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Documenti, 15/2008

Un momento di speranza. Viaggio a Sydney per la XXIII Giornata mondiale della gioventù.

Benedetto XVI
«La giornata mondiale della gioventù ci ha mostrato che la Chiesa può rallegrarsi dei giovani di oggi ed essere colma di speranza per il mondo di domani». Queste le parole di congedo di Benedetto XVI a conclusione del viaggio a Sydney in occasione della XXIII Giornata mondiale della gioventù (13-21.7.2008). Oltre alla veglia con i giovani nell’ippodromo di Randwick (19.7.2008), presentiamo i testi dell’incontro con i giovani disadattati della comunità di recupero dell’Università di Notre Dame a Darlinghurst (18.7.2008), che il papa ha definito «un momento di gioia e di grande speranza, un segno che Cristo ci può sollevare dalle situazioni più difficili, ridandoci la nostra dignità e permettendoci di guardare avanti verso un futuro migliore»; l’incontro con i responsabili ecumenici e interreligiosi, entrambi tenutisi nella cattedrale di St. Mary (18.7.2008), contrassegnati «da uno spirito di genuina fraternità e da un profondo desiderio di maggiore collaborazione nell’impegno di edificare un mondo più giusto e pacifico»; e l’omelia ai vescovi, seminaristi, novizi e novizie, durante la celebrazione e consacrazione del nuovo altare della cattedrale di St. Mary (19.7.2008).

Un momento di speranza. La forza dello Spirito Santo. Veglia coi giovani.

Benedetto XVI
«La giornata mondiale della gioventù ci ha mostrato che la Chiesa può rallegrarsi dei giovani di oggi ed essere colma di speranza per il mondo di domani». Queste le parole di congedo di Benedetto XVI a conclusione del viaggio a Sydney in occasione della XXIII Giornata mondiale della gioventù (13-21.7.2008). Oltre alla veglia con i giovani nell’ippodromo di Randwick (19.7.2008), presentiamo i testi dell’incontro con i giovani disadattati della comunità di recupero dell’Università di Notre Dame a Darlinghurst (18.7.2008), che il papa ha definito «un momento di gioia e di grande speranza, un segno che Cristo ci può sollevare dalle situazioni più difficili, ridandoci la nostra dignità e permettendoci di guardare avanti verso un futuro migliore»; l’incontro con i responsabili ecumenici e interreligiosi, entrambi tenutisi nella cattedrale di St. Mary (18.7.2008), contrassegnati «da uno spirito di genuina fraternità e da un profondo desiderio di maggiore collaborazione nell’impegno di edificare un mondo più giusto e pacifico»; e l’omelia ai vescovi, seminaristi, novizi e novizie, durante la celebrazione e consacrazione del nuovo altare della cattedrale di St. Mary (19.7.2008).

Un momento di speranza. Vivere appieno la vita. Incontro con i giovani disadattati

Benedetto XVI
«La giornata mondiale della gioventù ci ha mostrato che la Chiesa può rallegrarsi dei giovani di oggi ed essere colma di speranza per il mondo di domani». Queste le parole di congedo di Benedetto XVI a conclusione del viaggio a Sydney in occasione della XXIII Giornata mondiale della gioventù (13-21.7.2008). Oltre alla veglia con i giovani nell’ippodromo di Randwick (19.7.2008), presentiamo i testi dell’incontro con i giovani disadattati della comunità di recupero dell’Università di Notre Dame a Darlinghurst (18.7.2008), che il papa ha definito «un momento di gioia e di grande speranza, un segno che Cristo ci può sollevare dalle situazioni più difficili, ridandoci la nostra dignità e permettendoci di guardare avanti verso un futuro migliore»; l’incontro con i responsabili ecumenici e interreligiosi, entrambi tenutisi nella cattedrale di St. Mary (18.7.2008), contrassegnati «da uno spirito di genuina fraternità e da un profondo desiderio di maggiore collaborazione nell’impegno di edificare un mondo più giusto e pacifico»; e l’omelia ai vescovi, seminaristi, novizi e novizie, durante la celebrazione e consacrazione del nuovo altare della cattedrale di St. Mary (19.7.2008).

Un momento di speranza. La speranza di una piena unità. Incontro ecumenico.

Benedetto XVI
«La giornata mondiale della gioventù ci ha mostrato che la Chiesa può rallegrarsi dei giovani di oggi ed essere colma di speranza per il mondo di domani». Queste le parole di congedo di Benedetto XVI a conclusione del viaggio a Sydney in occasione della XXIII Giornata mondiale della gioventù (13-21.7.2008). Oltre alla veglia con i giovani nell’ippodromo di Randwick (19.7.2008), presentiamo i testi dell’incontro con i giovani disadattati della comunità di recupero dell’Università di Notre Dame a Darlinghurst (18.7.2008), che il papa ha definito «un momento di gioia e di grande speranza, un segno che Cristo ci può sollevare dalle situazioni più difficili, ridandoci la nostra dignità e permettendoci di guardare avanti verso un futuro migliore»; l’incontro con i responsabili ecumenici e interreligiosi, entrambi tenutisi nella cattedrale di St. Mary (18.7.2008), contrassegnati «da uno spirito di genuina fraternità e da un profondo desiderio di maggiore collaborazione nell’impegno di edificare un mondo più giusto e pacifico»; e l’omelia ai vescovi, seminaristi, novizi e novizie, durante la celebrazione e consacrazione del nuovo altare della cattedrale di St. Mary (19.7.2008).

Un momento di speranza. Il senso della religione. Incontro con i rappresentanti di altre religioni.

Benedetto XVI
«La giornata mondiale della gioventù ci ha mostrato che la Chiesa può rallegrarsi dei giovani di oggi ed essere colma di speranza per il mondo di domani». Queste le parole di congedo di Benedetto XVI a conclusione del viaggio a Sydney in occasione della XXIII Giornata mondiale della gioventù (13-21.7.2008). Oltre alla veglia con i giovani nell’ippodromo di Randwick (19.7.2008), presentiamo i testi dell’incontro con i giovani disadattati della comunità di recupero dell’Università di Notre Dame a Darlinghurst (18.7.2008), che il papa ha definito «un momento di gioia e di grande speranza, un segno che Cristo ci può sollevare dalle situazioni più difficili, ridandoci la nostra dignità e permettendoci di guardare avanti verso un futuro migliore»; l’incontro con i responsabili ecumenici e interreligiosi, entrambi tenutisi nella cattedrale di St. Mary (18.7.2008), contrassegnati «da uno spirito di genuina fraternità e da un profondo desiderio di maggiore collaborazione nell’impegno di edificare un mondo più giusto e pacifico»; e l’omelia ai vescovi, seminaristi, novizi e novizie, durante la celebrazione e consacrazione del nuovo altare della cattedrale di St. Mary (19.7.2008).

Un momento di speranza. «Credere nella luce». Omelia ai vescovi.

Benedetto XVI
«La giornata mondiale della gioventù ci ha mostrato che la Chiesa può rallegrarsi dei giovani di oggi ed essere colma di speranza per il mondo di domani». Queste le parole di congedo di Benedetto XVI a conclusione del viaggio a Sydney in occasione della XXIII Giornata mondiale della gioventù (13-21.7.2008). Oltre alla veglia con i giovani nell’ippodromo di Randwick (19.7.2008), presentiamo i testi dell’incontro con i giovani disadattati della comunità di recupero dell’Università di Notre Dame a Darlinghurst (18.7.2008), che il papa ha definito «un momento di gioia e di grande speranza, un segno che Cristo ci può sollevare dalle situazioni più difficili, ridandoci la nostra dignità e permettendoci di guardare avanti verso un futuro migliore»; l’incontro con i responsabili ecumenici e interreligiosi, entrambi tenutisi nella cattedrale di St. Mary (18.7.2008), contrassegnati «da uno spirito di genuina fraternità e da un profondo desiderio di maggiore collaborazione nell’impegno di edificare un mondo più giusto e pacifico»; e l’omelia ai vescovi, seminaristi, novizi e novizie, durante la celebrazione e consacrazione del nuovo altare della cattedrale di St. Mary (19.7.2008).

Ordinazioni di donne cattoliche. Decreto e dichiarazioni.

W. card. Levada e A. Amato, R.W. Gainer
«Per tutelare la natura e la validità del sacramento dell’ordine sacro» la Congregazione per la dottrina della fede ha decretato il 19.12.2007 (con pubblicazione su L’Osservatore romano del 30.5.2008) che «sia colui che avrà attentato il conferimento dell’ordine sacro a una donna, sia la donna che avrà attentato di ricevere l’ordine sacro» incorrono nella scomunica automatica, che vieta – ha spiegato mons. Angelo Amato ai microfoni di Radio vaticana – di prendere parte come ministro a qualunque cerimonia di culto pubblico, di celebrare o ricevere i sacramenti e di esercitare qualunque funzione ecclesiastica o di governo. Tale «pena medicinale – ha aggiunto Amato –, che invita al ravvedimento», conferma i principi generali del diritto canonico e risponde agli episodi di «cosiddette ordinazioni di donne» tenutesi recentemente in alcune diocesi degli Stati Uniti (tra cui Saint Louis, Boston e Lexington) per iniziativa dell’organizzazione autoproclamatasi «Roman Catholic Womenpriests» (Donne prete cattoliche romane). La risposta dei vescovi locali è stata in armonia con le disposizioni di Roma, con la motivazione pastorale che uomini e donne nella Chiesa godono di «pari diritti e differenti doni e ministeri».

Ordinazioni di donne cattoliche. L'attentata ordinazione di una donna. Decreto della Congregazione

Congregazione per la dottrina della fede, W. card. Levada e A. Amato
«Per tutelare la natura e la validità del sacramento dell’ordine sacro» la Congregazione per la dottrina della fede ha decretato il 19.12.2007 (con pubblicazione su L’Osservatore romano del 30.5.2008) che «sia colui che avrà attentato il conferimento dell’ordine sacro a una donna, sia la donna che avrà attentato di ricevere l’ordine sacro» incorrono nella scomunica automatica, che vieta – ha spiegato mons. Angelo Amato ai microfoni di Radio vaticana – di prendere parte come ministro a qualunque cerimonia di culto pubblico, di celebrare o ricevere i sacramenti e di esercitare qualunque funzione ecclesiastica o di governo. Tale «pena medicinale – ha aggiunto Amato –, che invita al ravvedimento», conferma i principi generali del diritto canonico e risponde agli episodi di «cosiddette ordinazioni di donne» tenutesi recentemente in alcune diocesi degli Stati Uniti (tra cui Saint Louis, Boston e Lexington) per iniziativa dell’organizzazione autoproclamatasi «Roman Catholic Womenpriests» (Donne prete cattoliche romane). La risposta dei vescovi locali è stata in armonia con le disposizioni di Roma, con la motivazione pastorale che uomini e donne nella Chiesa godono di «pari diritti e differenti doni e ministeri».

Ordinazioni di donne cattoliche. Il caso di suor L. Lears. Dichiarazione sulla disciplina canonica.

Arcidiocesi di Saint Louis
«Per tutelare la natura e la validità del sacramento dell’ordine sacro» la Congregazione per la dottrina della fede ha decretato il 19.12.2007 (con pubblicazione su L’Osservatore romano del 30.5.2008) che «sia colui che avrà attentato il conferimento dell’ordine sacro a una donna, sia la donna che avrà attentato di ricevere l’ordine sacro» incorrono nella scomunica automatica, che vieta – ha spiegato mons. Angelo Amato ai microfoni di Radio vaticana – di prendere parte come ministro a qualunque cerimonia di culto pubblico, di celebrare o ricevere i sacramenti e di esercitare qualunque funzione ecclesiastica o di governo. Tale «pena medicinale – ha aggiunto Amato –, che invita al ravvedimento», conferma i principi generali del diritto canonico e risponde agli episodi di «cosiddette ordinazioni di donne» tenutesi recentemente in alcune diocesi degli Stati Uniti (tra cui Saint Louis, Boston e Lexington) per iniziativa dell’organizzazione autoproclamatasi «Roman Catholic Womenpriests» (Donne prete cattoliche romane). La risposta dei vescovi locali è stata in armonia con le disposizioni di Roma, con la motivazione pastorale che uomini e donne nella Chiesa godono di «pari diritti e differenti doni e ministeri».

Ordinazioni di donne cattoliche. «Roman Catholic Womenpriests». Dichiarazione arcidiocesi di Boston.

Arcidiocesi di Boston
«Per tutelare la natura e la validità del sacramento dell’ordine sacro» la Congregazione per la dottrina della fede ha decretato il 19.12.2007 (con pubblicazione su L’Osservatore romano del 30.5.2008) che «sia colui che avrà attentato il conferimento dell’ordine sacro a una donna, sia la donna che avrà attentato di ricevere l’ordine sacro» incorrono nella scomunica automatica, che vieta – ha spiegato mons. Angelo Amato ai microfoni di Radio vaticana – di prendere parte come ministro a qualunque cerimonia di culto pubblico, di celebrare o ricevere i sacramenti e di esercitare qualunque funzione ecclesiastica o di governo. Tale «pena medicinale – ha aggiunto Amato –, che invita al ravvedimento», conferma i principi generali del diritto canonico e risponde agli episodi di «cosiddette ordinazioni di donne» tenutesi recentemente in alcune diocesi degli Stati Uniti (tra cui Saint Louis, Boston e Lexington) per iniziativa dell’organizzazione autoproclamatasi «Roman Catholic Womenpriests» (Donne prete cattoliche romane). La risposta dei vescovi locali è stata in armonia con le disposizioni di Roma, con la motivazione pastorale che uomini e donne nella Chiesa godono di «pari diritti e differenti doni e ministeri».

Ordinazioni donne cattoliche. La valida recezione degli ordini sacri. Comunicato diocesi Lexington.

R.W. Gainer
«Per tutelare la natura e la validità del sacramento dell’ordine sacro» la Congregazione per la dottrina della fede ha decretato il 19.12.2007 (con pubblicazione su L’Osservatore romano del 30.5.2008) che «sia colui che avrà attentato il conferimento dell’ordine sacro a una donna, sia la donna che avrà attentato di ricevere l’ordine sacro» incorrono nella scomunica automatica, che vieta – ha spiegato mons. Angelo Amato ai microfoni di Radio vaticana – di prendere parte come ministro a qualunque cerimonia di culto pubblico, di celebrare o ricevere i sacramenti e di esercitare qualunque funzione ecclesiastica o di governo. Tale «pena medicinale – ha aggiunto Amato –, che invita al ravvedimento», conferma i principi generali del diritto canonico e risponde agli episodi di «cosiddette ordinazioni di donne» tenutesi recentemente in alcune diocesi degli Stati Uniti (tra cui Saint Louis, Boston e Lexington) per iniziativa dell’organizzazione autoproclamatasi «Roman Catholic Womenpriests» (Donne prete cattoliche romane). La risposta dei vescovi locali è stata in armonia con le disposizioni di Roma, con la motivazione pastorale che uomini e donne nella Chiesa godono di «pari diritti e differenti doni e ministeri».

La fiducia del papa il fuoco del carisma. Compagnia di Gesù, XXXV Congregazione generale.

Compagnia di Gesù
Il 6 giugno scorso sono stati resi noti i decreti approvati dalla XXXV Congregazione generale dei gesuiti, svoltasi a Roma dal 7 gennaio al 6 marzo 2008 (cf. Regno-att. 2,2008,4; 3,2008,83). L’elemento più clamoroso, anche se atteso, è stato rappresentato dalle dimissioni del preposito generale, p. Peter-Hans Kolvenbach, che avvengono per la prima volta nella storia dell’ordine. Il successore, p. Adolfo Nicolás, ha voluto personalmente curare la stesura definitiva e le traduzioni dei sei decreti approvati dall’assemblea: la risposta alla lettera del papa, carisma ignaziano, missione, obbedienza, governo, collaborazione con i laici. Fra le attenzioni più significative che li attraversano nel loro insieme vi è una riaffermata intesa diretta con Benedetto XVI, la richiesta di perdono per le infedeltà dei singoli e le insufficienze della Compagnia, la riaffermazione della continuità di indirizzo nel postconcilio sia a livello di Congregazioni generali sia di governo dei successivi prepositi generali. Qui pubblichiamo il primo e il secondo decreto: la risposta al papa e la riflessione sul carisma.

La fiducia del papa il fuoco del carisma. Con rinnovato impulso e fervore. Risposta a Benedetto XVI.

Compagnia di Gesù
Il 6 giugno scorso sono stati resi noti i decreti approvati dalla XXXV Congregazione generale dei gesuiti, svoltasi a Roma dal 7 gennaio al 6 marzo 2008 (cf. Regno-att. 2,2008,4; 3,2008,83). L’elemento più clamoroso, anche se atteso, è stato rappresentato dalle dimissioni del preposito generale, p. Peter-Hans Kolvenbach, che avvengono per la prima volta nella storia dell’ordine. Il successore, p. Adolfo Nicolás, ha voluto personalmente curare la stesura definitiva e le traduzioni dei sei decreti approvati dall’assemblea: la risposta alla lettera del papa, carisma ignaziano, missione, obbedienza, governo, collaborazione con i laici. Fra le attenzioni più significative che li attraversano nel loro insieme vi è una riaffermata intesa diretta con Benedetto XVI, la richiesta di perdono per le infedeltà dei singoli e le insufficienze della Compagnia, la riaffermazione della continuità di indirizzo nel postconcilio sia a livello di Congregazioni generali sia di governo dei successivi prepositi generali. Qui pubblichiamo il primo e il secondo decreto: la risposta al papa e la riflessione sul carisma.

La fiducia del papa il fuoco del carisma. Un fuoco che accende altri fuochi. Decreto 2.

Compagnia di Gesù
Il 6 giugno scorso sono stati resi noti i decreti approvati dalla XXXV Congregazione generale dei gesuiti, svoltasi a Roma dal 7 gennaio al 6 marzo 2008 (cf. Regno-att. 2,2008,4; 3,2008,83). L’elemento più clamoroso, anche se atteso, è stato rappresentato dalle dimissioni del preposito generale, p. Peter-Hans Kolvenbach, che avvengono per la prima volta nella storia dell’ordine. Il successore, p. Adolfo Nicolás, ha voluto personalmente curare la stesura definitiva e le traduzioni dei sei decreti approvati dall’assemblea: la risposta alla lettera del papa, carisma ignaziano, missione, obbedienza, governo, collaborazione con i laici. Fra le attenzioni più significative che li attraversano nel loro insieme vi è una riaffermata intesa diretta con Benedetto XVI, la richiesta di perdono per le infedeltà dei singoli e le insufficienze della Compagnia, la riaffermazione della continuità di indirizzo nel postconcilio sia a livello di Congregazioni generali sia di governo dei successivi prepositi generali. Qui pubblichiamo il primo e il secondo decreto: la risposta al papa e la riflessione sul carisma.

La Chiesa, un popolo che fa storia. Intervento del card. A. Bagnasco al Meeting di Rimini.

A. Bagnasco
«Oggi, come in altri periodi della storia, si vuole che la Chiesa rimanga in chiesa. Il culto e la carità sono apprezzati anche dalla mentalità laicista: in fondo, si pensa, la preghiera non fa male e la carità fa bene a tutti. In altri termini, si vorrebbe negare la dimensione pubblica della fede concedendone la possibilità nel privato». Così il presidente della CEI, intervenendo al Meeting di Comunione e liberazione a Rimini, il 24 agosto, ha esposto la preoccupazione che muove la Conferenza episcopale italiana nell’Italia di oggi. Una preoccupazione che va di pari passo nella rivendicazione di una nuova stagione di intervento pubblico della Chiesa: «Non è la voglia di mondano protagonismo che muove la Chiesa fin dalle sue origini, ma il bisogno del cuore: l’amore a Cristo, all’uomo, al mondo nel quale la Chiesa è fatta carne». Le indicazioni del card. Bagnasco si mantengono su un piano generale, non menzionano specificamente ruolo e autonomia dei laici cristiani, ma parlando a CL appare evidente la riproposizione dello schema del protagonismo pubblico della Chiesa rafforzato dalla consonante partecipazione dei movimenti alle direttive dei vescovi.

Famiglie italiane: bilanci in deficit. Relazione all'Assemblea della Consulta nazionale antiusura.

M. Fiasco
«Tra le emergenze, che si sono diffuse di recente…, vi è l’impossibilità di molte famiglie a pagare regolarmente le rate del mutuo contratto per l’acquisto dell’abitazione» a causa della forte lievitazione degli interessi e «un insieme di famiglie che non riesce, con il proprio reddito corrente, a sopperire a tutte le necessità familiari ed è quindi costretto a ricorrere al debito per finanziare la sussistenza». Il numero delle famiglie italiane indebitate è pari al 26,1%: «La famiglia debitrice insolvente non è un pessimo cliente, ma il target privilegiato di alcuni dei più profittabili modelli di business». Tali osservazioni sono state pronunciate dal sociologo Maurizio Fiasco in occasione dell’Assemblea annuale della Consulta nazionale antiusura «Vicini e solidali con le famiglie» tenutasi il 26 giugno scorso a Genova (cf. riquadro a p. 497). Fiasco ha esposto i risultati della sua ricerca dal titolo: «Sovraindebitamento delle famiglie nelle regioni d’Italia. Proposte delle Fondazioni antiusura», che affronta – dati alla mano – il problema dei debiti e deficit di bilancio delle famiglie italiane e le conseguenti dimensioni del rischio usura.

Vicini e solidali con le famiglie.

L. Truzzi
l 26 giugno scorso si è svolta a Genova, presso il santuario di Nostra signora della Guardia, l’Assemblea ordinaria della Consulta nazionale antiusura sul tema: «Vicini e solidali con le famiglie». Erano presenti i rappresentanti delle 27 Fondazioni antiusura italiane, il commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, Giosuè Marino, intervenuto all’inizio della mattinata, e, per la prima volta, il presidente della Conferenza episcopale italiana, card. A. Bagnasco.

Eucaristia e accoglienza reciproca. Gruppo teologico del Segretariato attività ecumeniche.

SAE, Gruppo teologico
«L’assemblea ecumenica dei cuori», grazie alla quale «le rispettive appartenenze ecclesiali e confessionali non vengono negate, ma si approfondiscono nella consapevolezza della comune appartenenza all’unica Chiesa di Cristo», è oggigiorno una realtà stabile, ma sul versante dei rapporti istituzionali «non si registrano progressi significativi»: sono questi i «segnali contrastanti» che caratterizzano la situazione ecumenica. Il Gruppo teologico del SAE ha voluto, con questo Documento sull’eucaristia approvato lo scorso aprile e che segue quello sul battesimo (cf. Regno-doc. 5,2005,183ss), riassumere e offrire alla riflessione delle Chiese i dati acquisiti sul tema della «cena del Signore» dal Consiglio ecumenico delle Chiese sin dal Battesimo, eucaristia, ministero (BEM, 1982), tracciare i requisiti che gli interlocutori formali dovrebbero tenere in considerazione per proseguire sul cammino di convergenza ecumenica ed esplicitare i quesiti che le divisioni dei cristiani pongono a «noi» che, «pur essendo molti, siamo un corpo solo» (1Cor 10,17).

Lambeth 2008. XIV Conferenza della Comunione anglicana, Lambeth 16.7-3.8.2008.

Comunione anglicana, GAFCON, W. card. Kasper, R. Williams
Le ombre scismatiche che aleggiavano sulla Comunione anglicana sin dalla vigilia della celebrazione della XIV Conferenza di Lambeth (16.7-3.8.2008; Regno-att. 14,2008,452) si sono dissolte, ha dichiarato l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams nel discorso conclusivo (qui a p. 517), ma a quale prezzo? Anche se rimane aperto il dialogo con l’ala della Comunione che, nella riunione di fine giugno a Gerusalemme, si è autodefinita «movimento» della Global Anglican Future Conference (più di 200 vescovi, cf. qui a p. 508), sul versante del dialogo ecumenico, lo «scoraggiamento» da parte cattolica s’accompagna all’ammissione che «il dialogo ha fatto un passo indietro» (discorso del card. Kasper, qui a p. 511); il documento conclusivo, per parte sua, dopo un approfondito confronto in piccoli gruppi, chiamati indaba (cf. box qui a p. 507), ha assunto la forma di Conversazioni e riflessioni (qui a p. 504) e non quella tradizionale di Risoluzioni. I consensi più forti, concentrati sulla necessità d’istituire un «Consiglio pastorale a sostegno delle minoranze», d’ottimizzare gli Strumenti di comunione e di raggiungere un accordo su un Patto, saranno i temi all’ordine del giorno del Consiglio consultivo anglicano e dell’Assemblea dei primati che si terranno entrambi nel 2009.

Lambeth 2008. Conversazioni e riflessioni.

Comunione anglicana
Le ombre scismatiche che aleggiavano sulla Comunione anglicana sin dalla vigilia della celebrazione della XIV Conferenza di Lambeth (16.7-3.8.2008; Regno-att. 14,2008,452) si sono dissolte, ha dichiarato l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams nel discorso conclusivo (qui a p. 517), ma a quale prezzo? Anche se rimane aperto il dialogo con l’ala della Comunione che, nella riunione di fine giugno a Gerusalemme, si è autodefinita «movimento» della Global Anglican Future Conference (più di 200 vescovi, cf. qui a p. 508), sul versante del dialogo ecumenico, lo «scoraggiamento» da parte cattolica s’accompagna all’ammissione che «il dialogo ha fatto un passo indietro» (discorso del card. Kasper, qui a p. 511); il documento conclusivo, per parte sua, dopo un approfondito confronto in piccoli gruppi, chiamati indaba (cf. box qui a p. 507), ha assunto la forma di Conversazioni e riflessioni (qui a p. 504) e non quella tradizionale di Risoluzioni. I consensi più forti, concentrati sulla necessità d’istituire un «Consiglio pastorale a sostegno delle minoranze», d’ottimizzare gli Strumenti di comunione e di raggiungere un accordo su un Patto, saranno i temi all’ordine del giorno del Consiglio consultivo anglicano e dell’Assemblea dei primati che si terranno entrambi nel 2009.

Lambeth 2008. Indaba.

M.E. Gandolfi
«La Conferenza (di Lambeth) ha assunto una nuova forma – quella dell’indaba – basata sull’idea africana di una discussione fruttuosa sulle preoccupazioni condivise riguardo alla vita che ci accomuna. È un processo e un metodo che impegna ad ascoltarci gli uni gli altri. Un indaba parte in primo luogo dal riconoscere che, perché la nostra vita comunitaria venga arricchita, vi sono questioni che devono essere affrontate e risolte. Esso mette ciascun vescovo – uomo o donna – nella condizione di lasciarsi coinvolgere e di parlare con franchezza senza favorire chi è più comunicativo o chi è più influente. Ogni aspetto della Conferenza è stato un’espressione d’indaba (…). E in particolar modo, abbiamo lavorato assieme sui temi della Conferenza in sessioni d’indaba appositamente dedicate, dove abbiamo trascorso due ore ogni giorno in fruttuose conversazioni che ci hanno aperto all’incontro con la realtà e le preoccupazioni del ministero di ciascuno. Questi incontri faccia a faccia sono stati l’elemento più incoraggiante, impegnativo – anche se a volte frustrante – della Conferenza».

Lambeth 2008. Un cammino per l’avvenire. Dichiarazione della GAFCON.

Global Anglican Future Conference
Le ombre scismatiche che aleggiavano sulla Comunione anglicana sin dalla vigilia della celebrazione della XIV Conferenza di Lambeth (16.7-3.8.2008; Regno-att. 14,2008,452) si sono dissolte, ha dichiarato l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams nel discorso conclusivo (qui a p. 517), ma a quale prezzo? Anche se rimane aperto il dialogo con l’ala della Comunione che, nella riunione di fine giugno a Gerusalemme, si è autodefinita «movimento» della Global Anglican Future Conference (più di 200 vescovi, cf. qui a p. 508), sul versante del dialogo ecumenico, lo «scoraggiamento» da parte cattolica s’accompagna all’ammissione che «il dialogo ha fatto un passo indietro» (discorso del card. Kasper, qui a p. 511); il documento conclusivo, per parte sua, dopo un approfondito confronto in piccoli gruppi, chiamati indaba (cf. box qui a p. 507), ha assunto la forma di Conversazioni e riflessioni (qui a p. 504) e non quella tradizionale di Risoluzioni. I consensi più forti, concentrati sulla necessità d’istituire un «Consiglio pastorale a sostegno delle minoranze», d’ottimizzare gli Strumenti di comunione e di raggiungere un accordo su un Patto, saranno i temi all’ordine del giorno del Consiglio consultivo anglicano e dell’Assemblea dei primati che si terranno entrambi nel 2009.

Anglicanesimo oggi: speranze di un cattolico. Discorso del card. Kasper.

W. Kasper
Le ombre scismatiche che aleggiavano sulla Comunione anglicana sin dalla vigilia della celebrazione della XIV Conferenza di Lambeth (16.7-3.8.2008; Regno-att. 14,2008,452) si sono dissolte, ha dichiarato l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams nel discorso conclusivo (qui a p. 517), ma a quale prezzo? Anche se rimane aperto il dialogo con l’ala della Comunione che, nella riunione di fine giugno a Gerusalemme, si è autodefinita «movimento» della Global Anglican Future Conference (più di 200 vescovi, cf. qui a p. 508), sul versante del dialogo ecumenico, lo «scoraggiamento» da parte cattolica s’accompagna all’ammissione che «il dialogo ha fatto un passo indietro» (discorso del card. Kasper, qui a p. 511); il documento conclusivo, per parte sua, dopo un approfondito confronto in piccoli gruppi, chiamati indaba (cf. box qui a p. 507), ha assunto la forma di Conversazioni e riflessioni (qui a p. 504) e non quella tradizionale di Risoluzioni. I consensi più forti, concentrati sulla necessità d’istituire un «Consiglio pastorale a sostegno delle minoranze», d’ottimizzare gli Strumenti di comunione e di raggiungere un accordo su un Patto, saranno i temi all’ordine del giorno del Consiglio consultivo anglicano e dell’Assemblea dei primati che si terranno entrambi nel 2009.

Lambeth 2008. Un’assunzione di responsabilità. Discorso conclusivo dell’arcivescovo di Canterbury.

R. Williams
Le ombre scismatiche che aleggiavano sulla Comunione anglicana sin dalla vigilia della celebrazione della XIV Conferenza di Lambeth (16.7-3.8.2008; Regno-att. 14,2008,452) si sono dissolte, ha dichiarato l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams nel discorso conclusivo (qui a p. 517), ma a quale prezzo? Anche se rimane aperto il dialogo con l’ala della Comunione che, nella riunione di fine giugno a Gerusalemme, si è autodefinita «movimento» della Global Anglican Future Conference (più di 200 vescovi, cf. qui a p. 508), sul versante del dialogo ecumenico, lo «scoraggiamento» da parte cattolica s’accompagna all’ammissione che «il dialogo ha fatto un passo indietro» (discorso del card. Kasper, qui a p. 511); il documento conclusivo, per parte sua, dopo un approfondito confronto in piccoli gruppi, chiamati indaba (cf. box qui a p. 507), ha assunto la forma di Conversazioni e riflessioni (qui a p. 504) e non quella tradizionale di Risoluzioni. I consensi più forti, concentrati sulla necessità d’istituire un «Consiglio pastorale a sostegno delle minoranze», d’ottimizzare gli Strumenti di comunione e di raggiungere un accordo su un Patto, saranno i temi all’ordine del giorno del Consiglio consultivo anglicano e dell’Assemblea dei primati che si terranno entrambi nel 2009.