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Documenti, 7/2005

Giovanni Paolo II: un pontificato carismatico

G. Brunelli
GIOVANNI  PAOLO  II 1978-2005: appunti per un bilancio Un pontificato carismatico � il 12 agosto di un oramai lontano 1978. Quel giorno vide come rappresentata l�immagine della Chiesa che il papa, di cui si stavano celebrando le esequie in piazza San Pietro, aveva vagheggiato: �Sulla terra un feretro. Sopra, una tiara? Egli l�aveva deposta e data per i poveri. Una mitra? No, nemmeno...

Giovanni Paolo II: di vita in vita, in diretta

G. Mocellin
Così i mass media hanno raccontato la morte del papa

La cronaca ufficiale

G. Mc.
  La cronaca ufficiale      Proponiamo qui le dichiarazioni con cui la Sala Stampa della Santa Sede, attraverso il direttore J. Navarro-Valls, ha scandito gli ultimi giorni di Giovanni Paolo II. Si tratta di testi pubblicati su 13 bollettini: nn. 173-175, 177-179 e 182-188. Sono reperibili sul sito www.vatican.va.      Gioved� 31 marzo, sera. �Il santo padre nella giornata...

Giovanni Paolo II: il magistero della sofferenza

P. Stefani
L'esistenza, nel suo estinguersi, contiene un sigillo di verità

La Scrittura e la fede: la rivelazione nel nostro tempo

C. Theobald
Nel 2005 si compiono i quarant’anni dalla nascita della costituzione conciliare Dei verbum. «I progressi epistemologici dell’esegesi biblica, in particolare l’analisi narrativa» permettono al teologo Christoph Theobald di riprendere le questioni lasciate irrisolte soprattutto sul versante antropologico, cioè sull’«accesso concreto degli uomini del nostro tempo alla rivelazione o alla parola di Dio». La domanda di un’adesione personale alla fede interroga la mediazione ecclesiale della Parola e le tracce da essa lasciate nella cultura europea.

Il ministero ecclesiale: forme in evoluzione

O.H. Pesch
Le concezioni teologiche, le nozioni fondamentali, le teorie sistematiche, persino le formule confessionali sono soggette a riarticolazioni per esprimere le loro intenzioni sostanziali a fedeli immersi in un nuovo contesto sociale e intellettuale. Un’ermeneutica del cambiamento, con una certa analogia rispetto a quanto avviene nel campo delle concezioni teoretiche, trova applicazione secondo Otto Hermann Pesch anche nell’area istituzionale. Le forme istituzionali del ministero sono cambiate nel corso della storia della Chiesa, dal Nuovo Testamento a oggi. Nessuna di queste può pretendere un «diritto divino» dal momento che tutte, nelle loro proprie condizioni storiche, hanno espresso il senso fondamentale del ministero ecclesiastico: dimostrare l’assoluta precedenza di Cristo sulla Chiesa, la «fondamentale distinzione» (G. Ebeling) tra Cristo e la Chiesa. Se si accetta questo, notevoli prospettive di convergenza ecumenica si aprono quanto alle questioni cruciali del ministero, in particolare quella della «costituzione apostolica» della Chiesa e della «successione apostolica».

Il primato petrino / 1: alla luce della storia

K. Schatz
Giovanni Paolo II ha indicato alla Chiesa nell’Ut unum sint (n. 95) la necessità di una nuova e ulteriore riflessione sul centro e sul simbolo della sua forma istituzionale: il primato petrino. Esso, segno e garante dell’unità “cattolica”, universale è inevitabilmente inserito nella storia umana, che è sempre anche storia di potere, e ne condivide le dinamiche seppure in modo unico e originale. L’unità e la comunione nella Chiesa non si danno che attraverso una difficile ricerca, spesso conflittuale, dell’equilibrio tra fedeltà alla tradizione e adeguamento, tra istanze del centro e della periferia, tra unità e pluralismo.

Il primato petrino / 2: se l'approccio è teologico

Giovanni di Pergamo
Il primato petrino, una delle cause dirimenti della scissione delle Chiese, rappresenta ancora oggi uno dei maggiori ostacoli al ristabilimento dell’unità di tutti i cristiani. Negli ultimi anni si è dato inizio a un avvicinamento teologico tra cattolici e ortodossi, e proprio quest’avvicinamento potrebbe diventare il punto di partenza per affrontare anche la vexata quaestio del primato di Roma. L’intervento del metropolita di Pergamo, Giovanni Zizioulas, s’inserisce in questa linea interpretativa, arricchendo la discussione dal punto di vista ortodosso: traccia un percorso che, partendo da riflessioni di carattere storico e teologico, giunge a offrire alcune prospettive di cammino ecumenico.

La via ecumenica: una Chiesa di Chiese

J.-M.R. Tillard
La natura fondamentale della Chiesa risiede nell’essere comunione con il Dio trino e con l’intera umanità. L’unità visibile è il segno che tale comunione non è un sogno ingenuo. Criteri di autenticità della koinonia sono, secondo il teologo Jean-Marie Roger Tillard, il riconoscimento reciproco di fedeltà al Vangelo e l’accoglienza piena delle diverse inculturazioni. L’intesa documentata nei testi sottoscritti è necessario «diventi vita» delle Chiese; in questa direzione si è fatto ancora troppo poco. Ecumenismo non significa, tuttavia, omogeneità: non ci può essere comunione né evangelizzazione finché non si riconosce piena ecclesialità alle Chiese locali, anche e soprattutto nella Chiesa cattolica romana.

La liturgia e i sacramenti: nel nuovo paradigma

K. Richter
Il concilio Vaticano II ha apportato nella concezione della liturgia dei cambiamenti di paradigma, che possono essere considerati la fine del Medioevo liturgico: il passaggio da una concezione statica della liturgia a una dinamica; una concezione dialogica dei sacramenti; i sacramenti come celebrazione e non più come amministrazione; da una celebrazione per la comunità cristiana a una celebrazione della stessa comunità cristiana; una comprensione dei sacramenti a partire dalla concezione del mistero propria della Chiesa antica. Il teologo Klemens Richter evidenzia come il nuovo ordinamento della liturgia abbia avviato un processo che la teologia dogmatica non ha ancora fatto proprio, e come tale nuova concezione abbia notevoli conseguenze – su cui occorre proseguire la riflessione – anche per la celebrazione pratica della liturgia dei sacramenti.

L'eucaristia, il presbitero e la comunità: il corpo di Gesù per ogni carne

H. Verweyen, M. Neri
La comprensione dell'"originario eucaristico" della Chiesa e del vissuto presbiterale ha bisogno di più solide basi. Nella ricerca di Hansjürgen Vewejen e Marcello Neri l'analisi di alcuni nodi della riforma liturgica conciliare e la rilettura degli spunti offerti dalla Prima lettura ai Corinti trovano ulteriori prospettive a partire dalle parole con cui il Catechismo della Chiesa cattolica, dopo aver definito l'istituzione dell'eucaristia memoriale "del sacrificio di Gesù" e "della volontaria offerta di sé al Padre", afferma che "Gesù, nella sua offerta, include gli apostoli e chiede loro di perpetuarla" (nn. 610-611).

La dignità della donna: Eva, Maria, la speranza

M.T. Porcile Santiso
Per la prima volta nella storia la donna vive una dimensione di speranza che non è solo esperienza passiva ma anche identità compiuta. Eva e MAria, le due figure centrali del femminile nell'Entico (primo) Testamento e nel Nuovo (secondo) Testamento sono figure di speranza. Nelle scene dell'annunciazione e della risurrezione la presenza delle donne trasforma situazioni di vita impossibili in promesse compiute. Gli spazi precedentemente negati diventano luoghi di crescita spirituale e di mutamento sociale. "Lo spazioe che era stato secolarmente negato si va trasformando in spazio di salvezza", in una speranza esigente, attiva, laboriosa e dialogante.

Le Chiese e il popolo ebraico: dopo Auschwitz

P. Stefani
Lo sviluppo del dialogo delle Chiese con l’ebraismo ha suscitato molte questioni di rilevante spessore teologico che devono ancora essere approfondite. Il quadro storico e interpretativo della svolta compiuta nella visione cristiana degli ebrei, che comprende lo spartiacque della Shoah, ma anche la nascita dello Stato d’Israele, viene ripercorso da Piero Stefani come premessa all’illustrazione delle affermazioni più rilevanti avanzate dalla riflessione cristiana negli anni più recenti, e che toccano i punti della corresponsabilità nell’Olocausto, della fedeltà di Dio al suo popolo, del nesso tra antigiudaismo e antisemitismo.

Le relazioni tra le religioni: a partire dalla tolleranza

A. Dulles
Coercizione, convergenza, pluralismo e tolleranza: sono quattro modelli di convivenza tra le religioni che si sono confrontati – e a volte affrontati – nella storia. Con il concilio Vaticano II, spiega il card. Avery Dulles, la Chiesa approfondisce la via della tolleranza, intesa non come rinuncia delle pretese esclusive del cristianesimo (modello pluralista), ma come riconoscimento e rispetto della libertà religiosa di tutti i cittadini, come centralità della salvezza in Cristo e come riconoscimento, accanto a errori non accettabili, dei semina verbi presenti nelle altre religioni.

L'opzione per i poveri: perché Dio è Dio

G. Gutierrez
La centralità teologica (non sociologica) dell’opzione preferenziale per i poveri scaturisce dal suo carattere teocentrico e profetico. Affonda le sue radici nella gratuità dell’amore di Dio e da essa è richiesta. Il povero deve essere preferito non perché migliore di altri (né sotto il profilo morale, né sotto il profilo religioso), ma perché Dio è Dio. L’opzione preferenziale per i poveri prima che un orientamento pastorale o una prospettiva teologica è un’opzione spirituale. Gustavo Gutiérrez propone un’analisi critica sulla teologia della liberazione, puntando a una più sistematica assunzione della prospettiva trinitaria e alla declinazione della teologia del povero e della giustizia in forma spirituale, oltre che storica.

La questione antropologica: l'anima e le tecniche

P. Sequeri
«Noi viviamo materialmente al di sopra delle nostre possibilità culturali, e pensiamo razionalmente al di sotto delle nostre necessità spirituali». L’Occidente, territorio della ragione debole, si interroga sulle possibilità e le modalità per custodire la qualità umana dentro una condizione civile evoluta. Il prof. Pierangelo Sequeri affronta la questione antropologica attraverso una diagnosi dell’homo faber e un profilo delle politiche dello spirito per l’uomo secolare.

Un'eredità aperta: rinnovamento della Chiesa, speranza degli uomini

Il Regno
UN�EREDIT�  APERTA Rinnovamento della Chiesa, speranza degli uomini Ma il Figlio dell�uomo, quando verr�, trover� la fede sulla terra? Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu pi� di costoro? Le due domande evangeliche (Lc 18,8 e Gv 21,15) sono risuonate sulla bocca di Giovanni Paolo II come interrogativi dirompenti per il suo servizio e per il destino della Chiesa. La dimensione...

Non Temete. Giovanni Paolo II, memoria ed eredità della Chiesa. Speciale Il Regno Documenti 7 2005

La Redazione
Caro Lettore, il numero che può scaricare gratuitamente in questa ricorrenza è un numero «straordinario», così come straordinario fu il momento ecclesiale che segnò la transizione dal pontificato di Giovanni Paolo II a quello di Benedetto XVI. Il numero speciale è strutturato in due parti. Una prima, dedicata alla memoria di Giovanni Paolo II, presenta un'articolata rilettura del suo ministero pastorale. La seconda, che raccoglie una serie di saggi in parte inediti, è orientata a illuminare l'eredità che egli ha trasmesso alla Chiesa, e trova il suo momento di sintesi nell'editoriale che chiude il fascicolo: «Un'eredità aperta: rinnovamento della Chiesa, speranza degli uomini».