D
Documenti
Il tuo abbonamento è scaduto. Rinnovalo al più presto per continuare ad accedere ai contenuti online riservati agli abbonati.

Documenti, 3/2006

La nostra comune missione

Benedetto XVI al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede
Giustizia, libertà, perdono e riconciliazione, speranza: sono queste le parole strategiche attorno cui papa Benedetto XVI ha organizzato il suo primo discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, il 9 gennaio scorso. Per l’occasione il papa riprende le linee principali del messaggio inviato per la giornata mondiale della pace, dedicato al tema della verità: «Chi è impegnato per la verità non può non rifiutare la legge del più forte, che vive di menzogna e che – a livello nazionale e internazionale – ha tante volte segnato di tragedie la storia dell’uomo». Tra le emergenze internazionali che possono segnare la storia umana, il papa cita: la difesa dell’esistenza dello Stato d’Israele; lo sviluppo da parte del popolo palestinese delle proprie istituzioni democratiche; la condanna del terrorismo e della sua strumentalizzazione del fattore religioso, richiamando il rischio oramai effettivo di uno scontro di civiltà; il tema dell’accesso all’informazione dei popoli poveri; le diverse forme di schiavitù dovute alle povertà estreme; il rilancio del ruolo internazionale dell’ONU.

Le basiliche di Assisi. Lettera apostolica motu proprio

Benedetto XVI
Un nuovo dimensionamento dell’autonomia pastorale e di programmazione del sacro convento e basilica di Assisi (frati conventuali) e della basilica di Santa Maria degli Angeli (frati minori): questo l’oggetto del motu proprio di Benedetto XVI del 9 novembre 2005. Le indicazioni concrete sono: la nomina di un cardinale legato, il passaggio delle attività pastorali sotto la giurisdizione del vescovo locale (mons. Domenico Sorrentino), il controllo delle iniziative (da parte del vescovo, delle Conferenza regionale umbra, della presidenza della CEI), la celebrazione dei sacramenti secondo le norme del Codice e della diocesi. La ridefinizione del rapporto tra i frati e il vescovo locale non ha nulla a che vedere – come sottolinea il ministro generale dei conventuali, fr. J. Giermek – con accuse ingiustificate di tipo politico o riguardanti il dialogo interreligioso e le complesse operazioni di restauro dopo il terremoto del 1997.

Le basiliche di Assisi. Editoriale del ministro generale dei francescani

J.A. Giermek
Riportiamo di seguito l’editoriale apparso sul notiziario dell’ordine francescano dei frati minori conventuali Fraternus nuntius (dicembre 2005, n. 4), a firma del ministro generale fr. Joachim A. Giermek, in cui si affronta la questione del motu proprio di papa Benedetto XVI.

Senza omettere né aggiungere nulla

Il papa e il card. Arinze sulle liturgie neocatecumenali
Sul modo di celebrare l’eucaristia delle comunità del Cammino è intervenuto, con un apposito documento, il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, card. Francis Arinze. Sono sei norme che riguardano la messa domenicale parrocchiale, le monizioni, l’omelia, lo scambio della pace, la comunione e le preghiere eucaristiche. Le disposizioni sono state ulteriormente confermate nell’incontro di Benedetto XVI con le famiglie del movimento in partenza per la missione e cordialmente accettate dai responsabili, malgrado molti osservatori vi avessero letto un’intenzione normalizzatrice. L’indirizzo di fondo è affermare la normatività dei «libri liturgici approvati dalla Chiesa» senza soffocare le specificità delle eucaristie del Cammino, di rafforzare il ruolo specifico del sacerdote e l’appartenenza delle comunità alla più vasta famiglia della parrocchia. Per la prima volta un intervento sulla liturgia è indirizzato non a diocesi o a Chiese con riti propri, ma a un movimento ecclesiale.

Le decisioni del santo padre sulle liturgie neocatecumenali

Card. F. Arinze
Sul modo di celebrare l’eucaristia delle comunità del Cammino è intervenuto, con un apposito documento, il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, card. Francis Arinze. Sono sei norme che riguardano la messa domenicale parrocchiale, le monizioni, l’omelia, lo scambio della pace, la comunione e le preghiere eucaristiche. Le disposizioni sono state ulteriormente confermate nell’incontro di Benedetto XVI con le famiglie del movimento in partenza per la missione e cordialmente accettate dai responsabili, malgrado molti osservatori vi avessero letto un’intenzione normalizzatrice. L’indirizzo di fondo è affermare la normatività dei «libri liturgici approvati dalla Chiesa» senza soffocare le specificità delle eucaristie del Cammino, di rafforzare il ruolo specifico del sacerdote e l’appartenenza delle comunità alla più vasta famiglia della parrocchia. Per la prima volta un intervento sulla liturgia è indirizzato non a diocesi o a Chiese con riti propri, ma a un movimento ecclesiale.

In sintonia con la Chiesa (sulle liturgie neocatecumenali)

Benedetto XVI
Sul modo di celebrare l’eucaristia delle comunità del Cammino è intervenuto, con un apposito documento, il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, card. Francis Arinze. Sono sei norme che riguardano la messa domenicale parrocchiale, le monizioni, l’omelia, lo scambio della pace, la comunione e le preghiere eucaristiche. Le disposizioni sono state ulteriormente confermate nell’incontro di Benedetto XVI con le famiglie del movimento in partenza per la missione e cordialmente accettate dai responsabili, malgrado molti osservatori vi avessero letto un’intenzione normalizzatrice. L’indirizzo di fondo è affermare la normatività dei «libri liturgici approvati dalla Chiesa» senza soffocare le specificità delle eucaristie del Cammino, di rafforzare il ruolo specifico del sacerdote e l’appartenenza delle comunità alla più vasta famiglia della parrocchia. Per la prima volta un intervento sulla liturgia è indirizzato non a diocesi o a Chiese con riti propri, ma a un movimento ecclesiale.

Seppellire i morti e consolare gli afflitti

Vescovi tedeschi
«Quale servizio pastorale vuole e può offrire la Chiesa nell’attuale contesto sociale, se vuole testimoniare in questo luogo particolarmente sensibile la forza vitale della fede?». È l’esigenza fortemente avvertita di una rievangelizzazione della cultura sul tema della morte che motiva i vescovi tedeschi a ritornare sull’argomento dopo un decennio: «Il contributo più importante del cristianesimo a una rinnovata cultura del lutto e della morte consiste nel mantenere viva la domanda sui defunti e sulla loro sorte: i cristiani ricordano i defunti perché vivono, non perché vivano». Questa consapevolezza induce anche a un’interpretazione larga, piuttosto che restrittiva, della norma canonica in base alla quale chi è uscito ufficialmente dalla Chiesa cattolica tedesca non ha diritto alle esequie ecclesiastiche. VESCOVI TEDESCHI, Seppellire i morti e consolare gli afflitti. Uno sguardo cattolico sulla cultura della sepoltura che cambia, a cura del Segretariato della Conferenza episcopale tedesca, 20.6.2005. Nostra traduzione dal tedesco. Per il documento del 1994 cf. Regno-doc. 5,1995,135ss.

Il dono della Scrittura

Conferenze dei vescovi cattolici d'Inghilterra e Galles e Scozia
Dopo la mensa eucaristica, la mensa della Parola, «prendete e leggete» oltre che «prendete e mangiate». A otto anni di distanza dalla pubblicazione di One Bread, One Body (Regno-doc. 3,1999,122), dedicato all’eucaristia nella vita della Chiesa, i vescovi d’Inghilterra, Galles e Scozia hanno preparato e diffuso, a partire dal 30.9.2005, un altro impegnativo documento dottrinale, intitolato The Gift of Scripture (cf. anche Regno-att. 18,2005,597). Offrire la Scrittura all’uomo di oggi, «in ricerca di qualcosa che abbia un valore reale, di qualcosa di cui ci si possa davvero fidare, di qualcosa che sia realmente vero», è offrire la buona novella di Cristo. Il 40° anniversario della costituzione conciliare Dei verbum sulla divina rivelazione, che si è celebrato nel 2005 e che condusse i cattolici a riscoprire la Bibbia «come un tesoro prezioso, antico e sempre nuovo», offre l’occasione «per rivolgersi ancora alla Bibbia e per approfondire la nostra comprensione e il nostro amore per le Scritture». The Gift of Scripture. A teaching document of the Bishops’ Conferences of England and Wales, and of Scotland, The Catholic Truth Society, London 2005. Opuscolo, nostra traduzione dall’inglese.

La traduzione delle Scritture

Comitato mondiale dell'Alleanza biblica universale
L’impegno prioritario per la traduzione della Bibbia, che sta alla base del movimento delle Società bibliche, è anche all’origine di questi Principi guida per la traduzione delle sacre Scritture, un documento breve ma significativo approvato dal Comitato mondiale dell’Alleanza biblica universale (ABU) nell’aprile 2004 unitamente a un testo esplicativo, «La traduzione delle sacre Scritture e la Chiesa». Pochi mesi dopo, a Newport (UK), l’ABU ha tenuto la sua Assemblea mondiale, celebrando il bicentenario della nascita di tale movimento. La pubblicazione italiana di questi Principi, come sottolinea la Società biblica in Italia, «si colloca anch’essa significativamente nell’ambito del 40° anniversario della chiusura del concilio Vaticano II e della promulgazione della costituzione dogmatica Dei verbum, che ha segnato l’avvio della collaborazione interconfessionale per la traduzione e la diffusione della Bibbia».

Gravidanza e depressione post-partum

Comitato nazionale per la bioetica
Dopo una complessa e discussa elaborazione protrattasi per tre anni, il Comitato nazionale per la bioetica italiano ha approvato il 12 dicembre scorso ad amplissima maggioranza il documento Aiuto alle donne in gravidanza e depressione post-partum, presentato alla stampa il 20 gennaio. Come lascia intendere il titolo, il testo è teso a sottolineare, «dato il valore umano della gestazione e l’impegno che esso richiede alla gestante», «il significato bioetico che riveste (…) la concretezza della risposta sociale e istituzionale». Due idee-chiave: la gravidanza è una complessa «sequenza di eventi che sono fin dall’inizio biologici, psicologici e relazionali» allo stesso tempo; la necessità di forme di aiuto specifiche, proprio per la sua rilevanza «sociale» «costituisce un dato universalmente condiviso ed espresso in vari testi normativi, fra i quali la legge n. 194/1978», anche se l’attuazione dell’art. 5 «secondo un giudizio ampiamente condiviso è rimasta insufficiente. Negli stessi giorni veniva resa nota la relazione finale dell’indagine conoscitiva (durata, questa, poco più di un mese) della commissione Affari sociali della Camera sull’applicazione della legge 194.