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Attualità
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Attualità, 6/2013

Jorge M. Bergoglio - Francesco: il Pastore. Primi passi del nuovo papa

G. Brunelli
Dal 13 marzo 2013 il card. Jorge Mario Bergoglio, gesuita, arcivescovo di Buenos Aires, è il nuovo vescovo di Roma e sommo pontefice della Chiesa universale. Si chiama Francesco. Ed è la prima volta che questo nome viene assunto da un papa. Così come Francesco è il primo papa che proviene dall’America Latina, dall’Argentina, dov’è nato nel 1936 da immigrati italiani. Ed è anche il primo papa della storia che proviene dalla Compagnia di Gesù. È stato eletto alla quinta votazione del secondo giorno di Conclave. Bergoglio era stato il candidato antagonista di Joseph Ratzinger nel Conclave del 2005; allora, ritirandosi dopo la terza votazione, aveva lasciato il passo al futuro Benedetto XVI. Ora, con la sua rinuncia al pontificato, Benedetto XVI, misteriosamente, ha lasciato il passo a Francesco. «Fratelli e sorelle buonasera. (...)»

Francesco e la stagione ecumenica. Germogli

D. Sala
Il dialogo «nasce da un atteggiamento di rispetto verso l’altro, dalla convinzione che l’altro abbia qualcosa di buono da dire; richiede di fare spazio nel nostro cuore al suo punto di vista, alla sua opinione e alla sua proposta. Esige un’accoglienza cordiale e non una condanna preventiva. Per dialogare bisogna abbassare le difese, aprire la porta di casa e offrire calore umano». È quanto scriveva sull’esperienza del dialogo il card. Jorge Mario Bergoglio nel 2011, introducendo il volume sulle sue conversazioni con il rabbino di Buenos Aires Abraham Skorka. Questo atteggiamento sembra improntare i primi gesti e parole del papa Francesco nel rapporto con le confessioni cristiane e le religioni non cristiane, suscitando reazioni positive e riscontri di sostanziale corrispondenza con l’esperienza pastorale a Buenos Aires.

Conclave – Rassegna stampa: pope-media. La Chiesa raccontata «a un pubblico vasto e variegato»

G. Mocellin
Si può circoscrivere, simbolicamente, ai primi 23 giorni di marzo, intercorsi tra l’inizio della Sede vacante e la visita di Francesco a Benedetto XVI, l’analisi della «copertura» che i media italiani, e segnatamente i quotidiani, hanno riservato al recente Conclave e ai primi atti del «nuovo papa». Infatti, se come tale l’evento della successione al soglio di Pietro è una storia che i media sono abbastanza abituati a raccontare (mediamente, una volta ogni undici anni, dalla fine della guerra a oggi), è una «prima» assoluta, in tutta l’età moderna e non solo negli ultimi decenni, la storia della compresenza (oltretutto pacifica) di due vescovi di Roma, uno in carica e uno emerito.

Argentina - Bergoglio e la dittatura: Accuse infondate

M. Bernardoni
La campagna contro Jorge Mario Bergoglio «è ben nota e risale già a diversi anni fa. È portata avanti da una pubblicazione (il quotidiano argentino Página 12 – ndr) che compie campagne a volte calunniose e diffamatorie. La matrice anticlericale di questa campagna e di altre accuse contro Bergoglio è ben nota ed evidente». Così una nota letta ai giornalisti, lo scorso 15 marzo, dal portavoce della Sala stampa vaticana, p. Federico Lombardi.

Argentina - Il vescovo Bergoglio: il papa venuto dal Sud: Da conservatore ad amico dei poveri

W. Uranga
Lui stesso si è definito come il papa che i cardinali sono andati a prendere «quasi alla fine del mondo». Jorge Bergoglio, argentino, 76 anni, dal 13 marzo scorso è Francesco, il papa della Chiesa cattolica. È un sacerdote di solida formazione teologica e filosofica, ma anche un uomo di profonda spiritualità, nonché studioso di problemi politici e sociali. È dall’età di 37 anni che è abituato a esercitare il discernimento e a prendere delle decisioni: a quell’età fu eletto superiore provinciale della sua congregazione religiosa, la Compagnia di Gesù, in Argentina.

Argentina - Intervista a Juan Carlos Scannone: La teologia di Francesco

M. Castagnaro
Padre Juan Carlos Scannone, gesuita ottantunenne, già docente in diversi atenei latinoamericani ed europei, compresa la Pontificia università Gregoriana di Roma, ed ex preside delle facoltà di Filosofia e teologia dell’Universidad del Salvador di Buenos Aires, è il massimo teologo argentino vivente. – Che cosa pensa dell’ascesa del card. Bergoglio al soglio di Pietro? (...)

Stati Uniti - America Latina: ricollegare le comunità. Le Chiese e la geopolitica del continente

D. Golemboski
Nel corso degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta, ampi settori della comunità cattolica degli Stati Uniti erano fortemente impegnati in varie forme di relazioni ed espressioni di solidarietà con i popoli dell’America Latina, la terra dell’arcivescovo Oscar Romero, della teologia della liberazione e degli squadroni della morte. C’erano anche delegazioni di nordamericani che si recavano in Nicaragua, El Salvador o in altri luoghi e fiorivano i gemellaggi fra parrocchie degli Stati Uniti e comunità cristiane dell’America Centrale. Secondo Christian Smith, sociologo a Notre Dame, oltre 100.000 cittadini statunitensi si recarono in quegli anni in Nicaragua per «vedere con i loro occhi la sua rivoluzione».

Stati Uniti - Gesuiti: Quarant’anni di aborto

A. Franzoni
Il 22 gennaio 1973, con una maggioranza di sette giudici a favore e due contrari, la Corte suprema degli Stati Uniti pronunciava due sentenze che rendevano legale l’aborto in tutta la nazione. Con il caso principale, Roe contro Wade, venivano abrogate tutte le leggi statali che vietavano l’aborto: si riconosceva l’aborto come un diritto a prescindere da qualsiasi circostanza che non fosse la libera scelta della donna. Con il caso gemello, Doe contro Bolton, si estendeva il diritto ad abortire all’intera durata della gravidanza. La legislazione precedente alle sentenze Roe-Doe prevedeva che l’aborto fosse disciplinato da ogni stato secondo leggi proprie. Nella maggior parte degli stati, essendo considerato reato, l’aborto non poteva essere praticato in nessun caso, mentre in alcuni di essi quest’ultimo era consentito solo in determinate circostanze: gravi problemi di salute della donna, violenza carnale, malformazioni del feto. Solo in quattro stati il requisito legale sufficiente era la richiesta di abortire da parte della donna.

Vietnam - Chiesa e stato: rifondare la Costituzione: I vescovi appoggiano una riforma democratica

D. Sala
Sono passati quasi 40 anni dalla fine della guerra con gli Stati Uniti, e il Vietnam sotto molti aspetti sta vivendo una fase di trasformazione e crescita straordinaria che lo rende una potenza emergente tra i paesi del Sud-est asiatico. Boom economico, sviluppo della classe media, turismo e settore manifatturiero in espansione. Il collasso del comunismo nell’Europa orientale e la disintegrazione dell’Unione Sovietica – riferimento ideologico e politico principale del Partito comunista vietnamita – dopo la caduta del muro di Berlino ne hanno modificato radicalmente il contesto strategico, costringendolo a uscire dall’isolamento e a impegnarsi in modo più diretto nelle questioni internazionali a livello sia regionale sia globale. Nel 1992 ne è anche scaturita una riscrittura della Costituzione, che veniva in parte incontro alle esigenze del contesto mutato e poneva le premesse per l’introduzione dell’economia di mercato.

Cina - Nuovo presidente: Una scelta di stabilità

D. Sala
Com’era lecito attendersi, il 14 marzo l’Assemblea nazionale del popolo (il Parlamento cinese) ha votato quasi all’unanimità come nuovo presidente della Repubblica popolare e dell’Esercito di liberazione Xi Jinping, il segretario generale del Partito comunista cinese eletto nel corso del 18° Congresso lo scorso 15 novembre. Pur essendo un «principe rosso», cioè figlio di un alto funzionario del Partito comunista della prima generazione, Xi Jinping ha un curriculum che gli ha permesso di essere accettato anche dalla corrente di quanti si sono invece formati nella Lega della gioventù comunista cinese, l’altro canale d’ingresso privilegiato nel Partito, da cui sono passati per esempio Hu Jintao, attuale presidente della Repubblica, Wen Jiabao, premier uscente, e Li Keqiang, eletto il 15 marzo primo ministro. L’accordo tra le due correnti aveva anche comportato, poco prima del Congresso, l’epurazione del principale concorrente di Xi, Bo Xilai, promotore di una rinascita maoista e di un acceso populismo, accusato di omicidio insieme alla moglie, e ora in sciopero della fame.

India - Teologia: Dio nella terra indiana. A colloquio con Francis Gonsalves

L. Clemente
Raggiungiamo il Vidyajoti College of Theology di Delhi una fredda sera di gennaio. «Noi» siamo un gruppo di viaggiatori interessati a conoscere le diverse realtà religiose dell’India e la lettura di un articolo in una pubblicazione di studi teologici indiani ci ha condotti all’istituto gesuita fondato nel 1881 nel Bengala e al suo rettore,. Lo troviamo che ci aspetta sorridente davanti al cancello. Mentre ci riprendiamo dalle ore passate nel traffico che paralizza, in un’inimmaginabile morsa di metallo e inquinamento (a Delhi come in buona parte delle megalopoli indiane), Gonsalves, nato nel 1960 a Bombay, licenza alla Gregoriana e dottorato a Madras, ci introduce alla problematicità dell’India. Un paese dalle molte lingue e dalle molte religioni che il nazionalismo hindu cerca in parte di assimilare, in parte di emarginare. Le statistiche parlano di un 82% hindu, un 13% musulmano, un 2,3% cristiano, più altre esigue realtà, su una popolazione totale di 1,2 miliardi.

Nord Arabia - Chiese: cresce la fede cristiana. Reportage nei paesi del Golfo Arabico

F. Strazzari
Il 12 dicembre 1952 sono iniziati i lavori per la costruzione della chiesa di Ahmadi, sotto il titolo di Nostra Signora di Arabia, che sono stati completati l’8 settembre 1955, festa della Natività di Maria. La chiesa è stata benedetta dallo stesso p. Urbano Stella il 1° aprile 1956. La grande statua è arrivata nella capitale del Kuwait e da lì è stata portata in processione ad Ahmadi. Dal suo arrivo fino a oggi i fedeli recitano ogni settimana una novena a Nostra Signora di Arabia, alla quale sono molto devoti, anche perché – assicurano – continua a fare non pochi miracoli. Nel 2011 è stato rinnovato il presbiterio della chiesa e la statua miracolosa è rimasta al suo posto, al centro, in uno spazio di nobile bellezza.

Egitto - Mediazioni: al Azhar, no alla violenza. Un documento firmato da tutte le forze politiche

G. Bernardelli
Avevamo lasciato l’Egitto all’indomani del contestatissimo referendum sulla nuova costituzione vinto dal presidente Mohammed Mursi fondamentalmente grazie ai voti dell’Alto Egitto (ma con l’opposizione del Cairo e di Alessandria). E avevamo aggiunto che lo scontro – congelato dopo le giornate caldissime dell’assedio della folla al palazzo presidenziale – era solo rinviato all’appuntamento cruciale delle elezioni politiche, attese per la primavera (cf. Regno-att. 22,2012,723). La tregua è durata in realtà poco: il paese è tuttora nel caos. Ogni venerdì è ormai l’occasione per nuove proteste che sfociano puntualmente in manifestazioni violente.

Dio fa ombra alla politica. Michael Walzer e le domande politiche alla Bibbia ebraica

P. Stefani
Desmond Tutu, il grande vescovo e leader sudafricano campione della lotta contro l’apartheid, dichiarò, ironicamente, di essere perplesso su quale Bibbia la gente legga quando afferma che la religione e la politica non si mescolano. La questione sta sia nel definire cosa s’intende per politica, sia nei modi di stabilire come avviene questo «mescolamento». Comunque, se l’affermazione fosse di natura storica, essa potrebbe contare sul sostegno di gran parte della prassi e del pensiero politici delle età tardo antica, medievale e moderna e su robuste tracce, dirette o indirette, presenti nell’epoca contemporanea.

Libri del mese - Schede - Marzo 2013

M.E. Gandolfi
I «Libri del mese» si possono ordinare indicando il numero ISBN a 13 cifre: - per telefono, chiamando lo 049.8805313; - per fax, scrivendo allo 049.686168; - per e-mail, all'indirizzo vendite.dirette@dehoniane.it - per posta, scrivendo a Centro Editoriale Dehoniano, via Nosadella 6, 40123 Bologna.

G. Bernardelli (a cura di), Vino Nuovo

A. Plotti

Chiavi di lettura: Gli instant di Francesco

M.E. Gandolfi

G. Valente, Francesco, un papa dalla fine del mondo

F. Lozito

F.D. Tosto, Ultimi o primi?

A. Franzoni

Kenya - Chiese ed elezioni: educazione civica. Diverse denominazioni cristiane per la pace precaria

D. Maggiore
In attesa di giudizio, in più di un senso. Così appare il Kenya, che ha votato il 4 marzo per le elezioni generali: il verdetto delle urne rischia di non essere l’ultimo. Dal voto presidenziale è uscito vincitore Uhuru Kenyatta. Il figlio del primo capo dello stato kenyano (Jomo Kenyatta, in carica dal 1963, anno dell’indipendenza, alla morte, nel 1978) ha ottenuto il 50,07% dei consensi: un margine appena sufficiente a fargli evitare il ballottaggio contro Raila Odinga, a sua volta «figlio d’arte»: suo padre, Jaramogi Oginga Odinga, fu prima il vice e poi il grande oppositore di Kenyatta. Lo scontro tra gli eredi delle due dinastie politiche sembra destinato a spostarsi ora sul piano legale: Odinga ha parlato di «massicci brogli», annunciando ricorsi. A suo modo, è una buona notizia. Nelle scorse presidenziali, a fine 2007, entrambi i candidati (lo stesso Odinga e il presidente uscente Kibaki) reclamarono la vittoria: furono oltre 1.000, secondo la stima più prudente, i morti negli scontri delle settimane seguenti. L’accordo per un esecutivo di unità nazionale riportò la pace: Kibaki ottenne il secondo e ultimo mandato da presidente, Odinga il posto di primo ministro.

Nigeria - Violenze e religioni: Prosegue l’orrore

D. Maggiore
Sono Ganye, vicino alla frontiera con il Camerun, e Kano, nel Nord, gli ultimi teatri dell’orrore in Nigeria, scossa anche dalle vicende degli ostaggi catturati dai fondamentalisti di Boko Haram e dalla «nuova» formazione Ansaru. A Ganye, il 22 marzo, miliziani armati hanno preso d’assalto una banca, una stazione di polizia, un carcere e alcuni ritrovi all’aperto. Gli attacchi ricordano, per la dinamica, quelli di Boko Haram in altre regioni settentrionali, e hanno provocato almeno 25 morti. Sono state oltre 20, invece, le vittime dell’attentato suicida del 18 marzo a Kano, che ha colpito una stazione degli autobus. Il paese resta dunque instabile, nonostante le forze armate siano impegnate da tempo in vaste operazioni contro i fondamentalisti.

Italia - Bergamo - Teologia: il caso bioetica. Ragioni della fede, ragioni della laicità

L. Testa
La bioetica rappresenta nel contesto contemporaneo un ambito nel quale emergono in modo emblematico le questioni relative al rapporto fra universalità della morale e coscienza cristiana. La questione bioetica è ormai da alcuni decenni uno dei nodi critici del dibattito sociale, sia nelle sue forme mediatiche, sia negli approfondimenti degli esperti, come anche nelle prese di posizione interne al mondo ecclesiale, spesso segnate da un rapporto dialettico con la società civile. In questo senso la bioetica è un «caso» nel senso forte di «banco di prova» (Testfall) che fa emergere i punti critici e le sfide del rapporto fra le ragioni della fede e gli argomenti della cosiddetta «laicità».

Teologia - Università: sguardi tra fede e storia. Mons. Müller a Padova, p. O’Malley alla Gregoriana

M. Bernardoni
Due importanti istituzioni accademiche, la Facoltà teologica del Triveneto e la Pontificia università Gregoriana, hanno celebrato tra fine febbraio e metà marzo il loro dies academicus. Le prolusioni sono state affidate, a Padova, a mons. Gerhard L. Müller, teologo e attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e alla Gregoriana, al gesuita americano John W. O’Malley, docente alla Georgetown University e «decano degli storici americani del cristianesimo». I loro interventi hanno riguardato due temi – quello della fede e quello del concilio Vaticano II – che, singolarmente intrecciati, caratterizzano l’Anno della fede che stiamo vivendo.

Padova - Chiesa - Quaresima: Prossimità digitale

S. Melchiori
Utilizzare la rete digitale per «raggiungere persone che non partecipano alla vita delle parrocchie ma sono in ricerca», attraverso uno spunto quotidiano di meditazione su un «“frammento” di Vangelo», con lo scopo di «illuminare le “zone oscure” che sono in noi, guarire le ferite, ritrovare la pace del cuore nell’incontro con Gesù» (mons. Mattiazzo). E farlo – nello spirito dell’Anno della fede – nel tempo forte di Quaresima, come occasione per cercare di seminare e raggiungere in modalità varie e multiple anche quanti sono un po’ lontani dalle soglie delle chiese, vivono distrattamente la propria appartenenza alla religione cattolica, non riescono a collocarsi all’interno delle modalità comunitarie, o appartengono a quella «categoria aperta» dei «ricomincianti».

Le Chiese europee e i nuovi movimenti cristiani

D. Sala

Dialogo tra Santa Sede e Concordia di Leuenberg

D. Sala

Rinuncia di Benedetto XVI - Reazioni ecumeniche

D. Sala

Chiesa d’Inghilterra – Donne vescovo

D. Sala

Siria – Intronizzazione di Youhanna X

D. Sala

Chiesa ortodossa russa

D. Sala

Bulgaria – Neofit è il nuovo patriarca

D. Sala

Rinuncia del papa

L. Accattoli

Altre parole sulla rinuncia

L. Accattoli

IOR

L. Accattoli

Monti e Napolitano

L. Accattoli

Ravasi predica gli esercizi

L. Accattoli

A Versaldi il governo dei Concezionisti

L. Accattoli

Sud Sudan

L. Accattoli

Ultimo Angelus e ultima udienza

L. Accattoli

Rapporto cardinali su fuga documenti

L. Accattoli

O’Brien dimissionato

L. Accattoli

Motu proprio Notas nonnullas

L. Accattoli

Ritiro a Castel Gandolfo

L. Accattoli

Rileggere la Pacem in terris 50 anni dopo: Utopia in cammino

D. Christiansen
Forse solo a 50 anni di distanza si può apprezzare pienamente la visione profetica dell’enciclica Pacem in terris, pubblicata l’11 aprile 1963 e indirizzata da Giovanni XXIII ai fedeli di tutto il mondo, «nonché a tutti gli uomini di buona volontà, sulla pace fra tutte le genti nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà». Mentre all’epoca non fu pienamente capita – come osservava anche questa rivista nel supplemento dedicatole nel maggio 1963, fu accusata di astrattezza o abbassata al rango di una «paterna esortazione del papa buono» –, la Pacem in terris ha nel tempo offerto la struttura portante che ha consentito un impegno diretto della Chiesa nelle questioni globali per gli anni a venire. Questa partecipazione è stata fondamentale per il dispiegarsi di sviluppi quali il movimento per i diritti umani, il concetto di comunità internazionale, il principio della responsabilità di proteggere e l’idea di una governance globale per affrontare problemi globali. L’«utopia» della Pacem in terris è ancora in cammino, con la sua aspirazione alta che dev’essere ulteriormente realizzata.

Mons. G. Nervo (1918-2013) - La fede in dono. Il primato della carità vissuto accanto ai deboli

G. Pasini
I commenti dei media alla notizia della morte di mons. Giovanni Nervo, avvenuta il 22 marzo, dopo una lunga e sofferta permanenza ospedaliera, all’invidiabile età di 94 anni, si sono concentrati attorno a due aspetti della sua vita: il servizio ecclesiale nella Caritas e il suo impegno sociale. In ambedue gli ambiti è stato evidenziato il suo amore verso i poveri e gli ultimi realizzato saldando insieme i grandi valori della carità e della giustizia, un binomio bene rispecchiato nel titolo di una delle pubblicazioni di don Giovanni: Giustizia e pace si baceranno.

Giona. Il profeta chiamato a convertirsi

P. Stefani
Riguardo alla natura del piccolo-grande libro di Giona, vi sono tre punti su cui il consenso interpretativo è pressoché unanime: si tratta di un libro «favolistico-profetico», «penitenziale» e «universalistico». In esso compare un solo nome di persona, quello del protagonista, e un solo nome di città, Ninive; non vi è però alcun riferimento a eventi e cronologie specifiche. Letta da questa angolatura, la profezia sembra estraniarsi dal fuoco della storia concreta per assumere un andamento sapienziale paragonabile a quello del libro di Giobbe, in cui non è richiesto datare l’«eterna parabola » relativa al giusto sofferente. Da qui la dimensione paradigmatica della «sapienza», che vale al di là delle delimitazioni di tempo e luogo.

Kenya: il missionario e il cardinale

A. Cappi; D. Maggiore

Viri probati

O. Gulot

La rinuncia di Benedetto XVI

A. Pomatto

Donne nella Chiesa

A. Scantamburlo

Due o tre idee avventate. Sulla traumatica e salutifera rinuncia di papa Benedetto

L. Accattoli
Sconcerto, tristezza, lenta intelligenza del fatto. Ho bisogno di tempo per fare i conti con l’uscita dalla storia di papa Benedetto, che ho subito avvertito come un traumatico e salutifero fatto di Vangelo. Stavo rileggendo il terzo volume su Gesù di Nazaret, attendevo l’enciclica sulla fede che non avremo. «Penso che basti ciò che ho fatto», aveva detto a Peter Seewald l’agosto scorso. Forse ha fatto più di quanto abbiamo capito, anche quelli che gli abbiamo voluto bene. Sono tra quelli che l’hanno amato da subito. Me lo facevano amico – come argomentai in questa rubrica su Regno-att. 10,2005,359 – la sua avvertenza del mistero del male e della difficoltà di credere, l’invocazione al Signore perché torni a manifestarsi.

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Redazione
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