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Documenti, 17/2008

Le radici e i frutti. Viaggio apostolico in Francia per il 150° delle apparizioni di Lourdes

Benedetto XVI
«Il mio viaggio è stato come un dittico, il cui primo pannello è stata Parigi, città che io conosco abbastanza bene e luogo di molteplici incontri importanti… Il secondo pannello del dittico è stato un luogo emblematico, che attira e affascina ogni credente: Lourdes è come una luce nell’oscurità del nostro brancolare verso Dio» (cf. riquadro qui a p. 529). È così che Benedetto XVI descrive il proprio viaggio in Francia tenutosi dal 12 al 15 settembre per il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes. I tre momenti più significativi del viaggio, che proponiamo, sono: a Parigi, l’incontro con le autorità di stato all’Eliseo il 12 settembre, in cui il papa rilancia «una nuova riflessione sul vero significato e l’importanza della laicità»; quello con il mondo della cultura al Collège des Bernardins, lo stesso giorno, dove sottolinea come «la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarlo», tipiche del monachesimo, siano «fondamento di ogni vera cultura»; e quello con la Conferenza episcopale francese a Lourdes, il 14 settembre, in cui Benedetto XVI manifesta alcune preoccupazioni a proposito delle vocazioni, della catechesi e della pastorale familiare e giovanile.

Le radici e i frutti. La fede della Francia: incontro con le autorità di Stato all'Eliseo

Benedetto XVI
«Il mio viaggio è stato come un dittico, il cui primo pannello è stata Parigi, città che io conosco abbastanza bene e luogo di molteplici incontri importanti… Il secondo pannello del dittico è stato un luogo emblematico, che attira e affascina ogni credente: Lourdes è come una luce nell’oscurità del nostro brancolare verso Dio» (cf. riquadro qui a p. 529). È così che Benedetto XVI descrive il proprio viaggio in Francia tenutosi dal 12 al 15 settembre per il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes. I tre momenti più significativi del viaggio, che proponiamo, sono: a Parigi, l’incontro con le autorità di stato all’Eliseo il 12 settembre, in cui il papa rilancia «una nuova riflessione sul vero significato e l’importanza della laicità»; quello con il mondo della cultura al Collège des Bernardins, lo stesso giorno, dove sottolinea come «la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarlo», tipiche del monachesimo, siano «fondamento di ogni vera cultura»; e quello con la Conferenza episcopale francese a Lourdes, il 14 settembre, in cui Benedetto XVI manifesta alcune preoccupazioni a proposito delle vocazioni, della catechesi e della pastorale familiare e giovanile.

Le radici e i frutti. Quaerere Deum: incontro con il mondo della cultura

Benedetto XVI
«Il mio viaggio è stato come un dittico, il cui primo pannello è stata Parigi, città che io conosco abbastanza bene e luogo di molteplici incontri importanti… Il secondo pannello del dittico è stato un luogo emblematico, che attira e affascina ogni credente: Lourdes è come una luce nell’oscurità del nostro brancolare verso Dio» (cf. riquadro qui a p. 529). È così che Benedetto XVI descrive il proprio viaggio in Francia tenutosi dal 12 al 15 settembre per il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes. I tre momenti più significativi del viaggio, che proponiamo, sono: a Parigi, l’incontro con le autorità di stato all’Eliseo il 12 settembre, in cui il papa rilancia «una nuova riflessione sul vero significato e l’importanza della laicità»; quello con il mondo della cultura al Collège des Bernardins, lo stesso giorno, dove sottolinea come «la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarlo», tipiche del monachesimo, siano «fondamento di ogni vera cultura»; e quello con la Conferenza episcopale francese a Lourdes, il 14 settembre, in cui Benedetto XVI manifesta alcune preoccupazioni a proposito delle vocazioni, della catechesi e della pastorale familiare e giovanile.

Le radici e i frutti. A servizio della Chiesa: incontro con la Conferenza episcopale francese

Benedetto XVI
«Il mio viaggio è stato come un dittico, il cui primo pannello è stata Parigi, città che io conosco abbastanza bene e luogo di molteplici incontri importanti… Il secondo pannello del dittico è stato un luogo emblematico, che attira e affascina ogni credente: Lourdes è come una luce nell’oscurità del nostro brancolare verso Dio» (cf. riquadro qui a p. 529). È così che Benedetto XVI descrive il proprio viaggio in Francia tenutosi dal 12 al 15 settembre per il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes. I tre momenti più significativi del viaggio, che proponiamo, sono: a Parigi, l’incontro con le autorità di stato all’Eliseo il 12 settembre, in cui il papa rilancia «una nuova riflessione sul vero significato e l’importanza della laicità»; quello con il mondo della cultura al Collège des Bernardins, lo stesso giorno, dove sottolinea come «la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarlo», tipiche del monachesimo, siano «fondamento di ogni vera cultura»; e quello con la Conferenza episcopale francese a Lourdes, il 14 settembre, in cui Benedetto XVI manifesta alcune preoccupazioni a proposito delle vocazioni, della catechesi e della pastorale familiare e giovanile.

A Lourdes: pellegrino tra pellegrini

L. Truzzi
Dopo la sosta a Parigi, Benedetto XVI è arrivato a Lourdes per festeggiare il 150° anniversario delle apparizioni della Vergine a Bernadette Soubirous, l’occasione che lo ha spinto a compiere questo viaggio. Davanti alla grotta di Massabielle ha pregato per la Francia e per il mondo, poi il papa ha voluto subito unirsi ai fedeli pellegrini di Lourdes – «un pellegrino tra pellegrini» –, seguendo le quattro tappe del cammino del giubileo: la chiesa parrocchiale, poi il cachot e la grotta, e infine la cappella dell’Ospizio; e, come ogni fedele in pellegrinaggio, ha partecipato alla processione aux flambeaux (13 settembre) e alla processione eucaristica alla Prarie (14 settembre). Nello stesso giorno ha celebrato la messa per il 150° anniversario delle apparizioni nella Prarie e ha poi pregato con e per i malati «che vengono a cercare sollievo fisico e speranza spirituale», con la messa nella basilica di Notre-Dame du Rosaire (15 settembre). Infine, ha incontrato i vescovi francesi per «un momento d’intensa comunione spirituale» (cf. qui a p. 527).

La traduzione del «nome di Dio». Lettera della Congregazione per il culto divino alle conferenze ep.

F. card. Arinze, A.M. Ranjith
Nelle celebrazioni liturgiche, nei canti e nelle preghiere «non deve essere né usato, né pronunciato» il tetragramma JHWH, che invece dev’essere reso, nella traduzione dei testi biblici in lingua moderna per l’uso liturgico, con gli equivalenti di Adonai/Kyrios: Lord, Signore, Seigneur, Herr, Señor... È quanto dispone questa recente lettera che la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha inviato alle conferenze episcopali, richiamando ciò che è esplicitamente dichiarato al n. 41 dell’istruzione del 2001 Liturgiam authenticam sull’uso delle lingue vernacole nelle edizioni dei libri della Liturgia romana (EV 20/415). L’intervento, reso pubblico dal Comitato per la liturgia della Conferenza dei vescovi degli Stati Uniti, si deve al fatto che, «nonostante questa chiara norma, in anni recenti è invalsa la pratica di pronunciare il nome proprio del Dio di Israele, conosciuto come santo o divino tetragrammaton, (...) sia nella lettura dei testi biblici presi dal Lezionario, come anche nelle preghiere e negli inni», oltre che ricorrere «in diverse forme scritte e parlate» (n. 1).

Gli istituti di scienze religiose. Istruzione della Congregazione per l'educazione cattolica

Z. card. Grocholewski, J.L. Brugues
Anticipata per larga parte dall’analoga nota normativa per il caso italiano (cf. Regno-doc. 5,2006,184), il 25 settembre scorso è stata presentata da parte della Congregazione per l’educazione cattolica l’Istruzione sugli istituti superiori di scienze religiose, che disciplina in via definitiva il percorso di formazione teologica accademica dei laici, distinto da quello dei presbiteri. Il documento riconosce agli istituti lo scopo di «promuovere la formazione religiosa dei laici e delle persone consacrate, per una loro più cosciente e attiva partecipazione ai compiti di evangelizzazione nel mondo attuale, favorendo anche l’assunzione di impieghi professionali nella vita ecclesiale e nell’animazione cristiana della società». Fra le caratteristiche maggiori, legate al cosiddetto «processo di Bologna», vi sono: i cinque anni di studio (il triennio di baccalaureato; il biennio di licenza), il sistema dei crediti, il numero e la qualità dei docenti stabili (almeno 4) e un congruo numero di studenti (almeno 75). La normativa è universale, ma non tocca alcune specifiche situazioni locali (per es. Germania, Svizzera e Austria, Stati Uniti ecc.).

Vent'anni di Sovvenire. Lettera dell'episcopato nel 20° del sostegno economico alla Chiesa cattolica

Episcopato italiano
Era in discussione da tempo una lettera dell’episcopato italiano sul sostegno economico alla Chiesa: da un lato, poiché nel 2008 cade il ventennale della sua istituzione, e dall’altro come risposta alle reiterate campagne di stampa contro lo strumento dell’otto per mille e la sua applicazione. Come ha detto il 30 settembre mons. Giuseppe Betori nella sua ultima conferenza stampa da segretario della CEI (è stato infatti nominato arcivescovo di Firenze; cf. in questo numero a p. 546), la lettera Sostenere la Chiesa per servire tutti. A vent’anni da Sovvenire alle necessità della Chiesa – datata 4 ottobre, ma resa nota il 7 – si rende necessaria per rinnovare le motivazioni di uno strumento di corresponsabilità e condivisione delle risorse» all’interno della comunità ecclesiale. I dati più recenti sul numero delle firme dei cittadini per la destinazione del gettito dell’otto per mille IRPEF indicano, infatti, un lieve calo nelle entrate destinate alla Chiesa cattolica, ma a fronte di un significativo aumento (800.000 firme in più) delle scelte espresse. E questo aumento indica – ha detto Betori – che comunque l’otto per mille, «invece d’indebolirsi si è nel complesso rafforzato» e confermato come «strumento di vera democrazia fiscale» (cf. anche Regno-ann. 2007, 199ss).

Vent'anni di Sovvenire. Sostenere la Chiesa per servire tutti: Lettera

Episcopato italiano
Era in discussione da tempo una lettera dell’episcopato italiano sul sostegno economico alla Chiesa: da un lato, poiché nel 2008 cade il ventennale della sua istituzione, e dall’altro come risposta alle reiterate campagne di stampa contro lo strumento dell’otto per mille e la sua applicazione. Come ha detto il 30 settembre mons. Giuseppe Betori nella sua ultima conferenza stampa da segretario della CEI (è stato infatti nominato arcivescovo di Firenze; cf. in questo numero a p. 546), la lettera Sostenere la Chiesa per servire tutti. A vent’anni da Sovvenire alle necessità della Chiesa – datata 4 ottobre, ma resa nota il 7 – si rende necessaria per rinnovare le motivazioni di uno strumento di corresponsabilità e condivisione delle risorse» all’interno della comunità ecclesiale. I dati più recenti sul numero delle firme dei cittadini per la destinazione del gettito dell’otto per mille IRPEF indicano, infatti, un lieve calo nelle entrate destinate alla Chiesa cattolica, ma a fronte di un significativo aumento (800.000 firme in più) delle scelte espresse. E questo aumento indica – ha detto Betori – che comunque l’otto per mille, «invece d’indebolirsi si è nel complesso rafforzato» e confermato come «strumento di vera democrazia fiscale» (cf. anche Regno-ann. 2007, 199ss).

Vent'anni di sovvenire. Otto per mille e offerte deducibili: Appendice

Era in discussione da tempo una lettera dell’episcopato italiano sul sostegno economico alla Chiesa: da un lato, poiché nel 2008 cade il ventennale della sua istituzione, e dall’altro come risposta alle reiterate campagne di stampa contro lo strumento dell’otto per mille e la sua applicazione. Come ha detto il 30 settembre mons. Giuseppe Betori nella sua ultima conferenza stampa da segretario della CEI (è stato infatti nominato arcivescovo di Firenze; cf. in questo numero a p. 546), la lettera Sostenere la Chiesa per servire tutti. A vent’anni da Sovvenire alle necessità della Chiesa – datata 4 ottobre, ma resa nota il 7 – si rende necessaria per rinnovare le motivazioni di uno strumento di corresponsabilità e condivisione delle risorse» all’interno della comunità ecclesiale. I dati più recenti sul numero delle firme dei cittadini per la destinazione del gettito dell’otto per mille IRPEF indicano, infatti, un lieve calo nelle entrate destinate alla Chiesa cattolica, ma a fronte di un significativo aumento (800.000 firme in più) delle scelte espresse. E questo aumento indica – ha detto Betori – che comunque l’otto per mille, «invece d’indebolirsi si è nel complesso rafforzato» e confermato come «strumento di vera democrazia fiscale» (cf. anche Regno-ann. 2007, 199ss).

Che cos'è la CEI: storia e identità. Relazione di mons. Giuseppe Betori

G. Betori
«Non è semplice riassumere oltre mezzo secolo di vita e di storia della Conferenza episcopale italiana (CEI)». Sono queste le prime parole di mons. Betori – che di tale storia è stato negli ultimi anni un protagonista – in occasione della relazione introduttiva al II Seminario di aggiornamento giuridico-amministrativo, organizzato dalla CEI per i vescovi di recente nomina il 26-28 novembre 2007 a Roma. A partire dall’iniziale «necessità di coordinare l’azione pastorale e d’individuare un soggetto pubblico in grado di rappresentare la Chiesa italiana» (1952-1954), mons. Betori racconta come si è fatta strada la necessità di formare la Conferenza episcopale italiana così come la conosciamo oggi, attraverso l’avvicendarsi dei programmi pastorali decennali e dei convegni ecclesiali nazionali che, a partire dagli anni settanta, hanno contribuito a definirne l’identità. Mons. Giuseppe Betori è stato promosso il 9 settembre scorso arcivescovo di Firenze; lascia l’incarico di segretario generale della CEI al vescovo siciliano Mariano Crociata (cf. riquadro a p. 551).

Orientamenti pastorali di mons. Crociata

M. Crociata
Al termine dell’ultimo Consiglio permanente della CEI (22-25.9.2008) è stato dato l’annuncio della nomina, da parte del papa, del nuovo segretario generale: mons. Mariano Crociata, vescovo di Noto, il quale sostituirà, a partire dal 20 ottobre prossimo, mons. Giuseppe Betori divenuto arcivescovo di Firenze. Pochi giorni prima (14 settembre) mons. Crociata aveva firmato il corposo testo degli orientamenti pastorali 2008-2009 della sua diocesi, frutto di ampia consultazione ed emblematico della sua sensibilità ecclesiale. I nodi maggiori del documento, Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo, sono: il discepolato cristiano, l’esperienza e l’esempio di Paolo di Tarso, le indicazioni pratiche in relazione ai cinque ambiti di vita sviluppati nel convegno ecclesiale di Verona. Riprendiamo alcuni passi delle pagine iniziali del testo (opuscolo, Noto 2008, pp. 9-12 e 16s).

All'inizio Dio creò i cieli e la terra. Lettera pastorale dei vescovi della Svizzera

I vostri vescovi svizzeri
«In questa lettera pastorale» si tratta «una sola questione, che è quella centrale: la fede cristiana nella creazione è veramente in contraddizione con le scoperte scientifiche moderne sulla nascita e l’evoluzione della Terra?». Il documento dei vescovi della Svizzera s’inserisce in un dibattito che, in tempi recenti, è stato animato da un articolo del card. Schönborn sul New York Times (luglio 2005) e al quale Benedetto XVI ha dedicato lo Schulerkreis del 2006, con la partecipazione dello stesso Schönborn (cf. Regno-att. 22,2007,757ss e Regnodoc. 9,2007,313ss). Nel testo consegnato ai fedeli svizzeri, «con spirito aperto di fronte alla fede religiosa», si parla «di mutua complementarietà» tra creazione ed evoluzione. «La scienza e la fede (...) parlano del medesimo mondo, ma guardandolo da angolature diverse». Le leggi della natura permettono «di spiegare», ma «comprendere è più che spiegare». Per passare dalla comprensione alla fede però occorrono altre due tappe: lo stupore e la gratitudine. Dio viene allo stesso tempo considerato come datore di uno stupefacente amore infinito che continuamente si riversa e si espande nel finito e destinatario del nostro proprio grato amore.

Ritorno al fondamento. Sulla teologia della liberazione e il Documento di Aparecida

Clodovis Boff
Abiura, pugnalata alle spalle, tradimento a vantaggio dei censori romani: così agenzie, siti web e giornali italiani hanno presentato la posizione del teologo Clodovis Boff espressa nell’articolo che qui pubblichiamo, e che in realtà prosegue un confronto (tutto interno alla teologia della liberazione) che data da una decina d’anni (I parte; cf. Regno-att. 16,2008,509), articolandolo poi in riferimento ai contenuti del Documento di Aparecida (II parte). La pars destruens si concentra su tre affermazioni: l’analisi critica della teologia della liberazione è fatta per evitarne la morte, e «ricollocarla nei suoi fondamenti originari»; essa va inserita nella teologia sistematica condivisa dalle Chiese locali e dai teologi, «nell’organon della teologia generale con il suo “bagaglio sociale”»; ciò che le fa difetto è l’«inversione del primato epistemologico. Non è più Dio, ma il povero, a essere considerato come il principio operativo della teologia». E questo può essere «un errore fatale».

La koinonia ecclesiale

G. Gutierrez
«La koinonia è una nozione di antica ascendenza biblica e di solido radicamento nella tradizione ecclesiale». Ripercorrendo lo sviluppo di questo concetto nei testi delle Conferenze generali dell’episcopato latinoamericano – Aparecida esclusa, perché l’articolo è stato chiuso nel 2004 – e a partire dall’idea di «comunione delle persone trinitarie» di Y. Congar, il domenicano Gustavo Gutiérrez rende ragione del complesso di idee che ha dato corpo alla formulazione della teologia della liberazione, di cui viene considerato il padre fondatore (cf. anche qui a p. 557). La koinonia rilegge così «l’impegno per i poveri», che «non è motivato, in primo luogo, da ragioni d’ordine sociale – per quanto importanti esse siano –, ma dalla fede nel Dio di amore dinanzi al quale dobbiamo riconoscerci come figli e figlie e, pertanto, come fratelli tra di noi». L’articolo, scritto per «dissipare alcuni malintesi e interpretazioni unilaterali», rappresenta ufficialmente «la conclusione del cammino di chiarificazione dei punti problematici contenuti in alcune opere» di Gutiérrez, compiuto insieme alla Santa Sede e alla Conferenza episcopale peruviana (cf., nel riquadro a p. 572, la lettera con cui il presidente mons. Cabrejos Vidarte ha accompagnato la pubblicazione dell’articolo nel 2006).

Il caso Gutierrez è chiuso

M. Cabrejos Vidarte
Nel settembre del 2006, nel contesto di una polemica interna alla Chiesa peruviana a proposito della figura e dell’opera di padre Gustavo Gutierrez, il neoeletto presidente della Conferenza episcopale del Perù, il francescano p. Cabrejos Vidarte (tuttora in carica) dispose la pubblicazione, a cura della stessa Conferenza episcopale, dell’articolo «La Koinonia eclesial» tradotto in queste pagine, accompagnata da una sua lettera e da una Nota esplicativa di carattere storico, da lui stesso firmata, che descrive i rapporti intercorsi nel decennio 1995-2004 tra la Congregazione per la dottrina della fede, i vescovi del Perù e lo stesso teologo. Con la speranza – si legge nella breve nota introduttiva – «di dissipare i tanti dubbi, mezze verità e interpretazioni equivoche che da anni continuano a circolare» a proposito di quei rapporti. La pubblichiamo qui in una nostra traduzione dallo spagnolo (www.bcasas.org.pe).

Gandhi, la pace, l'India. P.A. Lohale op nel 60° della morte di Gandhi

P.A. Lohale
Che cosa può insegnare Gandhi alla Chiesa nel tempo dello «scontro delle civiltà»? Il domenicano indiano Prakash Anthony Lohale, promotore generale di «Iustitia et Pax» presso la curia generalizia dei Frati predicatori a Roma, proietta, in una conferenza tenuta presso il Centro San Domenico di Bologna lo scorso 5 febbraio, la figura di Gandhi – nel 2008 è ricorso il sessantesimo del suo assassinio – sull’attuale contesto politico-religioso internazionale (in particolare per il caso indiano, cf. riquadro alle pp. 580s). Dopo l’11 settembre 2001, la nostra cultura si è lasciata tentare dal mito della «violenza redentiva». Di fronte a ciò la vocazione della Chiesa è di essere verbo di non violenza: non semplice rifiuto dell’aggressione, ma via per il cambiamento della società, valorizzando i migliori impulsi degli avversari e ricorrendo al dialogo, via ecclesiale e asiatica per eccellenza. Essa non è alternativa alla predicazione, ma «atto di verità nei confronti del cuore non violento del Vangelo».

Violenze anticristiane in India

M.E. G.
Il 23 agosto un commando maoista ha ucciso il leader radicale indù Swami Laxmanananda Saraswati nello stato indiano dell’Orissa. Le organizzazioni politiche indù accusano però dell’omicidio i cristiani e lanciano contro di loro una campagna di violenze – allargata ad altri stati – che nel solo Orissa provoca 45 morti e 18.000 feriti, la distruzione di 56 chiese, 11 scuole e di 4 centri di ONG. 300 sono stati i villaggi attaccati e 4.000 le case rase al suolo, provocando la fuga di 50.000 persone, due terzi delle quali si sono rifugiati nella foresta e il rimanente terzo in un campo profughi allestito dal governo dove tuttavia gli aiuti sono scarsi.