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Documenti, 13/2010

La Chiesa e il «nemico». Conclusione dell'anno sacerdotale e solennità dei ss. Pietro e Paolo

Benedetto XVI
Due significative omelie sono state recentemente pronunciate da Benedetto XVI in San Pietro: quella per la conclusione dell’anno sacerdotale (11 giugno) e quella per la solennità dei santi Pietro e Paolo (29 giugno). In entrambe il papa interpreta alla luce della parola di Dio proclamata nella liturgia questioni assai gravi nella vita della Chiesa contemporanea, come «la violenza nei confronti dei piccoli, nella quale il sacerdozio come compito della premura di Dio a vantaggio del l’uomo viene volto nel suo contrario», o il pericolo che viene alla Chiesa dalle persecuzioni e ancor più «da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità», come le divisioni e gli egoismi di cui parlava già san Paolo. Nei giorni immediatamente precedenti la solennità dei santi Pietro e Paolo il papa ha rivolto un messaggio a mons. Léonard, arcivescovo di Malines-Bruxelles, dopo che l’autorità giudiziaria aveva perquisito l’arcivescovado e la cattedrale di Malines (cf. riquadro a p. 386), e ha ricevuto il card. Schönborn, arcivescovo di Vienna, per un’udienza chiarificatrice rispetto ad alcune sue recenti dichiarazioni.

La Chiesa e il «nemico». Il bastone e il vincastro: Omelia a conclusione dell'anno sacerdotale

Benedetto XVI
Due significative omelie sono state recentemente pronunciate da Benedetto XVI in San Pietro: quella per la conclusione dell’anno sacerdotale (11 giugno) e quella per la solennità dei santi Pietro e Paolo (29 giugno). In entrambe il papa interpreta alla luce della parola di Dio proclamata nella liturgia questioni assai gravi nella vita della Chiesa contemporanea, come «la violenza nei confronti dei piccoli, nella quale il sacerdozio come compito della premura di Dio a vantaggio del l’uomo viene volto nel suo contrario», o il pericolo che viene alla Chiesa dalle persecuzioni e ancor più «da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità», come le divisioni e gli egoismi di cui parlava già san Paolo. Nei giorni immediatamente precedenti la solennità dei santi Pietro e Paolo il papa ha rivolto un messaggio a mons. Léonard, arcivescovo di Malines-Bruxelles, dopo che l’autorità giudiziaria aveva perquisito l’arcivescovado e la cattedrale di Malines (cf. riquadro a p. 386), e ha ricevuto il card. Schönborn, arcivescovo di Vienna, per un’udienza chiarificatrice rispetto ad alcune sue recenti dichiarazioni.

Perquisizioni in Belgio: deplorevoli modalità

Benedetto XVI
I tre brevi documenti che seguono, pubblicati dalla Sala stampa della Santa Sede il 25 e il 27 giugno scorsi (www.vatican.va), si riferiscono alle perquisizioni effettuate il 24 giugno dall’autorità giudiziaria belga presso l’arcivescovado di Malines-Bruxelles e all’interno della stessa cattedrale di Malines, e relative alla documentazione raccolta dalla Commissione per il trattamento delle violenze sessuali nel quadro di una relazione pastorale (organismo istituito dagli stessi vescovi e superiori maggiori del Belgio nel 2000).

La Chiesa e il «nemico». Liberati da ogni male: Omelia nella solennità dei ss. Pietro e Paolo

Benedetto XVI
Due significative omelie sono state recentemente pronunciate da Benedetto XVI in San Pietro: quella per la conclusione dell’anno sacerdotale (11 giugno) e quella per la solennità dei santi Pietro e Paolo (29 giugno). In entrambe il papa interpreta alla luce della parola di Dio proclamata nella liturgia questioni assai gravi nella vita della Chiesa contemporanea, come «la violenza nei confronti dei piccoli, nella quale il sacerdozio come compito della premura di Dio a vantaggio del l’uomo viene volto nel suo contrario», o il pericolo che viene alla Chiesa dalle persecuzioni e ancor più «da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità», come le divisioni e gli egoismi di cui parlava già san Paolo. Nei giorni immediatamente precedenti la solennità dei santi Pietro e Paolo il papa ha rivolto un messaggio a mons. Léonard, arcivescovo di Malines-Bruxelles, dopo che l’autorità giudiziaria aveva perquisito l’arcivescovado e la cattedrale di Malines (cf. riquadro a p. 386), e ha ricevuto il card. Schönborn, arcivescovo di Vienna, per un’udienza chiarificatrice rispetto ad alcune sue recenti dichiarazioni.

Schoenborn - Santa Sede: equivoci e chiarimenti

Sala stampa vaticana
Il 28 giugno scorso la Sala stampa della Santa Sede (www.vatican.va) ha riferito con il comunicato che segue i contenuti di un’udienza concessa da Benedetto XVI all’arcivescovo di Vienna, card. Schönborn, e conclusasi alla presenza dei cardd. Sodano e Bertone. All’origine dell’udienza alcune «recenti dichiarazioni» del card. Schönborn, in particolare quelle riferite il 5 maggio scorso dall’agenzia austriaca Kathpress e pronunciate il 28 aprile durante un incontro riservato con un gruppo di giornalisti.

La croce e la pazienza. Viaggio apostolico a Cipro (4-6 giugno 2010)

Benedetto XVI
«Dove i cristiani sono in minoranza, dove soffrono privazioni a causa delle tensioni etniche e religiose, molte famiglie prendono la decisione di andare via, e anche i pastori sono tentati di fare lo stesso. In situazioni come queste, tuttavia, un sacerdote, una comunità religiosa, una parrocchia che rimane salda e continua a dar testimonianza a Cristo è un segno straordinario di speranza non solo per i cristiani, ma anche per quanti vivono nella regione». Nei discorsi, negli incontri e nei gesti che hanno contrassegnato la visita apostolica di Be nedetto XVI nella Repubblica di Ci pro (4-6.6.2010; cf. Regno-att. 12,2010,361) ha avuto un ruolo di primo piano il tema della pace, che in un contesto difficile per i cristiani come quello me diorientale – è del 3 giugno la notizia dell’uccisione di mons. Luigi Padovese in Turchia – assume i contorni della speranza. Nel corso della visita il papa ha consegnato ai membri del Con siglio speciale per il Medio Oriente l’Instrumentum laboris dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, che si svolgerà nel prossimo ottobre.

La croce e la pazienza. Comunione reale benché imperfetta: Celebrazione ecumenica a Pafos

Benedetto XVI
«Dove i cristiani sono in minoranza, dove soffrono privazioni a causa delle tensioni etniche e religiose, molte famiglie prendono la decisione di andare via, e anche i pastori sono tentati di fare lo stesso. In situazioni come queste, tuttavia, un sacerdote, una comunità religiosa, una parrocchia che rimane salda e continua a dar testimonianza a Cristo è un segno straordinario di speranza non solo per i cristiani, ma anche per quanti vivono nella regione». Nei discorsi, negli incontri e nei gesti che hanno contrassegnato la visita apostolica di Be nedetto XVI nella Repubblica di Ci pro (4-6.6.2010; cf. Regno-att. 12,2010,361) ha avuto un ruolo di primo piano il tema della pace, che in un contesto difficile per i cristiani come quello me diorientale – è del 3 giugno la notizia dell’uccisione di mons. Luigi Padovese in Turchia – assume i contorni della speranza. Nel corso della visita il papa ha consegnato ai membri del Con siglio speciale per il Medio Oriente l’Instrumentum laboris dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, che si svolgerà nel prossimo ottobre.

La croce e la pazienza. La croce e la speranza: Omelia alla messa con i sacerdoti

Benedetto XVI
«Dove i cristiani sono in minoranza, dove soffrono privazioni a causa delle tensioni etniche e religiose, molte famiglie prendono la decisione di andare via, e anche i pastori sono tentati di fare lo stesso. In situazioni come queste, tuttavia, un sacerdote, una comunità religiosa, una parrocchia che rimane salda e continua a dar testimonianza a Cristo è un segno straordinario di speranza non solo per i cristiani, ma anche per quanti vivono nella regione». Nei discorsi, negli incontri e nei gesti che hanno contrassegnato la visita apostolica di Be nedetto XVI nella Repubblica di Ci pro (4-6.6.2010; cf. Regno-att. 12,2010,361) ha avuto un ruolo di primo piano il tema della pace, che in un contesto difficile per i cristiani come quello me diorientale – è del 3 giugno la notizia dell’uccisione di mons. Luigi Padovese in Turchia – assume i contorni della speranza. Nel corso della visita il papa ha consegnato ai membri del Con siglio speciale per il Medio Oriente l’Instrumentum laboris dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, che si svolgerà nel prossimo ottobre.

L'Instrumentum laboris e il Sinodo per il Medio Oriente

Benedetto XVI
Nel corso del viaggio a Cipro, il 6 giugno Benedetto XVI ha reso noto l’Instrumentum laboris dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, consegnandone una copia a ciascun membro del Consiglio speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi al termine della messa (L’Osservatore romano 7-8.6.2010, 9; in questo numero a p. 395).

Medio Oriente: comunione e testimonianza. Instrumentum laboris Assemblea speciale Sinodo dei vescovi

N. Eterovic, Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi
Sulla base di quanto afferma l’Instrumentum laboris, l’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi («La Chiesa cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola” (At 4,32)», Roma, 10-24.10) partirà da una costatazione: «La storia ha fatto sì che diventassimo un piccolo gregge. Ma noi con la nostra condotta, possiamo tornare ad essere una presenza che conta» (n. 118). Il documento, che raccoglie le risposte ai Lineamenta (cf. Regno-doc. 3,2010,87) e sulla base del quale i sinodali si prepareranno all’incontro, è stato reso pubblico nel corso del viaggio di Benedetto XVI a Cipro (cf. in questo numero a p. 391), ed è organizzato in tre capitoli: la Chiesa cattolica in Medio Oriente; la comunione ecclesiale; la testimonianza cristiana. Fra i punti di maggiore evidenza: la domanda per una «laicità positiva» e l’invocazione della pace, consapevoli che i conflitti dell’area sono all’origine dell’emigrazione dei cristiani; la questione dei rapporti con l’islam e l’e braismo, che fa da cerniera fra i temi esterni e quelli interni alla vita ecclesiale.

Verità su Propaganda fide. Card. Crescenzio Sepe; Sala stampa della Santa Sede

C. card. Sepe; Sala stampa vaticana
Indagato dalla Procura di Perugia nell’ambito di un’inchiesta sulla ristrutturazione e la vendita di alcuni im mobili di proprietà della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli (già «de propaganda fide»), di cui l’attuale arcivescovo di Napoli fu prefetto dal 2001 al 2006, dopo essere stato dal 1997 segretario del Comitato del grande giubileo dell’anno 2000, il card. Crescenzio Sepe ha inteso «rendere conto» delle vicende giudiziarie che lo riguardano in una lettera aperta all’«amata Chiesa di Napoli», resa nota il 21 giugno nel corso di una conferenza stampa, «per amore della verità, nella consapevolezza di avere sempre agito secondo coscienza, avendo come unico obiettivo il bene della Chiesa». «A tutela della buona fama» dell’ex Propaganda fide, il 28 giugno è intervenuta la Sala stampa della Santa Sede con una Nota in merito alla Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, per «richiamare a tutti l’identità, il valore e il profondo significato di un’istituzione vitale per la Santa Sede e per l’intera Chiesa cattolica».

Verità su Propaganda fide. Un pastore deve rendere conto

C. card. Sepe
Indagato dalla Procura di Perugia nell’ambito di un’inchiesta sulla ristrutturazione e la vendita di alcuni im mobili di proprietà della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli (già «de propaganda fide»), di cui l’attuale arcivescovo di Napoli fu prefetto dal 2001 al 2006, dopo essere stato dal 1997 segretario del Comitato del grande giubileo dell’anno 2000, il card. Crescenzio Sepe ha inteso «rendere conto» delle vicende giudiziarie che lo riguardano in una lettera aperta all’«amata Chiesa di Napoli», resa nota il 21 giugno nel corso di una conferenza stampa, «per amore della verità, nella consapevolezza di avere sempre agito secondo coscienza, avendo come unico obiettivo il bene della Chiesa». «A tutela della buona fama» dell’ex Propaganda fide, il 28 giugno è intervenuta la Sala stampa della Santa Sede con una Nota in merito alla Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, per «richiamare a tutti l’identità, il valore e il profondo significato di un’istituzione vitale per la Santa Sede e per l’intera Chiesa cattolica».

Verità su propaganda fide. A tutela della buona fama

Sala stampa vaticana
Indagato dalla Procura di Perugia nell’ambito di un’inchiesta sulla ristrutturazione e la vendita di alcuni im mobili di proprietà della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli (già «de propaganda fide»), di cui l’attuale arcivescovo di Napoli fu prefetto dal 2001 al 2006, dopo essere stato dal 1997 segretario del Comitato del grande giubileo dell’anno 2000, il card. Crescenzio Sepe ha inteso «rendere conto» delle vicende giudiziarie che lo riguardano in una lettera aperta all’«amata Chiesa di Napoli», resa nota il 21 giugno nel corso di una conferenza stampa, «per amore della verità, nella consapevolezza di avere sempre agito secondo coscienza, avendo come unico obiettivo il bene della Chiesa». «A tutela della buona fama» dell’ex Propaganda fide, il 28 giugno è intervenuta la Sala stampa della Santa Sede con una Nota in merito alla Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, per «richiamare a tutti l’identità, il valore e il profondo significato di un’istituzione vitale per la Santa Sede e per l’intera Chiesa cattolica».

Essere comunità cristiana oggi. Settimana nazionale di aggiornamento pastorale (COP)

E. Castellucci
Al termine «parrocchia», sia guardando alla Chiesa di oggi, sia ripercorrendone lo sviluppo storico, corrisponde una vastissima tipologia di comunità radunate attorno all’eucaristia. Ma si può richiamare la realtà delle «domus Ecclesiae» del II e III secolo, come fa il teologo Erio Castellucci (docente di ecclesiologia alla Facoltà teologica del l’Emilia Romagna) in questa relazione presentata alla LX Settimana di aggiornamento pastorale (cf. riquadro a p. 425), al fine non tanto di «vagheggiare una riedizione», quanto di «recuperarne al cuni aspetti, che possono dare vigore anche alle comunità eucaristiche di oggi, parrocchie singole o unite nella forma di unità e comunità pastorali». Tali aspetti sono: l’importanza del territorio, il valore della fraternità e della prossimità, il clima familiare e l’ap porto della sensibilità femminile, lo spazio da riservare ai carismi e ai ministeri, la modalità di esercizio del ministero di presidenza. «Nella convinzione che lo Spirito continua a suggerire alla Chiesa, anche in questi difficili tempi, dei cammini che non sono di semplice difesa o rimpianto, ma di rilancio e fiducia nel futuro».

Lettera ai parrocchiani rimasti senza prete

Gli amici del COP
La LX Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, organizzata dal Centro di orientamento pastorale (COP) a Como-Capiago nei giorni 21-24 giugno 2010, aveva per tema: «Nuove forme di comunità cristiana. Le relazioni pastorali tra clero, religiosi, laici e territorio». Alla presenza di oltre 220 persone tra chierici (vescovi e presbiteri) e laici, sono intervenuti, tra gli altri, G. Villata (responsabile del Centro studi e documentazione della diocesi di Torino), che ha presentato i risultati di una ricerca curata dal COP sulle unità pastorali, E. Castellucci, il cui testo è ripreso in queste pagine, e mons. M. Crociata, segretario generale della CEI. I lavori si sono chiusi con le «prospettive pastorali» delineate dal presidente del COP, mons. D. Sigalini, e la diffusione – come è nella tradizione di questa manifestazione – di una breve Lettera che qui riproduciamo (file in nostro possesso). Gli Atti verranno pubblicati quanto prima presso le Edizioni Dehoniane Bologna.

La libertà religiosa. Rapporto del Segretariato ai vescovi della COMECE

I vescovi della Commissione degli episcopati della Comunità europea (COMECE)
La libertà religiosa «è una libertà fondamentale che include tutte le religioni o convinzioni, comprese quelle che non sono tradizionalmente praticate in un determinato paese, le convinzioni delle persone appartenenti a minoranze religiose, nonché le convinzioni non teiste o atee». Data questa importante dichiarazione adottata dal Consiglio dell’Unione Europea lo scorso 16 novembre, i vescovi della Commissione degli episcopati della Comunità Europea (COMECE) hanno a loro volta fatto proprio nel corso della loro Assemblea plenaria di primavera (14-16.4.2010) il rapporto La libertà religiosa. Fon da mento della politica dei diritti umani nelle re lazioni estere dell’Unione Europea, elaborato dal Segretariato della COMECE. Alle istituzioni europee, a partire dal loro dovere di proteggere e promuovere questo diritto fondamen tale, si raccomanda di eser citare pressioni sugli stati nei quali la libertà religiosa è ristretta o violata; di vegliare sull’effettività del diritto; di sostenere i dialoghi con le autorità religiose nei paesi terzi; di inserire un polo «religione» nella politica estera del l’Unione.

Il crocifisso e l'Europa. Corte europea dei diritti dell'uomo: Lautsi contro Italia

Corte europea dei diritti dell'uomo; Governo italiano
Il 30 giugno si è riunita a Strasburgo la Grande camera della Corte europea dei diritti dell’uomo per discutere del ricorso presentato dal governo italiano (28 gennaio) contro la sentenza (II sezione della medesima Corte del 3.11.2009; qui sotto) che ha giudicato l’esposizione del crocifisso nelle scuole una violazione della libertà di educazione dei genitori e del dovere di neutralità dello stato. Il nucleo centrale del ricorso (qui a p. 449) è duplice: da un lato l’idea, espressa anche dal presidente della Repubblica italiana G. Napolitano, che la «questione particolarmente sensibile dell’atteggiamento da tenere nei confronti delle simbologie religiose» debba essere «affrontata dai singoli stati». Dall’altro l’idea che il principio di neutralità dello stato in materia religiosa si applichi non solo «nei confronti delle religioni, ma anche delle filosofie laiciste». Secondo il governo italiano, quindi, la neutralità dello stato si traduce in ricerca di «un modus vivendi accettabile» per rendere presenti nello spazio pubblico «simboli religiosi diversi» che fanno riferimento sia alla «tradizione culturale» locale sia alle «esigenze religiose della stragrande maggioranza dei cittadini».

Il crocifisso e l'Europa. Sentenza (Corte europea dei diritti dell'uomo - 3 novembre 2009)

S. Dollé; F. Tulkens
Il 30 giugno si è riunita a Strasburgo la Grande camera della Corte europea dei diritti dell’uomo per discutere del ricorso presentato dal governo italiano (28 gennaio) contro la sentenza (II sezione della medesima Corte del 3.11.2009; qui sotto) che ha giudicato l’esposizione del crocifisso nelle scuole una violazione della libertà di educazione dei genitori e del dovere di neutralità dello stato. Il nucleo centrale del ricorso (qui a p. 449) è duplice: da un lato l’idea, espressa anche dal presidente della Repubblica italiana G. Napolitano, che la «questione particolarmente sensibile dell’atteggiamento da tenere nei confronti delle simbologie religiose» debba essere «affrontata dai singoli stati». Dall’altro l’idea che il principio di neutralità dello stato in materia religiosa si applichi non solo «nei confronti delle religioni, ma anche delle filosofie laiciste». Secondo il governo italiano, quindi, la neutralità dello stato si traduce in ricerca di «un modus vivendi accettabile» per rendere presenti nello spazio pubblico «simboli religiosi diversi» che fanno riferimento sia alla «tradizione culturale» locale sia alle «esigenze religiose della stragrande maggioranza dei cittadini».

Il crocifisso e l'Europa. Ricorso: Governo italiano 28 gennaio 2010

E. Spatafora; N. Lettieri
Il 30 giugno si è riunita a Strasburgo la Grande camera della Corte europea dei diritti dell’uomo per discutere del ricorso presentato dal governo italiano (28 gennaio) contro la sentenza (II sezione della medesima Corte del 3.11.2009; qui sotto) che ha giudicato l’esposizione del crocifisso nelle scuole una violazione della libertà di educazione dei genitori e del dovere di neutralità dello stato. Il nucleo centrale del ricorso (qui a p. 449) è duplice: da un lato l’idea, espressa anche dal presidente della Repubblica italiana G. Napolitano, che la «questione particolarmente sensibile dell’atteggiamento da tenere nei confronti delle simbologie religiose» debba essere «affrontata dai singoli stati». Dall’altro l’idea che il principio di neutralità dello stato in materia religiosa si applichi non solo «nei confronti delle religioni, ma anche delle filosofie laiciste». Secondo il governo italiano, quindi, la neutralità dello stato si traduce in ricerca di «un modus vivendi accettabile» per rendere presenti nello spazio pubblico «simboli religiosi diversi» che fanno riferimento sia alla «tradizione culturale» locale sia alle «esigenze religiose della stragrande maggioranza dei cittadini».

Il Regno Documenti 13 2010. La rivista completa

Redazione
A disposizione di tutti i visitatori del sito web, nei mesi di Luglio, Agosto e Settembre, la possibilità di scaricare il numero completo in un unico file pdf. Buona lettura!