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Attualità
Attualità, 18/2020, 15/10/2020, pag. 565

Più grande è la carità. Don Olinto Marella beato

Fabio Ruggiero

Chi era «Padre Marella»? Come il suo nome si è legato alla città di Bologna? Perché venne accusato di modernismo? E, soprattutto, sappiamo quanto innovative erano le sue idee pedagogiche e culturali? Il percorso storico che sta dietro alla beatificazione di questo santo della carità secondo la visione paolina è spiegato in queste pagine da Fabio Ruggiero, perito nella causa di beatificazione di don Olinto.

Dalla natale Pellestrina, dove nacque la sua vocazione, passando per gli studi a Roma, fino all’insegnamento a Bologna, l’Olinto noto per il suo pastrano e il cappello teso a chiedere l’elemosina diventa persona di vivace intelletto. «Si batté per il valore della libertà dei figli di Dio e con intima coerenza restò fedele ai doveri del proprio stato sacerdotale, sentendosi fermamente chiamato a esso», nonostante le difficoltà, i contrasti e le amarezze. «Sovente non compreso nella sua portata spirituale e nel suo disegno formativo, anche a motivo di un carattere particolarmente ostinato e finanche orgoglioso, visse sulla propria pelle la complessa storia del rinnovamento culturale del cattolicesimo italiano tra seconda metà dell’Ottocento e iniziali decenni del Novecento, prima di scegliere risolutamente la via dell’amore fraterno verso i più deboli come compimento di un travagliato percorso personale di sacerdote, insegnante ed educatore».

 

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