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Documenti, 11/2006

Esperti nella vita spirituale. Con il clero a Varsavia

Benedetto XVI - Viaggio apostolico in Polonia
«Ho colto l’occasione – ha detto Benedetto XVI stilando il bilancio del suo II viaggio apostolico fuori d’Italia (25-28.5.2006) – per rinnovare in mezzo al popolo polacco l’annuncio stupendo della verità cristiana sull’uomo, creato e redento in Cristo; quella verità che tante volte Giovanni Paolo II ha proclamato con vigore per spronare tutti a essere forti nella fede, nella speranza e nell’amore. Rimanete saldi nella fede! È questa la consegna che ho lasciato ai figli dell’amata Polonia». Caratterizzato in ogni sua tappa dai riferimenti al magistero e all’operato del «grande predecessore» (cf. il discorso al clero a Varsavia e l’omelia a Cracovia), il viaggio si è concluso con la visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove il «papa che proviene dalla Germania» ha posto al centro il tema del silenzio di Dio: «Sempre di nuovo emerge la domanda: Dove era Dio in quei giorni? Perché egli ha taciuto? Come poté tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male?».

Sulle orme di Giovanni Paolo II

Benedetto XVI - Viaggio apostolico in Polonia
«Ho colto l’occasione – ha detto Benedetto XVI stilando il bilancio del suo II viaggio apostolico fuori d’Italia (25-28.5.2006) – per rinnovare in mezzo al popolo polacco l’annuncio stupendo della verità cristiana sull’uomo, creato e redento in Cristo; quella verità che tante volte Giovanni Paolo II ha proclamato con vigore per spronare tutti a essere forti nella fede, nella speranza e nell’amore. Rimanete saldi nella fede! È questa la consegna che ho lasciato ai figli dell’amata Polonia». Caratterizzato in ogni sua tappa dai riferimenti al magistero e all’operato del «grande predecessore» (cf. il discorso al clero a Varsavia e l’omelia a Cracovia), il viaggio si è concluso con la visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove il «papa che proviene dalla Germania» ha posto al centro il tema del silenzio di Dio: «Sempre di nuovo emerge la domanda: Dove era Dio in quei giorni? Perché egli ha taciuto? Come poté tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male?».

Il mio grande predecessore. Omelia a Cracovia

Benedetto XVI - Viaggio apostolico in Polonia
«Ho colto l’occasione – ha detto Benedetto XVI stilando il bilancio del suo II viaggio apostolico fuori d’Italia (25-28.5.2006) – per rinnovare in mezzo al popolo polacco l’annuncio stupendo della verità cristiana sull’uomo, creato e redento in Cristo; quella verità che tante volte Giovanni Paolo II ha proclamato con vigore per spronare tutti a essere forti nella fede, nella speranza e nell’amore. Rimanete saldi nella fede! È questa la consegna che ho lasciato ai figli dell’amata Polonia». Caratterizzato in ogni sua tappa dai riferimenti al magistero e all’operato del «grande predecessore» (cf. il discorso al clero a Varsavia e l’omelia a Cracovia), il viaggio si è concluso con la visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove il «papa che proviene dalla Germania» ha posto al centro il tema del silenzio di Dio: «Sempre di nuovo emerge la domanda: Dove era Dio in quei giorni? Perché egli ha taciuto? Come poté tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male?».

Come figlio del popolo tedesco. Al campo di Auschwitz

Benedetto XVI - Viaggio apostolico in Polonia
«Ho colto l’occasione – ha detto Benedetto XVI stilando il bilancio del suo II viaggio apostolico fuori d’Italia (25-28.5.2006) – per rinnovare in mezzo al popolo polacco l’annuncio stupendo della verità cristiana sull’uomo, creato e redento in Cristo; quella verità che tante volte Giovanni Paolo II ha proclamato con vigore per spronare tutti a essere forti nella fede, nella speranza e nell’amore. Rimanete saldi nella fede! È questa la consegna che ho lasciato ai figli dell’amata Polonia». Caratterizzato in ogni sua tappa dai riferimenti al magistero e all’operato del «grande predecessore» (cf. il discorso al clero a Varsavia e l’omelia a Cracovia), il viaggio si è concluso con la visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove il «papa che proviene dalla Germania» ha posto al centro il tema del silenzio di Dio: «Sempre di nuovo emerge la domanda: Dove era Dio in quei giorni? Perché egli ha taciuto? Come poté tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male?».

L'umanità non dimentichi. Al ritorno a Roma

Benedetto XVI - Viaggio apostolico in Polonia
«Ho colto l’occasione – ha detto Benedetto XVI stilando il bilancio del suo II viaggio apostolico fuori d’Italia (25-28.5.2006) – per rinnovare in mezzo al popolo polacco l’annuncio stupendo della verità cristiana sull’uomo, creato e redento in Cristo; quella verità che tante volte Giovanni Paolo II ha proclamato con vigore per spronare tutti a essere forti nella fede, nella speranza e nell’amore. Rimanete saldi nella fede! È questa la consegna che ho lasciato ai figli dell’amata Polonia». Caratterizzato in ogni sua tappa dai riferimenti al magistero e all’operato del «grande predecessore» (cf. il discorso al clero a Varsavia e l’omelia a Cracovia), il viaggio si è concluso con la visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove il «papa che proviene dalla Germania» ha posto al centro il tema del silenzio di Dio: «Sempre di nuovo emerge la domanda: Dove era Dio in quei giorni? Perché egli ha taciuto? Come poté tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male?».

Per una società giusta in Europa

Comitato esecutivo della COMECE
Dopo il «no» di Francia e Olanda al referendum sul Trattato costituzionale europeo, «il Consiglio europeo ha annunciato un periodo di riflessione sul futuro dell’Europa» nel giugno 2005, mentre la Commissione europea ha presentato il «Piano D per la democrazia, il dialogo e il dibattito» in ottobre: su entrambe le iniziative la presidenza di turno (Austria) presenterà un bilancio nel Consiglio europeo del giugno 2006. Il Comitato esecutivo della Commissione degli episcopati della Comunità europea (COMECE) in questo comunicato del 5 maggio da un lato valorizza «gli elementi positivi» di queste iniziative, dall’altro li ritiene insufficienti per «stimolare il confronto sul futuro dell’Europa». Esso deve coinvolgere ampiamente i cittadini europei, «deve affrontare la questione dell’eredità, dei valori e degli obiettivi dell’UE, allo scopo di far crescere il senso di appartenenza dei propri cittadini». Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Conferenza delle Chiese europee (KEK; cf. riquadro a p. 346) che propone a mo’ di slogan di «portare l’Europa più vicino ai suoi cittadini».

Le Chiese europee appoggiano il «Piano D»

M.E. G.
Dopo il «no» di Francia e Olanda al referendum sul Trattato costituzionale europeo, «il Consiglio europeo ha annunciato un periodo di riflessione sul futuro dell’Europa» nel giugno 2005, mentre la Commissione europea ha presentato il «Piano D per la democrazia, il dialogo e il dibattito» in ottobre: su entrambe le iniziative la presidenza di turno (Austria) presenterà un bilancio nel Consiglio europeo del giugno 2006. Il Comitato esecutivo della Commissione degli episcopati della Comunità europea (COMECE) in questo comunicato del 5 maggio da un lato valorizza «gli elementi positivi» di queste iniziative, dall’altro li ritiene insufficienti per «stimolare il confronto sul futuro dell’Europa». Esso deve coinvolgere ampiamente i cittadini europei, «deve affrontare la questione dell’eredità, dei valori e degli obiettivi dell’UE, allo scopo di far crescere il senso di appartenenza dei propri cittadini». Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Conferenza delle Chiese europee (KEK; cf. riquadro a p. 346) che propone a mo’ di slogan di «portare l’Europa più vicino ai suoi cittadini».

A vent'anni dalla scomparsa di Altiero Spinelli

Tommaso Padoa Schioppa
«A 65 anni dalla stesura del Manifesto di Ventotene… si deve ripartire dal nesso stretto che ognuno di noi deve realizzare – nella propria persona di cittadino, quale che sia il livello di responsabilità affidatogli – tra storia personale e azione storica». Solo così «l’Europa può superare il momento di difficoltà in cui si trova», e di diffusa sfiducia nei confronti delle sue istituzioni. Altiero Spinelli, di cui il neo-ministro dell’Economia e delle finanze, Tommaso Padoa Schioppa, ha ricordato i vent’anni dalla morte nell’intervento tenuto il 21 maggio al convegno organizzato a Ventotene dal Movimento federalista europeo pe l’occasione, seppe declinare questo nesso con una sapiente «combinazione fra la grande visione e il realismo». Spinelli distingueva, infatti, «fra capi e consiglieri: i capi sono quelli che hanno l’obbligo, quasi l’imperativo dell’opportunismo, il dovere di capire qual è il limite di ciò che si può ottenere in un particolare momento; i consiglieri sono quelli cui spetta il compito di guardare lontano, di non perdere di vista la meta a cui ci si dirige. Spinelli è stato capo e consigliere, tutta la vita».

La vita e il ministero del prete

CEI - 56° Assemblea generale
Il tema che ha caratterizzato la 56a Assemblea della Conferenza episcopale italiana (Roma, 15-19.5.2006; cf. Regno-att. 10,2006,310) è stato la vita del prete; non la definizione teologica quanto le forme della sua esperienza quotidiana, dello stile pastorale e della spiritualità. L’ampia relazione di mons. Luciano Monari, vescovo di Piacenza e vicepresidente della CEI, ha sviluppato l’identità del presbitero, la sua umanità, il discepolato e il ministero. L’attenzione alla vita affettiva, all’appartenenza al presbiterio, alle condizioni pratiche e a una regola generale di vita sono fra le accentuazioni più originali. Il discorso di Benedetto XVI conferma le scelte della CEI e accenna al rapporto con le istituzioni pubbliche («una sana laicità dello stato comporta senza dubbio che le realtà temporali si reggano secondo norme loro proprie, alle quali appartengono però anche quelle istanze etiche che trovano il loro fondamento nell’essenza stessa dell’uomo»). Nel comunicato finale si puntualizzano gli appuntamenti pastorali più rilevanti: il Convegno ecclesiale nazionale di Verona, la pastorale giovanile, la celebrazione del centenario delle settimane sociali (2007).

Nodi e prospettive

Mons. L. Monari - CEI - 56° Assemblea generale
Il tema che ha caratterizzato la 56a Assemblea della Conferenza episcopale italiana (Roma, 15-19.5.2006; cf. Regno-att. 10,2006,310) è stato la vita del prete; non la definizione teologica quanto le forme della sua esperienza quotidiana, dello stile pastorale e della spiritualità. L’ampia relazione di mons. Luciano Monari, vescovo di Piacenza e vicepresidente della CEI, ha sviluppato l’identità del presbitero, la sua umanità, il discepolato e il ministero. L’attenzione alla vita affettiva, all’appartenenza al presbiterio, alle condizioni pratiche e a una regola generale di vita sono fra le accentuazioni più originali. Il discorso di Benedetto XVI conferma le scelte della CEI e accenna al rapporto con le istituzioni pubbliche («una sana laicità dello stato comporta senza dubbio che le realtà temporali si reggano secondo norme loro proprie, alle quali appartengono però anche quelle istanze etiche che trovano il loro fondamento nell’essenza stessa dell’uomo»). Nel comunicato finale si puntualizzano gli appuntamenti pastorali più rilevanti: il Convegno ecclesiale nazionale di Verona, la pastorale giovanile, la celebrazione del centenario delle settimane sociali (2007).

Benedetto XVI ai vescovi italiani

Benedetto XVI
Ricevendo in udienza i partecipanti alla 56a Assemblea generale della CEI il 18 maggio, il papa Benedetto XVI ha rivolto loro un discorso che verte principalmente sul tema dei sacerdoti – al centro dell’assemblea – e sul prossimo Convegno ecclesiale nazionale di Verona (www.vatican.va).

Predicate il Vangelo e curate i malati

CEI - Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute
Negli ultimi anni notevoli cambiamenti sono intervenuti nel panorama della sanità italiana: aziendalizzazione, regionalizzazione dei servizi, crisi delle risorse economiche, progresso biomedico. Le profonde ricadute sia sociali sia culturali (disumanizzazione dell’ambiente, sperequazione delle prestazioni, questioni bioetiche), hanno suggerito ai vescovi italiani un intervento sul tema, dopo la riflessione compiuta nell’Assemblea generale del novembre scorso. Redatta dalla Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute e pubblicata il 5 giugno, la nota pastorale «Predicate il Vangelo e curate i malati». La comunità cristiana e la pastorale della salute propone l’«ospitalità» come dimensione capace di ispirare sia le scelte pastorali sia le politiche sanitarie verso l’umanizzazione del mondo sanitario. Tra i soggetti della pastorale, oltre alla Consulta nazionale per la pastorale della salute che firmava la precedente nota sul tema (1989), si annovera oggi un Tavolo nazionale con funzioni di collegamento tra le varie realtà e si auspica la costituzione di tavoli regionali.

Verso una nuova strategia pastorale

Nota del card. D. Tettamanzi, arcivescovo di Milano
In occasione della «messa crismale» del Giovedì santo (13 aprile) il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, ha consegnato ai suoi sacerdoti una nota. Frutto del lavoro di alcuni mesi dei vicari episcopali di zona, del vescovo e del vicario generale, il documento conferma l’orientamento verso le unità pastorali e ne specifica un modello in particolare. Si tratta della «comunità pastorale», «forma di unità pastorale tra più parrocchie… che hanno una cura pastorale unitaria e sono chiamate a un cammino unitario e coordinato». «Il soggetto a cui compete promuovere e guidare l’attività della comunità pastorale è il direttivo pastorale», composto da un sacerdote responsabile, da altri sacerdoti con responsabilità specifiche, da diaconi, consacrati e laici. Pensata come modalità peculiare, particolarmente adatta ai contesti urbani, la «comunità pastorale» risponde alla volontà dell’arcivescovo – confermata nell’omelia dettata per l’occasione – di «tenere vivo lo spirito della missione, ma anche di dare concretezza operativa e impostazione istituzionale alle forme storiche della missione». Cf. Regno-att. 10,2006,299ss.

I diritti delle donne in Africa

Unione Africana - Protocollo alla Carta africana dei diritti dell'uomo e dei pop
È entrato in vigore lo scorso 25 novembre il Protocollo alla Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli relativo ai diritti delle donne in Africa, a trenta giorni dalla consegna del 15o strumento di ratifica, presentato il 26 ottobre dal Togo. Il Protocollo era stato adottato l’11 luglio 2003 a Maputo (Mozambico) dalla seconda sessione della Conferenza dei capi di stato e di governo dell’Unione Africana, con la firma di 40 stati su 53. Ma ad aprile 2006 solo 18 lo hanno ratificato, con la vistosa assenza di Kenya e Uganda. Il testo risente dello stile dei documenti ONU, soprattutto quando si parla dei «diritti riproduttivi», espressione che sin dai tempi delle conferenze sulla donna (Nairobi 1985 e Pechino 1995) e sulla popolazione (Il Cairo 1994) è stata al centro di un aspro confronto con le massime istituzioni cattoliche. Su questo aspetto c’è da segnalare un primo intervento: la Conferenza episcopale ugandese in una lettera ufficiale (19 gennaio) ha chiesto al governo di non ratificare il Protocollo a motivo della sua apertura verso l’aborto.