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Documenti, 3/2015

Confermati nella fede e nella missionarietà

Viaggio apostolico in Sri Lanka e Filippine (13-19 gennaio 2015)

Francesco
«Dopo la visita in Corea (...) mi sono recato nuovamente in Asia, continente di ricche tradizioni culturali e spirituali. Il viaggio è stato soprattutto un gioioso incontro con le comunità ecclesiali che, in quei paesi, danno testimonianza a Cristo: le ho confermate nella fede e nella missionarietà». Così Francesco nell'udienza generale del 21 gennaio ha ricordato il suo viaggio apostolico in Sri Lanka e Filippine (13-19.1.2015). Impressionato dalla festosa accoglienza delle folle – «in alcuni casi addirittura oceaniche» –, che hanno assistito ai momenti salienti del viaggio, il papa ha sottolineato l’importanza del dialogo, del rispetto per la dignità umana, dello sforzo di coinvolgere tutte le dimensioni sociali per trovare «soluzioni adeguate in ordine alla riconciliazione e al bene comune». Ha inoltre ribadito il ruolo significativo che le diverse religioni devono avere a riguardo. Forte il richiamo, per la costruzione di un tessuto sociale sano, all'importanza della famiglia, che occorre proteggere da quanto oggi seriamente la minaccia.

Giuseppe Vaz: modello per i cristiani in Sri Lanka

All'Angelus del 21 gennaio

Francesco
Il «momento culminante del mio soggiorno in Sri Lanka è stata la canonizzazione del grande missionario Giuseppe Vaz. Questo santo sacerdote amministrava i sacramenti, spesso in segreto, ai fedeli, ma aiutava indistintamente tutti i bisognosi, di ogni religione e condizione sociale. (...) Ho indicato san Giuseppe Vaz come modello per tutti i cristiani, chiamati oggi a proporre la verità salvifica del Vangelo in un contesto multireligioso». Così papa Francesco nell'Angelus del 21 gennaio ha ricordato la canonizzazione di Giuseppe Vaz, lo scorso 14 gennaio, durante la sua visita in Sri Lanka. Riportiamo alcuni passaggi dell’omelia del papa in quell’occasione (www.vatican.va).

«Alla tua luce vedremo la luce!»

All'Apertura dell'Anno internazionale della luce

Card. G. Ravasi
«Dio disse: “Sia la luce!” e la luce fu!». Era intitolata «La luce, un simbolo religioso tra immanenza e trascendenza» la relazione con la quale il card. Gianfranco Ravasi è intervenuto – lo scorso 19 gennaio, nella sede dell’UNESCO a Parigi – alla cerimonia di apertura dell’Anno internazionale della luce e delle tecnologie basate sulla luce, che «mira ad accrescere la conoscenza e la consapevolezza» sul modo in cui tali tecnologie «promuovano lo sviluppo sostenibile e forniscano soluzioni alle sfide globali (...) nei campi dell’energia, dell’istruzione, delle comunicazioni, della salute e dell’agricoltura». Il prefetto del Pontificio Consiglio della cultura ha affrontato il tema della simbologia religiosa della luce comune a tante civiltà e culture, dalla teologia dell’Egitto faraonico a quella indiana dei Rig-Veda, dal buddhismo all'islam al «grande codice» della cultura occidentale: la Bibbia. Due gli aspetti su cui la relazione di Ravasi si è concentrata: la qualità «teologica» della luce, ovvero la luce come «analogia per parlare di Dio»; e «la dialettica luce-tenebre nel suo valore morale e spirituale».

Grandi disuguaglianze crescono

Rapporto in vista del World Economic Forum di Davos, gennaio 2015

Oxfam

In vista dell’incontro annuale del World Economic Forum a Davos, in Svizzera (21-24.1.2015), la Oxfam – una confederazione di 17 organizzazioni di paesi diversi impegnata nell’aiuto umanitario e in progetti di sviluppo in diverse parti del mondo – ha pubblicato un rapporto dal titolo Grandi disuguaglianze crescono (nell’originale inglese: Wealth: Having it all and wanting more). Il Rapporto contiene una denuncia forte – corroborata da dati economici recenti di fonti attendibili (come Credit Suisse e Forbes) e istituzionali – della continua crescita di una disuguaglianza già drammatica nella distribuzione della ricchezza mondiale. L’annuncio sconcertante che «la ricchezza detenuta dall'1% della popolazione mondiale supererà nel 2016 quella del restante 99%» rende urgente invertire la tendenza, perché tale disuguaglianza «frena la lotta alla povertà in un mondo dove oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno». Il Rapporto intende anche denunciare il perverso potere di lobby delle élite più ricche, che possono mobilitare ingenti risorse per esercitare pressioni sulla politica e sulle istituzioni al fine di piegare regole e leggi a loro favore.