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Documenti, 9/2026, 01/05/2026, pag. 274

Una fedeltà che genera futuro

Lettera apostolica nel 60° anniversario dei decreti conciliari Optatam totius e Presbyterorum ordinis

Leone XIV

Firmata l’8 dicembre 2025 e pubblicata il 22, la lunga lettera apostolica di papa Leone XIV Una fedeltà che genera futuro coglie l’occasione del 60° anniversario dei decreti conciliari dedicati alla formazione dei preti (Optatam totius) e al loro ministero (Presbyterorum ordinis) per affrontare alcuni temi attinenti, dopo che il lungo processo sinodale sulla sinodalità (2021-2024) ha individuato alcuni aspetti critici e dato voce a richieste di riforma. Non vi è alcun riferimento a modificare l’accesso all’ordinazione sacerdotale, nella Chiesa latina riservata agli uomini non sposati, ma si suggeriscono come ambiti di miglioramento più comunità di vita per i presbiteri e più cooperazione con i laici. Riguardo al celibato Leone afferma che «solo presbiteri e consacrati umanamente maturi e spiritualmente solidi... possono assumere l’impegno del celibato e annunciare in modo credibile il Vangelo del Risorto». In questa chiave viene richiamato il tema scottante delle violenze sessuali che hanno minato la credibilità della Chiesa cattolica: «In questi ultimi decenni la crisi della fiducia nella Chiesa suscitata dagli abusi commessi da membri del clero, che ci riempiono di vergogna e ci richiamano all’umiltà, ci ha reso ancora più consapevoli dell’urgenza di una formazione integrale che assicuri la crescita e la maturità umana dei candidati al presbiterato, insieme con una ricca e solida vita spirituale». E di fronte alla carenza di sacerdoti «occorre che abbiamo il coraggio di fare ai giovani proposte forti e liberanti», ricordando che «non c’è futuro senza la cura di tutte le vocazioni».

Stampa (9.12.2025) da sito web www.vatican.va.

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Documenti, 2026-9

Nel continente giovane e ferito

Viaggio in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale (13-23 aprile 2026)

Leone XIV

Dopo un pontificato, quello di Benedetto XVI, che aveva rivolto la sua attenzione principalmente all’Europa e un papa, Francesco, che aveva manifestato un particolare interesse per l’Asia, il primo lungo viaggio internazionale di Leone XIV, «figlio spirituale di sant’Agostino», si è compiuto in Africa dal 13 al 23 aprile. Ha interessato quattro paesi giovani e dinamici, che portano ancora le «stigmate della colonizzazione» (J.P. Vesco) e in parte vivono situazioni di crisi in atto: l’Algeria, patria di sant’Agostino di Ippona; il Camerun, con un conflitto separatista ancora aperto; l’Angola e la Guinea Equatoriale, terre di grandi ricchezze minerarie e petrolifere ma anche di diffusa povertà.

Dando ampio spazio ai temi della pace, delle ferite del (neo)colonialismo, della convivenza tra le religioni, della guarigione delle memorie e della riconciliazione, Leone XIV ha descritto l’Africa come «una riserva di gioia e di speranza» per il mondo intero, che tuttavia «ha un urgente bisogno di superare situazioni e fenomeni di conflittualità e inimicizia, che lacerano il tessuto sociale e politico di tanti paesi, fomentando la povertà e l’esclusione».

Stampa (24.4.2026) da sito web www.vatican.va. Titolazione redazionale.

Documenti, 2026-9

Investire nella libertà

Ai membri del Partito popolare europeo nel Parlamento europeo

Leone XIV

Il 25 aprile Leone XIV ha ricevuto in udienza i membri del Partito popolare europeo (PPE), che ha celebrato il 50° della fondazione con un incontro a Roma. Nel suo discorso ha esortato i deputati del PPE a essere più vicini ai cittadini: «La presenza in mezzo alla gente e il suo coinvolgimento nel processo politico è il migliore antidoto ai populismi che ricercano solo facile consenso e agli elitismi che tendono ad agire senza consenso: due tendenze diffuse nel panorama politico odierno. Una politica “popolare” richiede tempo, condivisione di progetti e amore alla verità». Il PPE di recente è stato oggetto di critiche per aver costruito, in diverse occasioni, alleanze informali con gruppi di destra ed estrema destra al Parlamento Europeo per spingere su una linea più dura in materia di politica migratoria. Poiché «essere cristiani impegnati in politica richiede di avere uno sguardo realistico», il papa ha raccomandato ai deputati «di affrontare le cause profonde della migrazione, avendo cura per chi soffre, ma anche tenendo conto delle reali possibilità di accoglienza e integrazione nella società dei migranti».

Secondo papa Leone essere cristiani in politica, inoltre, «non significa essere confessionali, ma lasciare che il Vangelo illumini le decisioni che devono essere prese, anche quelle che non sembrano raccogliere un facile consenso», e infine «significa investire nella libertà, non in una libertà banalizzata ridotta a piacere, ma in una libertà ancorata nella verità».

Stampa (27.4.2026) da sito web www.vatican.va. Titolazione redazionale.

Documenti, 2026-5

Oltre le ceneri della storia

Omelia nella messa del Mercoledì delle ceneri

Leone XIV

«Ce lo chiede la storia, e prima ancora la coscienza: chiamare per nome la morte, portarne su di noi i segni, ma testimoniare la risurrezione. Riconoscere i nostri peccati per convertirci è già presagio e testimonianza di risurrezione: significa infatti non fermarci fra le ceneri, ma rialzarci e ricostruire». Il 18 febbraio, Mercoledì delle ceneri e inizio della Quaresima, papa Leone XIV ha presenziato a una celebrazione nella forma delle «Stazioni» romane dalla chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino verso la basilica di Santa Sabina, dove ha presieduto la messa con il Rito di benedizione e d’imposizione delle ceneri.

Nell’omelia, citando l’espressione di Paolo VI secondo cui «la maggior parte della documentazione umana offertaci oggi dalla filosofia, dalla letteratura, dallo spettacolo... è un’apologia della cenere», ha affermato: «Noi oggi possiamo riconoscere la profezia che queste parole contenevano, e sentire nelle ceneri che ci sono imposte il peso di un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra: le ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli, le ceneri di interi ecosistemi e della concordia fra le persone, le ceneri del pensiero critico e di antiche sapienze locali, le ceneri di quel senso del sacro che abita in ogni creatura». Ma «il Triduo pasquale... sprigionerà tutta la sua bellezza e il suo significato. Lo farà avendoci coinvolto, attraverso la penitenza, nel passaggio dalla morte alla vita, dall’impotenza alle possibilità di Dio».

Stampa (19.2.2026) da sito web www.vatican.va. Titolazione redazionale.