Indice / Documenti - 2017
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«Ce lo chiede la storia, e prima ancora la coscienza: chiamare per nome la morte, portarne su di noi i segni, ma testimoniare la risurrezione. Riconoscere i nostri peccati per convertirci è già presagio e testimonianza di risurrezione: significa infatti non fermarci fra le ceneri, ma rialzarci e ricostruire». Il 18 febbraio, Mercoledì delle ceneri e inizio della Quaresima, papa Leone XIV ha presenziato a una celebrazione nella forma delle «Stazioni» romane dalla chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino verso la basilica di Santa Sabina, dove ha presieduto la messa con il Rito di benedizione e d’imposizione delle ceneri.
Nell’omelia, citando l’espressione di Paolo VI secondo cui «la maggior parte della documentazione umana offertaci oggi dalla filosofia, dalla letteratura, dallo spettacolo... è un’apologia della cenere», ha affermato: «Noi oggi possiamo riconoscere la profezia che queste parole contenevano, e sentire nelle ceneri che ci sono imposte il peso di un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra: le ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli, le ceneri di interi ecosistemi e della concordia fra le persone, le ceneri del pensiero critico e di antiche sapienze locali, le ceneri di quel senso del sacro che abita in ogni creatura». Ma «il Triduo pasquale... sprigionerà tutta la sua bellezza e il suo significato. Lo farà avendoci coinvolto, attraverso la penitenza, nel passaggio dalla morte alla vita, dall’impotenza alle possibilità di Dio».
Stampa (19.2.2026) da sito web www.vatican.va. Titolazione redazionale.
Il 19 gennaio papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i responsabili del Cammino neocatecumenale. Nel suo discorso ha riconosciuto che «il suo carisma e le opere di evangelizzazione e catechesi» rappresentano «un prezioso contributo per la vita della Chiesa» e ha esortato il movimento alla «vigilanza interiore» e all’unità con la Chiesa (www.vatican.va).
A più di 30 anni dalla precedente (Santiago de Compostela, 1993), ha avuto luogo dal 24 al 28 ottobre 2025 a Wadi El Natrun, nei pressi di Alessandria d’Egitto, la 6a Conferenza mondiale su Fede e costituzione, la commissione teologica del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), alla quale partecipa anche la Chiesa cattolica. Nell’anno in cui si commemorava il 1.700° anniversario del concilio di Nicea, la Conferenza si è concentrata sul tema «Quali orizzonti per l’unità visibile?». Secondo l’Appello a tutti i cristiani approvato in conclusione (il 28 ottobre), l’unità è più che accordo, è comunione: «Radicata nel battesimo, espressa nella preghiera condivisa, l’unità comincia a essere visibile quando viviamo insieme, in cammino verso la condivisione reciproca dell’eucaristia e il riconoscimento dei rispettivi ministeri». I 400 rappresentanti delle Chiese membro presenti hanno affrontato anche questioni relative alla decolonizzazione e alla missione. Poiché per le Chiese in alcuni contesti la missione è intrecciata con una storia di schiavitù, colonialismo e potere, «la missione deve essere caratterizzata dal pentimento e da un riorientamento verso la decolonizzazione e la giustizia, la riconciliazione e l’unità». La Conferenza ha approvato anche un’«affermazione ecumenica» dal titolo Approfondire l’unità, camminare nell’amore, restaurare la speranza, che qui pubblichiamo.
Stampa (28.10.2025) da sito web www.oikoumene.org. Nostra traduzione dall’inglese.
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