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Documenti, 9/2013

Care sorelle, siate madri. Assemblea plenaria dell’Unione internazionale delle superiore generali

Francesco
«La consacrata è madre, deve essere madre e non “zitella”! Scusatemi se parlo così, ma è importante questa maternità della vita consacrata, questa fecondità! Questa gioia della fecondità spirituale animi la vostra esistenza; siate madri, come figura di Maria madre e della Chiesa madre» (n. 1). Destinata a entrare nell’antologia delle parole memorabili di Francesco, l’esortazione alle religiose a perseguire la fecondità spirituale è stata pronunciata durante l’intervento del papa (il primo da molti anni a questa parte) all’Assemblea plenaria dell’Unione internazionale delle superiore generali (UISG), svoltasi a Roma dal 3 al 7 mag gio scorsi e dedicata a «Il servizio dell’autorità secondo il Vangelo» (cf. in questo numero alle pp. 260ss). Il discorso di papa Bergoglio è articolato su tre punti: Cristo e il suo Vangelo, vissuto nella pratica di obbedienza, povertà e castità, come approdo dell’esodo cui la vita religiosa continuamente chiama; il servizio come unico, vero modo di esercizio dell’autorità; l’ecclesialità come dimensione costitutiva della vita consacrata: «non è possibile che una consacrata e un consacrato non “sentano” con la Chiesa» (n. 3).

Care sorelle, siate madri. Il servizio dell’autorità (Discorso alla UISG)

Francesco
«La consacrata è madre, deve essere madre e non “zitella”! Scusatemi se parlo così, ma è importante questa maternità della vita consacrata, questa fecondità! Questa gioia della fecondità spirituale animi la vostra esistenza; siate madri, come figura di Maria madre e della Chiesa madre» (n. 1). Destinata a entrare nell’antologia delle parole memorabili di Francesco, l’esortazione alle religiose a perseguire la fecondità spirituale è stata pronunciata durante l’intervento del papa (il primo da molti anni a questa parte) all’Assemblea plenaria dell’Unione internazionale delle superiore generali (UISG), svoltasi a Roma dal 3 al 7 mag gio scorsi e dedicata a «Il servizio dell’autorità secondo il Vangelo» (cf. in questo numero alle pp. 260ss). Il discorso di papa Bergoglio è articolato su tre punti: Cristo e il suo Vangelo, vissuto nella pratica di obbedienza, povertà e castità, come approdo dell’esodo cui la vita religiosa continuamente chiama; il servizio come unico, vero modo di esercizio dell’autorità; l’ecclesialità come dimensione costitutiva della vita consacrata: «non è possibile che una consacrata e un consacrato non “sentano” con la Chiesa» (n. 3).

Alle Madres e alle Abuelas di Plaza de Mayo

A. Camilleri
Nel contesto di una serie di positivi contatti tra papa Bergoglio e le associazioni argentine che custodiscono la memoria dei desaparecidos durante il tragico periodo della dittatura militare (1976-1983), il 18 aprile scorso i media del paese latinoamericano hanno dato notizia di una lettera che il sottosegretario per i Rapporti con gli stati, mons. A. Camilleri, ha inviato a nome di Francesco a Hebe de Bonafini, presidente delle Madres de Plaza de Mayo, in risposta alla lettera di saluto che l’associazione aveva indirizzato al neoeletto papa il 21 marzo. Pochi giorni dopo, il 24 aprile, al termine dell’udienza generale, Francesco ha salutato calorosamente una delegazione delle Abuelas (nonne) de Plaza De Mayo, guidata dalla presidente Estela de Carlotto. Pubblichiamo qui il testo della lettera di mons. Camilleri (www.ilsismografo.blogspot.it).

Care sorelle, siate madri. La collaborazione tra le congregazioni (Comunicato della Sala stampa)

Francesco
«La consacrata è madre, deve essere madre e non “zitella”! Scusatemi se parlo così, ma è importante questa maternità della vita consacrata, questa fecondità! Questa gioia della fecondità spirituale animi la vostra esistenza; siate madri, come figura di Maria madre e della Chiesa madre» (n. 1). Destinata a entrare nell’antologia delle parole memorabili di Francesco, l’esortazione alle religiose a perseguire la fecondità spirituale è stata pronunciata durante l’intervento del papa (il primo da molti anni a questa parte) all’Assemblea plenaria dell’Unione internazionale delle superiore generali (UISG), svoltasi a Roma dal 3 al 7 mag gio scorsi e dedicata a «Il servizio dell’autorità secondo il Vangelo» (cf. in questo numero alle pp. 260ss). Il discorso di papa Bergoglio è articolato su tre punti: Cristo e il suo Vangelo, vissuto nella pratica di obbedienza, povertà e castità, come approdo dell’esodo cui la vita religiosa continuamente chiama; il servizio come unico, vero modo di esercizio dell’autorità; l’ecclesialità come dimensione costitutiva della vita consacrata: «non è possibile che una consacrata e un consacrato non “sentano” con la Chiesa» (n. 3).

Modelli di autorità postconciliari. Relazione alla Plenaria della UISG (Roma, 3-7.5.2013)

M.J. Mananzan osb
«Non sarà così tra voi (Mt 20,26). Il servizio dell’autorità secondo il Vangelo». È stato questo il tema dell’Assemblea plenaria dell’Unione internazionale delle superiore generali (UISG), celebrata a Roma tra il 3 e il 7 maggio. Nel corso dei lavori, durante i quali le partecipanti hanno incontrato il card. Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, e papa Francesco (cf. in questo numero alle pp. 257ss), è stato messo a tema il servizio dell’autorità nelle comunità religiose. La relazione della benedettina M.J. Mananzan che pubblichiamo mette a fuoco tre modelli di autorità radicati in larga misura nella svolta ecclesiologica del Vaticano II. Collegialità, partecipazione e sussidiarietà hanno infatti sviluppato nel postconcilio forme di leadership «di servizio» e «condivise», ma anche un esercizio del potere pensato non più come «controllo», bensì come «cura e compassione». Ne scaturisce – a favore di tutta la Chiesa, ma anche della società nel suo complesso – un volto dell’autorità responsabile e capace di creare in una comunità «un clima di fiducia e di libertà» nel quale i membri sono «confermati, valorizzati e guariti dalle loro ferite».

Nuovo regolamento. Prefettura degli affari economici della Santa Sede

T. card. Bertone
Il nuovo regolamento della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, promulgato il 22 febbraio 2012 dal segretario di stato, Tarcisio Bertone, è stato presentato lo scorso 18 dicembre nell’Aula vecchia del sinodo, nel corso di un convegno introdotto da un discorso dello stesso Bertone. Istituita dalla riforma della curia di Paolo VI, nel 1967, il primo regolamento della Prefettura – incaricata «della gestione degli affari economici della Santa Sede», ovvero della conoscenza, del controllo, della vigilanza e del coordinamento «di tutti gli investimenti e le operazioni economiche più importanti della Santa Sede» – risale al 1968. Con il nuovo regolamento «si ritorna allo spirito originario»: la Prefettura si pone come ente superiore alle singole amministrazioni vaticane, in diretto rapporto con la Segreteria di stato, con la quale concorda «le linee di indirizzo e programmazione». Il nuovo regolamento, ha ricordato Bertone, viene significativamente promulgato mentre la Santa Sede ha scelto di adeguarsi «alle norme internazionali di controllo finanziario» (cf. Regno- doc. 11,2012,334ss) e di conseguenza in un momento in cui «la necessaria trasparenza delle attività economiche e fi nanziarie esige un impegno sempre più incisivo e congiunto di correttezza».

Nuovo regolamento. Alla presentazione (Discorso del card. T. Bertone)

T. card. Bertone
Il nuovo regolamento della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, promulgato il 22 febbraio 2012 dal segretario di stato, Tarcisio Bertone, è stato presentato lo scorso 18 dicembre nell’Aula vecchia del sinodo, nel corso di un convegno introdotto da un discorso dello stesso Bertone. Istituita dalla riforma della curia di Paolo VI, nel 1967, il primo regolamento della Prefettura – incaricata «della gestione degli affari economici della Santa Sede», ovvero della conoscenza, del controllo, della vigilanza e del coordinamento «di tutti gli investimenti e le operazioni economiche più importanti della Santa Sede» – risale al 1968. Con il nuovo regolamento «si ritorna allo spirito originario»: la Prefettura si pone come ente superiore alle singole amministrazioni vaticane, in diretto rapporto con la Segreteria di stato, con la quale concorda «le linee di indirizzo e programmazione». Il nuovo regolamento, ha ricordato Bertone, viene significativamente promulgato mentre la Santa Sede ha scelto di adeguarsi «alle norme internazionali di controllo finanziario» (cf. Regno- doc. 11,2012,334ss) e di conseguenza in un momento in cui «la necessaria trasparenza delle attività economiche e fi nanziarie esige un impegno sempre più incisivo e congiunto di correttezza».

Nuovo regolamento. Il regolamento

T. card. Bertone
Il nuovo regolamento della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, promulgato il 22 febbraio 2012 dal segretario di stato, Tarcisio Bertone, è stato presentato lo scorso 18 dicembre nell’Aula vecchia del sinodo, nel corso di un convegno introdotto da un discorso dello stesso Bertone. Istituita dalla riforma della curia di Paolo VI, nel 1967, il primo regolamento della Prefettura – incaricata «della gestione degli affari economici della Santa Sede», ovvero della conoscenza, del controllo, della vigilanza e del coordinamento «di tutti gli investimenti e le operazioni economiche più importanti della Santa Sede» – risale al 1968. Con il nuovo regolamento «si ritorna allo spirito originario»: la Prefettura si pone come ente superiore alle singole amministrazioni vaticane, in diretto rapporto con la Segreteria di stato, con la quale concorda «le linee di indirizzo e programmazione». Il nuovo regolamento, ha ricordato Bertone, viene significativamente promulgato mentre la Santa Sede ha scelto di adeguarsi «alle norme internazionali di controllo finanziario» (cf. Regno- doc. 11,2012,334ss) e di conseguenza in un momento in cui «la necessaria trasparenza delle attività economiche e fi nanziarie esige un impegno sempre più incisivo e congiunto di correttezza».

La famiglia: speranza per l’Italia. Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali

Comitato scientifico e organizzatore - Settimane sociali dei cattolici italiani
Nelle sue tre partizioni – famiglia come luogo della persona, come nucleo delle relazioni sociali e come soggetto di politiche sociali ed economiche – Il Documento preparatorio alla 47a Settimana sociale dei cattolici italiani (Torino, 12-15.9.2013) comprende e sviscera tutti i principali capitoli inerenti questo fondamentale e, oggi, fragile soggetto. «Gli interrogativi e le sfide talvolta radicali posti dall’attuale evoluzione della società», la cui analisi è la ragion d’essere delle Settimane sociali, sono infatti numerosi: dalla questione del matrimonio omosessuale alle convivenze; dalla famiglia come soggetto delle politiche sociali al rapporto tra regolamentazione giuridica e dinamiche sociali; dai problemi economici al lavoro, fino alla scuola, alle tasse, al welfare, all’immigrazione, agli stili di vita. La discussione che il testo auspica vorrebbe anche accompagnarsi al farsi «rete» di tante singole e piccole buone prassi. Per questo «tutti sono invitati (…) a partecipare al dibattito» scrivendo a: settimanesociali@chiesacattolica.it.

Una Chiesa madre. Nota pastorale sull’iniziazione cristiana dei bambini

Conferenza episcopale piemontese
«La pastorale battesimale pone al centro i bambini, si rivolge direttamente ai loro genitori, ha la sua prima e principale responsabilità nella comunità cristiana». La centralità dei bambini, la missione delle famiglie (da promuovere e sostenere) e il compito della comunità cristiana sono i tre fuochi intorno ai quali ruota la nota pastorale che i vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta rivolgono ai sacerdoti e alle comunità parrocchiali. Pubblicata nella Festa del Battesimo del Signore (13.1.2013), la nota è strutturata in quattro capitoli. Dopo aver motivato la scelta del tema, il testo offre «alcune coordinante teologiche e pastorali sul battesimo dei più piccoli, l’iniziazione cristiana, il ruolo della famiglia e la responsabilità della comunità parrocchiale». Più applicativo il terzo capitolo, che si sofferma su «priorità, criteri e proposte per elaborare un progetto di pastorale battesimale», con l’intento di offrire «non soluzioni, ma orientamenti». In conclusione, si rivolge uno sguardo ai compiti del vescovo, del servizio diocesano e della parrocchia nell’elaborazione «sapiente, creativa e coraggiosa» di una rinnovata proposta d’iniziazione cristiana, un’esigenza che dovrà unire «motivazione e impegno, ma anche pazienza e gradualità».

L’istituzionalizzazione del Cammino neocatecumenale

B. Sven Anuth
«Con l’approvazione dello Statuto, del Direttorio catechetico e dei suoi riti particolari, e con la stima che gli hanno ripetutamente dimostrato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, il Cammino neocatecumenale è ampiamente immunizzato di fronte alle critiche in seno alla Chiesa. Resta da vedere se e in che misura è disposto ad accogliere l’appello di papa Ratzinger, ripetuto nel 2012, e a cercare la comunione anche con i vescovi diocesani, al cui servizio deve essere secondo l’art. 1 § 2 del suo Statuto». Bernhard Sven Anuth, docente di Diritto canonico presso la Facoltà di teologia cattolica dell’Università di Tübingen, nel corposo saggio «Il Cammino neocatecumenale: fortunato, innovativo, controverso. Sul l’istituzionalizzazione di un “movimento” nella Chiesa cattolica romana» esamina origine, sviluppo e caratteristiche distintive di questo movimento, insieme alle innovazioni che la sua istituzionalizzazione ha introdotto nell’applicazione del Codice di diritto canonico, per chiarire quali sfide esso comporti per la Chiesa, la teologia e la pastorale.

Il Regno Documenti 9 2013. La rivista completa in un unico file

Redazione
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