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Documenti, 9/2009

Via crucis al Colosseo. Meditazioni di Thomas Menamparampil, arcivescovo di Guwahati (India)

T. Menamparampil
Le celebrazioni della settimana santa e in particolare la Via crucis non sono tanto funzioni rievocative, ma occasione di conversione nell’oggi. Innanzitutto – come ha sottolineato il vescovo indiano e salesiano mons. T. Menamparampil alla liturgia presieduta dal pontefice al Colosseo il 10 aprile scorso – per ascoltare il grido che sale «da milioni di cristiani di umili origini», dai «più poveri dei poveri». Poi per comprendere le umiliazioni subite da Gesù nelle nostre società: «Nella vita pubblica tutto rischia di essere desacralizzato (…). Il sacro è cancellato. La vita religiosa diventa timida (…). Valori e norme, che tenevano insieme le società e guidavano la gente a più alti ideali, sono derisi e gettati a mare. Gesù continua a essere ridicolizzato!». Ma il passo precedente alla conversione è la richiesta di perdono. E qui, infatti, il vescovo di Pittsburgh, mons. David Zubik, ha posto il fulcro di una celebrazione penitenziale il Martedì santo nella quale egli ha chiesto pubblicamente perdono per le colpe della Chiesa e dei suoi rappesentanti (cf. qui alle pp. 264-265).

I am sorry

D. Zubik
Si può guarire solo se «perdoniamo e siamo perdonati». E «quando siamo guariti, siamo sani, forti e capaci di celebrare pienamente la Pasqua». Così mons. David Zubik, vescovo di Pittsburgh (Pennsylvania, USA), ha motivato il caloroso invito fatto a «tutti coloro che in qualche modo sono stati feriti da esponenti della Chiesa», per una celebrazione penitenziale – sulla scorta di quella ideata da Giovanni Paolo II nel giubileo dell’anno 2000 – tenuta in cattedrale il 7 aprile. Di seguito riportiamo una nostra traduzione della riflessione tenuta durante la liturgia dal vescovo Zubik.

Nei giorni della Passione. Benedetto XVI, cardd. Bertone e Bagnasco e mons. Molinari per l'Abruzzo

Benedetto XVI, T. card. Bertone, A. card. Bagnasco, G. Molinari
«Dio può sembrare assente, il dolore può apparire una forza bruta e senza senso… eppure è proprio men tre si fa provocatrice la domanda: “ Dov’è il tuo Dio?” (Sal 42,4) che sentiamo emergere dal profondo la certezza dell’intervento amorevole di Dio. Il nostro è un Dio che ha passione per l’uomo; un Dio che soffre con noi e per noi». Il Venerdì santo, nell’omelia delle esequie delle qua si trecento vittime del terremoto che ha devastato l’Abruzzo (5.4.2009), il segretario di stato card. Bertone ricorda il mistero di un Dio che «sceglie il silenzio per accasarsi tra le braccia di chi, soffrendo, si sforza di tenere accesa la fiaccola della speranza». Nella stessa celebrazione mons. Molinari, vescovo del capoluogo abruzzese, invocano la preghiera e la solidarietà verso le popolazioni colpite. Il card. Bagnasco, incontrando gli sfollati (14.4.2009), ringrazia un popolo che «non vuole rassegnarsi, ma con dignità vuole reagire in modo deciso e fiducioso».

Nei giorni della Passione. Restaureranno le città desolate. Omelia del card. Bertone ai funerali

T. Bertone
«Dio può sembrare assente, il dolore può apparire una forza bruta e senza senso… eppure è proprio men tre si fa provocatrice la domanda: “ Dov’è il tuo Dio?” (Sal 42,4) che sentiamo emergere dal profondo la certezza dell’intervento amorevole di Dio. Il nostro è un Dio che ha passione per l’uomo; un Dio che soffre con noi e per noi». Il Venerdì santo, nell’omelia delle esequie delle qua si trecento vittime del terremoto che ha devastato l’Abruzzo (5.4.2009), il segretario di stato card. Bertone ricorda il mistero di un Dio che «sceglie il silenzio per accasarsi tra le braccia di chi, soffrendo, si sforza di tenere accesa la fiaccola della speranza». Nella stessa celebrazione mons. Molinari, vescovo del capoluogo abruzzese, invocano la preghiera e la solidarietà verso le popolazioni colpite. Il card. Bagnasco, incontrando gli sfollati (14.4.2009), ringrazia un popolo che «non vuole rassegnarsi, ma con dignità vuole reagire in modo deciso e fiducioso».

Nei giorni della Passione. Il momento della fede. Intervento di mons. Molinari

G. Molinari
«Dio può sembrare assente, il dolore può apparire una forza bruta e senza senso… eppure è proprio men tre si fa provocatrice la domanda: “ Dov’è il tuo Dio?” (Sal 42,4) che sentiamo emergere dal profondo la certezza dell’intervento amorevole di Dio. Il nostro è un Dio che ha passione per l’uomo; un Dio che soffre con noi e per noi». Il Venerdì santo, nell’omelia delle esequie delle qua si trecento vittime del terremoto che ha devastato l’Abruzzo (5.4.2009), il segretario di stato card. Bertone ricorda il mistero di un Dio che «sceglie il silenzio per accasarsi tra le braccia di chi, soffrendo, si sforza di tenere accesa la fiaccola della speranza». Nella stessa celebrazione mons. Molinari, vescovo del capoluogo abruzzese, invocano la preghiera e la solidarietà verso le popolazioni colpite. Il card. Bagnasco, incontrando gli sfollati (14.4.2009), ringrazia un popolo che «non vuole rassegnarsi, ma con dignità vuole reagire in modo deciso e fiducioso».

Benedetto XVI: il coraggio della speranza

Benedetto XVI
Benedetto XVI ha portato la sua parola di conforto ai familiari delle vittime del sisma attraverso un messaggio, letto durante le esequie dal segretario del papa Georg Gänswein, assicurando il sostegno spirituale e concreto agli sfollati da parte della Chiesa. Pochi giorni dopo la Santa Sede annunciava che il papa avrebbe visitato le terre colpite dal terremoto il 28 aprile.

Nei giorni della Passione. A un popolo che non si rassegna. Omelia del card. Bagnasco agli sfollati

A. Bagnasco
«Dio può sembrare assente, il dolore può apparire una forza bruta e senza senso… eppure è proprio men tre si fa provocatrice la domanda: “ Dov’è il tuo Dio?” (Sal 42,4) che sentiamo emergere dal profondo la certezza dell’intervento amorevole di Dio. Il nostro è un Dio che ha passione per l’uomo; un Dio che soffre con noi e per noi». Il Venerdì santo, nell’omelia delle esequie delle qua si trecento vittime del terremoto che ha devastato l’Abruzzo (5.4.2009), il segretario di stato card. Bertone ricorda il mistero di un Dio che «sceglie il silenzio per accasarsi tra le braccia di chi, soffrendo, si sforza di tenere accesa la fiaccola della speranza». Nella stessa celebrazione mons. Molinari, vescovo del capoluogo abruzzese, invocano la preghiera e la solidarietà verso le popolazioni colpite. Il card. Bagnasco, incontrando gli sfollati (14.4.2009), ringrazia un popolo che «non vuole rassegnarsi, ma con dignità vuole reagire in modo deciso e fiducioso».

Cattolici nell’Italia di oggi. Lettera-invito alla XLVI Settimana sociale dei cattolici italiani

Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane sociali cattolici italiani
«La vita cristiana non può restare chiusa nell’orizzonte di una cultura e di istituzioni definite, ma ha le risorse per discernere i valori dalle negatività e per valutare ciò che concorre all’affermazione della dignità della persona e ciò che la minaccia. Dunque, un’ineludibile responsabilità per le prospettive del paese è connessa al dovere cristiano di partecipare a ogni vero processo di liberazione umana». È su queste ragioni che si fonda il percorso della XLVI Settimana sociale dei cattolici italiani, che si svolgerà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre 2010: «Cattolici nell’Italia di oggi: un’agenda di speranza per il futuro del paese». Lo comunica il Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali attraverso una lettera-invito alla prossima Settimana sociale con l’appello a un discernimento comune animato dallo sperare cristiano: «Crediamo che questo… sia uno dei modi per contribuire alla formazione di una nuova generazione di uomini e di donne capaci di assumere in modo rinnovato le responsabilità pubbliche» per concorrere al bene comune.

Costruire la casa europea. I vescovi della COMECE in vista delle elezioni europee

Commissione degli episcopati della Comunità europea
I mattoni che reggono la casa comune europea hanno spigoli differenti ma complementari. In questa costruzione, il lavoro della Chiesa cattolica è centrale. Di fronte all’appuntamento per eleggere il Parlamento europeo i prossimi 4-7 giugno, la Commissione degli episcopati della Comunità europea rinnova il suo sostegno al processo d’integrazione «come progetto di speranza per tutti i suoi cittadini», ricordando i fronti su cui i cattolici europei si attendono un impegno dell’Unione Europea: «rispettare la vita uma na», «sostenere la famiglia», «promuovere i diritti sociali», «soste nere una governance economica fondata su valori etici», «promuovere la giustizia», «dimostrare solidarietà», «proteggere il creato», «promuovere la pace». Obiettivi per i quali «tutti i cristiani hanno non solamente il diritto, ma anche la responsabilità d’impegnarsi attivamente in questo progetto, esercitando il proprio diritto di voto», perché «la partecipazione dei cristiani è essenziale per riscoprire l’“anima dell’Europa”».

Europa, sostantivo plurale. Relazione di Diarmuid Martin sul futuro dell'Unione Europea

D. Martin
È un’Europa di luci e ombre, quella che mons. Diarmuid Martin, vescovo di Dublino, tratteggia in un discorso all’Istituto di affari esteri ed europei nella capitale irlandese (3.3.2009). Martin delinea un breve bilancio della storia recente del continente, con uno sguardo che, pur non dimenticando le criticità, mette a fuoco il contributo imprescindibile dell’Unione Europea (UE) alla pace e al rispetto dei diritti umani. In un pae se che si appresta a votare nuovamente per il referendum sul Trattato di Lisbona, dopo il «no» espresso nel giugno 2008, Martin invita, sulla questione delle radici cristiane, a «non lamentarsi o gridare per l’assenza di questo riferimento, ma testimoniare il significato per l’Europa odierna di quei valori perenni». Per giungere all’Europa dei popoli e non solo dei mercati, Martin – citando Giovanni Paolo II – in dividua nell’apertura il nuovo nome del continente. In un’Europa che non si ripiega su stessa, il vescovo intravede la possibilità di uscire dalla crisi economica e dall’impasse politica della UE.

Legati alla Chiesa. Card. André Vingt-Trois (Parigi). Card. Karl Lehmann (Mainz)

A. card. Vingt-Trois, K. card. Lehmann
La remissione della scomunica ai vescovi lefebvriani e le dichiarazioni negazioniste di uno di loro, le reazioni dell’opinione pubblica sullo sfondo del concilio Vaticano II, le risposte degli uffici della Santa Sede; poi ancora la lettera del papa ai vescovi su quanto accaduto e gli altri successivi «uragani mediatici» abbattutisi sulla Chiesa cattolica: sono, letti col metro della cronaca, gli eventi che hanno caratterizzato il pontificato di Benedetto XVI nei primi mesi del 2009 (cf. i relativi numeri 3-8 de Il Regno). Come contributo a una loro più equilibrata interpretazione e collocazione nella vita della Chiesa offriamo, tra i tanti che sono stati pubblicati, due interventi di grande autorevolezza: il discorso con cui il card. Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, ha aperto il 31 marzo scorso l’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale francese, di cui è presidente, e la lettera pastorale che il card. Lehmann, vescovo di Mainz, già presidente della Conferenza episcopale tedesca (1985-2008), ha indirizzato ai fedeli della sua diocesi all’inizio della Quaresima.

Legati alla Chiesa. La Chiesa e le crisi. Il card. Vingt-Trois all’Assemblea della CEF

A. card. Vingt-Trois
La remissione della scomunica ai vescovi lefebvriani e le dichiarazioni negazioniste di uno di loro, le reazioni dell’opinione pubblica sullo sfondo del concilio Vaticano II, le risposte degli uffici della Santa Sede; poi ancora la lettera del papa ai vescovi su quanto accaduto e gli altri successivi «uragani mediatici» abbattutisi sulla Chiesa cattolica: sono, letti col metro della cronaca, gli eventi che hanno caratterizzato il pontificato di Benedetto XVI nei primi mesi del 2009 (cf. i relativi numeri 3-8 de Il Regno). Come contributo a una loro più equilibrata interpretazione e collocazione nella vita della Chiesa offriamo, tra i tanti che sono stati pubblicati, due interventi di grande autorevolezza: il discorso con cui il card. Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, ha aperto il 31 marzo scorso l’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale francese, di cui è presidente, e la lettera pastorale che il card. Lehmann, vescovo di Mainz, già presidente della Conferenza episcopale tedesca (1985-2008), ha indirizzato ai fedeli della sua diocesi all’inizio della Quaresima.

Legati alla Chiesa. Chiesa, dove vai? Il card. Lehmann ai suoi fedeli

K. card. Lehmann
La remissione della scomunica ai vescovi lefebvriani e le dichiarazioni negazioniste di uno di loro, le reazioni dell’opinione pubblica sullo sfondo del concilio Vaticano II, le risposte degli uffici della Santa Sede; poi ancora la lettera del papa ai vescovi su quanto accaduto e gli altri successivi «uragani mediatici» abbattutisi sulla Chiesa cattolica: sono, letti col metro della cronaca, gli eventi che hanno caratterizzato il pontificato di Benedetto XVI nei primi mesi del 2009 (cf. i relativi numeri 3-8 de Il Regno). Come contributo a una loro più equilibrata interpretazione e collocazione nella vita della Chiesa offriamo, tra i tanti che sono stati pubblicati, due interventi di grande autorevolezza: il discorso con cui il card. Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, ha aperto il 31 marzo scorso l’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale francese, di cui è presidente, e la lettera pastorale che il card. Lehmann, vescovo di Mainz, già presidente della Conferenza episcopale tedesca (1985-2008), ha indirizzato ai fedeli della sua diocesi all’inizio della Quaresima.

Il saio, la regola e la promessa. Il papa e R. Cantalamessa al Capitolo delle stuoie

R. Cantalamessa, Benedetto XVI
Nel 1209 papa Innocenzo III approvava oralmente la prima regola di vita del gruppo raccolto da frate Francesco. 800 anni dopo, la Conferenza dei ministri generali del primo e del terzo ordine francescano ha indetto ad Assisi dal 15 al 18 aprile il secondo Capitolo delle stuoie – dal nome dei giacigli dei capitolari del 1221 – radunando 2.000 frati da 65 nazioni. Al cuore dello stile sine glossa di Francesco vi sono predicazione, pre ghiera e povertà – ha detto p. Cantalamessa nella sua relazione. Ma per rinnovare questi carismi occorre «non guardare Francesco ma Cristo con gli occhi di Fran ce sco». Solo così si potrà «sperare di ri-evangelizzare il mondo post-cristiano», raggiungendo «le masse alienate dalla Chiesa istituzionale»; si potrà completare la «scelta per i poveri» con una «scelta preferenziale della povertà»; si potranno rinnovare le regole e «aiutare i pastori della Chiesa a rendere sempre più bello il suo volto di sposa di Cristo» (Benedetto XVI).

Il saio, la regola, la promessa. La forma del santo Vangelo. P. Cantalamessa, Capitolo delle stuoie

R. Cantalamessa
Nel 1209 papa Innocenzo III approvava oralmente la prima regola di vita del gruppo raccolto da frate Francesco. 800 anni dopo, la Conferenza dei ministri generali del primo e del terzo ordine francescano ha indetto ad Assisi dal 15 al 18 aprile il secondo Capitolo delle stuoie – dal nome dei giacigli dei capitolari del 1221 – radunando 2.000 frati da 65 nazioni. Al cuore dello stile sine glossa di Francesco vi sono predicazione, pre ghiera e povertà – ha detto p. Cantalamessa nella sua relazione. Ma per rinnovare questi carismi occorre «non guardare Francesco ma Cristo con gli occhi di Fran ce sco». Solo così si potrà «sperare di ri-evangelizzare il mondo post-cristiano», raggiungendo «le masse alienate dalla Chiesa istituzionale»; si potrà completare la «scelta per i poveri» con una «scelta preferenziale della povertà»; si potranno rinnovare le regole e «aiutare i pastori della Chiesa a rendere sempre più bello il suo volto di sposa di Cristo» (Benedetto XVI).

Il saio, la regola, la promessa. Continuate a riparare la mia casa. Benedetto XVI ai francescani

Benedetto XVI
Nel 1209 papa Innocenzo III approvava oralmente la prima regola di vita del gruppo raccolto da frate Francesco. 800 anni dopo, la Conferenza dei ministri generali del primo e del terzo ordine francescano ha indetto ad Assisi dal 15 al 18 aprile il secondo Capitolo delle stuoie – dal nome dei giacigli dei capitolari del 1221 – radunando 2.000 frati da 65 nazioni. Al cuore dello stile sine glossa di Francesco vi sono predicazione, pre ghiera e povertà – ha detto p. Cantalamessa nella sua relazione. Ma per rinnovare questi carismi occorre «non guardare Francesco ma Cristo con gli occhi di Fran ce sco». Solo così si potrà «sperare di ri-evangelizzare il mondo post-cristiano», raggiungendo «le masse alienate dalla Chiesa istituzionale»; si potrà completare la «scelta per i poveri» con una «scelta preferenziale della povertà»; si potranno rinnovare le regole e «aiutare i pastori della Chiesa a rendere sempre più bello il suo volto di sposa di Cristo» (Benedetto XVI).

Natura, costituzione, missione della Chiesa. Commissione Chiesa cattolica-Chiese ortodosse orientali

Commissione mista internaz. dialogo Chiesa cattolica-Chiese ortodosse orientali
Esiste «una larga base di accordo in materie fondamentali di ecclesiologia tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali», ovvero le antiche Chiese d’Oriente separatesi dal resto della cristianità con il concilio di Calcedonia (451) e perciò dette an che non calcedonesi. Dopo una lun ga serie di incontri ai massimi livelli e di dichiarazioni comuni bilaterali, in particolare con la Chiesa copta e con quella armena (ma è fondamentale anche l’Accordo dottrinale cristologico del 1990 tra cattolici e siro-malankaresi; EO 3/2016ss), dal 2003 si è avviato un dialogo teologico ufficiale tra la Chiesa di Roma e una rappresentanza comune di queste Chiese sorelle, che sono in co munione tra loro, e si è costituita una Commissione mista internazionale. Il documento che qui proponiamo è il primo frutto di tale dialogo, ed è stato pubblicato all’indomani del sesto incontro della Com missione (Roma 2009). I temi sono di ecclesiologia: il mistero della Chiesa, l’episcopato e la successione apostolica, sinodalità e primato, la missione della Chiesa.

I luoghi santi di Gerusalemme. Relazione di M. Lewy, ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede

M. Lewy
«Se l’adesione alla moralità e alla giustizia impedisce il cammino verso il compromesso, come possiamo aspettarci di raggiungere un compromesso in questioni di credo? A complicare ulteriormente le cose, c’è la consapevolezza che nella Città santa, cara a tutte e tre le religioni monoteiste, nessuno può realmente separare la religione e la politica». Ecco il punto di partenza della relazione, pronunciata il 6 marzo presso l’Istituto «Enrico Mattei» di Alti studi sul Vicino e Me dio Oriente di Roma dall’ambasciatore d’Israele presso la Santa Se de, Mordechay Lewy. Attraverso un’ana lisi del conflitto sui Luoghi santi di Gerusalemme, da una prospettiva israeliana, l’ambasciatore presenta le sue riserve sui disegni di pace proposti finora nella Città santa, appunto perché la pace è stata sempre associata «a un’idea di moralità e giustizia», senza cercare il compromesso. In questo contesto s’inserisce il viaggio di Benedetto XVI in Terra santa, dall’8 al 15 maggio prossimi, con l’intento – come ha detto il papa a una delegazione del Gran rabbinato d’Israele ricevuta in Vaticano il 12 marzo scorso – di contribuire alla pacifica convivenza tra cristiani, ebrei e mu sulmani in Terra santa.

Etica dell'energia. O. Schafer (Chiese protestanti svizzere) sulle prospettive dell'epoca energetica

O. Schafer
È una «società a 2.000 watt», al posto degli attuali 5.000, l’ipotesi più corrispondente ai valori etici fondamentali di libertà, sostenibilità, giustizia, partecipazione, pace. In uno dei capitoli centrali della questione ambientale, cioè la transizione verso una nuova epoca energetica, le scelte da intraprendere oggi per orientare il cambiamento devono ispirarsi a una cornice di valori generali, ma ciò è possibile solo dopo la traduzione degli stessi in criteri specifici attinenti l’energia. Questo è il merito dell’analisi su Etica dell’energia. Verso una nuova epoca energetica, sintesi di un ampio studio elaborato da Otto Schäfer per conto della Federazione delle Chiese protestanti svizzere (FEPS), che è stata presentata il 30 gennaio al Forum aperto Davos 2009, una piattaforma pubblica di dialogo organizzata annualmente dalla FEPS in collaborazione e in concomitanza con il Forum economico mondiale. Pur orientato alla discussione pubblica in atto in Svizzera, lo studio è utile per la valutazione di temi attuali quali il nucleare, gli agrocombustibili, i cambiamenti strutturali richiesti al sistema economico.