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Attualità
Attualità, 18/2023, 15/10/2023, pag. 586

I diavoli di Loudun

Mariapia Veladiano

Non è un libro «per tutti», come si diceva dei film all’epoca della censura. Perché leggerlo fa male al cuore. Aldous Huxley scrive I diavoli di Loudun (Mondadori, Milano 1980) nel 1952. Ha già pubblicato Il mondo nuovo (1932), distopia crudele che denuncia i rischi di disumanizzazione legati a un progresso scientifico asservito al potere; si è occupato di scienze (era laureato in Biologia oltre che in Lettere), di religioni, in particolare di misticismo; è diventato pacifista, vegetariano, induista.

E nel pieno della sua maturità personale e letteraria scrive questo romanzo storico che alterna fatti, documenti puntualmente riportati (una ricerca imponente), riflessioni sul senso e il valore della religione e anche molte digressioni che richiamano alla necessità di tenere d’occhio un presente inquietante dove i pensieri e le azioni vengono manipolati in modo non meno infido e violento di quanto accadesse nel diciassettesimo secolo. La storia è realmente accaduta. A Loudun, nella Francia nord-occidentale vicino a Poitiers, nel 1634 viene giudicato e condannato al rogo il parroco Urbain Grandier. È accusato di stregoneria per aver permesso, per suo tramite, al demonio di entrare nel corpo delle 17 monache orsoline del convento di Loudun. La successione dei fatti che portano a questo esito sembra sì un sabba diabolico. Sentimenti di vendetta personale innanzitutto. Per le molte offese che Grandier dispensa dalla propria condizione d’impunità in quanto parte del clero, dovute anche alla sua strabordante attività di seduttore seriale di giovani e meno giovani donne, fra cui una ragazza di buonissima famiglia abbandonata mentre era incinta, e in più c’è una naturale arroganza di carattere che lo porta a scontrarsi con Richelieu in persona.

Ci sono inoltre motivi politici importanti. Nel momento della costruzione del potere assoluto la Chiesa deve poter asservire e controllare il popolo per conto del re e la presenza di preti lascivi e invisi ai fedeli non è funzionale allo scopo. A questo si aggiunge la sventurata condizione delle suore nei conventi. Spesso finite lì per purissima convenienza della famiglia, senza vocazione, senza istruzione nemmeno religiosa, senza una vita spirituale capace di salvarle da derive psicologiche.

E proprio la patologica passione che una suora storpia e tremendamente infelice dal nome bellissimo, Jean des Anges, nutre per Grandier, fa da catalizzatore alla tragedia. La ricostruzione dei fatti, degli incroci di interessi e delle passioni malate è straordinaria. Aldous Huxley fa parlare i documenti d’archivio, le lettere personali, i verbali ufficiali, le memorie ufficiose di chi ha assistito ai fatti. Suggestionata dal canonico Mignon, confessore del monastero e nemico giurato di Grandier, suor Jean des Anges racconta che il parroco è in realtà il demonio che si è impossessato di tutte e 17 le suore del convento. In un crescendo di delirio parte la giostra degli esorcismi, un gioco a cui tutte le suore si prestano in un’isteria collettiva che diventa slavina.

Un «assassinio giudiziario» (197), lo definisce Huxley, perché il funzionario incaricato d’indagare sui fatti, in realtà di eliminare Grandier, ostinatamente trama per costruire una parvenza di legalità. Tredici giudici (via via sostituiti mano a mano che qualcuno comincia a capire l’inganno e a nutrire sospetti), emettono il verdetto, ogni verbale è redatto con scrupolo e firmato benché pieno di falsità, i testimoni vengono sostituiti nella misura in cui non sono funzionali allo scopo.

La parte assolutamente più sconvolgente è la tristissima sistematica manipolazione della religione e della teologia. Anche Grandier l’aveva fatto, per sedurre le sue amanti. Geniale il trattatello sul celibato, in cui argomenta che «la promessa di compiere l’impossibile non lega» e poiché per un giovane la continenza è impossibile, allora il prete è libero di avere rapporti (19).

Ma le manipolazioni dei suoi nemici sono infinitamente più perverse. Poiché si tratta di usare le suore per far fuori i nemici, bisogna trovare un modo per far sì che quello che dicono durante le orge pubbliche di possessione sia accolto per vero, ma dal momento che la teologia tradizionale attribuiva al demonio la menzogna sistematica, ecco un trattatello ad hoc che spiega come «debitamente costretto, il diavolo è obbligato a dire la verità» (193).

E così le suore, appunto debitamente istruite, indicano come sodali del demonio via via gli amici di Grandier e chiunque altro sia inviso alla schiera di manipolatori che sta dietro le suore. Orgia è la parola giusta, perché gli esorcismi hanno una componente sessuale esplicita e fortissima, minutamente descritta nelle cronache del tempo. È puro spettacolo.

E infatti nei giorni vicini alla condanna il piccolo villaggio viene invaso da più di 3.000 persone, «più del doppio della popolazione normale della città» (197), turisti che si contendono alloggi, osterie e soprattutto un luogo comodo da cui assistere al rogo.

Si tratta di cose che più o meno vagamente conosciamo. La caccia alle streghe, i roghi, le torture, la manipolazione di fatti naturali per poterli attribuire al demonio, però tutto questo nostro (cristiano) imbarazzante doloroso passato non viene qui riportato in un formale libro di storia, ma viene legato a persone reali che pagina dopo pagina impariamo a conoscere.

C’è poi la straordinaria cultura di Huxley che disegna un quadro colto e documentato delle trame che muovono questa storia. E malgrado emerga nitida una Chiesa ridotta a puro potere e asservita alla sua autoconservazione, è sempre chiaro nelle parole di Huxley che si tratta di una deriva, che il buono può esserci – alla fine Grandier ritrova Dio (cf. 202ss), il buon padre Ambrose fa il suo dovere, c’è un Fondamento divino (cf. 93) in noi – e allora conoscere per minuto questa storia tremenda può davvero servire a metterci in guardia.

 

Tipo Riletture
Tema Cultura e società
Area
Nazioni

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