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Domenica V di Pasqua | La via della verità e della vita

At 6,1-7; Sal 32 (33); 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12        Nel quarto Vangelo il Figlio si presenta, nel suo operare, come rivelatore del Padre. Lo fa nel suo essere passaggio pasquale, via. In Giovanni molti momenti di rivelazione sono scanditi dal ripetersi dell’espressione «io sono»; locuzione che, lungo una catena di passi biblici (cf. ad esempio Is 43,10; 48,12; Dt 32,39), si annoda a una delle più fondamentali rivelazioni di Dio, quella del roveto ardente: «Sono colui che sono» (Es 3,14), espressione misteriosa ma che, nel suo immediato...

IV domenica di Pasqua | Una sola porta, un unico pastore

At 1,2-14.36-41; Sal 22 (23); 1Pt 2,20-25; Gv 10,1-10 Vi è un aspetto piuttosto strano nella parabola del buon pastore: la similitudine (cf. Gv 10,1-5) è più chiara della spiegazione (cf. Gv 10,7-18). Giovanni afferma che i discepoli non compresero di che cosa si stesse parlando (cf. Gv 10,6); per ogni lettore il discorso scorre invece via senza difficoltà. Il pastore è l’immagine di Gesù che, a differenza dei ladri, entra dalla porta e chiama per nome le proprie pecore; esse riconoscono la sua voce e lo seguono tra i pascoli. L’immagine pastorale...

III domenica di Pasqua | Confermarsi nella fede

At 2,14.22-33; Sal 15 (16); 1Pt 1,17-21; Lc 24,13-35 Sperare è verbo raro nei Vangeli. L’uso in Luca è, in sostanza, profano (cf. Lc 6,34; 23,8), mentre nell’episodio dei due discepoli che s’incamminano verso Emmaus è detto al passato: «Noi speravamo che fosse colui che avrebbe liberato Israele» (Lc 24,21). I verbi delle tre virtù teologali, se coniugati al passato, dicono un rammarico, una delusione, un tempo chiusosi senza essere completato: «amavo, credevo, speravo… ora non più…». Per Cleopa e il suo...

II domenica di Pasqua | Credere senza vedere

At 2,42-47; Sal 117 (118); 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31              «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Gv 20,29). L’episodio dell’apparizione a Tommaso si conclude con queste parole, rivolte da Gesù al discepolo divenuto credente. Una lunga consuetudine interpretativa ha non di rado indotto a tradurre il verbo al futuro e non al passato («Beati quelli che non avendo visto crederanno», trad. CEI 1974). Quando si diceva «crederanno», si applicava pastoralmente la frase a noi stessi. L’assemblea...

Domenica di Pasqua | Una vittoria nonviolenta

At 10,34.37-43; Sal 117 (118); Col 3,1-4; Gv 20,1-9              Nel quarto Vangelo il primo riferimento alla somma verità di fede della risurrezione è affidato a un racconto molto animato con tre protagonisti: Maria Maddalena, Pietro e il discepolo amato da Gesù (cf. Gv 20,1-9).             In quelle righe non vi è nulla di assertorio o di dogmatico. Vi è solo la descrizione di un andare e di un venire. La verità più alta della fede è introdotta da...

Domenica delle palme | Osanna nel più alto dei cieli

Con l'ingresso a Gerusalemme, Gesù diviene veramente Gesù.

V domenica di Quaresima | Gesù scoppiò in pianto

Ez 37,12-14; Sal 129 (130); Rm 8,8-11; Gv 11,1-45              «Io sono la risurrezione e la vita» (Gv 11,25). Quante volte si è letta questa frase sugli avvisi funebri, sui ricordi, a volte persino sulle lapidi. Rischia di essere percepita come pura consuetudine, o almeno è così fino a quando non ci tocca in profondità con la scomparsa di chi ci è caro. La prova vera del suo spessore la si ha in quei frangenti.             «Chi...

IV domenica di Quaresima | L’illuminazione del battesimo

1Sam 16,1.4.6-7.10-13; Sal 22 (23); Ef 5,8-14; Gv 9,1-41             L’episodio del cieco nato è un segno, così come lo sono tutti i «miracoli» di cui parla Giovanni. È infatti tipico del quarto Vangelo ricorrere alla parola semeion («segno»). La prima volta avvenne a Cana (cf. Gv 2,11). Il termine è usato anche nel Vangelo di questa settimana, a proposito della guarigione del cieco nato (cf. Gv 9,16). Segno di che cosa? Sempre e comunque dell’operare del Figlio; ma nelle varie...

III domenica di Quaresima | Lo spazio dell’«ora»

Es 17,3-7; Sal 94 (95); Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42             Al centro del colloquio tra Gesù e la samaritana c’è una domanda riferita al luogo di culto. La donna afferma la tradizione del suo popolo, legata al monte Garizim, e chiede ragione del perché i Giudei sostengano che l’adorazione debba avvenire solo a Gerusalemme (cf. Gv 4,20). Il contenzioso sui luoghi sacri è antico e non cessa neppure al giorno d’oggi di riproporsi; chi visita Gerusalemme se ne accorge a colpo d’occhio. Eppure...

II domenica di Quaresima | La via e la meta

Perché leggere il Vangelo della Trasfigurazione nella seconda domenica di Quaresima? Perché la Trasfigurazione è una tappa sulla via della Pasqua.