A
"Io non mi vergogno del Vangelo"

"Io non mi vergogno del Vangelo"

Confessioni di un povero blogger: nella rete c'è più odio che nella realtà

L. Accattoli
Da tre anni tengo un blog (www.luigiaccattoli.it) che è ora l’attività che mi impegna di più dopo quella delle conferenze. Considero anzi il blog una continuazione dei dialoghi che intreccio in occasione degli incontri pubblici ai quali sono invitato, con le domande e le risposte che ci si scambia al microfono e dopo, spenti i microfoni. Come nelle conferenze così nel blog io tratto un tema, i «visitatori » reagiscono e io, se posso, rispondo. Ma nei blog ciò avviene con due differenze principali: l’aggressività e la dominante di destra.

«La carità è magnanima». Se Paolo scrivesse oggi ai Corinti

L. Accattoli
A che penserebbe oggi l’apostolo Paolo dicendo «la carità è magnanima »? Allora era un richiamo ai cristiani di Corinto, che circa nel 53 d.C. si cavavano gli occhi sostenendo fazioni allo stato nascente: «Io sono di Apollo, io sono di Paolo». Proprio come noi che diciamo «o con Biffi o con Martini».

Bambini ebrei e leggi razziali. Nel racconto di Mirjam Viterbi e in altri casi

L. Accattoli
Durante il passaggio del piccolo corteo, alcuni ignari soldati tedeschi scattarono sull'attenti»: belli questi guerrieri ariani che salutano l'accompagnamento al cimitero di una donna ebrea morta ad Assisi nel monastero delle clarisse di San Quirico, dov'era rifugiata durante l'occupazione tedesca. Più bello ancora il fascistissimo podestà di Assisi, che per rassicurare gli ebrei che si sono messi sotto la sua protezione telefona in loro presenza al comando tedesco chiedendo se in zona ci siano dei «porci ebrei» e tira «un grosso respiro di sollievo» alla risposta negativa. Anche il lettore respira leggendo il racconto del salvataggio di un gruppo di famiglie ebraiche attuato ad Assisi da un'organizzazione clandestina che faceva capo al vescovo Placido Nicolini: M. VITERBI BEN HORIN, Con gli occhi di allora. Una bambina ebrea e le leggi razziali, Morcelliana, Brescia 2008 (Regno-att. 18,2008,629).

Don Salvatore Arcifa. Ritratto di un prete all'antica

L. Accattoli
Ognuno che frequenti la Chiesa conosce preti colti e riservati che ancora oggi vestono in talare, amano il latino, non guidano l’automobile e non usano il computer. Qui parlo di quelli che ho conosciuto raccontando di uno di loro che non ho mai incontrato: don Salvatore Arcifa che vive ad Acireale e ha compiuto 80 anni in settembre. È stato insegnante di lettere nei licei e si è poi dedicato a tempo pieno al ministero delle confessioni. L’ho conosciuto attraverso un «libro-testamento», come lo chiama, intitolato Colligite fragmenta (Raccogliete i pezzi avanzati), che ha pubblicato in edizione numerata e ha regalato agli amici in occasione dell’ottantesimo.

Io sono lo scarabocchio di Dio. Ricordo di don Benzi a un anno dalla morte

L. Accattoli

In viaggio con i papi. 95 volte nel mondo e 70 in Italia

L. Accattoli
Novantacinque viaggi sono molti» ha detto il papa al ritorno da Lourdes, quando p. Lombardi mi ha presentato per un saluto: «Viaggia con noi per l’ultima volta, perché a dicembre compie 65 anni e va in pensione». Ho detto a Benedetto che tutti i viaggi papali mi erano «piaciuti». Ha osservato: «Se ne va così giovane». Ho risposto che era una «nostra regola» e non una mia scelta. Si fa presto a dire «95 viaggi»: l’espressione è troppo rapida e per uno lento come me non dice molto. Provo a integrarla con qualche particolare dall’Alaska all’Egitto, da Balvano a La Verna.

Il pastore mite. Ricordo personalissimo del vescovo Egger

L. Accattoli
Ringrazio particolarmente mio fratello gemello Kurt»: così è scritto nel testamento del vescovo Wilhelm Egger, che un infarto ci ha rubato il 16 agosto. Un poco lo conoscevo e meglio conosco il fratello e so qualcosa – a motivo degli incontri che ho avuto con l’uno e l’altro a Bressanone durante la vacanza del papa, tra il 28 luglio e l’11 agosto (cf. in questo numero a p. 576)– di quel loro essere gemelli: che ne sia stato da piccoli, quando restarono soli a nove anni e furono presi in casa da una zia e come siano cresciuti insieme, lieti di ciò e legatissimi, fino a condividere la chiamata a farsi cappuccini e – ancora dopo – il tutto della vita.

Il giornalista e il cardinale. Che cosa impara un giornalista a frequentare il card. Ruini

L. Accattoli
Ti andrebbe di conoscere mons. Ruini? È da poco a Roma e ha qualche difficoltà a orientarsi nel mondo dei media»: così mi diceva al telefono Romano Prodi – allora presidente dell’IRI – nel settembre del 1986. L’ultima occasione di parlare con il card. Ruini l’ho avuta all’inizio di giugno, quando mi telefonò per invitarmi a tenere «una testimonianza» sulla speranza al convegno della diocesi di Roma (9-11 giugno). Qui dirò del vescovo e card. Ruini – ora che ha lasciato anche il vicariato di Roma – narrando qualcosa dei miei rapporti con lui, che sono stati sobri ma costanti.

Batto le mani a Paolo Giuntella. Giullare della "speranza imprudente"

L. Accattoli
«La vita è più bella della prudenza. E anche Dio con l’incarnazione del suo Logos una certa imprudenza l’ha commessa. Il Natale è la nostra imprudente speranza di vincere la scommessa della vita»: con questo sms Paolo Giuntella aveva augurato l’ultimo «buon Natale» agli amici. Da esso parto per ricordare l’«imprudente speranza» che Paolo ha saputo attestare fino all’ultimo. Se ne è andato il 22 maggio a 61 anni, stremato dal male, eppure, anche noi che sapevamo, abbiamo avuto l’impressione che sia partito all’improvviso, avendolo visto con trepidazione al Tg1 che teneva ancora la postazione del Quirinale nei giorni di avvio del III governo Berlusconi.

I mafiosi devoti. Mons. Pennisi e la sua chiesa

L. Accattoli
Sono contento di aver conosciuto il vescovo di Piazza Armerina Michele Pennisi prima attraverso il mio blog e poi nella sua casa e nella sua Chiesa, ospite per conferenze e per una vacanza: sono così aiutato a cogliere – spero – la giusta valenza del lavoro che sta compiendo sul fronte della mafia.