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Documenti, 21/2017, 05/12/2017, pag. 699

Indice / Documenti - 2017

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Leggi anche

Documenti, 2026-5

Oltre le ceneri della storia

Omelia nella messa del Mercoledì delle ceneri

Leone XIV

«Ce lo chiede la storia, e prima ancora la coscienza: chiamare per nome la morte, portarne su di noi i segni, ma testimoniare la risurrezione. Riconoscere i nostri peccati per convertirci è già presagio e testimonianza di risurrezione: significa infatti non fermarci fra le ceneri, ma rialzarci e ricostruire». Il 18 febbraio, Mercoledì delle ceneri e inizio della Quaresima, papa Leone XIV ha presenziato a una celebrazione nella forma delle «Stazioni» romane dalla chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino verso la basilica di Santa Sabina, dove ha presieduto la messa con il Rito di benedizione e d’imposizione delle ceneri.

Nell’omelia, citando l’espressione di Paolo VI secondo cui «la maggior parte della documentazione umana offertaci oggi dalla filosofia, dalla letteratura, dallo spettacolo... è un’apologia della cenere», ha affermato: «Noi oggi possiamo riconoscere la profezia che queste parole contenevano, e sentire nelle ceneri che ci sono imposte il peso di un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra: le ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli, le ceneri di interi ecosistemi e della concordia fra le persone, le ceneri del pensiero critico e di antiche sapienze locali, le ceneri di quel senso del sacro che abita in ogni creatura». Ma «il Triduo pasquale... sprigionerà tutta la sua bellezza e il suo significato. Lo farà avendoci coinvolto, attraverso la penitenza, nel passaggio dalla morte alla vita, dall’impotenza alle possibilità di Dio».

Stampa (19.2.2026) da sito web www.vatican.va. Titolazione redazionale.

Documenti, 2026-5

Ai neocatecumenali: unità con la Chiesa

Nell'udienza con i responsabili del Cammino neocatecumenale

Leone XIV

Il 19 gennaio papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i responsabili del Cammino neocatecumenale. Nel suo discorso ha riconosciuto che «il suo carisma e le opere di evangelizzazione e catechesi» rappresentano «un prezioso contributo per la vita della Chiesa» e ha esortato il movimento alla «vigilanza interiore» e all’unità con la Chiesa (www.vatican.va).

Documenti, 2026-5

Orizzonti per l'unità visibile

6a Conferenza mondiale su Fede e costituzione

A più di 30 anni dalla precedente (Santiago de Compostela, 1993), ha avuto luogo dal 24 al 28 ottobre 2025 a Wadi El Natrun, nei pressi di Alessandria d’Egitto, la 6a Conferenza mondiale su Fede e costituzione, la commissione teologica del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), alla quale partecipa anche la Chiesa cattolica. Nell’anno in cui si commemorava il 1.700° anniversario del concilio di Nicea, la Conferenza si è concentrata sul tema «Quali orizzonti per l’unità visibile?». Secondo l’Appello a tutti i cristiani approvato in conclusione (il 28 ottobre), l’unità è più che accordo, è comunione: «Radicata nel battesimo, espressa nella preghiera condivisa, l’unità comincia a essere visibile quando viviamo insieme, in cammino verso la condivisione reciproca dell’eucaristia e il riconoscimento dei rispettivi ministeri». I 400 rappresentanti delle Chiese membro presenti hanno affrontato anche questioni relative alla decolonizzazione e alla missione. Poiché per le Chiese in alcuni contesti la missione è intrecciata con una storia di schiavitù, colonialismo e potere, «la missione deve essere caratterizzata dal pentimento e da un riorientamento verso la decolonizzazione e la giustizia, la riconciliazione e l’unità». La Conferenza ha approvato anche un’«affermazione ecumenica» dal titolo Approfondire l’unità, camminare nell’amore, restaurare la speranza, che qui pubblichiamo.

Stampa (28.10.2025) da sito web www.oikoumene.org. Nostra traduzione dall’inglese.