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Documenti, 9/2002

Via crucis 2002: l'oggi e la croce

Giovanni Paolo II
«Collegare il mistero di Gesù nazareno con i fatti della storia contemporanea: persone e volti, circostanze e luoghi del nostro mondo costituiscono anch'essi una via crucis quotidiana, dove Cristo vive e soffre ancora in tanti nostri fratelli e sorelle: nei piccoli e nei poveri, nei diseredati e nei malati, nei carcerati e nei perseguitati, nei senza tetto e senza patria». Il tratto saliente della via crucis celebrata quest'anno da Giovanni Paolo II (29.3.2002), la lettura della passione di Gesù avendo negli occhi i drammi dell'attualità, è stato il frutto della sensibilità peculiare degli autori: 14 giornalisti di nazionalità diverse accreditati presso la Sala stampa della Santa Sede, ciascuno dei quali ha steso la meditazione e l'orazione di una stazione della via crucis, a sua scelta, sotto il coordinamento dell'Ufficio delle celebrazioni liturgiche del sommo pontefice. I 14 autori: Luigi Accattoli e Marina Ricci (Italia); John M. Thavis e Gregory Burke (USA); Alexej M. Bukalov (Russia); Henri Tincq e Sophie De Ravinel (Francia); Angel Gómez Fuentes (Spagna); Erich B. Kusch e Marie Czernin (Germania); Hiroshi Miyahira (Giappone); Jacek Moskwa (Polonia); Aura Vistas Miguel (Portogallo); Valentina Alazraki (Messico). Sul nuovo stile assunto dalla via crucis nel pontificato di Giovanni Paolo II e sul suo significato liturgico, cf. ampiamente Regno-att. 8,2002,224ss. Opuscolo, Tipografia vaticana, Città del Vaticano 2002.

Con coraggio intransigente

Incontro interdicasteriale con i cardinali degli Stati Uniti
«A causa del grande male fatto da alcuni sacerdoti e religiosi, la Chiesa stessa viene guardata con diffidenza e molti si sentono offesi per come loro appare che abbiano agito i responsabili ecclesiastici in tale questione». È lucido l'approccio di Giovanni Paolo II alla crisi di credibilità che ha investito la Chiesa cattolica negli Stati Uniti a seguito delle rivelazioni di violenze sessuali ai danni di minori compiute nel recente passato da un certo numero di sacerdoti (cf. Regno-att. 4,2002,92s; 8,2002,227; Regno-doc. 7,2002,204ss). Mentre l'«onda» della copertura mediatica raggiungeva negli Stati Uniti il suo massimo, si è allestito in tempi rapidi un «incontro interdicasteriale» tra i cardinali statunitensi, i vertici della Conferenza dei vescovi e i capi dei dicasteri romani interessati (cf. riquadro a p. 267). Duplice la prospettiva della riunione, celebrata il 23 e 24 aprile: offrire all'opinione pubblica la testimonianza che l'istituzione ecclesiale ha preso coscienza al suo massimo livello gerarchico della gravità della crisi, e coinvolgere preventivamente la Santa Sede nelle decisioni che verranno votate nel corso della prossima assemblea generale dell'episcopato (giugno 2002). Oltre al discorso di Giovanni Paolo II, pubblichiamo il saluto del card. Sodano, il Comunicato finale e un breve Messaggio rivolto dai convenuti ai sacerdoti americani. L'Osservatore romano 24.4.2002, 5; 26.4.2002, 6.

Saluto del card. Sodano

Card. A. Sodano
«A causa del grande male fatto da alcuni sacerdoti e religiosi, la Chiesa stessa viene guardata con diffidenza e molti si sentono offesi per come loro appare che abbiano agito i responsabili ecclesiastici in tale questione». È lucido l'approccio di Giovanni Paolo II alla crisi di credibilità che ha investito la Chiesa cattolica negli Stati Uniti a seguito delle rivelazioni di violenze sessuali ai danni di minori compiute nel recente passato da un certo numero di sacerdoti (cf. Regno-att. 4,2002,92s; 8,2002,227; Regno-doc. 7,2002,204ss). Mentre l'«onda» della copertura mediatica raggiungeva negli Stati Uniti il suo massimo, si è allestito in tempi rapidi un «incontro interdicasteriale» tra i cardinali statunitensi, i vertici della Conferenza dei vescovi e i capi dei dicasteri romani interessati (cf. riquadro a p. 267). Duplice la prospettiva della riunione, celebrata il 23 e 24 aprile: offrire all'opinione pubblica la testimonianza che l'istituzione ecclesiale ha preso coscienza al suo massimo livello gerarchico della gravità della crisi, e coinvolgere preventivamente la Santa Sede nelle decisioni che verranno votate nel corso della prossima assemblea generale dell'episcopato (giugno 2002). Oltre al discorso di Giovanni Paolo II, pubblichiamo il saluto del card. Sodano, il Comunicato finale e un breve Messaggio rivolto dai convenuti ai sacerdoti americani. L'Osservatore romano 24.4.2002, 5; 26.4.2002, 6.

Discorso di Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II
«A causa del grande male fatto da alcuni sacerdoti e religiosi, la Chiesa stessa viene guardata con diffidenza e molti si sentono offesi per come loro appare che abbiano agito i responsabili ecclesiastici in tale questione». È lucido l'approccio di Giovanni Paolo II alla crisi di credibilità che ha investito la Chiesa cattolica negli Stati Uniti a seguito delle rivelazioni di violenze sessuali ai danni di minori compiute nel recente passato da un certo numero di sacerdoti (cf. Regno-att. 4,2002,92s; 8,2002,227; Regno-doc. 7,2002,204ss). Mentre l'«onda» della copertura mediatica raggiungeva negli Stati Uniti il suo massimo, si è allestito in tempi rapidi un «incontro interdicasteriale» tra i cardinali statunitensi, i vertici della Conferenza dei vescovi e i capi dei dicasteri romani interessati (cf. riquadro a p. 267). Duplice la prospettiva della riunione, celebrata il 23 e 24 aprile: offrire all'opinione pubblica la testimonianza che l'istituzione ecclesiale ha preso coscienza al suo massimo livello gerarchico della gravità della crisi, e coinvolgere preventivamente la Santa Sede nelle decisioni che verranno votate nel corso della prossima assemblea generale dell'episcopato (giugno 2002). Oltre al discorso di Giovanni Paolo II, pubblichiamo il saluto del card. Sodano, il Comunicato finale e un breve Messaggio rivolto dai convenuti ai sacerdoti americani. L'Osservatore romano 24.4.2002, 5; 26.4.2002, 6.

Comunicato finale

«A causa del grande male fatto da alcuni sacerdoti e religiosi, la Chiesa stessa viene guardata con diffidenza e molti si sentono offesi per come loro appare che abbiano agito i responsabili ecclesiastici in tale questione». È lucido l'approccio di Giovanni Paolo II alla crisi di credibilità che ha investito la Chiesa cattolica negli Stati Uniti a seguito delle rivelazioni di violenze sessuali ai danni di minori compiute nel recente passato da un certo numero di sacerdoti (cf. Regno-att. 4,2002,92s; 8,2002,227; Regno-doc. 7,2002,204ss). Mentre l'«onda» della copertura mediatica raggiungeva negli Stati Uniti il suo massimo, si è allestito in tempi rapidi un «incontro interdicasteriale» tra i cardinali statunitensi, i vertici della Conferenza dei vescovi e i capi dei dicasteri romani interessati (cf. riquadro a p. 267). Duplice la prospettiva della riunione, celebrata il 23 e 24 aprile: offrire all'opinione pubblica la testimonianza che l'istituzione ecclesiale ha preso coscienza al suo massimo livello gerarchico della gravità della crisi, e coinvolgere preventivamente la Santa Sede nelle decisioni che verranno votate nel corso della prossima assemblea generale dell'episcopato (giugno 2002). Oltre al discorso di Giovanni Paolo II, pubblichiamo il saluto del card. Sodano, il Comunicato finale e un breve Messaggio rivolto dai convenuti ai sacerdoti americani. L'Osservatore romano 24.4.2002, 5; 26.4.2002, 6.

Un appuntamento che si ripete

G. Mc.
«A causa del grande male fatto da alcuni sacerdoti e religiosi, la Chiesa stessa viene guardata con diffidenza e molti si sentono offesi per come loro appare che abbiano agito i responsabili ecclesiastici in tale questione». È lucido l'approccio di Giovanni Paolo II alla crisi di credibilità che ha investito la Chiesa cattolica negli Stati Uniti a seguito delle rivelazioni di violenze sessuali ai danni di minori compiute nel recente passato da un certo numero di sacerdoti (cf. Regno-att. 4,2002,92s; 8,2002,227; Regno-doc. 7,2002,204ss). Mentre l'«onda» della copertura mediatica raggiungeva negli Stati Uniti il suo massimo, si è allestito in tempi rapidi un «incontro interdicasteriale» tra i cardinali statunitensi, i vertici della Conferenza dei vescovi e i capi dei dicasteri romani interessati (cf. riquadro a p. 267). Duplice la prospettiva della riunione, celebrata il 23 e 24 aprile: offrire all'opinione pubblica la testimonianza che l'istituzione ecclesiale ha preso coscienza al suo massimo livello gerarchico della gravità della crisi, e coinvolgere preventivamente la Santa Sede nelle decisioni che verranno votate nel corso della prossima assemblea generale dell'episcopato (giugno 2002). Oltre al discorso di Giovanni Paolo II, pubblichiamo il saluto del card. Sodano, il Comunicato finale e un breve Messaggio rivolto dai convenuti ai sacerdoti americani. L'Osservatore romano 24.4.2002, 5; 26.4.2002, 6.

Messaggio ai sacerdoti degli Stati Uniti

«A causa del grande male fatto da alcuni sacerdoti e religiosi, la Chiesa stessa viene guardata con diffidenza e molti si sentono offesi per come loro appare che abbiano agito i responsabili ecclesiastici in tale questione». È lucido l'approccio di Giovanni Paolo II alla crisi di credibilità che ha investito la Chiesa cattolica negli Stati Uniti a seguito delle rivelazioni di violenze sessuali ai danni di minori compiute nel recente passato da un certo numero di sacerdoti (cf. Regno-att. 4,2002,92s; 8,2002,227; Regno-doc. 7,2002,204ss). Mentre l'«onda» della copertura mediatica raggiungeva negli Stati Uniti il suo massimo, si è allestito in tempi rapidi un «incontro interdicasteriale» tra i cardinali statunitensi, i vertici della Conferenza dei vescovi e i capi dei dicasteri romani interessati (cf. riquadro a p. 267). Duplice la prospettiva della riunione, celebrata il 23 e 24 aprile: offrire all'opinione pubblica la testimonianza che l'istituzione ecclesiale ha preso coscienza al suo massimo livello gerarchico della gravità della crisi, e coinvolgere preventivamente la Santa Sede nelle decisioni che verranno votate nel corso della prossima assemblea generale dell'episcopato (giugno 2002). Oltre al discorso di Giovanni Paolo II, pubblichiamo il saluto del card. Sodano, il Comunicato finale e un breve Messaggio rivolto dai convenuti ai sacerdoti americani. L'Osservatore romano 24.4.2002, 5; 26.4.2002, 6.

Pietà popolare e liturgia

Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti
«Conoscere il valore della pietà popolare, tutelarne la genuina sostanza, purificarla dove fosse necessario, illuminarla con la luce della sacra Scrittura, orientarla alla sacra liturgia, senza contrapporla a essa»: con queste parole, nella conferenza-stampa del 9 aprile scorso, il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti card. Medina Estévez ha presentato le finalità del nuovo Direttorio su pietà popolare e liturgia, di cui presentiamo qui il «Decreto» di pubblicazione e l'«Introduzione». Approvato dalla plenaria della Congregazione svoltasi il 26-28 settembre 2001 (cf., nel riquadro a p. 272, il Messaggio rivolto da Giovanni Paolo II) dopo essere giunto alla terza bozza, il lungo testo (288 paragrafi) si compone di due parti: «Linee emergenti», che «fornisce i punti di riferimento ricavati dalla storia, dal Magistero e dalla teologia, da tener presenti in vista di armonizzare la pietà popolare con la liturgia»; e «Orientamenti», che «si presenta come un insieme di proposte operative, senza pretendere di passare in rassegna esaustiva tutti gli usi esistenti» (mons. Tamburrino alla conferenza-stampa; cf. «Introduzione», n. 4). Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti, volume (304 pp.), Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 2002, 15-29.

Lettera all'Azione cattolica

CEI - Consiglio permanente
«Intendiamo esprimere la convinzione che l’Azione cattolica continua a essere una preziosa esperienza di cui la Chiesa – e ogni Chiesa particolare – non possono fare a meno». È il segnale di un rinnovato investimento da parte dei vescovi italiani nella più antica associazione cattolica italiana questa lettera datata 12 marzo e firmata dal Consiglio permanente (cf. Regno-att. 8,2002,241). Sono trascorsi tre anni dalla nota, a firma del card. Ruini (Regno-doc. 11,1999,356), che accompagnava la nomina di Paola Bignardi a presidente dell'Azione cattolica e che manifestava perplessità complessive rispetto all'associazione: in particolare per l'impegno politico assunto da alcuni suoi aderenti e per la scarsa visibilità su alcuni temi cari alla CEI quali famiglia, vita, scuola cattolica ecc. Oggi i vescovi «sanno di poter fare affidamento» sull'Azione cattolica, alla quale viene riconosciuto un ruolo insostituibile nella recezione del concilio Vaticano II e in generale nella gestione della pastorale ordinaria. La fiducia data all'associazione, ribadita dal segretario della CEI, mons. G. Betori, durante l'assemblea elettiva dell'associazione (25-28 aprile 2002; cf. in questo numero a p. 278), permane anche quando si registrano «difficoltà che stanno appesantendo la vitalità dell'Azione cattolica» e che rischiano di offuscare la consapevolezza che essa costituisce «una "singolare forma di ministerialità laicale" (Paolo VI)». Per questo i vescovi si dicono disposti ad accompagnare l'associazione lungo il cammino del rinnovamento «della vita interna e della stessa configurazione statutaria… insieme alla ricerca di strade nuove per la missione». Originale: stampa da supporto magnetico in nostro possesso

Lo Statuto è definitivo

Rinnovamento nello Spirito
Rinnovamento nello Spirito Lo Statuto è definitivo Il 14 marzo 2002 il Rinnovamento nello Spirito, associazione privata di fedeli fondata in Italia nel 1972 e riconducibile al più ampio movimento carismatico cattolico, festeggiava a Roma con un’udienza dei responsabili dal papa i 30 anni dalla fondazione; contemporaneamente, il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana dava l’approvazione in forma definitiva allo Statuto dell’associazione (cf. riquadro a p. 290), dopo i cinque anni di approvazione «ad experimentum» (cf. Regno-att. 4,1996,89 e 8,2002,240). Lo Statuto delinea le finalità dell’associazione e descrive l’organizzazione dei fedeli secondo una struttura territoriale: a partire dai gruppi essa si sviluppa in tre livelli concentrici (locale, regionale e nazionale) e in più soggetti istituzionali per ogni livello (coordinatore, Comitato e Consiglio). Originale: stampa (23.4.2002) da sito Internet ufficiale del Rinnovamento nello Spirito www.rns-italia.it.

«Siate fedeli allo Statuto»

Card. C. Ruini
Il card. Ruini: �Siate fedeli allo Statuto� Il card. Ruini: "Siate fedeli allo Statuto" Il 14 marzo 2002, giorno in cui il Rinnovamento nello Spirito festeggiava i 30 anni dalla fondazione (cf. in questo numero a p. 000), durante la celebrazione eucaristica tenutasi nel pomeriggio a San Giovanni in Laterano il presidente della CEI card. Camillo Ruini ha annunciato ai...

Prendersi cura della vita

Conferenza episcopale della Scandinavia
La lettera pastorale della Conferenza episcopale della Scandinavia Prendersi cura della vita, sebbene pubblicata lo scorso 11 febbraio in occasione della giornata di preghiera per i malati, tocca argomenti di straordinaria attualità, specie alla luce della recente sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, chiamata il 29 aprile scorso a esprimersi per la prima volta in materia di eutanasia e di suicidio assistito. Il documento dei vescovi scandinavi si sofferma con esauriente puntualità sulla visione cattolica del malato e della malattia nel contesto familiare, sociale e medico-sanitario. I paesi che sono stati a buon diritto considerati la culla del welfare, e in cui la sanità funziona in modo assai più soddisfacente che altrove, si trovano oggi a confronto con temi spinosi, quali il rapporto medico-paziente nel contesto spesso freddo e asettico dell’ospedale, l’accanimento e la sperimentazione terapeutica, la donazione degli organi, la crescente sensibilità dell’opinione pubblica sui temi del dolore, dell’eutanasia, del diritto all’autodeterminazione del paziente. La Chiesa cattolica, voce minoritaria nei paesi scandinavi, propone una lettura della materia alla luce del Vangelo e della sua secolare tradizione di vicinanza e sensibilità al mondo degli infermi. Originale: stampa da sito Internet www.catholic.se. Nostra traduzione dall'inglese.

Diventare vescovo, restare teologo

Mons. Joseph Doré, arcivescovo di Strasburgo
«Se da quando sono diventato vescovo, la mia stima per la teologia... non ha fatto che aumentare, se mi è stato concesso di crescere nella fede... oso affermare che ho visto bene anche la necessità di sviluppare al tempo stesso un atteggiamento di maggiore bontà». Con tratto discorsivo e volutamente autobiografico mons. J. Doré, arcivescovo di Strasburgo dal 1997, riflette sul rapporto e la permanenza di un legame tra l'essere stato teologo nella Chiesa, ministero da lui esercitato per più di un ventennio presso l'Institute catholique di Parigi, e l'essere divenuto pastore di una Chiesa particolare. L'occasione per questa rilettura ed esposizione pubblica del proprio vissuto è stata offerta da un...., dal titolo Diventare vescovo e restare teologo, tenutosi a Straburgo il... Nella testimonianza di mons. Doré emergono i tratti di una continuità rispetto alla qualità accademica della ricerca teologica, quelli di un nuovo posizionamento dell'habitus teologico nello spazio dell'esercizio del ministero episcopale, e di una ridefinizione del sapere critico della fede a partire dall'affinamento della sensibilità verso la vita delle persone affidate alla propria responsabilità pastorale. Rimanere teologo diventando vescovo non implica solo l'osmosi tra due ministeri ecclesiali, è anche il compito che continuamente si ripropone all'esercizio personale della fede, e alla qualità pubblica della sua attestazione, dentro i variegati contesti di vita che essa attraversa per essere segno della bontà di Dio verso ogni condizione dell'umano. Originale: stampa da supporto magnetico. Nostra traduzione dal francese.

Un'Unione da sognare e riformare

Giscard d'Estaing alla Convenzione sul futuro dell'Europa
«I lavori della Convenzione presentano il carattere di una rifondazione intellettuale del futuro dell’Unione Europea». Nel discorso introduttivo del presidente Valery Giscard d’Estaing alla seduta inaugurale della Convenzione (Bruxelles, 28.2.2002) viene ribadita e sviluppata la percezione dei più alti soggetti istituzionali circa l’importanza storica cruciale dell’attuale momento per il futuro dell’Europa. Essa era emersa già nello scorso dicembre al Consiglio europeo di Laeken (14-15.12.2001), che nella contestuale Dichiarazione (cf. riquadro a p. 311) convocava una «Convenzione sul futuro dell’Unione Europea» con il compito «di esaminare le questioni essenziali che il futuro sviluppo dell’Unione comporta e di ricercare le diverse soluzioni possibili». Le preoccupazioni principali, a cui Giscard orienta il progetto: avvicinare l’Europa ai cittadini, con una maggiore semplicità e trasparenza; armonizzare appartenenza europea e identità nazionali; creare un consenso che prepari la strada a una Costituzione europea. Stampa da supporto magnetico in nostro possesso; sottotitoli redazionali. Sul Consiglio di Laeken e il contributo delle Chiese cf. anche Regno-att. 22,2001,741; 2,2002,1; e in questo numero alle pp. 316 e 319.

Dichiarazione di Laeken sul futuro dell'Unione Europea

Dichiarazione di Laeken sul futuro dell'Unione Europea Dichiarazione di Laeken sul futuro dell'Unione Europea Al termine del Consiglio europeo tenutosi a Laeken (Belgio, 14-15.12.2001) a conclusione del semestre di presidenza belga, è stata adottata la seguente Dichiarazione sul futuro dell�Unione Europea, che prefigura le riforme necessarie ad adeguare le istituzioni comunitarie...

La Santa Sede e l'Europa

Mons. Celestino Migliore
«Le religioni non sono chiamate a fare l’unità dell’Europa. Esse svolgono nella società il ruolo del profeta». Intervenendo al III Forum internazionale della Fondazione Alcide De Gasperi (Roma, 22-23.2.2002), dedicato al tema «L'Europa nel pensiero e nell'opera di Giovanni Paolo II», il sotto-segretario vaticano per i rapporti con gli stati mons. Celestino Migliore ha messo a fuoco il contributo specifico che la Chiesa cattolica si propone di offrire al processo d’integrazione dell’Europa (cf. anche in questo numero a p. 309). Le questioni principali intorno a cui la Santa Sede si concentra sono identificate nella difesa del principio di sussidiarietà, che ha origine nella centralità della persona; nel dialogo ecumenico e interreligioso; nell’elaborazione giuridica sulle questioni bioetiche; e nell’attività pattizia, «una modalità concreta, diretta, con la quale la Santa Sede e le Chiese tendono a fissare in un accordo, dando loro così maggiore visibilità e coerenza, alcuni valori dell'Europa unita che desideriamo, quali la sussidiarietà, il rispetto e la valorizzazione di tutte le sue forze, comprese quelle spirituali e religiose». Originale: stampa da supporto magnetico. Sottotitoli redazionali.

Risposta sull'Europa

Patriarcato di Mosca
Il 27 marzo 2002 il Dipartimento per le relazioni esterne, presieduto da Cirillo di Smolensk, ha reso nota la Risposta ufficiale del Patriarcato di Mosca al «Libro bianco sulla governance europea» pubblicato dalla Commissione europea in data 25.7.2001. Due i temi su cui s'incentra la reazione positiva e propositiva della Chiesa di Mosca: il contributo che le nazioni di cultura ortodossa possono apportare allo sviluppo dell'integrazione europea; forme e istituzioni per un'effettiva cooperazione a livello internazionale. Da un lato, il Patriarcato di Mosca si trova direttamente chiamato in causa dal processo di integrazione dell'Europa a motivo della giurisdizione che esso mantiene sulle Chiese ortodosse di alcuni degli stati dell'Est che prossimamente entreranno a far parte dell'Unione europea (soprattutto la regione baltica); dall'altro si tratta di accompagnare, e trovare riconoscimento, all'interno del quadro degli intensificati rapporti politici ed economici fra la Russia e l'Unione europea stessa. Gli ambiti di contributo specifico dell'ortodossia e della sua cultura nel processo di unificazione europea sono quelli del dialogo interreligioso, delle questioni sociali ed etiche, dei rapporti fra culture diverse, di una collaborazione per giungere a un sistema di difesa «pan-europeo». «La Chiesa ortodossa russa è pronta a prendere parte alla costruzione di un'esistenza armonica delle varie religioni in Europa e all'elaborazione di una giurisprudenza sullo status delle comunità religiose nel futuro dell'Europa». Originale: stampa (1.4.2002) da sito Internet www.russian-orthodox-church.org.ru; nostra traduzione dall'inglese.