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Documenti, 29/2015

Una prossimità senza incertezze

Lettera a mons. Rino Fisichella sulla celebrazione del prossimo Giubileo

Francesco
È stata pubblicata, lo scorso 1° settembre, una lettera del papa a mons. Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che è incaricato dell’organizzazione del Giubileo straordinario della misericordia. Il desiderio del pontefice che l’Anno santo sia «un’esperienza viva della vicinanza del Padre» per tutti i credenti – anche per coloro che «per diversi motivi saranno impossibilitati a recarsi alla Porta santa» (ammalati, anziani, carcerati) –, si traduce in alcune condizioni particolari concesse dal papa per ottenere l’indulgenza giubilare. Da sottolineare il rilievo dato alle espressioni concrete della misericordia («ogni volta che un fedele vivrà una o più di queste opere in prima persona otterrà certamente l’indulgenza giubilare»), e la concessione straordinaria a tutti i sacerdoti – compresi quelli della Fraternità San Pio X – della «facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono».

Ogni parrocchia, comunità, monastero, santuario...

Francesco; Federico Lombardi
Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere “prossimi” dei più piccoli e abbandonati». Così, dopo l’Angelus di domenica 6 settembre, papa Francesco ha chiesto a «ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa» di ospitare una famiglia di profughi, per «esprimere la concretezza del Vangelo» in vista dell’ormai prossima apertura dell’Anno santo straordinario della misericordia. Pubblichiamo l’appello del papa (www.vatican.va) e la breve dichiarazione, pubblicata la stessa domenica 6 settembre, con cui il direttore della Sala stampa vaticana, p. Federico Lombardi, è tornato sulle parole con le quali il papa ha fatto appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa per l’accoglienza dei profughi.

Sulle cause di nullità matrimoniale

Francesco
Lo scorso 8 settembre, nella Sala stampa vaticana, sono state presentate le due lettere motu proprio con le quali papa Bergoglio procede alla riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio sia nel Codice di diritto canonico («Mitis Iudex Dominus Iesus») sia nel Codice dei canoni delle Chiese orientali («Mitis et misericors Iesus»). Sostenuta sia dalla richiesta «della maggioranza dei miei fratelli nell’episcopato, riuniti nel recente Sinodo straordinario», sia dall’«enorme numero di fedeli che, pur desiderando provvedere alla propria coscienza, troppo spesso sono distolti dalle strutture giuridiche della Chiesa», la riforma di Francesco è stata guidata dalla volontà di offrire disposizioni che favoriscano «non la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi, non meno che una giusta semplicità, affinché, a motivo della ritardata definizione del giudizio, il cuore dei fedeli che attendono il chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio». Rilevante la centralità restituita al vescovo diocesano nelle cause di nullità e l’introduzione di una forma di processo più breve «da applicarsi nei casi in cui l’accusata nullità del matrimonio è sostenuta da argomenti particolarmente evidenti».

Sull'accoglienza dei profughi

Lettere sull'emergenza immigrazione

Vescovi di Milano, Torino, Venezia e Firenze
In diverse occasioni, in questi ultimi giorni – prima e dopo l’appello di papa Francesco all’accoglienza dei profughi (cf. in questo numero a p. 3) –, i vescovi di alcune importanti diocesi italiane hanno scritto ai loro fedeli per sollecitare una presa in carico – in collaborazione con le istituzioni civili – del fenomeno della migrazione forzata, che ha ormai assunto proporzioni epocali per l’intera Europa. Una questione che suscita timori e resistenze (quando non aperte opposizioni), ma che interroga la testimonianza dei cristiani, tanto più in vista dell’imminente Anno santo della misericordia. Dopo Crema, Treviso e Vittorio Veneto (cf. Regno-doc. 28,2015,14ss), pubblichiamo qui le lettere dei vescovi di Milano (Scola), Torino (Nosiglia), Venezia (Moraglia) e Firenze (Betori), riguardanti il tema dell’immigrazione – «che non è più un’emergenza ma è e sarà sempre più strutturale» (Scola). Pubblichiamo anche le linee operative di un progetto di «accoglienza diffusa nelle parrocchie» della diocesi di Milano e la reazione ufficiale dei vertici della CEI all’appello del papa.

Milano: progetto accoglienza diffusa

Diocesi di Milano
Lo scorso 2 settembre, con un comunicato pubblicato sul sito web ufficiale, la diocesi di Milano ha presentato le linee operative del progetto di accoglienza diffusa dei profughi nelle parrocchie. Il progetto – che si inserisce formalmente nel protocollo di collaborazione tra le Caritas diocesane lombarde e le Prefetture della Lombardia – è per ora stimato su una durata di 24 mesi. Riportiamo il testo integrale del comunicato (www.chiesadimilano.it).

CEI: con il papa, per un Vangelo vissuto

Card. Angelo Bagnasco, mons. Nunzio Galantino
Accoglienza dei profughi: con il papa per un Vangelo vissuto». S’intitola così il comunicato diramato dall’Ufficio CEI per le comunicazioni sociali e firmato dal presidente, card. Bagnasco, e dal segretario generale, mons. Galantino, in risposta all’appello per l’accoglienza dei profughi lanciato domenica 6 settembre dal papa (cf. in questo numero a p. 3). Il comunicato della CEI assicura che dal prossimo Consiglio permanente (30.9– 2.10.2015) usciranno indicazioni operative sul tema per i vescovi italiani (www.chiesacattolica.it).

Misericordia, la prima verità cristiana

Anno santo straordinario della misericordia

Michele Giulio Masciarelli
«Misericordia è una delle parole che meglio riescono a dire chi sia Dio, chi sia l’uomo, che cosa siano il mondo e la storia di salvezza nei quali viviamo, e quale sia, perciò, la prima verità del cristianesimo». La misericordia come luogo sintetico e cuore incandescente della fede cristiana – parola «primale, centrale e finale della storia della salvezza» – è il tema che Michele Giulio Masciarelli, docente di Teologia dogmatica presso la Facoltà Marianum in Roma e di Teologia fondamentale presso l’Istituto teologico abruzzese-molisano di Chieti, sviluppa in questa riflessione sul tema del prossimo Anno santo straordinario. Partendo dalla necessità di liberare il concetto da una moderna svalutazione ideologica («misericordia non è debolezza»), l’autore giunge a mostrare, attraverso l’analisi di alcuni passaggi fondamentali della bolla Misericordiae vultus, come la misericordia e il perdono, iscritti evangelicamente «nell’ordine del principio», siano la risposta all’altezza di un tempo «vistosamente malato di cinismo». «Serve il cuore, sempre! Perciò serve la misericordia», conclude l’autore. «Che cosa potremo fare di umanamente degno e di cristianamente credibile senza cuore?».