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Documenti, 1/2012

Educare i giovani alla giustizia e alla pace. Messaggio per la XLV Giornata mondiale della pace

Benedetto XVI
«Cari giovani, voi siete un dono prezioso per la società». L’annuale messaggio del papa in occasione della Giornata mondiale della pace, pubblicato il 16 dicembre scorso, ha il tono di un accorato appello rivolto alle giovani generazioni: «Non lascia tevi prendere dallo scoraggiamento di fronte alle difficoltà (…). Non abbiate paura di impegnarvi, di affrontare la fatica e il sacrificio». E ancora: «Siate coscienti di essere voi stessi di esempio e di stimolo per gli adulti, e lo sarete (…) quanto più desiderate un futuro migliore e vi impegnate a costruirlo». La pace, dunque, come dono di Dio che si fa «ope ra da costruire» e per la quale ci si deve educare: «alla compassione, alla solidarietà, alla collaborazione, alla fraternità». Una pace che non può esistere senza giustizia, ma nemmeno senza educazione «alla verità e alla libertà», dimensioni la cui origine trascendente fonda «la dignità profonda e l’inviolabilità di ogni persona». Un messaggio che, in sintonia con gli Orientamenti pastorali della CEI per il decennio in cor so, si rivolge a tutti coloro che hanno responsabilità educative: dal la famiglia alle istituzioni, dai politici ai media.

La GMG, un modo nuovo di essere cristiani. Discorso alla curia romana per gli auguri natalizi

Benedetto XVI
«Una medicina contro la stanchezza del credere». Con queste parole Benedetto XVI, nel tradizionale appuntamento per gli auguri natalizi alla curia romana, il 22 dicembre scorso, ha posto la Giornata mondiale della gioventù di Madrid (cf. Regno-doc. 15,2011,449ss) al centro del suo ragionamento. Nel clima di scoraggiamento e stanchezza che spe rimenta il cristianesimo europeo, riflesso della «crisi etica che minaccia il vecchio continente», il papa ha ricordato l’incoraggiamento ricevuto dal recente viaggio in Africa per l’incontro «con una fede pronta al sacrificio, e proprio in ciò gioiosa». Richiamando il prossimo Sinodo sulla nuova evangelizzazione, il pontefice ha ribadito che «il nocciolo della crisi della Chiesa in Europa è la crisi della fede» e se la fede non riprende vitalità «tutte le altre riforme rimarranno inefficaci». A tale proposito, ampio spazio ha dedicato a evidenziare le linee di una possibile «spiritualità delle Giornate mondiali della gioventù» – dall’esperienza di fraternità universale al dono del tempo, che è «offerta nella fede di un pezzo di vita»; dalla riscoperta del sacramento della penitenza e dell’adorazione eucaristica alla gioia per la certezza proveniente dalla fede – quale esempio di «nuova evangelizzazione vissuta».

Ero in carcere… Visita pastorale alla Casa circondariale di Rebibbia

Benedetto XVI
«“Ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,36). Queste sono le parole del giudizio finale, raccontato dal l’evangelista Matteo, e queste parole del Signore, nelle quali egli si identifica con i detenuti, esprimono in pienezza il senso della mia visita odierna tra voi». La visita pre-natalizia che Benedetto XVI ha compiuto presso il carcere romano di Rebibbia il 18 dicembre, dopo essere stato a pranzo con i poveri nel 2010 e nel 2009, oltre a rispondere al desiderio di portare ai detenuti il messaggio che «Dio vi ama di un amore infinito, e siete sempre figli di Dio», ha inteso anche entrare nell’attualità della penosa situazione nella quale versano oggi gli istituti carcerari italiani: «So che il sovraffollamento e il degrado delle carceri possono rendere ancora più amara la detenzione… È importante che le istituzioni promuovano un’attenta analisi della situazione carceraria oggi, verifichino le strutture, i mezzi, il personale, in modo che i detenuti non scontino mai una “doppia pena”; ed è importante promuovere uno sviluppo del sistema carcerario, che, pur nel rispetto della giustizia, sia sempre più adeguato alle esigenze della persona umana, con il ricorso anche alle pene non detentive o a modalità diverse di detenzione».

La filosofia moderna, l'uomo moderno e la Chiesa. Congresso internazionale sulla modernità

P. Henrici
La filosofia moderna – con la sua attenzione al singolo esistente «che Dio crea per liberissima volontà amorosa e continua ad amare nella sua singolarità» – come «la prima filosofia di origine specificamente cristiana». Così mons. Peter Henrici, vescovo emerito di Coira e docente emerito di filosofia alla Gregoriana, ha aperto il suo intervento al Congresso internazionale sulla modernità (cf. Regno-att. 22,2011,736ss) organizzato dalla stessa università dei gesuiti. Rileggendo la storia sotto la prospettiva filosofica, Henrici ricostruisce in modo efficace – dalla svolta del cogito di Descartes alla «rivoluzione copernicana» di Kant – i tratti salienti dell’uomo moderno delineandone due figure tipiche, «l’imprenditore e lo scienziato, l’uomo del fare e del produrre, e l’uomo del progettare la costruzione di un mondo secondo le proprie idee», figure tra le quali si staglia l’homo religiosus moderno, «uomo dell’angoscia esistenziale e della fede fiduciale, il “singolo” che nella sua interiorità si trova confrontato con Dio in assoluta solitudine». La panoramica di Henrici mostra, spingendosi fino al Novecento, le direttrici lungo le quali si può parlare di una «modernità recuperata dalla Chiesa», singoli fedeli e magistero.

Confronto e aspettative. 51a Assemblea generale della Conferenza dei superiori maggiori (CISM)

A. Lorenzelli, M. Crociata
«Siamo in una stagione di potatura, non di disboscamento»: con questa immagine il presidente della Conferenza italiana dei superiori maggiori (CISM), p. Alberto Lorenzelli, ha sintetizzato nella sua relazione di apertura il momento di «affanno», ma al tempo stesso di potenzialità vive da esprimere in modo nuovo, che sperimenta oggi la vita religiosa nel nostro paese. Nel corso della 51a Assemblea generale italiana della CISM sul tema «Confronto e aspettative sul futuro della Chiesa in Italia. Quale compito dei religiosi?» (Firenze, 7-11 novembre 2011) il ruolo dei consacrati nella Chiesa italiana è stato l’oggetto dell’intervento del segretario della Conferenza episcopale italiana, mons. Mariano Crociata, su «Religiosi e Chiesa locale. Convergenze e divergenze nell’interazione ecclesiale» (10 novembre). Oltre a essere segno della dimensione universale della Chiesa e della fraternità come espressione della sequela di Gesù e della comunione vissuta, oggi la vita consacrata deve assumere un particolare rilievo nella pastorale a partire dalla sua secolare esperienza e diffusa presenza nell’ambito educativo.

Confronto e aspettative. Il futuro della Chiesa in Italia

A. Lorenzelli
«Siamo in una stagione di potatura, non di disboscamento»: con questa immagine il presidente della Conferenza italiana dei superiori maggiori (CISM), p. Alberto Lorenzelli, ha sintetizzato nella sua relazione di apertura il momento di «affanno», ma al tempo stesso di potenzialità vive da esprimere in modo nuovo, che sperimenta oggi la vita religiosa nel nostro paese. Nel corso della 51a Assemblea generale italiana della CISM sul tema «Confronto e aspettative sul futuro della Chiesa in Italia. Quale compito dei religiosi?» (Firenze, 7-11 novembre 2011) il ruolo dei consacrati nella Chiesa italiana è stato l’oggetto dell’intervento del segretario della Conferenza episcopale italiana, mons. Mariano Crociata, su «Religiosi e Chiesa locale. Convergenze e divergenze nell’interazione ecclesiale» (10 novembre). Oltre a essere segno della dimensione universale della Chiesa e della fraternità come espressione della sequela di Gesù e della comunione vissuta, oggi la vita consacrata deve assumere un particolare rilievo nella pastorale a partire dalla sua secolare esperienza e diffusa presenza nell’ambito educativo.

Confronto e aspettative. Religiosi e Chiesa locale

M. Crociata
«Siamo in una stagione di potatura, non di disboscamento»: con questa immagine il presidente della Conferenza italiana dei superiori maggiori (CISM), p. Alberto Lorenzelli, ha sintetizzato nella sua relazione di apertura il momento di «affanno», ma al tempo stesso di potenzialità vive da esprimere in modo nuovo, che sperimenta oggi la vita religiosa nel nostro paese. Nel corso della 51a Assemblea generale italiana della CISM sul tema «Confronto e aspettative sul futuro della Chiesa in Italia. Quale compito dei religiosi?» (Firenze, 7-11 novembre 2011) il ruolo dei consacrati nella Chiesa italiana è stato l’oggetto dell’intervento del segretario della Conferenza episcopale italiana, mons. Mariano Crociata, su «Religiosi e Chiesa locale. Convergenze e divergenze nell’interazione ecclesiale» (10 novembre). Oltre a essere segno della dimensione universale della Chiesa e della fraternità come espressione della sequela di Gesù e della comunione vissuta, oggi la vita consacrata deve assumere un particolare rilievo nella pastorale a partire dalla sua secolare esperienza e diffusa presenza nell’ambito educativo.

Il bene della famiglia. Lettera pastorale dell'arcivescovo di Milano A. Scola e Agenda pastorale

A. card. Scola, Consiglio episcopale milanese
Proponendo la famiglia in tutta la sua bellezza, i cristiani intendono testimoniare agli uomini e donne del nostro tempo «che l’oggettivo desiderio di infinito che sta al cuore di ogni esperienza di amore si può realizzare». È questa la motivazione che il card. Scola, arcivescovo di Milano, offre alla sua Chiesa nel momento in cui si prepara a ospitare il VII Incontro mondiale delle famiglie (30.5-3.6.2012). La breve lettera pastorale pubblicata dal card. Scola il 14 settembre scorso – la prima dall’ingresso nell’arcidiocesi ambrosiana,– presenta poi una seconda motivazione su cui preparare adeguatamente l’Incontro, ed è la concomitante visita a Milano di Benedetto XVI: «La Chiesa particolare infatti non esisterebbe in forma piena senza questo riferimento diretto ed immediato alla figura di Pietro», anche se «spesso non siamo consapevoli dell’importanza del ministero del papa». Per le modalità concrete di preparazione all’Incontro, l’arcivescovo infine rimanda all’Agenda pastorale redatta dal Consiglio episcopale milanese e alle dieci catechesi preparatorie predisposte congiuntamente al Pontificio con siglio per la famiglia (cf. Regno-doc. 13,2011,390).

Il bene della famiglia. Per confermare la nostra fede. Lettera ai fedeli della Chiesa ambrosiana

A. card. Scola
Proponendo la famiglia in tutta la sua bellezza, i cristiani intendono testimoniare agli uomini e donne del nostro tempo «che l’oggettivo desiderio di infinito che sta al cuore di ogni esperienza di amore si può realizzare». È questa la motivazione che il card. Scola, arcivescovo di Milano, offre alla sua Chiesa nel momento in cui si prepara a ospitare il VII Incontro mondiale delle famiglie (30.5-3.6.2012). La breve lettera pastorale pubblicata dal card. Scola il 14 settembre scorso – la prima dall’ingresso nell’arcidiocesi ambrosiana,– presenta poi una seconda motivazione su cui preparare adeguatamente l’Incontro, ed è la concomitante visita a Milano di Benedetto XVI: «La Chiesa particolare infatti non esisterebbe in forma piena senza questo riferimento diretto ed immediato alla figura di Pietro», anche se «spesso non siamo consapevoli dell’importanza del ministero del papa». Per le modalità concrete di preparazione all’Incontro, l’arcivescovo infine rimanda all’Agenda pastorale redatta dal Consiglio episcopale milanese e alle dieci catechesi preparatorie predisposte congiuntamente al Pontificio con siglio per la famiglia (cf. Regno-doc. 13,2011,390).

Il bene della famiglia. Verso l'incontro mondiale delle famiglie. Agenda pastorale 2011-2012

Consiglio episcopale milanese
Proponendo la famiglia in tutta la sua bellezza, i cristiani intendono testimoniare agli uomini e donne del nostro tempo «che l’oggettivo desiderio di infinito che sta al cuore di ogni esperienza di amore si può realizzare». È questa la motivazione che il card. Scola, arcivescovo di Milano, offre alla sua Chiesa nel momento in cui si prepara a ospitare il VII Incontro mondiale delle famiglie (30.5-3.6.2012). La breve lettera pastorale pubblicata dal card. Scola il 14 settembre scorso – la prima dall’ingresso nell’arcidiocesi ambrosiana,– presenta poi una seconda motivazione su cui preparare adeguatamente l’Incontro, ed è la concomitante visita a Milano di Benedetto XVI: «La Chiesa particolare infatti non esisterebbe in forma piena senza questo riferimento diretto ed immediato alla figura di Pietro», anche se «spesso non siamo consapevoli dell’importanza del ministero del papa». Per le modalità concrete di preparazione all’Incontro, l’arcivescovo infine rimanda all’Agenda pastorale redatta dal Consiglio episcopale milanese e alle dieci catechesi preparatorie predisposte congiuntamente al Pontificio con siglio per la famiglia (cf. Regno-doc. 13,2011,390).

Le famiglie, specchio della società. Il Servizio nazionale Famiglia e società dei vescovi di Francia

M. Baujard
«Da una società in cui tutto era regolato e in cui la libertà individuale nel campo familiare era quasi nulla, sia mo passati a una società in cui niente è regolato e la libera scelta ingloba anche il campo familiare»: è la sintesi con la quale Monique Baujard, direttrice del Servizio nazionale Famiglia e società dell’episcopato francese, ha presentato l’iniziativa dei vescovi d’Oltralpe intitolata «Famiglie 2011», laddove pre vedeva una serie d’interviste a esperti di diverse discipline in materia. Da esse emerge che l’ideale della famiglia rimane elevato tanto quanto le difficoltà nel realizzarlo. Per questo un efficace «sostegno alle fami glie si gioca tutto» nell’«educazione alla libertà». Per quanto poi riguarda il ruolo della Chiesa, gli esperti concordano sulla necessità che essa adatti «la propria pastorale familiare ai nuo vi bisogni. Un tempo bastava ricordare l’ideale (…), e la via da seguire era tracciata. Oggi (…) occorre anche tracciare e segnalare nuove vie, accompagnare i cammini più caotici (…). Il tutto con una particolare attenzione a coloro che, in ragione della povertà materiale e/o relazionale, pensano di non avere alcuna scelta e alcuna libertà».

Le industrie estrattive e la missione della Chiesa. Seminario internazionale del CELAM

Dipartimento Giustizia e solidarietà del Consiglio episcopale latinoamericano
Le imprese minerarie «agiscano con responsabilità sociale e ambientale, rispettino i contratti firmati, vigilino sulla sicurezza e la salute dei lavoratori e riconoscano loro una giusta retribuzione», e lo stato verifichi «che tutto proceda come deve: funzione questa che va eseguita con imparzialità, rigore tecnico e trasparenza» (n. 43). Queste severe richieste giungono al termine del «documento conclusivo» del seminario internazionale «Le industrie estrattive e la missione della Chiesa», diffuso il 5 luglio scorso dal Dipartimento Giustizia e solidarietà del Consiglio episcopale latinoamericano (CELAM) dopo aver riunito dal 14 al 16 giugno a Chaclacayo (Perù), con l’appoggio di Misereor, rappresentanti ecclesiali, dei movimenti sociali e delle istituzioni accademiche di 17 paesi. Non meno severa l’analisi da cui esse sono scaturite: «si è constatata una condotta irresponsabile da parte delle imprese transnazionali», che «non rispettano gli standard sociali e ambientali richiesti a livello internazionale», mentre «molti stati nazionali rimangono indifferenti e inerti» (n. 8).

Apartheid morale

O.A. card. Rodriguez Maradiaga
La forte sensibilità che va maturando nell’intera Chiesa latinoamericana in riferimento alla salvaguardia del creato è stata confermata dall’arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras), card. Rodríguez Maradiaga, presente a Durban (Sudafrica), in occasione del COP 17, la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (27.11-12.12.2011) destinata a definire il «dopo» Protocollo di Kyoto. In veste di presidente della Caritas internationalis, ha sostenuto le azioni di sensibilizzazione delle maggiori organizzazioni caritative cattoliche europee e americane, affermando fra l’altro che «come la politica dell’apartheid in Sudafrica mirava a una divisione sulla base della razza, oggi la politica dell’ambiente e dell’energia divide l’uomo dalla natura». Proponiamo qui ampi stralci dell’omelia che ha pronunciato il 4 dicembre, in una nostra traduzione dall’inglese (www.news.va).

Vivere ogni giorno con dignità. I vescovi cattolici USA sul suicidio medicalmente assistito

I vescovi degli Stati Uniti
«Il suicidio è una tragedia terribile, qualcosa che una società compassionevole deve impegnarsi a prevenire», affermano i vescovi cattolici USA nella dichiarazione Vivere ogni giorno con dignità sul suicidio medicalmente assistito, approvata lo scorso 16 giugno nel corso dell’Assemblea generale primaverile della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB) tenutasi a Bellevue (Washington). L’approvazione di una legge che permette il suicidio assistito nello stato di Washington nel 2008, dopo i precedenti dell’Oregon e del Montana, ha indotto l’episcopato a una riflessione che sfocia nel netto rifiuto di tale pratica: il modo di ragionare che la legittima «rischia di andare a sommarsi alla sofferenza delle persone gravemente ammalate. La loro sofferenza più grave spesso non è rappresentata dal dolore fisico, che può essere alleviato tramite cure mediche appropriate, ma dal sentimento di isolamento e di disperazione. Rendersi conto che altri – o la società nel suo complesso – possono considerare la loro morte come una soluzione accettabile e persino desiderabile ai loro problemi può solo amplificare questo tipo di sofferenza».

La nozione di embrione umano. La Corte di giustizia dell'Unione Europea

La Corte di giustizia dell'Unione Europea
Dovendo dirimere un contenzioso legale relativo a un brevetto sulla produzione di «cellule progenitrici nervose (…) a partire da cellule staminali embrionali», la Corte di giustizia federale tedesca ha fatto ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione Europea per un’«interpretazione giuridica» della direttiva comunitaria sulla protezione delle invenzioni biotecnologiche (98/44/CE). Lo scorso 18 ottobre la Corte ha emesso la sua sentenza a partire dalle questioni poste dal giudice tedesco, in primo luogo l’in terpretazione della nozione di «embrione umano» al fine di «stabilire l’ambito del divieto di brevettabilità» previsto dalla normativa europea, e la necessità di decretare «se la nozione di “utilizzazione di embrioni umani a fini industriali o commerciali” (…) includa anche l’utilizzazione di embrioni umani a fini di ricerca scientifica». Pur precisando di essersi limitata «a un’interpretazione giuridica delle pertinenti disposizioni della direttiva europea» sui limiti alla brevettabilità, la Corte ha di fatto offerto una definizione «in senso ampio» di «embrione umano» che esprime una prospettiva bioetica le cui ricadute sugli sviluppi della ricerca scientifica saranno inevitabili (cf. Regno-att. 18,2011,592).

Il Regno Documenti 1 2012. La rivista completa

Redazione
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