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«Quando fu sera»

XXV domenica del tempo ordinario Is 55,6-9; Sal 145 (144); Fil 1,20-27; Mt 20,1-16        Quando viene la sera? Alla domanda è facile rispondere, specie in questa stagione dell’anno nella quale l’oscurità ci raggiunge sempre più precocemente. Molto meno agevole è trovare una risposta a proposito del significato attribuito al termine «sera» nella parabola degli operai chiamati a lavorare nella vigna nelle varie ore del giorno (cf. Mt 20,1-16).        La parabola degli operai è...

Diecimila talenti e cento denari

XXIV domenica del tempo ordinario   Sir 27,30-28,7 (gr); Sal 103 (102); Rm 14,7-9; Mt 18,21-35   Oggi la liturgia ci propone una via alternativa rispetto al Vangelo di domenica scorsa. Sette giorni fa si era letto: «Se tuo fratello commette una colpa contro di te»; questa frase costituiva allora il preludio a un itinerario aperto verso vari – ma anche tutt’altro che garantiti – tentativi di riconciliazione (Mt 18,15-17). In quei versetti non appariva mai un riferimento al perdono. L’«altra storia», quella odierna, inizia con la domanda...

Dove due o tre

XXIII domenica del tempo ordinario Ez 33,1.7-9; Sal 95 (94); Rm 13,8-10; Mt 18,15-20          Il Vangelo di oggi deriva dal quarto dei cinque discorsi in cui Matteo raggruppa gli insegnamenti di Gesù. Riguarda la vita della comunità (ekklesia) dei credenti.        La prima parola che risuona oggi non a caso è «fratello». La si dice anche se non si tratta di una comunità di perfetti. Pure all’interno della Chiesa crescono grano e zizzania; a differenza di quanto avviene nella parabola...

Se qualcuno vuole venire dietro a me...

XXII domenica del tempo ordinario Ger 20,7-9; Sal 62 (63); Rm 12,1-2; Mt 16,21-27         Nel Vangelo di domenica scorsa Gesù, rivolgendosi a Simone, l’aveva chiamato con il patronimico – «figlio di Giona» – per indicare all’opposto il fatto che non «la carne e il sangue» (vale a dire la sua condizione umana) gli avevano rivelato che Gesù era «il Cristo, il Figlio del Dio vivente»; a farlo infatti era stato il Padre che è «nei cieli» (Mt 16,16-17). In quell’occasione Simone...

Nella regione di Cesarea di Filippo...

Domenica XXI del tempo ordinario Is 22,19-23; Sal 137 (138); Rm 11,33-36; Mt 16,13-20   Nei racconti evangelici i luoghi svolgono spesso un ruolo decisivo per comprendere il messaggio. A volte è agevole capirlo, in altre occasioni è più arduo. Nel Vangelo di domenica scorsa si afferrava subito perché l’incontro con la cananea (che Marco con più esattezza qualifica siro-fenicia, Mc 7,26) fosse avvenuto nel territorio di Tiro e Sidone (Mt 14,21-28): se così si potesse dire, Gesù incontrò la straniera a casa sua. Ma perché,...

Holy See: Moscow and Beijing

Interview with Cardinal Pietro Parolin, Vatican’s top diplomat: Moscow and Beijing are the new interlocutors, waiting for Europe

Domenica 23 luglio | Chi semina il buon seme

Sap 12,13.16-19; Sal 85 (86); Rm 8,26-27; Mt 13,24-43             Dopo la parabola riservata alla Parola che annuncia il Regno (cf. Mt 13,3-23), iniziano quelle dedicate direttamente al Regno. La prima tra esse è conosciuta in genere con il titolo «Il grano e la zizzania» (anzi di solito, e non solo nei modi di dire, prevale il secondo termine). La qualifica fa partire la comprensione del discorso dal piede sbagliato. Nella prima parabola del c. 13 Matteo prospetta il seminatore in funzione del seme, mentre nella seconda...

Domenica 16 luglio | Il seme dell’annuncio

Is 55,10-11; Sal 64 (65); Rm 8,18-23; Mt 13,1-23          Da un certo punto in poi nei Vangeli, per parlare del Regno, si fa ricorso in modo privilegiato alle parabole. Il genere letterario parabolico fa parte dell’antico bagaglio culturale ebraico. Gesù utilizzò quindi una forma d’espressione consolidata. L’originalità sta nel significato attribuito a essa da Matteo. In questo contesto assumono particolare rilievo le parabole dedicate al Regno contenute nel 13° capitolo del primo Vangelo. Sono quelle della zizzania,...

XIV Domenica del tempo ordinario | Il mio giogo è dolce

Zc 9,9-10; Sal 144 (145); Rm 8,9.11-13; Mt 11,25-30          Per comprendere l’espressione messa sulle labbra di Gesù, «Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11,30), bisogna tener conto delle sue risonanze paradossali. Si sarebbe più leggeri se non ci fosse alcun carico, si sarebbe più liberi se il giogo non gravasse sulle spalle. Invece si deve passare proprio attraverso giogo e peso. In questi versetti si respira la stessa aria delle Beatitudini; in essi si indica un rovesciamento, non un esonero...

XIII domenica del tempo ordinario | Abbandono ed accoglienza

2Re 4,8-11.14-16; Sal 89 (88); Rm 6,3-4.8-11; Mt 10,37-42 Il Vangelo di oggi si regge su due polarità, la prima è soltanto implicita, la seconda è detta apertamente. Da un lato c’è l’abbandono, dall’altro l’accoglimento. Lo si comprenderebbe meglio se la liturgia avesse proposto all’ascolto dei fedeli anche il versetto precedente. In esso Gesù, a conclusione del suo discorso diretto ai dodici discepoli (Matteo non usa il termine “apostoli”) inviati ad annunciare l’Evangelo, afferma di essere venuto a portare non...