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Attualità
Attualità, 3/2015, 15/03/2015, pag. 147

Verso il Sinodo 2015 - Proposte: buone notizie per i confessori?

Una possibile conseguenza del dibattito sui divorziati risposati

Basilio Petrà
La tradizione morale cattolica è segnata dal Cinquecento in poi dalla presenza di un sistema morale che prende il nome di probabilismo. Pur essendo stato fortemente criticato e sottoposto alle ironie geniali di Blaise Pascal, esso non ha mai perso vitalità, dato che la sua utilizzazione pastorale – in particolare nel foro interno sacra-mentale – si è sempre mostrata molto preziosa. Il probabilismo si basa sul principio che la coscienza, che dubita fondatamente dell’obbligazione di una legge morale, non ha il dovere certo di seguirla e può seguire le opinioni che possono essere considerate dotate di probabilità o perché appaiono fondate al soggetto (se è in grado di valutare in modo competente) o perché appaiono fondate a persone riconosciute come competenti.

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Documenti, 2017-11

Preti celibi e sposati nella Chiesa cattolica

Don Basilio Petrà al convegno del movimento Vocatio

Basilio Petrà

«Sono maturi i tempi teologici e in generale ecclesiali perché si passi al riconoscimento formale che il Signore chiama tanto uomini celibi quanto uomini sposati all’esercizio del ministero presbiterale in tutta la Chiesa cattolica». Si è tenuto a Roma dal 24 al 26 marzo il convegno di Vocatio, associazione che dal 1981 dà sostegno ai preti che hanno dovuto abbandonare il ministero essendosi sposati, e che chiede l’abolizione dall’obbligo del celibato per il ministero presbiterale. Don Basilio Petrà, teologo esperto di Chiese ortodosse e presidente dell’Associazione teologica italiana per lo studio della morale (ATISM), nella sua relazione dal titolo «Verso un presbiterato celibatario e uxorato in tutta la Chiesa cattolica» parte dal presupposto che la Chiesa cattolica è una realtà comunionale, frutto dell’unità di 22 Chiese sui iuris – tra cui quella latina –, che contemplano al loro interno clero sia celibe sia uxorato. Anche la Chiesa latina riconosce al suo interno forme particolari di sacerdozio uxorato, da cui consegue che tale stato di vita rappresenta una vocazione teologicamente fondata (anche se, ufficialmente, tollerata). «La Chiesa cattolica sa che Dio chiama tanto uomini celibi quanto uomini sposati al servizio ministeriale. Ogni chiamata ha la sua dignità e il suo modo di esprimere la dedizione piena al servizio della Chiesa».

Attualità, 2016-8

Amoris laetitia, un passo avanti nella Tradizione

Basilio Petrà
Amoris laetitia è un documento complesso che riafferma allo stesso tempo l’insegnamento della Chiesa e l’accoglienza dei percorsi individuali nel discernimento ecclesiale. La ricognizione (D. Sala) su come gli episcopati stanno recependo il testo ha messo in luce da un lato alcune voci critiche ma dall’altro un consenso ampio su un testo rappresentativo dell’intero lavoro sinodale. Più in specifico viene evidenziato da B. Petrà come, mettendosi nei panni dei confessori, sia comprensibile una certa forma di «sconcerto». Familiaris consortio, infatti, ha offerto «per anni un quadro di riferimento dotato d’autorità», nel quale il «confessore ha potuto continuare a essere più un applicatore della norma che un pastore e un padre personalmente coinvolto nel bene del penitente e nel suo cammino cristiano». Oggi, invece, con Amoris laetitia gli si chiede una «maggiore responsabilità personale nel valutare il bene del penitente e delle persone coinvolte dal suo agire, con cuore misericordioso e con intento terapeutico. Il suo ruolo è certamente assai più impegnativo. Bisogna però dire che diventa anche più significativo, più ricco e più ministerialmente pieno».
Attualità, 2016-6

Francesco - Amoris laetitia: giubileo e sacerdoti sposati

Basilio Petrà
Oltre l’emarginazione e la «condanna»? L’esortazione apostolica Amoris laetitia (AL) si basa su una scelta consapevole e decisa, una scelta che papa Francesco richiama formalmente in un luogo delicato del documento, il n. 296 del capitolo VIII, proprio là dove si esplicitano i principi del «Discernimento delle situazioni dette “irregolari”». Si tratta di un’autocitazione: il papa richiama infatti un passo della sua omelia del 15 febbraio 2015, tenuta durante la celebrazione dell’eucaristia con i nuovi cardinali.