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Documenti, 17/2002

Dialogo alla prova

Mosca - Roma
La fase di gelo che attraversano attualmente i rapporti tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa russa si può ricondurre a una diversa lettura ecclesiologica dei concetti di «proselitismo» e «territorio canonico». A completamento degli editoriali con i quali Il Regno ha seguito e commentato le vicende recenti (Regno-att. 4,2002,84s; 16,2002,514), proponiamo i documenti principali che esprimono le posizioni su cui le due Chiese sono attestate e le riflessioni di teologi e pastori sugli spazi di dialogo possibili. – «La Chiesa è chiamata a dialogare con il mondo attraverso il cuore», discorso del metropolita Cirillo di Smolensk e Kaliningrad, responsabile del Dipartimento per le relazioni ecclesiali esterne del Patriarcato di Mosca, all'Istituto statale delle relazioni internazionali di Mosca (19.2.2002, dal sito del Patriarcato di Mosca www.russian-orthodox-church.org.ru; nostra traduzione dall’inglese, sottotitoli redazionali. Cf. il riquadro a p. 522). – «Le radici teologiche del conflitto tra Mosca e Roma», del card. Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (La Civiltà cattolica 153[2002] 1, 16.3.2002, 531-541). – La Dichiarazione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa sull'istituzione di nuove diocesi cattoliche in Ucraina (17.7.2002 dal sito del Patriarcato di Mosca; nostra traduzione dall’inglese). – «Il dialogo fra cattolici e ortodossi alla prova. La difficile comunicazione», di Hervé Legrand op, direttore dell’Istituto superiore di studi ecumenici (Parigi) e membro della Commissione di dialogo fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa in Francia (Prêtres diocésains, agosto-settembre 2002, 314ss; nostra traduzione dal francese). – «Riflessioni sulle diverse opinioni della Chiesa ortodossa russa e della Chiesa cattolica romana riguardo all'uso del concetto di “territorio canonico”», testo che esprime il parere personale di Filarete, metropolita di Minsk e Sluzk ed esarca patriarcale di tutta la Bielorussia (agosto 2002; stampa da supporto magnetico, nostra traduzione dal tedesco).

Il dialogo del cuore

Cirillo di Smolensk
Ecumenismo: il dialogo fra cattolici e ortodossi alla prova Ecumenismo Mosca-Roma Dialogo alla prova La fase di gelo che attraversano attualmente i rapporti tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa russa si può ricondurre a una diversa lettura ecclesiologica dei concetti di "proselitismo" e "territorio canonico". A completamento degli editoriali...

Il Memorandum russo sul «proselitismo cattolico»

D. S.
Il Memorandum russo sul �proselitismo� cattolico Il Memorandum russo sul "proselitismo" cattolico È un dettagliato e duro cahier de doléances il Memorandum intitolato Il proselitismo cattolico tra la popolazione ortodossa in Russia, risposta del metropolita Cirillo di Smolensk, responsabile del Dipartimento per le relazioni ecclesiali esterne del Patriarcato di Mosca,...

Le radici teologiche

W. Kasper
Ecumenismo: il dialogo fra cattolici e ortodossi alla prova Ecumenismo Mosca-Roma Dialogo alla prova La fase di gelo che attraversano attualmente i rapporti tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa russa si può ricondurre a una diversa lettura ecclesiologica dei concetti di "proselitismo" e "territorio canonico". A completamento degli editoriali...

La difficile comunicazione

H. Legrand
Ecumenismo: il dialogo fra cattolici e ortodossi alla prova Ecumenismo Mosca-Roma Dialogo alla prova La fase di gelo che attraversano attualmente i rapporti tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa russa si può ricondurre a una diversa lettura ecclesiologica dei concetti di "proselitismo" e "territorio canonico". A completamento degli editoriali...

Il «territorio canonico»

Filarete di Minsk
Ecumenismo: il dialogo fra cattolici e ortodossi alla prova Ecumenismo Mosca-Roma Dialogo alla prova La fase di gelo che attraversano attualmente i rapporti tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa russa si può ricondurre a una diversa lettura ecclesiologica dei concetti di "proselitismo" e "territorio canonico". A completamento degli editoriali...

Gli ortodossi e il CEC

Rapporto finale della Commissione speciale
Le Chiese ortodosse «identificano se stesse con la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica», e tale autocomprensione ecclesiologica condiziona «il modo nel quale le Chiese interpretano lo scopo del movimento ecumenico e i suoi strumenti, compreso il Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC)» (n. 15). Sono questi gli elementi di fondo che hanno orientato il Rapporto finale della Commissione speciale per la partecipazione degli ortodossi al CEC, costituitasi all'indomani dell'VIII Assemblea del Consiglio (Harare 1998) e che ha presentato all'ultimo Comitato centrale i risultati del suo lavoro (Ginevra, 26.8-3.9.2002; cf. Regno-att. 16,2002,516). A valle della questione ecclesiologica, il Rapporto esamina in dettaglio quattro ambiti: risposta a questioni sociali ed etiche; preghiera comune negli incontri del CEC; modalità per le decisioni da prendere insieme; questioni di appartenenza e rappresentanza. Il contesto della partecipazione ortodossa al CEC ne risulta illimpidito nelle motivazioni, anche se alcune proposte della Commissione (che si trasforma in organismo permanente) andranno verificate alla prova dei fatti. Per la comprensione del livello dell'intesa raggiunta dalla commissione sui due ambiti cruciali della preghiera comune e dell'assunzione di un modello consensuale per l'elaborazione delle decisioni, risultano assai utili le relative «Appendici». Originale: stampa da sito Internet www.wcc-coe.org. Nostra traduzione dall'inglese.

Lettera da Ottmaring

KEK-CCEE
Lettera da Ottmaring Lettera da Ottmaring Al fine di fare una valutazione sul processo di ricezione della Charta oecumenica (approvata a Strasburgo nell'aprile 2001; cf. Regno-doc. 9,2001,315; Regno-att. 10,2001,313) nei diversi contesti europei, il comitato congiunto CCEE-KEK ha convocato a Ottmaring, in Germania, dal 7 al 10 settembre scorsi, una consultazione. Cinquanta delegati...

I laici per la missione della Chiesa

IV Convegno delle Chiese di Sicilia
A un anno dalla conclusione del IV Convegno ecclesiale regionale (Acireale, 20-24.3.2001), i vescovi siciliani hanno steso il documento conclusivo che porta la data della Pentecoste 2002. Intitolato Una presenza per servire: nella storia fermento per il Regno. Laici per la missione della Chiesa in Sicilia nel terzo millennio, il testo riprende i principali argomenti trattati dall’assemblea (cf. Regno-att. 8,2001,233; Regno-doc. 9,2001,269): l’attuale momento culturale, lo sviluppo dei temi conciliari inerenti il laicato e la Chiesa come comunità, la necessità di una conversione ecclesiale, lo specifico della vocazione laicale - in particolare nell’ambito della famiglia e delle associazioni – la necessità della formazione. Centrale è nel documento «la necessità di un’onesta disamina circa la penetrazione dello spirito del Concilio nelle nostre Chiese», specialmente per ciò che riguarda temi quali l’«ecclesiologia di comunione», la «pastorale missionaria, che si contrappone a una pastorale di pura conservazione», il «riconoscimento dell’“originaria eguaglianza della dignità di chierici e laici”, fondata sul comune sacerdozio battesimale, e [la] “essenziale differenza” tra essi, fondata anch’essa su base sacramentale ma unicamente finalizzata al “servizio”; [la] riscoperta di una Chiesa che la potenza dell’unico e medesimo Spirito rende interamente carismatica e ministeriale». Da notare i numerosi riferimenti ai testi della CEI degli anni settanta e all’Evangelii nuntiandi di Paolo VI.

Andiamo alla messa

D. Coletti, vescovo di Livorno
«Una lettera non è un trattato di teologia né un progetto pastorale. È una serie di confidenze che il vostro vescovo vuole farvi, per condividere con ciascuno di voi la passione che lo anima e lo spinge a servire il regno di Dio». Con tono colloquiale e appassionato il vescovo di Livorno, mons. Diego Coletti, scrive in data 29.6.2002 questa lettera pastorale, intitolata Andiamo alla messa. A partire da sette figure idealtipiche del partecipante medio alle celebrazioni liturgiche domenicali («se non vieni a messa per ignoranza»; «se vieni semplicemente per abitudine»; «se vieni solo per senso del dovere»; «se vieni per ottenere un vantaggio»; «se vieni per fare una bella esperienza spirituale»; «se vieni per far festa con gli amici»; «se vieni per stare con il “tuo” Gesù»), vengono da un lato fotografate le realtà delle messe nelle parrocchie e dall’altro individuate le principali lacune catechetico-liturgiche su cui la diocesi è invitata a riflettere e a lavorare. A fronte infatti di una scarsa frequenza alla liturgia domenicale e ancor più feriale, afferma Coletti, non vi è sempre un livello qualitativo elevato nella partecipazione dei fedeli e nella cura di quella che il Concilio ha definito «fonte e culmine di tutta la vita cristiana» (LG 11; cf. SC 10). Originale: stampa da supporto magnetico in nostro possesso.

La società e la speranza dei cristiani

Mons. G. Betori al Convegno delle ACLI
«È ancora possibile sperare, quando le minacce sono così evidenti e apparentemente invincibili? ... E da dove attingere risorse per nutrire di speranza la vita, soprattutto la vita dei più deboli, di coloro – individui e popoli – che sono ai margini di uno sviluppo che sembra tutto travolgere, uomini e cose, nazioni e ambienti?». In un intervento intitolato «Minacce e speranze per gli uomini e le donne del XXI secolo», tenuto il 6 settembre 2002 al Convegno nazionale di studi delle ACLI su «Il Welfare che verrà. La nuova frontiera dei diritti nel tempo della globalizzazione» (Vallombrosa, 6-8.9.2002), il segretario generale della Conferenza episcopale italiana Giuseppe Betori traccia una riflessione sulla capacità dei cristiani di interpretare i segni della storia per essere in grado di dare una direzione ai propri progetti: «non si può pensare di essere cristiani, che animano della loro presenza la società, senza misurarsi anzitutto nell’interpretazione di essa». Le minacce che incombono sull’uomo del nostro tempo (perdita dell’identità personale, frantumazione, particolarismo, massificazione) possono essere affrontate attraverso la comprensione sempre più profonda del «mistero di Cristo nella storia... Il riferimento a Cristo come realtà interna alla storia, costitutiva di essa, è ciò che qualifica i credenti e la loro missione nel mondo; soprattutto, è ciò che rende possibile sfuggire alla duplice opposta deriva dell'utopia e della rinuncia». Originale: bollettino ACLI oggi. Speciale Vallombrosa, 3-8.

Papi nostro che sei nei cieli

Alois Kothgasser, vescovo, e i bambini di Innsbruck
«Lasciate che i bambini vi facciano dono delle loro domande sulla fede e non ostacolateli in questo... Noi adulti siamo cresciuti nella fede e a volte siamo anche un po' invecchiati in essa. Così la fede non ha più l'entusiasmo e la forza dell'inizio. Voi bambini potete aiutarci a riscoprire l'entusiasmo dell'inizio». Mons. Alois Kothgasser, vescovo di Innsbruck, si è fatto aiutare nella stesura di questa lettera pastorale da alcuni giovanissimi: Pia, Lena, Viktoria, Barbara, Myriam, Nadine e Nina. A loro ha lasciato la scelta del tema, e ne è uscita una fresca ed essenziale riflessione sul Padre nostro: Dov’è Dio, là è il cielo (giugno 2002). In breve tempo il testo è andato esaurito; a due settimane dalla lettura nelle parrocchie e nelle scuole, erano arrivate al vescovo 500 risposte dei bambini alla parte interattiva finale, che affidava ai piccoli il compito di contribuire alla realizzazione di un grande quadro con un disegno o un lavoretto manuale e di rispondere ad alcune domande sul Padre nostro. A tutt’oggi le risposte pervenute sono oltre un migliaio. «Noi, bambini e adulti, ritroveremo la gioia della fede e vivremo di essa solo se condivideremo le preoccupazioni, le domande e le speranze e non dimenticheremo mai che Dio è, e resta, il nostro Abba».

L'ufficio petrino al servizio dell'unità

Card. Avery Dulles
«Nel dialogo ecumenico, il valore simbolico e reale del primato del papa dovrebbe essere affermato con fiducia». In un discorso pronunciato all'Università di Salford, in Inghilterra, il 19 febbraio 2002, il card. Avery Dulles, teologo e docente di religione e società presso la Fordham University di New York, ha riiesaminato le discussioni sul primato petrino nei dialoghi ecumenici con ortodossi, anglicani e luterani, e anche fra gli stessi cattolici, tra i quali non mancano divergenze intorno a questioni come il principio di sussidiarietà, l'autorità del sinodo dei vescovi, o il potere della curia romana. «Se l'ecumenismo fosse travisato nel senso di raggiungere facili accordi mediante compromessi, il papato potrebbe essere giustamente considerato come un ostacolo all'unità. Ma se il cammino dell'ecumenismo viene visto più correttamente come uno strumento di arricchimento reciproco, i cattolici possono esaltare il papato come un dono serbato con fiducia per tutte le Chiese e per tutti i cristiani». Se il papa dovesse diventare più affine al patriarca ecumenico ortodosso, all'arcivescovo di Canterbury o al presidente della Federazione luterana mondiale, le tensioni ecumeniche sarebbero ridotte sì, «ma è meno chiaro se questo farebbe anche progredire la causa dell'unità dei cristiani... Anche se un'eccessiva centralizzazione dovrebbe naturalmente essere evitata, il papato non dovrebbe compromettere il suo status di segno e strumento di unità». Il primato del papa «tutela i fedeli dall'essere soggetti a giurisdizioni concorrenti». The Petrine Office at the Service of Unity, in Origins 31(2002) 42, 704-708. Nostra traduzione dall’inglese.

Aggiornare la versione marxista

Pan Yue sulle religioni in Cina
Il vicedirettore dell’Ufficio per la riforma del sistema economico del Consiglio di stato Pan Yue ha firmato il 16 dicembre 2001 sui due quotidiani Huaxia Shibao e Shenzen Special Zone Daily un articolo, intitolato Quale tipo di prospettiva dovremmo avere sulla religione: la visione marxista della religione si deve adeguare ai tempi (cf. Regno-att. 8,2002,272). Secondo Yue occorre passare dall’interpretazione di Lenin che intese alla lettera l’espressione di Marx sulla religione come «oppio dei popoli» a una maggiormente «razionale» e «adeguata ai tempi», in base alla quale essa è una «componente della sovrastruttura». Un cambiamento necessario anche perché in Cina «stiamo pagando il prezzo» degli errori della politica religiosa di stampo leninista. Il testo, per quanto apparso in quotidiani periferici e non ufficiali del partito, ha avuto una certa eco e ha provocato due tipi di reazioni da parte degli osservatori religiosi. Da un lato vi è chi ha sottolineato che sia la spendita del nome dell’autore, al quale andrebbe addebitata anche la svolta liberista in campo economico, sia il fatto che l’articolo si sia situato proprio a ridosso della chiusura dell’Incontro nazionale di lavoro sulle religioni (Pechino, 10-12.12.2001) siano un segnale di cambiamento all’interno del Partito comunista cinese. Dall’altro vi è invece chi ha notato che il testo non tratta né di libertà religiosa né del valore in sé della fede e che, al contrario, esso tenta di creare un fronte compatto nel quale far rientrare i credenti per un’adesione piena al regime e ai suoi programmi (su questo tema cf. anche Regno-att. 12,2002,419ss).