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Documenti, 17/2005

Preoccupazioni e adempimenti

CEI - Consiglio permanente
Al centro dei lavori della sessione autunnale del Consiglio permanente della CEI (19-22.9.2005) vi era l’elezione dei vescovi membri delle Commissioni episcopali, dopo che la 54a Assemblea generale del maggio scorso aveva espresso i nuovi presidenti (cf. Regno-doc. 13,2005,333), rinnovando in tal modo anche parte dello stesso Consiglio. L’opinione pubblica, dal canto suo, ne ha registrato soprattutto l’analisi della situazione politica italiana, e in particolare i richiami e le richieste, formulati in apertura dalla prolusione del presidente della CEI, card. Ruini, e fatti propri – dice il Comunicato finale – dal Consiglio stesso, «a fronte di iniziative tese a sminuire... la famiglia fondata sul matrimonio, con la proposta di istituzionalizzare le unioni di fatto»: una cosa di cui, secondo in vescovi «non vi è alcun reale bisogno e che produrrebbe al contrario un oscuramento della natura e del valore della famiglia e un gravissimo danno al popolo italiano».

I matrimoni tra cattolici e musulmani

CEI - Presidenza
«L’esperienza maturata negli anni recenti induce in linea generale a sconsigliare o comunque a non incoraggiare questi matrimoni, secondo una linea di pensiero significativamente condivisa anche dai musulmani», e «le implicanze esistenziali ed ecclesiali di questa problematica suggeriscono prudenza e fermezza e richiedono una riaffermata consapevolezza dell’identità cristiana e della visione cattolica sul matrimonio e la famiglia». Le Indicazioni elaborate dalla Presidenza della Conferenza episcopale italiana su I matrimoni tra cattolici e musulmani in Italia specificano in modo argomentato le procedure, previste dal diritto canonico per i matrimoni con un partner non cattolico, che i parroci devono seguire di fronte alla richiesta di un fedele cattolico di celebrare il matrimonio cristiano con un partner musulmano. Esse «costituiscono il punto di arrivo di un’ampia riflessione effettuata dal Consiglio episcopale permanente, sulla base di apporti qualificati di teologi pastoralisti, di canonisti e di esperti in ecumenismo e in diritto islamico. Esse tengono anche conto dei contributi emersi nella consultazione delle Conferenze episcopali regionali. Il documento intende proporre agli ordinari diocesani talune indicazioni generali, finalizzate all’assunzione di una linea concorde nella soluzione dei singoli casi che si presentano a livello diocesano» (dalla nota introduttiva del Notiziario CEI).

Risplenda la vostra luce davanti agli uomini

Card. Dionigi Tettamanzi
Si apre per la diocesi di Milano il terzo e ultimo anno del «Percorso pastorale diocesano per il triennio 2003-2006», presentato dall’arcivescovo card. Dionigi Tettamanzi nel settembre 2003 (cf. Regno-doc. 17,2003,544ss). Se già il documento guida del 2003 – Mi sarete testimoni. Il volto missionario della Chiesa di Milano – aveva come tema la missione, questa terza tappa rappresenta il «compimento» del percorso, focalizzandosi sul c. VI del testo del 2003 e mettendo l’accento «sulla dimensione insostituibile e in un certo senso decisiva del vissuto quotidiano, che rappresenta la forma concreta e necessaria della nostra testimonianza a Cristo e al suo Vangelo» e sulle sfide che interpellano in particolare i fedeli laici. Il card. Tettamanzi ha presentato l’argomento di questo nuovo anno pastorale nel Duomo di Milano l’8 settembre 2005. Il documento di presentazione, che pubblichiamo qui integralmente, è intitolato Risplenda la vostra luce davanti agli uomini. Testimoni di Gesù risorto nel mondo, e colloca il cammino pastorale della Chiesa ambrosiana nell’alveo indicato dalla nota pastorale dell’episcopato italiano Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (2004) e della preparazione al IV Convegno ecclesiale nazionale (Verona 2006) su «Testimoni di Gesù risorto speranza del mondo».

La liberazione delle donne di strada

Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti
«È importante riconoscere che lo sfruttamento sessuale, la prostituzione e il traffico di esseri umani sono tutti atti di violenza contro le donne e, come tali, costituiscono un’offesa alla loro dignità e una grave violazione di diritti umani fondamentali... La Chiesa deve assumersi la difesa dei legittimi diritti delle donne». A conclusione del I° Incontro internazionale di pastorale per la liberazione delle donne di strada (Roma, 20-21.6.2005), organizzato dal Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti per elaborare una risposta pastorale efficace al problema e dare una forma di coordinamento alle iniziative già esistenti, il documento finale ha ribadito la necessità di un’azione educativa da parte della Chiesa, con un particolare riferimento al genere maschile. «Gli uomini hanno un importante ruolo da svolgere nell’aiutare a raggiungere l’uguaglianza dei sessi, in un contesto di reciprocità e di giuste differenze. Gli sfruttatori (generalmente uomini), che sono «clienti», trafficanti, turisti del sesso ecc., hanno bisogno di essere educati, sulla gerarchia dei valori umani e riguardo ai diritti umani. Essi hanno bisogno anche di udire dalla Chiesa, se non dallo stato, una chiara condanna del loro peccato e dell’ingiustizia che commettono».

«Un solo maestro» II.

Gruppo di Dombes
«In una società come la nostra, nella quale i punti di riferimento diventano sempre più incerti... è ancor più urgente che le Chiese proclamino la fede e mostrino le loro convinzioni profonde. Non dimentichiamo comunque che “fare autorità” in questo tempo, come al tempo del Cristo, sarà sempre una proposta, convincente e convinta, e non un’imposizione egemonica». Dopo l’«anamnesi» compiuta nelle prime tre parti (cf. Regno-doc. 15,2005,425ss), con i capitoli conclusivi il documento del Gruppo di Dombes sull’autorità dottrinale si propone un fine «terapeutico»: consapevole del contesto culturale contemporaneo, analizza le tradizioni e le prassi cattolica e protestante per mostrare divergenze e luoghi di consenso (IV parte) e per formulare alcune proposte di conversione (V). «Abbiamo constatato che siamo uniti sui punti fondamentali della fede, sui testi che fanno autorità e sul ruolo dell’autorità dottrinale. Per quanto riguarda l’esercizio di questa autorità, le nostre Chiese usano gli stessi elementi, ma secondo logiche, organizzazioni e ordinamenti diversi. Perciò, bisogna stabilire insieme i criteri dell’ecclesialità: a quali condizioni le nostre Chiese possono riconoscersi reciprocamente come “Chiese-sorelle”?». Soo se avranno «il coraggio di un esame senza trucchi delle nostre rispettive tradizioni, nelle loro inflazioni o nelle loro carenze, nelle loro sottolineature particolari, come pure nelle caricature delle altre Chiese che esse ancora veicolano».

Il battesimo comune

Gruppo misto di lavoro cattolici-CEC
La crescente convergenza ecumenica sul battesimo è «uno dei principali frutti del movimento ecumenico moderno», e la comune comprensione finora raggiunta è già servita «a promuovere importanti nuove relazioni fra le Chiese cristiane». Il Gruppo misto di lavoro cattolici-CEC (GML) vi ha dedicato lo studio Implicazioni ecclesiologiche ed ecumeniche del battesimo comune, che figura come «Appendice C» dell’Ottavo rapporto del GML, e va letto nella prospettiva della IX Assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese (Porto Alegre, Brasile, 14-23.2.2006). La ricerca mostra che, a partire dalla recezione del documento Battesimo, eucaristia, ministero (1982), le Chiese cristiane hanno davanti «delle strade per consolidare e recepire» nella loro vita «la convergenza raggiunta sul battesimo, in modo da basare su solidi fondamenti gli ulteriori passi verso l’unità», ma anche che «le convergenze sul battesimo rinviano ad altri temi ai quali bisogna prestare attenzione nella continuazione del dialogo se si vogliono fare ulteriori passi verso l’unità visibile» (n. 112).

La libertà religiosa in Turchia

Otmar Oehring
«Se “lo stato profondo”, il vecchio regime, riuscirà a imporsi, l’evoluzione democratica del paese, e quindi la libertà religiosa, finiranno nel dimenticatoio. Se riuscirà a imporsi il governo Erdogan, la democrazia turca e la libertà di religione avranno una nuova opportunità grazie a un islamista “illuminato”». Mentre l’Unione Europea prosegue tra molte difficoltà e contrasti interni i negoziati d’adesione con la Turchia (con l’inizio ufficiale fissato al 3 ottobre), e nonostante il governo turco abbia varato riforme importanti per uniformarsi ai criteri stabiliti dal Vertice di Copenaghen del 1993, la mancanza di coerenti decreti applicativi e l’interferenza dello «stato profondo» rendono il capitolo della libertà religiosa nel paese ancora del tutto aperto. Lo afferma uno studio di Otmar Oehring per l’organizzazione tedesca Missio – Internationales Katholisches Missionwerk, che porta il titolo La situazione dei diritti dell’uomo. La Turchia in cammino verso l’Europa. A che punto è la libertà religiosa (dicembre 2004). Ne pubblichiamo i due capitoli conclusivi, che riepilogano i principali problemi aperti dal punto di vista giuridico e legislativo sul fronte della discriminazione delle minoranze religiose in un paese dove la popolazione è al 99% musulmana. Cf. Regno-att. 10,2005,299; 16,2005,510.