D
Documenti
Il tuo abbonamento è scaduto. Rinnovalo al più presto per continuare ad accedere ai contenuti online riservati agli abbonati.

Documenti, 28/2015

La lezione su De Gasperi

Mons. Nunzio Galantino
S’intitola La «ricostruzione» italiana. Il modello e l’esempio di Alcide De Gasperi l’intervento che mons. Galantino avrebbe dovuto tenere a Pieve Tesino (TN) – paese natale del grande statista democristiano – lo scorso 18 agosto, in occasione della Lectio degasperiana 2015. «La politica come ordine supremo della carità: questa io credo dovrebbe essere la grande avventura per chi ne sente la missione», si legge nel testo preparato per l’occasione, nel quale il segretario della CEI accenna alle recenti polemiche che lo hanno coinvolto: «È questo che mi ha spinto a essere fin troppo chiaro negli interventi di questi ultimi giorni – almeno quelli non inventati – sui drammi dei profughi e dei rifugiati: nessun politico dovrebbe mai cercare voti sulla pelle degli altri e nessun problema sociale (...) può far venir meno la pietà, la carità e la pazienza». Galantino, che ha rinunciato a presentare la lectio di persona (cf. riquadro a p. 4), ha consegnato il suo testo, che è stato letto dal prof. Giuseppe Tognon.

Lectio degasperiana: la decisione di Galantino

Mons. Nunzio Galantino
Pubblichiamo il comunicato diramato dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI, con il quale mons. Nunzio Galantino ha annunciato – «in continuità con l’atteggiamento di riservatezza e di silenzio adottato» in seguito alle polemiche sollevate dopo alcune sue dichiarazioni – la scelta di non tenere di persona la Lectio degasperiana 2015 a Pieve Tesino (TN), programmata il 18 agosto scorso. Il testo del segretario della CEI è stato letto dal prof. Giuseppe Tognon, presidente della Fondazione trentina Alcide De Gasperi, organizzatrice dell’evento.

Un nuovo cammino da fare insieme

Saluto al Sinodo delle Chiese valdese e metodista

Mons. Bruno Forte
L’arcivescovo di Chieti-Vasto, mons. Bruno Forte, è intervenuto, lo scorso 28 agosto, con un suo saluto al Sinodo della Chiesa evangelica valdese (Torre Pellice, 23-28.8.2015). In qualità di presidente della Commissione CEI per l’ecumenismo e il dialogo, il presule ha presentato alcune riflessioni sul cammino comune che si prospetta tra le due Chiese dopo la storica visita di papa Francesco al Tempio valdese di Torino (22 giugno), e in seguito alla richiesta di perdono da lui formulata in quella sede. Forte è tornato anche sulla lettera di risposta alla richiesta del papa – approvata dal Sinodo valdese il 24 agosto (cf. riquadro a p. 11) –, che aveva suscitato valutazioni contrastanti e polemiche sui media, definendola «una lettera vera, bella, aperta» e «onesta» (www.agensir.it 28.8.2015). E nel suo intervento ha ricordato le parole del pastore Bernardini, moderatore della Tavola valdese: «La sua richiesta di perdono ci ha profondamente toccati e l’abbiamo accolta con gioia. Naturalmente non si può cambiare il passato, ma ci sono parole che a un certo punto bisogna dire, e il papa ha avuto il coraggio e la sensibilità per dire la parola giusta».

Disposti a scrivere insieme una storia nuova

Sinodo della Chiesa valdese
Il Sinodo della Chiesa evangelica valdese «riceve con profondo rispetto, e non senza commozione, la richiesta di perdono da lei rivolta». Esordisce così la lettera aperta indirizzata a papa Francesco, il cui testo è stato approvato quasi all’unanimità dai sinodali il 24 agosto. Si tratta della risposta del massimo organo decisionale delle Chiese valdesi e metodiste alle parole con le quali il pontefice, lo scorso 22 giugno nella sua visita al Tempio valdese di Torino, aveva chiesto, a nome della Chiesa cattolica, «perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi» (Regno-doc. 25,2015,12). Pubblichiamo di seguito il testo integrale della lettera (www.chiesavaldese.org).

Non rispondiamo come Caino

Lettera sull'emergenza immigrazione

Vescovi di Treviso e Vittorio Veneto
«Recentemente l’arrivo di migranti ha dato luogo a qualche episodio di particolare tensione sociale, anche a causa di scelte improvvide per la loro sistemazione. (...) Vorremmo offrire ai cristiani, e a quanti credono nel valore della solidarietà, alcune considerazioni pacate e, soprattutto, ispirate a ciò che orienta la vita dei credenti». Così esordisce la lettera firmata dai vescovi di Treviso, mons. Gardin, e Vittorio Veneto, mons. Pizziolo, dedicata all’emergenza immigrazione e datata 29 luglio. Vi si esprimono la coscienza della complessità del fenomeno e le denunce di una insufficiente gestione da parte delle istituzioni civili e della strumentalizzazione di una parte del mondo politico. Ma vi si attesta soprattutto lo sforzo di una mediazione non facile all’interno delle stesse comunità ecclesiali di fronte a un fenomeno che suscita inquietudini e che al contempo impegna la verità della testimonianza cristiana: «Vorremmo che preclusioni di principio, atteggiamenti di parte dettati dall’appartenenza politica, come pure l’accento posto solo sul “disturbo” che queste persone ci arrecano, non ci togliessero la libertà interiore di pensare e agire secondo alcuni criteri irrinunciabili per i cristiani».

Messaggio dei vescovi liguri

Vescovi liguri
Con un messaggio rivolto anzitutto ai cristiani i vescovi delle diocesi della Liguria si fanno interpreti, in quanto pastori di una Regione «di confine», della situazione drammatica di tanti profughi costretti a un «esodo forzato e disumano». Consapevoli che la «situazione è complessa e che ci sono responsabilità di portata planetaria», nel loro messaggio, che porta la data del 16 giugno, i vescovi invitano a superare «atteggiamenti ispirati dalla paura e dal pensare solo a sé stessi», e rilanciano l’impegno delle diocesi a «offrire spazi residenziali e a prestare assistenza, affiancandosi ad altri organi e gruppi di volontariato». Pubblichiamo il messaggio integrale (www.chiesacattolica.it).

Non è una semplice emergenza

Sull'accoglienza dei profughi

Mons. Oscar Cantoni
«In queste ultime settimane, le Chiese di tutta la Lombardia sono state interpellate dalle diverse Prefetture per organizzare in emergenza l’accoglienza di molti profughi. (...) Anche la nostra piccola Chiesa di Crema non ha potuto, né voluto, sottrarsi a questa ingiunzione». Di un periodo estivo segnato – in diverse diocesi – dalla necessità di farsi carico del fenomeno immigrazione sono testimonianza le due lettere del vescovo di Crema, mons. Oscar Cantoni, che qui pubblichiamo. La prima, più recente, porta la data del 23 agosto e contiene «alcune direttive» per le parrocchie e le associazioni della diocesi, affinché le stesse si rendano disponibili «a un’accoglienza responsabile e coordinata, in collaborazione con la Caritas diocesana e con le istituzioni civili». Di fronte a un fenomeno «che ha assunto proporzioni di emergenza», la seconda lettera (del 16 luglio) testimonia la fatica dei pastori nel tentare una mediazione dentro le loro comunità, dove incontrano resistenze, paure e talvolta «tenace e strenua» opposizione. Tanto da constatare con amarezza: «Il “demone della paura” dell’altro, del diverso da noi, dello straniero, tende a prevaricare su tutto. (...) Certe reazioni sconsiderate e irrazionali (...) sono proprio il frutto di una mentalità fondata sulla paura».

L'emergenza nelle dichiarazioni estive

Francesco
E' stata un’estate segnata dall’emergenza immigrazione. In diversi passaggi – non solo relativi alla situazione europea – papa Francesco è tornato sul tema, che è nel cuore del pontefice fin dalla scelta di Lampedusa come suo primo viaggio apostolico. Riprendiamo di seguito alcuni dei suoi pronunciamenti più recenti nei quali ha toccato il tema dell’immigrazione (www.vatican.va).