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Attualità
Attualità, 12/2024, 15/06/2024, pag. 400

Unzione degli infermi

Propongo un’offerta più ampia

Luigi Accattoli

Torno sull’unzione degli infermi (cf. Regno-att. 10,2024,336) per indagare se sia maturo il tempo per incoraggiarne le celebrazioni comunitarie e per proporla – andando oltre la normativa vigente – per i bambini, i disabili mentali, le tossicodipendenze, l’alcolismo, l’Alzheimer, le esecuzioni capitali. Procederò per narrazioni, com’è giusto che faccia un giornalista. 

Questa mia indagine è partita dal vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, che nel 2022 ebbe l’unzione in vista di un arduo appuntamento con il chirurgo, ma non sono rarissimi casi analoghi che hanno come protagonisti dei cristiani comuni.

Silvano Mezzenzana, della comunità Mambre di Vigano (Milano), due anni addietro, alla vigilia di una doppia operazione per formazioni tumorali – poi felicemente asportate – ha chiesto di ricevere il sacramento al termine della messa domenicale e ha motivato quella scelta con il desiderio d’essere accompagnato dalla preghiera della comunità, al fine di «prendere insieme coscienza della nostra fragilità e metterla di fronte al Crocefisso risorto». Silvano si chiede se non sia il caso che ogni parrocchia preveda abitualmente «momenti di celebrazione collettiva dell’unzione dei sofferenti».

L’unzione è ardua a proporsi, benché oggi non si chiami più «estrema». Ma è frequente la sua buona accoglienza. Nell’ultimo quaderno de L’Osservatore romano Donne Chiesa Mondo, 1° giugno 2024, Alessandra Comazzi, collega tetraplegica de La Stampa di Torino, racconta la sua unzione: «Il cappellano me l’aveva offerta quasi timidamente, ma io l’avevo accolta con gioia».

La celebrazione comunitaria
toglie la paura

Decisivo è che venga proposta per tempo e non nelle ore dell’agonia. «La celebrazione comunitaria dell’unzione è vissuta come un momento di festa e le persone s’accostano con meno paura», racconta don Angelo Ciccarese di Ostuni, che ha buona pratica di soccorso ai sofferenti e ora è sofferente egli stesso: «Sto pensando a come e quando poterla celebrare per me. Il mio desiderio è viverla là dove ancora esercito il ministero perché la gente s’accorga che anch’io ho bisogno della grazia e della compagnia di Dio».

Il Catechismo della Chiesa cattolica dice, al n. 1532, che l’unzione favorisce «l’unione del malato alla passione di Cristo, per il suo bene e per quello di tutta la Chiesa». La celebrazione comunitaria esprime meglio di quella privata la finalità comunitaria: vedendo la preparazione al passaggio di alcuni tra i fratelli, è l’intera assemblea a prepararsi.

Sui disabili mentali riporto una memoria familiare scritta per questa inchiesta da Ciro Fusco, coautore con me del volume Fatti di Vangelo in pandemia (ViTrenD 2021; cf. Regno-att. 22,2021, 707ss): «Mio fratello Roberto ebbe in vita sua solo due sacramenti: il battesimo e l’unzione degli infermi. Quest’ultima gli fu somministrata non in pericolo di vita, ma a luglio del 2000, in occasione del giubileo (Roberto sarebbe poi nato al cielo il 13 ottobre di quell’anno), per consentirgli a suo modo di partecipare al gaudio giubilare di tutta la Chiesa. In preghiera, ci radunammo intorno a Roberto, incuriosito e divertito: per lui era una festa, ancorché inconsapevole di quanto ricevuto. Fu un momento di grazia per tutti».

Insieme ai disabili mentali, metterei i bambini che non hanno ancora l’uso della ragione e che per tale motivo oggi sarebbero esclusi dall’unzione (CIC can. 1004). Il caso di Alfie Evans, il bambino di Liverpool che l’ebbe nel 2018 in prossimità della morte, che lo raggiunse prima del compimento dei due anni, provocò la meraviglia di tanti: ma se è possibile il battesimo degli infanti, perché non sarebbe possibile la loro unzione?

Alfie morì per distacco della spina e dunque la sua vicenda richiama – quanto all’unzione – quella dei condannati a morte. In Vatican News mi è capitato tre volte di leggere narrazioni di cappellani delle carceri USA che ungono i condannati alla vigilia dell’esecuzione (23 ottobre, 21 novembre, 23 dicembre 2023).

«Liberati da ogni malattia,
angoscia e dolore»

Da candidato all’unzione per età e da raccoglitore di fatti di Vangelo io invito a indagare e imparare dal vissuto delle comunità in merito a questo sacramento misconosciuto e a tenere in conto – oltre che del Codice di diritto canonico e del Catechismo – anche della benedizione dell’olio degli infermi, che ci fornisce la formulazione più ampia della sua destinazione: «O Dio, Padre di ogni consolazione (…) effondi su questo olio la tua santa benedizione perché quanti riceveranno l’unzione ottengano conforto nel corpo, nell’anima e nello spirito, e siano liberati da ogni malattia, angoscia e dolore».

Ringrazio l’arcivescovo di Cosenza, Gianni Checchinato, che mi ha segnalato il vasto respiro di questa benedizione e suggerisco d’attenersi a essa nel proporre i necessari ampliamenti dell’offerta di questo sacramento.

 

www.luigiaccattoli.it

 

Tipo "Io non mi vergogno del Vangelo"
Tema Pastorale - Liturgia - Catechesi
Area EUROPA
Nazioni

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