D
Documenti
Il tuo abbonamento è scaduto. Rinnovalo al più presto per continuare ad accedere ai contenuti online riservati agli abbonati.

Documenti, 21/2007

Spe salvi. Lettera enciclica sulla speranza cristiana

Benedetto XVI
La speranza per dire la fede. È questo il nucleo teologico portante della seconda enciclica di papa Benedetto XVI, resa pubblica il 30 novembre scorso e intitolata alla speranza: Spe salvi. Il rapporto tra fede e speranza cristiana è costruito in maniera così forte che quasi le due virtù teologali si fondono e si confondono. Il testo, dopo una breve introduzione (n. 1), ripercorre la testimonianza biblica sulla speranza (nn. 2-9), per passare poi alla testimonianza storica della Chiesa e dei cristiani (nn. 10-15). Il confronto con le domande del tempo presente (nn. 16-23) introduce il tema della differenza cristiana rispetto allo sviluppo della modernità: dall’Illuminismo alle ideologie dell’Ottocento e del Novecento. Ne «La vera fisionomia della speranza cristiana» (nn. 24-31), l’enciclica affronta il tema della libertà dell’uomo orientata al bene, fondata nella speranza assoluta di Dio come vero antidoto alla presunzione scientista di rappresentare per gli uomini una forma surrogata di redenzione. Infine, il papa riprende alcuni «luoghi» teologici di apprendimento della speranza (nn. 32-48): la preghiera, l’azione e la sofferenza, il giudizio finale di Dio; per concludere con la figura esemplare di Maria «stella della speranza».

Un'enciclica appassionata. Nel XL anniversario della Populorum progressio

D. Martin
In un contesto mondiale dominato da scissioni, contrapposizioni e sproporzioni, la Populorum progressio richiama l’attenzione su ciò che è l’autentico metro per lo sviluppo: la persona reale, in quanto singolo, gruppo umano o universalità. Lo ha affermato il 17 ottobre scorso a New York mons. Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino e primate d’Irlanda, nel discorso tenuto alle Nazioni Unite in occasione del XL anniversario dell’enciclica di papa Paolo VI sullo sviluppo dei popoli (Pasqua 1967; cf. il fascicolo monografico Regno-doc 8,1967,123ss e Regno-att. 9,1967,194ss). Pur essendo uso alla letteratura contemporanea e all’analisi politica, per affrontare le macroscopiche disuguaglianze sociali di cui conosce e vede l’esistenza nella società degli anni sessanta Montini – spiega mons. Martin – ricorre a parole che nascono dalla sua più personale riflessione, si riferiscono al Vaticano II, trovano corpo nell’insegnamento biblico sulla pace e chiamano l’umanità tutta all’unità. La Chiesa di Paolo VI guarda alle istituzioni politiche mondiali affinché promuovano un tipo di liberalismo che sia regolato, coordinato ed equilibrato, un progresso che non dimentichi il cuore dell’uomo.

Il cinquantesimo della «Fidei donum»

CEI - Commissione episcopale per l'evangelizzazione dei popoli
«Sono passati cinquant’anni da quando, il 21 aprile 1957, papa Pio XII pubblicò la lettera enciclica Fidei donum... Gli scenari mondiali sono radicalmente mutati e la Chiesa ha vissuto nel frattempo il grandioso evento del concilio Vaticano II. Eppure il documento mantiene una straordinaria validità, pur richiedendo di essere ricompreso alla luce della situazione attuale». Mons. Luigi Bressan, presidente della Commissione episcopale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese, presenta così la nota pastorale della Commissione, che ha come titolo Dalle feconde memorie alle coraggiose prospettive. Il cinquantesimo anniversario dell’enciclica Fidei donum di Pio XII, (cf. il convegno organizzato in proposito dalla stessa Commissione a Montesilvano - PE il 5-8.11.2007; cf. anche Regno-att. 18,2007,604s). L’intento è quello di ribadire l’importanza della missio ad gentes, ripercorrendo il passato e analizzando il presente operato dei presbiteri e laici fidei donum, «guardando alle sfide e alle prospettive del futuro», con l’auspicio che le parrocchie e le diocesi «assumano sempre più un volto missionario».

La catechesi in Francia

Conferenza dei vescovi della Francia
Approvato dalla Conferenza episcopale francese nel 2005 e sottoposto alla recognitio della Santa Sede è stato infine pubblicato nei mesi scorsi questo Testo nazionale per l’orientamento della catechesi in Francia. Non si tratta né di un «testo base», né di un «direttorio», ma di un documento che recepisce per la Francia il Direttorio generale per la catechesi pubblicato dalla Santa Sede nel 1997. In esso si presentano i «fondamentali dell’atto catechetico a partire dai quali si possono in seguito elaborare dei progetti di catechesi». È dunque uno «strumento di riferimento per la formazione dei catechisti e dei responsabili della catechesi». Il quadro di lettura pastorale è quello della Lettera ai cattolici di Francia pubblicata dai vescovi nel 1996 (Regno-doc. 7,1997,219ss) e le convinzioni che reggono il testo sono la comune responsabilità delle comunità cristiane nella missione evangelizzatrice, la pedagogia di Cristo catecheta, la dimensione missionaria della Chiesa. I titoli delle tre parti: una catechesi vissuta in comunità missionarie; il mistero della Pasqua al centro dell’iniziazione; i cardini di una pedagogia dell’iniziazione nella catechesi.

Il documento di Ravenna

Commissione mista cattolici-ortodossi
Cattolici e ortodossi concordano sul fatto che «il vescovo di Roma è... il protos tra i patriarchi... La conciliarità a livello universale, esercitata nei concili ecumenici, implica un ruolo attivo del vescovo di Roma, quale protos tra i vescovi delle sedi maggiori, nel consenso dell’assemblea dei vescovi». Queste affermazioni costituiscono «un positivo e significativo progresso» nel dialogo tra cattolici e ortodossi portato avanti dalla Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa nel suo insieme, che riunitasi a Ravenna dall’8 al 14 ottobre 2007 per la sua X Sessione plenaria ha approvato il documento intitolato Le conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa. Comunione ecclesiale, conciliarità e autorità («Documento di Ravenna»). Pubblichiamo qui di seguito la traduzione italiana del Documento di Ravenna discusso e approvato all’unanimità dai membri della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa durante la X sessione plenaria della Commissione a Ravenna, 8-14.10.2007. Il documento è pertanto emanazione di una Commissione e non deve intendersi come una dichiarazione magisteriale. Il progetto base e la stesura finale del documento sono in lingua inglese. La traduzione italiana è stata curata dal Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Cf. Regno-att. 20,2007,664ss.