A
Parole delle religioni

Parole delle religioni

Vedere ed essere visti. Consistenza e vanità dell'immagine

P. Stefani
Chi è dotato di sensi ogni tanto si chiede cosa avvenga a coloro che sono privi di queste facoltà, cosa sia la vista per un cieco e il suono per un sordo. Inevitabilmente si è costretti a pensare a una mancanza e sulle prime non si comprende che l’espressione «essere diversamente abili» può, per una volta, venire sottratta all’aura di convenzione (a volte persino ipocrita) di cui è circondata per essere collocata in un contesto più adeguato. Nell’Istituto dei ciechi di Milano vi è un percorso accidentato privo di qualsiasi luce: in questo buio una persona non vedente conduce gli smarriti possessori di vista. Trasferito dal piano simbolico a quello della lettera, il detto evangelico viene capovolto (cf. Mt 15,14; 23,16-19): qui il cieco è guida sicura.

La sobrietà. Salvaguardia della natura e lode del creato

P. Stefani
Il 1° settembre si è celebrata la III Giornata per la salvaguardia del creato indetta dalla Conferenza episcopale italiana (CEI). Il tema di quest’anno era «Una nuova sobrietà per abitare la terra». Il messaggio di presentazione era incentrato sui consumi e sull’ombra implacabile che li accompagna: i rifiuti. Come ha argutamente scritto Maurizio Ferraris: «Come in un’allegoria barocca, le montagne d’immondizia guardano tutti gli altri miti di consumo con un sorriso egizio: “Ero quello che sei, sarai quello che sono”» (Domenicale de Il sole 24 ore, 6.7.2008). La Conferenza episcopale, nel suo linguaggio esortativo, non può concedersi battute penetranti; è obbligata piuttosto alla citazione riverente. È quanto fa fin dalle prime righe del messaggio di presentazione, là dove afferma: «È un dovere richiamato con forza da Benedetto XVI (…): “Dobbiamo avere cura dell’ambiente: esso è stato affidato all’uomo perché lo custodisca e lo coltivi con libertà responsabile, avendo come criterio orientatore il bene di tutti” (n. 7). È un impegno che ci rimanda a s. Francesco d’Assisi e alla lode da lui rivolta al Creatore per “sora nostra madre Terra”, che tutti ci sostiene».

Il pubblico pregare musulmano. E i paradossi dell'Occidente

P. Stefani
Le massime Categorie (at-Tabaqat al-kubrà) è il titolo (sintetizzato) con cui è conosciuta un’opera scritta verso la metà del XVI secolo dal dotto musulmano ash-Sha’rani. Il testo riporta, in modo spesso più agiografico che storico, la vita di una lunga serie di eminenti e devoti musulmani. Comincia dai primi successori di Muhammad: i quattro califfi ben diretti della tradizione sunnita. Presto passa però alla generazione successiva. A proposito di Hasan, si afferma che nacque a Medina tre anni dopo l’ègira (622). Era figlio di Ali (l’ultimo dei quattro califfi), il cugino del Profeta che aveva sposato la figlia di quest’ultimo, Fatima. Conformandosi alla tradizione, Sha’rani afferma che il Profeta conferì il nome al nipote appena nato e gli recitò all’orecchio la chiamata alla preghiera.

Per non dimenticare (o forse per sapere)

P. Stefani
Mi piacerebbe raccontarti una storia nella quale un nazista mi abbia detto chinati, così non devo picchiarti, oppure nasconditi, così non ti vedo, oppure svignatela e sparisci, così riuscirai a prendere il pane che sta sul tavolo. Una cosa del genere te la racconterei con entusiasmo. Ma purtroppo non posso. Non è accaduta in nessuno dei campi di concentramento nei quali sono stata. Da nessuna parte (…). Ad Auschwitz si costruisca un camino che mandi fiamme! Non uno solo! Cinque! Che ardano giorno e notte. Se ci si trova in una baracca e si guarda ogni giorno il camino che sprigiona tanto chiarore, nel bosco, il fuoco arde, l’odore arriva e tu avverti la presenza degli esseri umani!

Ambivalenze della vergogna. La cacciata dal paradiso

P. Stefani
La Cappella Brancacci, nella fiorentina chiesa di S. Maria del Carmine, appare come un residuo posto all’interno di un contenitore difforme. Tanti particolari sono usciti dall’incertezza, altri sono lì in attesa di essere decifrati. Tra essi, vi è il modo d’interpretare la Cacciata dal paradiso. La vergogna è qui connessa alle divine parole di maledizione rivolte all’esistenza umana sulla Terra; essa, perciò, è storica e umana, non eterna. La vergogna non coincide con il pentimento e tanto meno con la riconciliazione; piuttosto è paragonabile a un torbido caos originario. Dimensione che in se stessa non garantisce nulla, ma senza la quale niente potrà mai nascere. La nuda vergogna è un’originaria condizione umana che tutti ci accomuna.

Parabole della teologia. L'approccio laico di Mancuso

P. Stefani
C'era una volta un re che abitava con la sua corte in cima a una montagna. Era felice, ma quando guardava in basso vedeva solo l’ombra scura e vuota della valle. Decise allora di fondarvi una città. Fece venire delle famiglie e le alloggiò, ma esse iniziarono subito a litigare tra loro. Cercò allora di governarle dando a esse una legge e non disdegnando di ricorrere a premi e a punizioni.

Il Logos e la carne. Un Giobbe darwinista

P. Stefani
Vi è una storia rabbinica che giustamente molti, oggi, amano ripetere. Si tratta di un passo del Talmud babilonese (Baba Metzi’a, 59b), che prende lo spunto da una discussione legale molto specifica, connessa a una questione di purità.

Per la giustizia. Preghiera per l'unità dei cristiani

P. Stefani
Non vendicatevi contro chi vi fa del male, ma cercate sempre di fare il bene tra voi e con tutti (cf. 1Ts 5,15). La condivisione della preghiera in nome di Gesù Cristo è già una forma di unità. In un certo senso esprime e realizza una comunione effettiva. Allo stesso tempo, e per la semplice ragione di esserci, evidenzia quanto ancora ci divide: l’oggetto della preghiera è la richiesta di un’unità che ancora non ci è data. Si è uniti proprio nel momento in cui si chiede concordemente il superamento delle divisioni. Nessuno dei due estremi cade.

Il senso della storia: Giuseppe nella Bibbia e nel Corano

P. Stefani
È uso dire che Dio stia nei particolari. In effetti all’interno di una realtà organica ogni singolo aspetto riflette l’insieme. Ciò vale anche per il valore attribuito ai sogni profetici rispettivamente nella Bibbia e nel Corano. Entrambi i libri conoscono le storie di Giuseppe, tuttavia, fin dal primo apparire, il discorso risulta a un tempo simile e diverso: si racconta la stessa storia eppure essa è anche altra.

Vivere il proprio morire. Un anno dopo Welby

P. Stefani
La morte può diventare umanamente accettabile quando ci si rende conto che non tutto può essere posto sotto l’insegna della libertà.