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Documenti, 5/2026, 01/03/2026, pag. 166

Resta con noi perché si fa sera

Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara

La lettera pastorale del vescovo di Novara mons. Franco Giulio Brambilla per l’anno pastorale 2025-2026, presentata lo scorso 10 ottobre, s’ispira al brano evangelico dei discepoli di Emmaus. L’intenzione dell’autore è accompagnare il «terzo discepolo», cioè «il lettore di ogni tempo»: il brano viene commentato «quasi fosse un racconto con il racconto, per mostrare dal vivo che il lettore di seconda mano, cioè la fede della Chiesa e quindi anche di questo nostro tempo, è il racconto vivente che si alimenta al cammino della fede pasquale degli apostoli».

La lettera è articolata in cinque capitoli, ognuno corrispondente a una parte del racconto evangelico: dopo un’illustrazione degli eventi narrati, l’attenzione si sofferma sulla «situazione spirituale dei discepoli»; ogni capitolo è seguito da un «passo», che costituisce idealmente una tappa del cammino del discepolo: in essa viene delineato «un aspetto essenziale del Vangelo» messo in luce dal brano corrispondente e vengono offerte «brevi indicazioni pastorali».

Al lettore, cioè, invitato a diventare contemporaneo di Gesù ripercorrendo l’esperienza dei discepoli di Emmaus, viene chiesto di riportare all’esterno quella stessa esperienza: in un atteggiamento testimoniale e missionario, forte della consapevolezza della propria ministerialità e della capacità di dimorare nella Parola, nell’eucaristia e nella carità, per «generare … umano nel cristiano», in dialogo con una società bisognosa di riscoprire il desiderio e di orientarlo verso Cristo.

Originale in nostro possesso.

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Documenti, 2025-7

Criteri per il «Sovvenire»

Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara

«La fiducia in un’istituzione circa la sua affidabilità economica e finanziaria dipende dalla saggia amministrazione, dalla trasparenza della gestione e dalla rendicontazione precisa e puntuale». Da quasi quarant’anni in Italia, in base all’Accordo di revisione del Concordato del 1984, è in vigore il sistema di sostegno economico alla Chiesa in Italia, inaugurato nel 1988 dal documento della Conferenza episcopale italiana Sovvenire alle necessità della Chiesa (ECEI 4/1231ss) e basato sui due pilastri dell’otto per mille e delle offerte deducibili per il sostentamento del clero. L’intero sistema è abitualmente identificato con il termine di «Sovvenire», dal titolo del documento del 1988.

Intervenendo il 20 marzo alle giornate nazionali di formazione e spiritualità per operatori di «Sovvenire» ad Armeno su «“Collaboratori della vostra gioia” (2Cor 1,24). Il sovvenire nella Chiesa al servizio della missione apostolica», mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e presidente della Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, ha delineato cinque «punti decisivi per realizzare una corretta trasparenza amministrativa nelle comunità parrocchiali e diocesane». Traendo ispirazione da tre figure emblematiche del Nuovo Testamento di collaboratori apostolici (Timòteo, Tito ed Epafrodìto), mons. Brambilla sottolinea che «qui l’apporto dei laici dovrà favorire comportamenti sempre più rigorosi e trasparenza nella conduzione dei beni ecclesiastici».

Documenti, 2025-1

Le dieci parole della fede

Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara

«Due appuntamenti ci stanno davanti il prossimo anno: i 1700 anni del concilio di Nicea e il giubileo del 2025. Il primo appuntamento ci parla del Credo, il simbolo della nostra fede; il secondo della speranza, il tema del giubileo». È dal primo di questi appuntamenti che il vescovo di Novara trae l’ispirazione principale della sua lettera pastorale per l’anno 2024-2025, intitolata Le dieci parole della fede. Breve commento al Credo e pubblicata il 20 settembre. Il testo propone «una lettura del Simbolo niceno-costantinopolitano, confrontandolo con il Simbolo apostolico» e sceglie di focalizzarsi sui contenuti della fede, con lo scopo di «alimentare la (…) speranza cristiana».

L’obiettivo di «tradurre la ricchezza del Credo in un percorso che possiamo intitolare le Dieci parole della fede» viene perseguito mediante l’analisi degli articoli del Credo «secondo uno schema diverso dalla sua normale scansione trinitaria», seguendo cioè «l’ordine della scoperta e dell’esperienza» della fede, che «nasce dal nostro incontro con Cristo. Gesù è il racconto della libertà del Figlio, che ci comunica il dono di Dio Padre e creatore e, mediante lo Spirito vivificante, ci fa partecipare alla sua vita filiale e fraterna».

L’orizzonte escatologico dischiuso dal Credo conduce così nel «pellegrinaggio della speranza» proposto da papa Francesco per l’anno giubilare: «Il Credo è la bussola, non è il cammino, ma senza bussola il cammino della fede può perdersi nei sentieri interrotti della vita».

Documenti, 2022-1

I semi del tempo

Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara

«Più che segni da leggere, abbiamo bisogno di semi da piantare. Quando si solleverà la coltre di ansia e di paura, di rassegnazione e di rabbia, saremo come il contadino che, sul finire dell’inverno, apre lo scrigno che contiene i semi gelosamente custoditi per la semina di primavera». Lo scrive il vescovo di Novara, mons. Franco Giulio Brambilla, nella lettera pastorale I semi del tempo. La parola di Dio nel cuore degli uomini, pubblicata il 26 giugno in vista dell’anno pastorale 2021-2022. A partire dal c. 4 del Vangelo di Marco, con la parabola del seminatore, il vescovo propone una meditazione sulla Parola e sulla sua forza irresistibile di trasformazione del cuore degli uomini, e afferma come – in un momento storico segnato dalla pandemia – la capacità di piantare «semi» di futuro e di speranza divenga più urgente della lettura dei «segni» dei tempi. E l’«abbondante seminagione» cui sono chiamati fedeli e comunità è quella del Vangelo. Il cammino di rinascita dopo la pandemia dovrà essere un cammino di riscoperta dell’essenziale con al centro la Parola. «La riforma della Chiesa e della pastorale ha qui la sua sorgente».