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Documenti
Documenti, 13/2005, 01/07/2005, pag. 370

Per l'interdizione della clonazione umana

Santa Sede
«Gli stati membri sono invitati a proibire tutte le forme di clonazione degli esseri umani in quanto esse sono incompatibili con la dignità dell’uomo e con la protezione della vita umana». L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, riunitasi l’8 marzo 2005 in uno dei meeting della 59a sessione, sul progetto «Convenzione internazionale contro la clonazione riproduttiva degli esseri umani», ha adottato la risoluzione 59/280, la quale approva una Dichiarazione sulla clonazione umana che ne chiede agli stati membri la proibizione, senza distinzioni tra finalità terapeutiche e finalità riproduttive, in quanto pratica rischiosa e contraria alla dignità dell’uomo. La dichiarazione, passata con 84 voti favorevoli, 34 contrari, 37 astenuti e 6 assenti, non ha tuttavia carattere vincolante. La discussione in assemblea plenaria era stata preceduta da un dibattito preparatorio tenutosi il 21 e 22 ottobre 2004 in seno alla Sesta commissione, al quale la Santa Sede ha contribuito con il documento preparatorio che qui pubblichiamo insieme alla risoluzione dell’Assemblea generale.

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Documenti, 2022-3

La crisi della diplomazia multilaterale

Francesco al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede

«Occorre… recuperare il senso della nostra comune identità di unica famiglia umana. L’alternativa è solo un crescente isolamento, segnato da preclusioni e chiusure reciproche che di fatto mettono ulteriormente in pericolo il multilateralismo, ovvero quello stile diplomatico che ha caratterizzato i rapporti internazionali dalla fine della seconda guerra mondiale». Nel discorso al corpo diplomatico presso la Santa Sede per lo scambio degli auguri per il nuovo anno, il 10 gennaio, papa Francesco ha evidenziato la crisi di fiducia che attraversa da tempo la diplomazia multilaterale, e che rende il sistema delle relazioni internazionali «sempre meno efficace nell’affrontare le sfide globali». Tra esse c’è ancora la pandemia, ma soprattutto ci sono la questione migratoria e la crisi climatica.

Si collega a questo problema anche il richiamo, inedito, ai rischi della cosiddetta «cancel culture», atteggiamento di colpevolizzazione, di solito espresso tramite i social media, nei confronti di personaggi pubblici o aziende che avrebbero detto o fatto qualche cosa di offensivo o politicamente scorretto e ai quali vengono pertanto tolti sostegno e gradimento: «La diplomazia multilaterale è chiamata perciò a essere veramente inclusiva, non cancellando ma valorizzando le diversità e sensibilità storiche che contraddistinguono i vari popoli».

 

Documenti, 2020-21

Osservazioni sulle raccomandazioni dall’Australia

Santa Sede

Alcune delle raccomandazioni contenute nel Rapporto finale della Commissione reale australiana sulle risposte istituzionali alle violenze sessuali su minori (cf. Regno-doc. 9,2018,310 e in questo numero a p. 675) erano indirizzate alla Santa Sede, su questioni di sua pertinenza relativamente alla gestione dei casi di violenza sessuale su minori da parte di chierici e religiosi. Il 4 settembre la Conferenza dei vescovi cattolici australiani ha reso nota la Risposta della Santa Sede alle raccomandazioni specifiche della Commissione reale australiana sulle risposte istituzionali alle violenze sessuali su minori, datata 26 febbraio 2020, pubblicandola sul proprio sito.

Nella sua risposta «la Santa Sede riafferma la sua determinazione ad affrontare ed eliminare la violenza sui minori e sulle persone vulnerabili, ovunque ciò possa avvenire nella Chiesa». Le 12 raccomandazioni esaminate affrontano punti che dal 2017 (data del Rapporto finale) a oggi sono stati per lo più affrontati e risolti dalla Santa Sede nella direzione auspicata. Solo sulla questione del celibato dei preti e del segreto confessionale (che diversi stati australiani hanno stabilito si possa infrangere per legge) la Santa Sede ribadisce la propria normativa.

Documenti, 2020-19

Cina: l’Accordo rinnovato

Comunicato della Santa Sede; nota su L’Osservatore romano

Il 22 ottobre, alla scadenza dei due anni dall’entrata in vigore dell’Accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi, firmato il 22 settembre 2018 a Pechino da mons. Antoine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli stati, e Wang Chao, viceministro degli Affari esteri della Repubblica popolare cinese, «le due parti hanno concordato di prorogare la fase attuativa sperimentale dell’Accordo provvisorio per altri due anni».

Lo stesso giorno una nota vaticana pubblicata su L’Osservatore romano precisa «Lo scopo e i motivi» della firma: «Promuovere l’annuncio del Vangelo in quelle terre, ricostituendo la piena e visibile unità della Chiesa», con motivi quindi «fondamentalmente di natura ecclesiologica e pastorale».

La nota precisa anche, tuttavia, che è «doveroso riconoscere che permangono non poche situazioni di grande sofferenza. La Santa Sede ne è profondamente consapevole, ne tiene ben conto e non manca di attirare l’attenzione del Governo cinese per favorire un più fruttuoso esercizio della libertà religiosa. Il cammino è ancora lungo e non privo di difficoltà».