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Documenti, 1/2001

Pace attraverso il dialogo tra le culture

Messaggio per la giornata mondiale della pace
Il Dialogo tra le culture per una civiltà dell’amore e della pace è il tema del messaggio di Giovanni Paolo II per la celebrazione della XXXIV giornata mondiale della pace (1.1.2001), reso pubblico il 14 dicembre scorso. Uno tra i principali detonatori nei conflitti in atto – osserva il documento – è lo scontro tra culture differenti, quando il legittimo "amor di patria" degenera assumendo "toni di autoesaltazione e di esclusione della diversità, sviluppandosi in forme nazionalistiche, razzistiche e xenofobe". Poiché gli attuali processi di sviluppo hanno come conseguenza l’accelerazione dei processi migratori e forme inedite di convivenza tra culture e civiltà differenti, sono individuati alcuni principi etici sui quali misurare la qualità del dialogo tra le diverse culture: "Gli immigrati vanno sempre trattati con il rispetto dovuto alla dignità di ciascuna persona umana... Quanto alle istanze culturali di cui gli immigrati sono portatori, nella misura in cui non si pongono in antitesi ai valori etici universali, insiti nella legge naturale, e ai diritti umani fondamentali, vanno rispettate e accolte... Una cultura, nella misura in cui è veramente vitale, non ha motivo di temere di essere sopraffatta, mentre nessuna legge potrebbe tenerla in vita quando fosse morta negli animi". Opuscolo, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 2000.

Famiglia, matrimonio e unioni di fatto

Pontificio consiglio per la famiglia
Un accorato richiamo ai cattolici a "vincere la tentazione di indifferenza negli ambienti politici e legislativi" rispetto al fenomeno delle "unioni di fatto", e a rimettere in discussione il ""dogma" del vincolo indissociabile tra democrazia e relativismo etico", su cui si fondano le "numerose iniziative legislative" che tendono ad equiparare le unioni di fatto alla famiglia tradizionale. Con il documento Famiglia, matrimonio e "unioni di fatto", annunciato all'inizio del 2000 e reso pubblico lo scorso 21 novembre, il Pontificio consiglio per la famiglia ribadisce che per la Chiesa il riconoscimento giuridico delle "unioni di fatto" rappresenta una seria minaccia all'istituzione fondata sul patto coniugale e alle famiglie che nascono da quel patto. Obiettivo del documento è fornire delle linee di orientamento pastorale, accanto a un ampio inquadramento degli aspetti antropologici, sociali e culturali del fenomeno, con una decisa sottolineatura delle sue "gravi ripercussioni". I suoi interlocutori, oltre agli operatori pastorali, sono dunque le istituzioni, i legislatori e gli amministratori, alla cui responsabilità è affidato l'orientamento delle dinamiche sociali emergenti. Opuscolo, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 2000

Famiglia e politica

Card. C.M. Martini
"Al vertice delle nostre preoccupazioni deve stare il proposito... di sostenere positivamente e di promuovere le famiglie in senso proprio... Una società non può... non stabilire una graduatoria di rilevanza tra varie istituzioni che si richiamano a modelli familiari, sulla base delle funzioni sociali che svolgono, della natura relazionale che presentano e della forza esemplare che esercitano". L’annuale discorso del card. Carlo Maria Martini alla Chiesa milanese per la vigilia di s. Ambrogio (6.12.2000) si svolge alla presenza delle autorità civili, e l’arcivescovo coglie l’occasione per trattare il tema della famiglia, che sta "al vertice dell’attenzione e delle premure della Chiesa", sotto l’aspetto politico: Famiglia e politica. Se sinora ha dovuto contare quasi solo su se stessa, adesso più che mai la famiglia "tradizionale" ha bisogno del sostegno di chi ha la responsabilità di governo per affrontare le sfide che stanno di fronte, e cioè i modelli di convivenza alternativi che si vanno diffondendo, la debolezza economica e il contesto sempre più multiculturale e multietnico. Cf. Regno-att. 22,2000,731. Originale: stampa (18.12.2000) da sito Internet www.diocesi.milano.it.

Pace giusta

I vescovi tedeschi
I vescovi tedeschi Pace giusta La fine dell’ordinamento mondiale basato sulla contrapposizione dei due grandi blocchi costruiti intorno al Patto atlantico e a quello di Varsavia ha prodotto una nuova configurazione dei conflitti: da una contrapposizione armata fra stati diversi a guerre o situazioni di latente belligeranza interne a uno stato. Ne consegue la necessità di ridefinire i procedimenti politici, giuridici ed economici in grado di sviluppare dinamiche e relazioni di pace in seno alla società globalizzata. La lucida percezione di questo mutamento epocale, e la piena assunzione della responsabilità che compete alle Chiese per il riconoscimento della dignità umana e per la costruzione di una pace effettiva e duratura, guidano i vescovi tedeschi nella stesura, a quasi vent’anni dal loro precedente intervento sul tema (cf. Regno-doc. 11,1983,357-379), del documento Pace giusta, presentato a Berlino l’11.10.2000 dal presidente della Conferenza episcopale tedesca mons. K. Lehmann e dal vescovo di Limburg F. Kamphaus. L’impiego di procedure preventive e di accompagnamenti mirati in situazioni post-conflittuali, l’imperativo evangelico per la Chiesa a essere luogo storico in cui si risolvono i conflitti senza ricorrere alla violenza, e una severa valutazione del nuovo strumento internazionale dell’ingerenza umanitaria, sia per quanto riguarda la sua copertura in sede di diritto internazionale, sia rispetto alla valutazione morale della Chiesa, sono tra i punti maggiori di un documento ampio e articolato che colloca la parola ecclesiale sul tema della pace all’altezza dell’attuale situazione politica e storica. Cf. Regno-att. 22,2000,658. Gerechter Friede, opuscolo, Sekretariat der Deutschen Bischofskonferenz, Bonn 2000. Nostra traduzione dal tedesco.

Le conclusioni della Commissione Dulbecco

Ministero della sanità-cellule staminali
Con questa Relazione conclusiva della Commissione di studio sull’utilizzo delle cellule staminali per finalità terapeutiche, presentata il 28 dicembre scorso davanti al ministro della sanità, prof. Umberto Veronesi, la Commissione ministeriale di esperti in campo scientifico e morale, istituita dal ministro stesso il 20 settembre 2000 e presieduta dal nobel prof. Renato Dulbecco, ha concluso i propri lavori sulle questioni biomediche ed etiche connesse all’utilizzo delle cellule staminali per scopi terapeutici e alle condizioni di sviluppo e di applicazione in questo settore della ricerca in Italia. La relazione, che è unica, ma non è unitaria, contiene anche le riserve espresse in seno alla commissione stessa dalla componente cattolica (7 membri su 25). Tra i punti comuni la raccomandazione di utilizzo della nuova tecnica del trasferimento nucleare per la produzione delle cellule staminali autologhe e non da embrione. La maggioranza della commissione ha accettato l’ipotesi dell’utilizzo di cellule staminali da embrione esclusivamente per quel che attiene agli embrioni sovrannumerari. Cf. anche Regno-doc. 15,2000,467ss, 471ss e 477ss. Originale: stampa da supporto magnetico.