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Documenti, 27/2015

Sulla riforma dei media vaticani

Lord Christopher Patten
«Il comitato ha osservato che la forte compartimentazione delle attività dei diversi organi, e l’autonomia istituzionale degli stessi, sono di ostacolo allo sviluppo di una politica di comunicazione integrata e indeboliscono l’efficacia dell’intera attività». È uno dei passaggi centrali della conferenza che Christopher Patten – presidente del comitato incaricato di proporre un progetto di riforma per i media vaticani – ha tenuto il 27 maggio, a Londra, in occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. Il comitato, operativo da settembre 2014, ha presentato in aprile al Consiglio di cardinali il suo rapporto finale contenente la proposta di «migliorare le attività comunicative della Santa Sede raccogliendole in una struttura a gestione e governo unificati». Questo nuovo dicastero è stato infine istituito da papa Francesco – con il nome di Segreteria per le comunicazioni – lo scorso 27 giugno (cf. riquadro a p. 6).

Istituita la Segreteria per la comunicazione

Francesco
Come passo ulteriore nella riforma della curia, lo scorso 27 giugno, con il motu proprio che qui pubblichiamo, papa Francesco ha creato un nuovo dicastero nel quale confluiranno «nei tempi stabiliti» Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, Sala stampa, Servizio Internet, Radio vaticana, Centro televisivo vaticano, L’Osservatore romano, Tipografia vaticana, Servizio fotografico, Libreria editrice vaticana. La decisione tira le fila di un lungo lavoro di progettazione e riforma iniziato con la commissione presieduta da Lord Patten e portato a termine dalla Commissione dei media vaticani, istituita il 30 Aprile scorso. Il prefetto della nuova Segreteria per la comunicazione sarà mons. Dario Edoardo Viganò, direttore del Centro televisivo vaticano (www.vatican.va).

I poveri, nel cuore e al centro

Riflessione in vista del Convegno di Firenze 2015

Reti della carità
«Il punto di partenza è la povertà intesa come categoria teologica, cioè come percorso necessario e urgente per comprendere la novità del Vangelo e riscoprirlo nella storia che viviamo». Fra i molti soggetti della carità da qualche mese appare un nuovo riferimento: «Reti della carità». Si tratta di 37 associazioni e comunità che, a cavallo fra credenti e no, perseguono un sistematico confronto in ordine al rinnovamento sociale ed ecclesiale a partire dai valori e dalla vita dei poveri. L’ultimo frutto è un documento – pubblicato come contributo in vista del Convegno di Firenze – dal titolo «Per una Chiesa povera dei poveri», che è stato presentato al segretario generale della CEI, mons. Galantino, in un incontro del 5 maggio scorso a Milano. Senza organi dirigenti né burocrazie, il nuovo soggetto persegue l’opzione evangelica per i poveri, crea spazi di riflessione e preghiera per uno stile di vita austero, opera per un rinnovamento della Chiesa e del vivere civile. Due i riferimenti più insistiti: la memoria del card. Martini e del suo magistero; la figura, le scelte e l’insegnamento di papa Francesco. «Non una Chiesa che aiuta i poveri, ma una Chiesa povera. (...) Questa spiritualità, anche mistica, è il grande terreno di confronto e dialogo con credenti e non credenti».

Dipendenze: nuove sfide e nuovi sguardi

In vista del Convegno ecclesiale di Firenze

Caritas italiana e comunità di recupero di ispirazione cristiana
Giovedì 25 giugno, promosso da Caritas italiana e da alcune associazioni di ispirazione cristiana che si occupano dell’accoglienza di persone con dipendenze (Papa Giovanni XXIII, Casa dei giovani, Comunità Emmanuel, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, Federazione italiana comunità terapeutiche, Federazione SCS/CNOS-Salesiani per il sociale e Fondazione Exodus), si è tenuto a Roma un seminario nazionale, dal titolo «Dipendenze, nuove sfide e nuovi sguardi», al quale ha partecipato mons. Galantino, segretario generale della CEI. Il seminario – organizzato in vista dell’ormai prossimo convegno ecclesiale nazionale di Firenze (9-13.11.2015) – è stato il «primo momento pubblico di un percorso più ampio di riflessione e proposte». L’idea è quella di costruire «un luogo di confronto permanente» tra la CEI e le organizzazioni coinvolte, le quali «intendono condividere con tutta la Chiesa italiana le loro esperienze di accoglienza della fragilità umana», nella consapevolezza che esse sono state «preziosi laboratori di nuova umanità» e di annuncio del Vangelo della carità e della resurrezione «nelle periferie esistenziali del nostro tempo». Dal seminario sono usciti un comunicato e un Manifesto che pubblichiamo.