionali nel sanzionare i paesi che infrangono le regole; sostegno dei diritti umani come precondizione di una pace duratura; opportunità e sicurezza economica diffuse perché una pace giusta è anche libertà dal bisogno.

Il Regno Documenti 1 2010. La rivista completa

Redazione
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