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Attualità
Attualità, 2/1983, 15/01/1983, pag. 21

In un mondo di dipendenze reciproche. Interv. a W. Graf von Baudissin

A.C.

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Documenti, 2026-5

Orizzonti per l'unità visibile

6a Conferenza mondiale su Fede e costituzione

A più di 30 anni dalla precedente (Santiago de Compostela, 1993), ha avuto luogo dal 24 al 28 ottobre 2025 a Wadi El Natrun, nei pressi di Alessandria d’Egitto, la 6a Conferenza mondiale su Fede e costituzione, la commissione teologica del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), alla quale partecipa anche la Chiesa cattolica. Nell’anno in cui si commemorava il 1.700° anniversario del concilio di Nicea, la Conferenza si è concentrata sul tema «Quali orizzonti per l’unità visibile?». Secondo l’Appello a tutti i cristiani approvato in conclusione (il 28 ottobre), l’unità è più che accordo, è comunione: «Radicata nel battesimo, espressa nella preghiera condivisa, l’unità comincia a essere visibile quando viviamo insieme, in cammino verso la condivisione reciproca dell’eucaristia e il riconoscimento dei rispettivi ministeri». I 400 rappresentanti delle Chiese membro presenti hanno affrontato anche questioni relative alla decolonizzazione e alla missione. Poiché per le Chiese in alcuni contesti la missione è intrecciata con una storia di schiavitù, colonialismo e potere, «la missione deve essere caratterizzata dal pentimento e da un riorientamento verso la decolonizzazione e la giustizia, la riconciliazione e l’unità». La Conferenza ha approvato anche un’«affermazione ecumenica» dal titolo Approfondire l’unità, camminare nell’amore, restaurare la speranza, che qui pubblichiamo.

Stampa (28.10.2025) da sito web www.oikoumene.org. Nostra traduzione dall’inglese.

Documenti, 2026-5

Resta con noi perché si fa sera

Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara

La lettera pastorale del vescovo di Novara mons. Franco Giulio Brambilla per l’anno pastorale 2025-2026, presentata lo scorso 10 ottobre, s’ispira al brano evangelico dei discepoli di Emmaus. L’intenzione dell’autore è accompagnare il «terzo discepolo», cioè «il lettore di ogni tempo»: il brano viene commentato «quasi fosse un racconto con il racconto, per mostrare dal vivo che il lettore di seconda mano, cioè la fede della Chiesa e quindi anche di questo nostro tempo, è il racconto vivente che si alimenta al cammino della fede pasquale degli apostoli».

La lettera è articolata in cinque capitoli, ognuno corrispondente a una parte del racconto evangelico: dopo un’illustrazione degli eventi narrati, l’attenzione si sofferma sulla «situazione spirituale dei discepoli»; ogni capitolo è seguito da un «passo», che costituisce idealmente una tappa del cammino del discepolo: in essa viene delineato «un aspetto essenziale del Vangelo» messo in luce dal brano corrispondente e vengono offerte «brevi indicazioni pastorali».

Al lettore, cioè, invitato a diventare contemporaneo di Gesù ripercorrendo l’esperienza dei discepoli di Emmaus, viene chiesto di riportare all’esterno quella stessa esperienza: in un atteggiamento testimoniale e missionario, forte della consapevolezza della propria ministerialità e della capacità di dimorare nella Parola, nell’eucaristia e nella carità, per «generare … umano nel cristiano», in dialogo con una società bisognosa di riscoprire il desiderio e di orientarlo verso Cristo.

Originale in nostro possesso.

Documenti, 2026-5

Il mare ci chiede conto

Vescovi della Sicilia e della Calabria

Mons. corrado Lorefice; Vescovi della Calabria; mons. Antonino Raspanti

«Da Scalea ad Amantea, da Paola a Tropea, da Pantelleria a Custonaci: le coste della nostra terra e della Sicilia hanno accolto nelle ultime settimane almeno quindici corpi senza nome, restituiti dal Mediterraneo dopo i naufragi silenziosi che il ciclone Harry ha consumato tra il 15 e il 22 gennaio. Secondo le organizzazioni umanitarie, i dispersi totali potrebbero essere un migliaio. Un numero che non è una statistica: è una comunità intera inghiottita dal mare mentre l’Europa guardava altrove». La presa di posizione netta è dei vescovi della Calabria, che il 22 febbraio hanno pubblicato una dichiarazione intitolata Il mare ci chiede conto. Sullo stesso argomento era intervenuto il 20 febbraio l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice in un Messaggio all’organizzazione Mediterranea Saving Humans, «nel giorno in cui a Trapani si commemorano i migranti morti negli ultimi giorni nell’indifferenza generale». Secondo alcune fonti – come l’associazione Refugees in Libya – potrebbero essere fino a 1.000 le vittime del ciclone che si è abbattuto sul Mediterraneo occidentale tra il 15 e il 22 gennaio 2026. Successivamente, il 24 febbraio, il vescovo di Acireale Antonino Raspanti, presidente della Conferenza episcopale siciliana, in un Comunicato per i migranti deceduti ha espresso a nome dei vescovi siciliani «piena e convinta solidarietà» e condivisione a mons. Lorefice, dopo gli insulti ricevuti dal presule via social per la sua presa di posizione.

Stampa (24.2.2026) da siti web www.chiesadipalermo.it; www.conferenzaepiscopalecalabra.it; www.chiesedisicilia.org.