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Documenti, 7/2021, 01/04/2021, pag. 211

Non si benedicono le unioni omosessuali

Congregazione per la dottrina della fede

La Chiesa non dispone del potere di impartire la benedizione a unioni di persone dello stesso sesso. Lo afferma il Responsum della Congregazione per la dottrina della fede a un dubium circa la benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso, pubblicato il 15 marzo insieme a una Nota esplicativa e a un Articolo di commento. Infatti «non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso», perché tali unioni non sono ordinate «in funzione dei disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore». Purtuttavia sono presenti in tali unioni «elementi positivi, che in sé sono… da apprezzare e valorizzare».

Il brevissimo documento della Congregazione per la dottrina della fede, che ha suscitato un acceso dibattito nell’opinione pubblica ecclesiale, intende chiarire la posizione della Santa Sede rispetto a «progetti e proposte di benedizioni per unioni di persone dello stesso sesso» che si stanno diffondendo «in alcuni ambiti ecclesiali», per esempio nei paesi di lingua tedesca.

 

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Documenti, 2021-11

Sulla comunione ai politici pro aborto

Card. Luis F. Ladaria, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ai vescovi degli Stati Uniti

Dopo l’elezione del cattolico liberal Joe Biden alla Casa Bianca nel novembre 2020, una delle prime iniziative da parte di un gruppo di vescovi della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB) è stata quella di trattare il problema della partecipazione alla comunione eucaristica da parte del presidente e della «confusione» che il ruolo di Biden avrebbe creato nei cattolici circa il vero insegnamento della Chiesa (cf. Regno-att. 6,2021,183), e formulare una linea di condotta (policy) nazionale sull’ammissione alla comunione di politici cattolici a favore delle leggi che permettono aborto, eutanasia o altri mali morali. Con una lettera datata 7 maggio al presidente della USCCB José Gomez, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il card. Luis F. Ladaria, chiede ai vescovi di dare la priorità alla conservazione dell’unità tra loro nel discutere i temi riguardanti la vita. E nota che «sarebbe fuorviante» se una dichiarazione sull’indegnità di alcuni cattolici a ricevere la comunione «dovesse dare l’impressione che solo l’aborto e l’eutanasia costituiscono l’unico tema grave dell’insegnamento morale e sociale cattolico che domanda il massimo livello di responsabilità da parte dei cattolici».

Documenti, 2021-1

La formula del battesimo

Congregazione per la dottrina della fede

Non è valido, e va rifatto, il battesimo amministrato con le parole: «A nome del papà e della mamma, del padrino e della madrina, dei nonni, dei familiari, degli amici, a nome della comunità noi ti battezziamo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», con una «deliberata modifica della formula sacramentale» introdotta «per sottolineare il valore comunitario del battesimo, per esprimere la partecipazione della famiglia e dei presenti e per evitare l’idea della concentrazione di un potere sacrale nel sacerdote a discapito dei genitori e della comunità».

Lo ha precisato la Congregazione per la dottrina della fede, pubblicando il 6 agosto delle Risposte a quesiti proposti sulla validità del battesimo conferito con la formula «Noi ti battezziamo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», accompagnate da una Nota dottrinale circa la modifica della formula sacramentale del battesimo.

Infatti, spiega la Nota, «modificare di propria iniziativa la forma celebrativa di un sacramento non costituisce un semplice abuso liturgico, come trasgressione di una norma positiva, ma un vulnus inferto a un tempo alla comunione ecclesiale e alla riconoscibilità dell’azione di Cristo, che nei casi più gravi rende invalido il sacramento stesso».

Documenti, 2021-1

La moralità di alcuni vaccini

Congregazione per la dottrina della fede

In 6 brevi punti la Congregazione per la dottrina della fede mette a tacere l’area no vax cattolica, che sta cavalcando la questione della derivazione di alcuni vaccini da «linee cellulari provenienti da tessuti ottenuti da due feti abortiti non spontaneamente». La Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-COVID-19, pubblicata il 21 dicembre scorso, sviluppa tre punti. Sul primo, relativo alla «cooperazione al male» di chi sviluppa il vaccino o di chi lo riceve, basandosi su documenti del 2005, del 2008 e del 2017, la Congregazione afferma che è «remota» e il «dovere morale di evitare tale cooperazione materiale passiva non è vincolante se vi è un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave». Evidentemente ciò non legittima neppure indirettamente la «pratica dell’aborto». Un secondo punto chiarisce che quanti «per motivi di coscienza rifiutano i vaccini» devono rispondere anche al dovere morale di non «divenire veicolo di trasmissione dell’agente infettivo» soprattutto per coloro che non possono vaccinarsi «e che sono le persone più vulnerabili». Il terzo è un invito, rivolto alle case farmaceutiche, da un lato a sviluppare vaccini eticamente accettabili da tutti e dall’altro a renderli «accessibili anche ai paesi più poveri e in modo non oneroso per loro. La mancanza di accesso ai vaccini, altrimenti, diverrebbe un altro motivo di discriminazione e di ingiustizia».