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Documenti, 7/2004

Lettera a mons. D'Ambrosio: Il santuario e le opere di padre Pio

Giovanni Paolo II
«Suo compito precipuo, venerato fratello, sarà la cura pastorale nei confronti dei pellegrini che giungono a San Giovanni Rotondo». Poco meno di un anno fa, l’ingresso di mons. D’Ambrosio nella diocesi di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo fu accompagnato da una clamorosa polemica sollevata dai frati cappuccini della provincia religiosa «Sant’Angelo e padre Pio» a causa dell’incarico di delegato della Santa Sede «per il santuario», oltre che per le opere, di padre Pio, compreso nella nomina di mons. D’Ambrosio (cf. Regno-att. 10,2003,313). Con la lettera che pubblichiamo, diffusa l’11 marzo, il papa definisce chiaramente le motivazioni e gli obiettivi di quella decisione: «l’amplissimo raggio di influenza» che la devozione a padre Pio ha raggiunto nel mondo, richiamando ogni anno presso il santuario migliaia e migliaia di fedeli, ha reso evidente «l’opportunità di un nesso più stretto tra il santuario e la Santa Sede». I frati cappuccini, che questa volta non hanno eccepito sulla decisione del papa (cf. riquadro a p. 195, che comprende anche una dichiarazione di mons. D’Ambrosio e un più ampio commento di mons. Ruppi, presidente della Conferenza episcopale pugliese), hanno invece comunicato, pochi giorni dopo, che il 1° luglio prossimo verrà inaugurata la nuova grande chiesa che essi hanno voluto a San Giovanni Rotondo, progettata da Renzo Piano e in costruzione dal 1994.

Reazioni e commenti

C.F. Ruppi; D.U. D'Ambrosio; I frati cappuccini
«Suo compito precipuo, venerato fratello, sarà la cura pastorale nei confronti dei pellegrini che giungono a San Giovanni Rotondo». Poco meno di un anno fa, l’ingresso di mons. D’Ambrosio nella diocesi di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo fu accompagnato da una clamorosa polemica sollevata dai frati cappuccini della provincia religiosa «Sant’Angelo e padre Pio» a causa dell’incarico di delegato della Santa Sede «per il santuario», oltre che per le opere, di padre Pio, compreso nella nomina di mons. D’Ambrosio (cf. Regno-att. 10,2003,313). Con la lettera che pubblichiamo, diffusa l’11 marzo, il papa definisce chiaramente le motivazioni e gli obiettivi di quella decisione: «l’amplissimo raggio di influenza» che la devozione a padre Pio ha raggiunto nel mondo, richiamando ogni anno presso il santuario migliaia e migliaia di fedeli, ha reso evidente «l’opportunità di un nesso più stretto tra il santuario e la Santa Sede». I frati cappuccini, che questa volta non hanno eccepito sulla decisione del papa (cf. riquadro a p. 195, che comprende anche una dichiarazione di mons. D’Ambrosio e un più ampio commento di mons. Ruppi, presidente della Conferenza episcopale pugliese), hanno invece comunicato, pochi giorni dopo, che il 1° luglio prossimo verrà inaugurata la nuova grande chiesa che essi hanno voluto a San Giovanni Rotondo, progettata da Renzo Piano e in costruzione dal 1994.

Il Direttorio Apostolorum successores

Card. Giovanni Battista Re
Il nuovo Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi è stato presentato dal prefetto della Congregazione per i vescovi, card. G.B. Re, il 30 marzo. Il volume di 300 pagine, edito dalla Librerie editrice vaticana, sostituisce un analogo documento del 1973, Ecclesiae imago (EV 4/1945-2328). Richiesto dalla X Assemblea generale del Sinodo dei vescovi (2001), ha come riferimento il testo precedente e il Vaticano II, ma è stato arricchito dalle nuove determinazioni del Codice di diritto canonico (1983), da numerose indicazioni disciplinari e pastorali del papa e delle congregazioni vaticane e, soprattutto, dall’esortazione apostolica postsinodale Pastores gregis (2003; Regno-doc. 19,2003,604). Si tratta, spiega il card. Re, di uno «strumento fondamentalmente pastorale e pratico che, con indicazioni e direttive concrete, intende aiutare i vescovi nello svolgimento del loro non facile ministero». I primi tre capitoli riguardano l’identità del vescovo dal punto di vista teologico, nei suoi rapporti con il collegio e il papa, nella sua identità spirituale. Gli altri sei capitoli specificano i suoi compiti pastorali e in particolare l’esercizio del triplice «munus»: insegnare, santificare e governare. Le novità maggiori riguardano da un lato la spiritualità e la formazione e dall’altro la figura, trattata per la prima volta, del vescovo emerito.

Nel cantiere del progetto culturale

CEI - III Incontro nazionale del progetto culturale
«Lavorare per un’unione sempre più stretta tra cultura e missionarietà»: questa espressione di mons. Betori si presta bene a focalizzare l’intento e lo svolgimento del III Incontro nazionale del progetto culturale, svoltosi a Roma dall’11 al 13 marzo scorso col titolo «Nel cantiere del progetto culturale» e che radunava i vari soggetti locali – referenti diocesani, centri culturali cattolici, aggregazioni laicali, facoltà e istituti teologici, riviste, associazioni – impegnati a vario titolo in tale itinerario. Nella prolusione iniziale, «L’impegno culturale della Chiesa in Italia», il card. Ruini ha ripercorso lo sviluppo ormai decennale del progetto culturale, in particolare segnalando la dinamica che esso patisce tra frammentarietà e convergenza; a mons. Betori è invece toccato, nella relazione conclusiva «Verso il Convegno ecclesiale di Verona», descrivere il raccordo tra il progetto culturale e gli orientamenti pastorali per il decennio, che sarà al centro dei lavori del Convegno ecclesiale di Verona 2006. Tra le relazioni e gli interventi pronunciati, segnaliamo qui «Quale persona per quale futuro? Quale impegno nel cambiamento in atto?», di Adriano Fabris (ordinario di filosofia morale a Pisa), centrata sulla descrizione di tre fenomeni caratteristici del nostro tempo: «La progressiva spettacolarizzazione del mondo; le radicali trasformazioni del comunicare, in un’ottica sempre più strumentale; il predominio del consumo come forma di assimilazione e di annientamento della realtà».

Chiesa e impegno culturale

Card. C. Ruini
«Lavorare per un’unione sempre più stretta tra cultura e missionarietà»: questa espressione di mons. Betori si presta bene a focalizzare l’intento e lo svolgimento del III Incontro nazionale del progetto culturale, svoltosi a Roma dall’11 al 13 marzo scorso col titolo «Nel cantiere del progetto culturale» e che radunava i vari soggetti locali – referenti diocesani, centri culturali cattolici, aggregazioni laicali, facoltà e istituti teologici, riviste, associazioni – impegnati a vario titolo in tale itinerario. Nella prolusione iniziale, «L’impegno culturale della Chiesa in Italia», il card. Ruini ha ripercorso lo sviluppo ormai decennale del progetto culturale, in particolare segnalando la dinamica che esso patisce tra frammentarietà e convergenza; a mons. Betori è invece toccato, nella relazione conclusiva «Verso il Convegno ecclesiale di Verona», descrivere il raccordo tra il progetto culturale e gli orientamenti pastorali per il decennio, che sarà al centro dei lavori del Convegno ecclesiale di Verona 2006. Tra le relazioni e gli interventi pronunciati, segnaliamo qui «Quale persona per quale futuro? Quale impegno nel cambiamento in atto?», di Adriano Fabris (ordinario di filosofia morale a Pisa), centrata sulla descrizione di tre fenomeni caratteristici del nostro tempo: «La progressiva spettacolarizzazione del mondo; le radicali trasformazioni del comunicare, in un’ottica sempre più strumentale; il predominio del consumo come forma di assimilazione e di annientamento della realtà».

Quale persona per quale futuro?

A. Fabris
«Lavorare per un’unione sempre più stretta tra cultura e missionarietà»: questa espressione di mons. Betori si presta bene a focalizzare l’intento e lo svolgimento del III Incontro nazionale del progetto culturale, svoltosi a Roma dall’11 al 13 marzo scorso col titolo «Nel cantiere del progetto culturale» e che radunava i vari soggetti locali – referenti diocesani, centri culturali cattolici, aggregazioni laicali, facoltà e istituti teologici, riviste, associazioni – impegnati a vario titolo in tale itinerario. Nella prolusione iniziale, «L’impegno culturale della Chiesa in Italia», il card. Ruini ha ripercorso lo sviluppo ormai decennale del progetto culturale, in particolare segnalando la dinamica che esso patisce tra frammentarietà e convergenza; a mons. Betori è invece toccato, nella relazione conclusiva «Verso il Convegno ecclesiale di Verona», descrivere il raccordo tra il progetto culturale e gli orientamenti pastorali per il decennio, che sarà al centro dei lavori del Convegno ecclesiale di Verona 2006. Tra le relazioni e gli interventi pronunciati, segnaliamo qui «Quale persona per quale futuro? Quale impegno nel cambiamento in atto?», di Adriano Fabris (ordinario di filosofia morale a Pisa), centrata sulla descrizione di tre fenomeni caratteristici del nostro tempo: «La progressiva spettacolarizzazione del mondo; le radicali trasformazioni del comunicare, in un’ottica sempre più strumentale; il predominio del consumo come forma di assimilazione e di annientamento della realtà».

Verso Verona

Mons. G. Betori
«Lavorare per un’unione sempre più stretta tra cultura e missionarietà»: questa espressione di mons. Betori si presta bene a focalizzare l’intento e lo svolgimento del III Incontro nazionale del progetto culturale, svoltosi a Roma dall’11 al 13 marzo scorso col titolo «Nel cantiere del progetto culturale» e che radunava i vari soggetti locali – referenti diocesani, centri culturali cattolici, aggregazioni laicali, facoltà e istituti teologici, riviste, associazioni – impegnati a vario titolo in tale itinerario. Nella prolusione iniziale, «L’impegno culturale della Chiesa in Italia», il card. Ruini ha ripercorso lo sviluppo ormai decennale del progetto culturale, in particolare segnalando la dinamica che esso patisce tra frammentarietà e convergenza; a mons. Betori è invece toccato, nella relazione conclusiva «Verso il Convegno ecclesiale di Verona», descrivere il raccordo tra il progetto culturale e gli orientamenti pastorali per il decennio, che sarà al centro dei lavori del Convegno ecclesiale di Verona 2006. Tra le relazioni e gli interventi pronunciati, segnaliamo qui «Quale persona per quale futuro? Quale impegno nel cambiamento in atto?», di Adriano Fabris (ordinario di filosofia morale a Pisa), centrata sulla descrizione di tre fenomeni caratteristici del nostro tempo: «La progressiva spettacolarizzazione del mondo; le radicali trasformazioni del comunicare, in un’ottica sempre più strumentale; il predominio del consumo come forma di assimilazione e di annientamento della realtà».

Se vuoi essere compiuto

Lettera del card. Scola, patriarca di Venezia
«Cosa c’entra il Risorto con il mio “mestiere di vivere”»;«La novità nell’esperienza di tutti i giorni»; «Niente e nessuno è estraneo alla famiglia cristiana»: con una serie di istantanee sulla realtà sociale ed ecclesiale della diocesi, questa lettera del patriarca, card. Scola, e del Consiglio episcopale, che porta la data del 4 aprile, domenica delle Palme, annuncia ufficialmente alla Chiesa di Venezia l’avvio, dall’ottobre 2005, della «visita pastorale». In vista di tale importante iniziativa, oltre a «un’attenta rilevazione dei più importanti dati che ci possano offrire almeno la fisionomia esteriore delle nostre comunità cristiane e della loro effettiva capacità di servizio», il patriarca indice per il 10 aprile 2005 un’assemblea ecclesiale straordinaria: «una sosta in cui i fratelli cristiani si ritrovano insieme per una testimonianza e un reciproco conforto» e «un’occasione per far emergere la ricchezza, i problemi, le differenze, le contraddizioni che attraversano le nostre comunità nella loro tensione missionaria»; essa si articolerà in una lezione magisteriale sul tema del prossimo Convegno decennale di Verona 2006, nella solenne concelebrazione eucaristica, nella proposta di testimonianze scelte tra vari soggetti ecclesiali e nell’intervento conclusivo del patriarca, più uno spettacolo d’arte in piazza San Marco.

Alcuni passi verso l'assemblea ecclesiale

Lettera del card. Scola, patriarca di Venezia
«Cosa c’entra il Risorto con il mio “mestiere di vivere”»;«La novità nell’esperienza di tutti i giorni»; «Niente e nessuno è estraneo alla famiglia cristiana»: con una serie di istantanee sulla realtà sociale ed ecclesiale della diocesi, questa lettera del patriarca, card. Scola, e del Consiglio episcopale, che porta la data del 4 aprile, domenica delle Palme, annuncia ufficialmente alla Chiesa di Venezia l’avvio, dall’ottobre 2005, della «visita pastorale». In vista di tale importante iniziativa, oltre a «un’attenta rilevazione dei più importanti dati che ci possano offrire almeno la fisionomia esteriore delle nostre comunità cristiane e della loro effettiva capacità di servizio», il patriarca indice per il 10 aprile 2005 un’assemblea ecclesiale straordinaria: «una sosta in cui i fratelli cristiani si ritrovano insieme per una testimonianza e un reciproco conforto» e «un’occasione per far emergere la ricchezza, i problemi, le differenze, le contraddizioni che attraversano le nostre comunità nella loro tensione missionaria»; essa si articolerà in una lezione magisteriale sul tema del prossimo Convegno decennale di Verona 2006, nella solenne concelebrazione eucaristica, nella proposta di testimonianze scelte tra vari soggetti ecclesiali e nell’intervento conclusivo del patriarca, più uno spettacolo d’arte in piazza San Marco.

Quale Chiesa per la nostra terra

Mons. Vincenzo Savio, vescovo di Belluno-Feltre
«Chi siamo noi cristiani di Belluno-Feltre? Come viene percepita la nostra presenza e la nostra opera? Cosa si richiede alla Chiesa diocesana?... Un desiderio attraversa tante risposte con una direzione univoca: la ricerca di una Chiesa-madre, il bisogno di sentire il suo cuore, l’attesa di ascoltare dalle sue labbra parole comprensibili, buone, amichevoli». Riflette su questo la nota pastorale del vescovo di Belluno-Feltre, mons. Vincenzo Savio, Quale Chiesa per la nostra terra, del 15 dicembre 2003. Si tratta di una lettura dei dati dell'indagine socio-religiosa in provincia all'interno del cammino sinodale in corso, ma anche dell’ultimo documento del vescovo. Malato da mesi, il 31 marzo mons. Savio è morto. Solo pochi giorni prima con grande fatica firmava il suo testamento spirituale (cf. riquadro a p. 000) e una lettera a mons. Romeo, nunzio apostolico in Italia, di cui riportiamo un passo, letto durante i funerali. «Probabilmente il Signore ha voluto che io esercitassi il mio ministero dando non solo la testimonianza di un’efficienza umana, quanto di un coraggio che viene dalla fede e dalla speranza in Dio, nostro Salvatore. Probabilmente Dio ha voluto che manifestassi l’amore che ho sempre avuto per il Signore, attraverso la testimonianza di un abbandono ai suoi disegni di salvezza. In fondo non è forse il Cristo inerme sulla Croce che ha risvegliato la fede del centurione? Non è questo che il Risorto intendeva quando ha detto a Paolo: “Ti basta la mia grazia: la mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza?”. Sì, è la forza dello Spirito del Signore che anima e fa portare frutto a tutta la nostra attività pastorale!... Sperando di riuscire a incominciare presto ad amare “per l’eternità” colui che è “SOLO AMORE”. Vincenzo Savio sdb».

Il testamento spirituale del vescovo

Mons. Vincenzo Savio, vescovo di Belluno-Feltre
«Chi siamo noi cristiani di Belluno-Feltre? Come viene percepita la nostra presenza e la nostra opera? Cosa si richiede alla Chiesa diocesana?... Un desiderio attraversa tante risposte con una direzione univoca: la ricerca di una Chiesa-madre, il bisogno di sentire il suo cuore, l’attesa di ascoltare dalle sue labbra parole comprensibili, buone, amichevoli». Riflette su questo la nota pastorale del vescovo di Belluno-Feltre, mons. Vincenzo Savio, Quale Chiesa per la nostra terra, del 15 dicembre 2003. Si tratta di una lettura dei dati dell'indagine socio-religiosa in provincia all'interno del cammino sinodale in corso, ma anche dell’ultimo documento del vescovo. Malato da mesi, il 31 marzo mons. Savio è morto. Solo pochi giorni prima con grande fatica firmava il suo testamento spirituale (cf. riquadro a p. 000) e una lettera a mons. Romeo, nunzio apostolico in Italia, di cui riportiamo un passo, letto durante i funerali. «Probabilmente il Signore ha voluto che io esercitassi il mio ministero dando non solo la testimonianza di un’efficienza umana, quanto di un coraggio che viene dalla fede e dalla speranza in Dio, nostro Salvatore. Probabilmente Dio ha voluto che manifestassi l’amore che ho sempre avuto per il Signore, attraverso la testimonianza di un abbandono ai suoi disegni di salvezza. In fondo non è forse il Cristo inerme sulla Croce che ha risvegliato la fede del centurione? Non è questo che il Risorto intendeva quando ha detto a Paolo: “Ti basta la mia grazia: la mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza?”. Sì, è la forza dello Spirito del Signore che anima e fa portare frutto a tutta la nostra attività pastorale!... Sperando di riuscire a incominciare presto ad amare “per l’eternità” colui che è “SOLO AMORE”. Vincenzo Savio sdb».

Ai fratelli divorziati risposati

Mons. Elio Tinti, vescovo di Carpi
Confermare Ai fratelli e sorelle divorziati che si sono risposati la maternità della Chiesa e la paternità di Dio, nella comprensione e nell’affetto, è l’intento della lettera scritta il 23 ottobre 2003 dal vescovo di Carpi mons. Elio Tinti. «Non sentitevi né soli, né scomunicati, né emarginati e neppure sentitevi trattati ingiustamente per la non possibilità della comunione eucaristica»: nel riaffermare il magistero della Chiesa cattolica, cioè la non ammissione alla comunione per i divorziati che si siano risposati con rito civile, il vescovo pone però l’accento sulla loro permanenza a pieno titolo nella comunità cristiana. «Siete e rimanete battezzati, cresimati, chiamati dal Signore ad alimentare in voi la coscienza e la realtà dell’essere suoi figli, chiamati alla salvezza e al senso pieno della vostra vita». In quest’ottica si raccomanda la partecipazione all’ascolto della Parola, alla preghiera comune e alla messa, la direzione spirituale e la partecipazione alla vita ecclesiale senza nascondersi, ma anzi con una qualche possibile responsabilità.

Il sogno di La Pira

Card. Carlo Maria Martini
Card. Carlo Maria Martini Il sogno di La Pira   �Rigenerare in Cristo la societ� civile: riparare, nella grazia, l�ordine umano collettivo; rifare le cattedrali centro della citt�!� era il sogno di La Pira: un sogno cui tuttavia �guardava con fiducia� senza alcun accenno di integrismo o di fondamentalismo, ma con un pieno rispetto per la libert� di coscienza e per tutte le religioni...

Rapporto sulla crisi

Chiesa cattolica USA - Consiglio nazionale di riesame
Chiesa cattolica USA Consiglio nazionale di riesame Rapporto sulla crisi Si intitolano La natura e l�ampiezza del problema della violenza sessuale sui minori compiuta da preti cattolici e diaconi negli Stati Uniti e Rapporto sulla crisi nella Chiesa cattolica negli Stati Uniti i due rapporti resi pubblici il 27 febbraio scorso (cf. Regno-att. 6,2004,166ss) dalla Conferenza dei...