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Documenti, 9/2026, 01/05/2026, pag. 274

Una fedeltà che genera futuro

Lettera apostolica nel 60° anniversario dei decreti conciliari Optatam totius e Presbyterorum ordinis

Leone XIV

Firmata l’8 dicembre 2025 e pubblicata il 22, la lunga lettera apostolica di papa Leone XIV Una fedeltà che genera futuro coglie l’occasione del 60° anniversario dei decreti conciliari dedicati alla formazione dei preti (Optatam totius) e al loro ministero (Presbyterorum ordinis) per affrontare alcuni temi attinenti, dopo che il lungo processo sinodale sulla sinodalità (2021-2024) ha individuato alcuni aspetti critici e dato voce a richieste di riforma. Non vi è alcun riferimento a modificare l’accesso all’ordinazione sacerdotale, nella Chiesa latina riservata agli uomini non sposati, ma si suggeriscono come ambiti di miglioramento più comunità di vita per i presbiteri e più cooperazione con i laici. Riguardo al celibato Leone afferma che «solo presbiteri e consacrati umanamente maturi e spiritualmente solidi... possono assumere l’impegno del celibato e annunciare in modo credibile il Vangelo del Risorto». In questa chiave viene richiamato il tema scottante delle violenze sessuali che hanno minato la credibilità della Chiesa cattolica: «In questi ultimi decenni la crisi della fiducia nella Chiesa suscitata dagli abusi commessi da membri del clero, che ci riempiono di vergogna e ci richiamano all’umiltà, ci ha reso ancora più consapevoli dell’urgenza di una formazione integrale che assicuri la crescita e la maturità umana dei candidati al presbiterato, insieme con una ricca e solida vita spirituale». E di fronte alla carenza di sacerdoti «occorre che abbiamo il coraggio di fare ai giovani proposte forti e liberanti», ricordando che «non c’è futuro senza la cura di tutte le vocazioni».

Stampa (9.12.2025) da sito web www.vatican.va.

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Documenti, 2026-11

Magnifica humanitas

Lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale

Leone XIV

La prima enciclica di Leone XIV, firmata nel 135° anniversario della Rerum novarum di Leone XIII e pubblicata il 25 maggio, affronta quella che per il papa è la questione sociale del nostro tempo: l’intelligenza artificiale e la sua sfida alla dignità umana. Il testo, suddiviso in cinque capitoli più un’introduzione e una conclusione, non è però centrato sulla tecnologia – verso cui non c’è una condanna a priori – ma sull’uomo, che si vede minacciato dai possibili rischi legati alle filosofie sottese allo sviluppo delle intelligenze artificiali. Il bersaglio è il «paradigma tecnocratico», la riduzione dell’umano a dato e prestazione. Di fronte alla promessa transumanista di eliminare ogni fragilità, il papa oppone la tesi secondo cui «l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite». Il documento denuncia la concentrazione di potere nelle mani di attori privati transnazionali, il costo umano della filiera digitale – dalle miniere di terre rare al lavoro di etichettatura dei dati – e l’automatizzazione delle decisioni militari letali. L’appello finale: «Nel tempo dell’intelligenza artificiale, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore».

Stampa (25.5.2026) da sito web www.vatican.va.

Documenti, 2026-11

Leone alla CEI: il coraggio dell'essenziale

Leone XIV

Il 28 maggio papa Leone XIV ha incontrato i vescovi italiani, concludendo i lavori dell’82ª Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (CEI), tenutasi in Vaticano dal 25 al 28 maggio 2026 (cf. in questo numero a p. 372). Riportiamo il discorso del papa (www.vatican.va).

 

Documenti, 2026-9

Nel continente giovane e ferito

Viaggio in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale (13-23 aprile 2026)

Leone XIV

Dopo un pontificato, quello di Benedetto XVI, che aveva rivolto la sua attenzione principalmente all’Europa e un papa, Francesco, che aveva manifestato un particolare interesse per l’Asia, il primo lungo viaggio internazionale di Leone XIV, «figlio spirituale di sant’Agostino», si è compiuto in Africa dal 13 al 23 aprile. Ha interessato quattro paesi giovani e dinamici, che portano ancora le «stigmate della colonizzazione» (J.P. Vesco) e in parte vivono situazioni di crisi in atto: l’Algeria, patria di sant’Agostino di Ippona; il Camerun, con un conflitto separatista ancora aperto; l’Angola e la Guinea Equatoriale, terre di grandi ricchezze minerarie e petrolifere ma anche di diffusa povertà.

Dando ampio spazio ai temi della pace, delle ferite del (neo)colonialismo, della convivenza tra le religioni, della guarigione delle memorie e della riconciliazione, Leone XIV ha descritto l’Africa come «una riserva di gioia e di speranza» per il mondo intero, che tuttavia «ha un urgente bisogno di superare situazioni e fenomeni di conflittualità e inimicizia, che lacerano il tessuto sociale e politico di tanti paesi, fomentando la povertà e l’esclusione».

Stampa (24.4.2026) da sito web www.vatican.va. Titolazione redazionale.