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Attualità
Attualità, 22/2017, 15/12/2017, pag. 644

Stati Uniti - Asia: le piroette di Trump

Una politica estera sempre più scombinata

Erik Jones

Donald Trump è combattuto tra due ambizioni. La prima è quella di sfidare le convenzioni che hanno sostenuto la politica estera statunitense sostituendo l’impegno per una leadership globale con la determinazione di mettere l’America first. La seconda è quella di smontare l’eredità di Barack Obama. Entrambe le ambizioni non sono facili da realizzare; prese assieme, rappresentano un compito enorme. 

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Erik Jones

L’idea che «il calamitoso ritiro delle forze militari americane dall’Afghanistan» (cf. in questo numero a p. 481) abbia creato «un nuovo sistema internazionale», dominato dalla Cina o dalla Russia, è una «narrazione fuorviante». Quello a cui stiamo assistendo è invece un esempio, drammatico, di crescita del «disordine mondiale», dove le scelte discutibili di un paese egeomonico scompaginano gli equilibri mondiali, a prescindere dall’intenzionalità dei singoli attori. Il punto quindi – afferma Erik Jones, docente presso la Scuola di studi internazionali avanzati dell’Università Johns Hopkins – è quello di un rilancio del multilateralismo in un contesto di globalizzazione dalla quale non si può retrocedere. Una specifica forma di multilateralismo è il patto atlantico, «forte perché le due sponde» dell’Oceano hanno alle spalle «una lunga storia di lavoro comune», ma allo stesso tempo indebolito – proprio nel momento in cui se ne sente maggiormente il bisogno – dalle «tensioni» accumulatesi su più fronti negli anni e dal calo di consenso interno a ciascun paese.

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