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Documenti, 9/2012

Obbedienza, insegnamento, zelo. Omelia alla messa crismale del Giovedì santo

Benedetto XVI
«La disobbedienza è una via per rinnovare la Chiesa?». Pronunciata da Benedetto XVI lo scorso 5 aprile, Giovedì santo, in San Pietro, durante la messa crismale, la domanda è rimbalzata tra i preti di tutto il mondo, soprattutto in quei territori (il papa parla di «un paese europeo», certamente l’Austria) dove si sono segnalate negli ultimi mesi diverse iniziative, non solo di sacerdoti, miranti, dice Benedetto XVI, ad «affrontare la lentezza delle istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove – per riportare la Chiesa all’altezza dell’oggi» (cf. Regno-att. 8,2012,242). Insieme alla disobbedienza, l’omelia richiama i sacerdoti a due altre parole-chiave della rinnovazione delle loro promesse: l’insegnamento, da rinvigorire in particolare nel prossimo Anno della fede, e lo zelo per le anime, inteso come preoccupazione per la salvezza «dell’uomo intero… in corpo e anima». Al fatto che tra gli oggetti della disobbedienza attuale il papa indichi la decisione definitiva del magistero circa l’ordinazione delle donne molti osservatori hanno collegato le parole che egli ha pronunciato il 9 aprile successivo, sul «legame speciale» delle donne con il Signore risorto (cf. riquadro a p. 258).

Le donne e Gesù. Un legame speciale

Benedetto XVI
Il 9 aprile scorso, lunedì dell’Angelo, il papa ha guidato la recita del Regina Cæli dalla residenza di Castel Gandolfo. La preghiera mariana che per tutto il tempo pasquale sostituisce l’Angelus è stata introdotta da una breve riflessione sul ruolo delle donne nei racconti evangelici della risurrezione (www.vatican.va).

Non «per tutti» ma «per molti». Lettera ai vescovi tedeschi sulla traduzione del «pro multis»

Benedetto XVI
Di fronte al «pericolo» che nella nuova imminente edizione del Gotteslob, il messale tedesco, «alcune parti dell’area linguistica tedesca desiderino mantenere la traduzione “per tutti”», il 14 aprile Benedetto XVI ha inviato una lettera al presidente della Conferenza episcopale tedesca, che ha pubblicato il testo il 24 aprile, e a tutti i vescovi dell’area di lingua tedesca. Nel breve documento il papa ribadisce quanto già disposto dall’istruzione Liturgiam authenticam, emanata dalla Congregazione per la dottrina della fede nel 2001, cioè che la traduzione dei testi sacri e liturgici debba ispirarsi al principio dell’equivalenza formale rispetto all’originale latino, e dalla lettera della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (2006) proprio sulla traduzione dell’espressione «pro multis» nella formula della consacrazione durante la celebrazione della messa. Per prevenire poi il rischio che tale traduzione susciti sconcerto nei fedeli, sollevando dubbi sull’universalità della redenzione operata da Cristo, il papa rivolge una «richiesta pressante» ai confratelli vescovi perché avviino un’accurata catechesi sul tema tra i fedeli.

Valutazione sulle religiose. Congregazione per la dottrina della fede

W. Card. Levada
Il 18 aprile 2012 la Congregazione per la dottrina della fede ha pubblicato una valutazione dottrinale sulla maggiore organizzazione delle religiose statunitensi, la Leadership Conference of Women Religious (LCWR), che rappresenta circa l’80% delle 57.000 suore americane (Regno-att. 8,2012,263), rilevando «seri problemi dottrinali». Tre in particolare gli ambiti critici: i discorsi tenuti da alcuni invitati alle assemblee della Conferenza; la presenza di «strategie di dissenso organizzato» rispetto agli insegnamenti del magistero, in particolare sulla sessualità, sull’omosessualità e sul sacerdozio femminile; il ricorrere negli scritti e negli incontri di temi tipici del «femminismo radicale». Per questo viene nominato «un arcivescovo delegato, assistito da due vescovi», «per la revisione, la guida e l’approvazione, ove necessario, dell’operato» della LCWR. Come prevedendo le critiche che il provvedimento ha in effetti sollevato, il card. Levada, prefetto della Congregazione, in una dichiarazione pubblicata contestualmente ha formulato «l’auspicio di riuscire a evitare» tramite incontri personali con le esponenti della LCWR «eventuali fraintendimenti quanto a intenti e scopi del documento».

Teologia oggi: prospettive, principi e criteri. Commissione teologica internazionale

Commissione teologica internazionale
Cosa caratterizza la teologia cattolica «nelle e attraverso le sue molteplici forme»? Cosa le conferisce unità e identità? Di fronte a tali interrogativi, suscitati da un panorama che dopo la svolta conciliare ha conosciuto «una certa frammentazione», il presente documento – approvato «in forma specifica» dalla Commissione teologica internazionale il 29.11.2011 – si propone di «indicare le prospettive e i principi che caratterizzano la teologia cattolica, e di presentare i criteri alla luce dei quali questa teologia può essere identificata». Il primato della parola di Dio, il riferimento normativo e fontale alla Scrittura e alla fede della Chiesa, l’attenzione al sensus fidelium, la dimensione razionale, la fedeltà alla Tradizione apostolica e l’adesione responsabile al magistero sono tra i criteri evidenziati ai fini di «una presentazione, argomentata scientificamente e razionalmente, delle verità della fede cristiana». Esercitata nella comunione ecclesiale, «in dialogo costante con il mondo» e nella collaborazione «professionale, nella preghiera e nella carità con l’intera comunità dei teologi cattolici», l’indagine teologica è fedele al suo carattere di «servizio reso alla Chiesa e alla società» per una lettura del presente «illuminata … dalla rivelazione divina».

«Ripensare» senza ridurre. Notificazione su alcune opere del prof. Andrés Torres Queiruga

A. Gonzales Montes; J. Rico Pavés
Repensar la revelación, Diálogo de las religiones y autocomprensión cristiana e Repensar la resurrección. Sono tre le opere del prof. Andrés Torres Queiruga, 72 anni, teologo, fino al 2011 docente di Filosofia della religione all’università di Santiago de Compostela, che la Commissione per la dottrina della fede della Conferenza episcopale spagnola (CEE) ha studiato a seguito delle «richieste di pareri circa la conformità» dei suoi scritti «con gli insegnamenti della Chiesa cattolica» (n. 1). Ne è risultato un giudizio severo: «La nozione di cambiamento di paradigma utilizzata… e le conclusioni che ne derivano non sono sempre compatibili con l’interpretazione autentica che la Chiesa ha dato alla parola di Dio» (n. 26), e «alcuni elementi della fede della Chiesa» in tema di creazione e rivelazione, pluralismo religioso, risurrezione di Cristo ed escatologia «appaiono distorti» (n. 27) negli scritti esaminati. Alla Notificazione della CEE, diffusa il 30 marzo scorso, il prof. Queiruga ha risposto rilasciando una lunga e pacata intervista a Il Regno (cf. Regno-att. 8,2012,235).

La nostra prima, più cara libertà. Commissione ad hoc per la libertà religiosa della USCCB

Commissione ad hoc per la libertà religiosa della USCCB
La «libertà religiosa è sotto attacco sia in patria sia all’estero»: così esordisce il testo che la Commissione ad hoc dei vescovi statunitensi per la libertà religiosa ha reso noto il 12 aprile. Già da tempo in rotta di collisione con l’amministrazione Obama (cf. Regno-att. 18,2011,581), i vertici dell’episcopato USA elencano qui alcuni casi (servizio sanitario, immigrazione, adozione ecc.) di violazione della libertà religiosa; ed esprimono i valori fondativi della propria posizione: è lecito «non obbedire » a una «legge ingiusta» cioè a «una legge umana non radicata (…) nella legge naturale». Il testo chiama tutte le fedi a opporsi a «uno spazio pubblico nudo, spogliato dei temi religiosi», senza per questo rivendicare «uno spazio pubblico sacro, che conceda speciali privilegi» ai credenti. E dopo aver ricordato «il martirio» di cristiani in molte parti del mondo e citato Dignitatis humanae, auspica «uno spazio pubblico civico, in cui tutti i cittadini possano dare il proprio contributo al bene comune», che dia cittadinanza alla «libertà religiosa che Dio ci ha garantito e che la nostra Costituzione tutela».

Sulle libertà fondamentali. Lo sceicco Ahmad al-Tayyeb e gli intellettuali dell'Università al-Azhar

Ahmad al-Tayyeb
Il Documento sulle libertà fondamentali pubblicato l’8 gennaio dall’Università di al-Azhar, la più alta autorità islamica in Egitto, rispettata da tutto l’islam sunnita, ha lo scopo di definire «il rapporto esistente tra i principi universali della benevola sharia islamica e il sistema delle libertà fondamentali approvate dalle convenzioni internazionali», dopo che la «primavera araba» di un anno fa ha «dato slancio alle libertà generali e acceso lo spirito di una rinascita globale tra le diverse classi sociali». Così gli studiosi di al-Azhar hanno elaborato una serie di principi riguardanti la libertà religiosa, la libertà d’opinione ed espressione, la libertà di ricerca scientifica e la libertà di creazione artistica e letteraria, che cercano di recepire le migliori espressioni della modernità conciliandole con i valori islamici fondamentali, con tre principali intenti: favorire una rinascita della civiltà islamica, accompagnare la transizione della comunità verso la democrazia in forme pacifiche e moderate, e limitare il diffondersi della propaganda islamista.

La geografia del cristianesimo globale. Dal rapporto del Pew Forum

Pew Forum on Religion and Public Life
Il Cristianesimo globale descritto dal Rapporto sulla diffusione e la distribuzione della popolazione cristiana mondiale, pubblicato lo scorso 21 dicembre dall’autorevole istituto di ricerca Pew Forum on Religion and Public Life, è la religione più diffusa nel mondo, con 2,18 miliardi di persone. I cattolici sono il 50,1% dei cristiani, i protestanti il 37%, gli ortodossi il 12% e il resto seguaci di varie denominazioni. Ma è la distribuzione geografica dei cristiani – cui è dedicato il capitolo che qui proponiamo – a essere mutata profondamente nell’ultimo secolo: oggi il maggior numero di essi (36,8%) si trova nelle Americhe, mentre l’Europa è al secondo posto (25,9%). L’Africa sub-sahariana ora rappresenta il 23,6% dei cristiani e l’Asia-Pacifico il 13,1%. Il Medio Oriente, luogo d’origine del cristianesimo, ha oggi sia la minore concentrazione di cristiani (circa il 4% della popolazione) sia il minor numero di cristiani (circa 13 milioni); mentre l’Indonesia, un paese a maggioranza musulmana, ospita più cristiani di tutti i 20 paesi del Medio Oriente messi insieme.

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Redazione
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