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Attualità
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Attualità, 22/2008

Mosca - La morte di Alessio II: Il Mosè russo

Il Regno
Traghettatore accorto, pastore illuminato, riformatore cauto: questi sono alcuni dei termini usati per indicare la personalità e la vita di Alessio II, patriarca ortodosso di Mosca, scomparso il 5 dicembre scorso a 79 anni.

Italia - Polica: PD, procede la crisi. Un deficit politico e democratico

G. Brunelli
vrebbe dovuto segnare la novità del sistema politico italiano, il punto d’accelerazione della conclusione di un ventennale processo di transizione. Invece, in poco più di un anno, ha esaurito, o, meglio, non ha mai interpretato ed espresso le ragioni fondamentali della sua costituzione.

Chiesa ortodossa russa - Alessio II: il pastore.La morte del patriarca di Mosca e di tutta la Russia

G. Marani
La sera del 7 giugno 1990, a quattro giorni dalla morte del patriarca Pimen, il metropolita Surozkij Antoni Bloom rende pubblici i risultati delle votazioni del Concilio locale: l’eletto è Alessio Ridiger, nato il 23 febbraio 1929 a Tallin in Estonia, che prende il nome di Alessio II. L’8 giugno comincia la nuova sessione del Concilio locale in cui si decide la canonizzazione di san Giovanni di Kronštadt, uno dei protettori di Leningrado, venerato personalmente da Alessio e da egli stesso canonizzato il 14 giugno proprio a Leningrado.

Ucraina - Chiese cattoliche orientali: un patriarcato unico. Intervista a card. Lubomyr Husar

L. Prezzi
– Che cosa condivide e in che cosa si differenzia rispetto alla professione di fede del vescovo melchita Elias Zoghby condivisa dalla maggioranza dei vescovi della Chiesa melchita nel 1995: «1) Credo in tutto ciò che insegna l’ortodossia orientale. 2) Sono in comunione con il vescovo di Roma, nei limiti riconosciuti dai santi padri d’Oriente, nel primo millennio e prima della separazione, al primo dei vescovi»? «La condivido in questo: tra gli ortodossi e i cattolici non c’è una differenza nella fede, ma nelle teologie. Le teologie differenti dipendono dalla cultura, dalla situazione, dal sistema filosofico ecc. In questo siamo differenti. A causa di questo scontro abbiamo elevato certe affermazioni teologiche a quasi espressione di fede, dove ognuno ha cercato di difendere la propria posizione come se fosse la sola giusta. Così nel dialogo teologico dobbiamo distinguere ciò che appartiene alla fede e ciò che è frutto delle teologie o delle prassi storiche. Sono invece molto scettico riguardo al riferimento normativo del primo millennio.

Slovacchia - Chiesa cattolica: andare oltre. Come uscire dal passato senza perdere la memoria

F. Strazzari
Il Danubio scorre lentamente e porta con sé la storia di anni inquieti; da una parte, storia di persecuzione e oppressione, di violazione di diritti dell’uomo, di lotte contro la religione e le Chiese; dall’altra, storie di lotte, di conquiste, di aperture a partire dalla fine degli anni Ottanta. È proprio guardando al grande fiume che viene voglia di andare indietro nel tempo, anche se per la maggior parte della gente la storia è dimenticata e la memoria è assopita. Nel centro storico di Bratislava una grande folla percorre le stradine, si ferma al mercato, dove le bancherelle natalizie attirano i bambini. Clima di festa, ma anche d’incertezza: il 1° gennaio 2009 entrerà in vigore l’euro e c’è preoccupazione perché i salari non sono alti, pur conoscendo la Slovacchia un momento favorevole dal punto di vista economico. C’è una discreta euforia, soprattutto tra i giovani.

Italia - Cattolici ed ebrei:le attuali difficoltà del dialogo. Come proseguire l'amicizia

P. Stefani
Una serie di prese di posizione, succedutesi a partire dalla primavera scorsa, consentono di stilare un primo bilancio delle reazioni suscitate dalla nuova formulazione dell’Oremus et pro iudaeis introdotta nella liturgia del Venerdì santo del Messale romano del 1962 (cf. Regno-att. 4,2008,89). In sintesi, è possibile già trarre due conclusioni: in primo luogo, si può sostenere che, nell’ambito cattolico, la linea teologica per interpretare l’Oremus si appoggia soprattutto a un articolo del card. Kasper apparso su L’Osservatore romano dell’11 aprile; in secondo luogo, è dato concludere che la sospensione dei rapporti ufficiali tra ebraismo italiano e cattolicesimo si presenta sempre più connessa a dinamiche proprie ed esclusive del nostro paese.

CEI - Ecumenismo. In unitate spiritus

R. Burigana
Dal 24 al 27 novembre a Roma si è svolto il Convegno nazionale dei delegati per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso delle diocesi italiane. Il convegno «In unitate spiritus» è stato organizzato dall’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interrelgioso (UNEDI) della Conferenza episcopale italiana (CEI), in collaborazione con la Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, presieduta da mons. Vincenzo Paglia.

Italia - Diaconato permanente: imparare dalla vita. Un ministero in definizione

L. Prezzi
Centottanta fra diaconi, spose, vescovi, delegati per il diaconato si sono riuniti a Sassone (Roma) dal 17 al 19 novembre. Il precedente convegno era stato celebrato nel 2000 (cf. Regno-att. 20,2000,672). La rinnovata attenzione al diaconato permanente è resa urgente dall’espandersi del fenomeno. In Italia ci sono 3.180 diaconi, cifra in linea con la crescita che si registra a livello europeo e mondiale.

Focolari - Istituto Sophia. Sapere come unità

M. Matté
Due gradazioni di indaco che si guardano e un sole dorato in centro, a costruire un busto d’uomo: il logo dell’Istituto universitario Sophia, inaugurato il 1° dicembre a Loppiano è un manifesto programmatico. «I due elementi di colore indaco rappresentano la sapienza di Dio e i saperi umani che in Gesù, Verbo incarnato – cerchio in oro – diventano una cosa sola». Chiara Lubich, nella sua «ossessione» ecumenica, aveva insistito, negli ultimi anni della sua vita, sul filone accademico: la «ricerca» della comunione tra gli uomini e i popoli, la costruzione di una «città nuova » animata dal dialogo dei saperi verso un’esperienza individuale e sociale di unità. «La Sapienza che viene dall’alto è anzitutto pura; poi pacifica...» (Gc 3,17).

Ricordi - Scuola in Italia: ci vorrebbe più Cuore. Grembiule, maestro unico e voto in condotta

A. Deoriti
A dispetto della distanza – cronologica ma soprattutto culturale – dall’Italia borghese e sabauda e dal sentimentalismo patriottico che la caratterizzava, l’opera di Edmondo De Amicis* conserva un suo dignitoso spazio di lettura, come attestano le molteplici edizioni del suo più celebre romanzo, Cuore. E l’anniversario della morte (1908) può essere un’occasione propizia per riaprire brevemente una finestra sull’autore e i temi da lui prediletti, in special modo la scuola, alla quale egli dedicò buona parte del suo lavoro di scrittore.

Chiesa cattolica - Diritti umani: i diritti di tutti. Nel 60° della Dichiarazione universale

D. Hollenbach
La posizione della Chiesa cattolica nei riguardi dei diritti umani è radicalmente cambiata nei sessant’anni trascorsi dalla promulgazione, il 10 dicembre 1948, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nella seconda metà del XIX secolo le autorità cattoliche rifiutavano la definizione moderna dei diritti umani, come la libertà religiosa. Temevano che queste libertà relegassero la fede religiosa ai margini della società e che i diritti individuali minassero l’impegno a favore del bene comune.

Lussemburgo - Eutanasia. Il no del granduca

L. Prezzi
L'11 dicembre doveva andare a votazione in seconda lettura la legge che legalizza l’eutanasia nel Granducato del Lussemburgo. All’ultimo momento vi è stata la decisione dei capigruppo parlamentari di procrastinare il voto. La legge è stata approvata per pochissimi voti nel febbraio scorso, grazie all’apporto dei socialisti e dei verdi e a qualche voto raccolto altrove. Contestualmente è stata approvata all’unanimità la legge sulle cure palliative, che risponde a una logica assai diversa e che si fa carico di accompagnare fino alla fine i malati terminali. Nel dibattito parlamentare è stato fatto notare che l’approvazione di una legge similare in Olanda aveva prodotto il drastico calo delle domande relative all’eutanasia. Il Consiglio di stato a cui le leggi sono state inviate ha sollevato molte critiche su quella relativa all’eutanasia.

Vaticano-ONU. Le polemiche e i perché

L. Prezzi
Nella prima settimana di dicembre è esploso un contenzioso fra la Santa Sede e l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).1 O, meglio, fra Vaticano e media. La sovrapposizione di temi e occasioni, la diversità dei linguaggi fra ONU e dibattito nazionale e la gestione confusa della comunicazione hanno confermato i pregiudizi e depotenziato le argomentazioni. Le questioni sono tre. La prima riguarda l’iniziativa di alcune organizzazioni non governative (ONG) che chiedono all’Assemblea generale di includere nei diritti universali anche l’aborto. La seconda è la critica della Santa Sede a un’attesa posizione (statement) da parte dell’Unione Europea (UE) e altri stati in ordine alla depenalizzazione universale dell’omosessualità. La terza è la decisione del Vaticano di non firmare la Convenzione ONU sui diritti dei disabili approvata due anni fa e in vigore dall’8 maggio 2008.

Africa - Somalia: caos. Senza identità né stato. Tra clan, corti e pirati

A. Pozzi
Dopo ventidue anni di dittatura e diciotto di anarchia, quel che resta della Somalia oggi è un paese ridotto a pezzi, totalmente destrutturato e allo sbando. Un paese senza stato, in balìa di clan e trafficanti, di «signori della guerra» e corti islamiche, di terroristi e pirati. Intanto la popolazione, duramente provata dalla povertà e dalla violenza, subisce la crudeltà dell’uomo e quella della natura. Una natura inclemente, che aggiunge sofferenza a sofferenza, infierisce con il susseguirsi di siccità, carestie e inondazioni che contribuiscono a provocare un’incessante allarme umanitario. Nel tempo questa miscela di fattori politici, bellici, economici, sociali e religiosi è diventata talmente complessa ed esplosiva da risultare ormai totalmente ingestibile.

Somalia: cf regno

Il Regno

Somalia: cronaca di un deterioramento

A. Pozzi
I fatti drammatici che hanno riguardato la Somalia in questi ultimi mesi non sono che la conseguenza di un progressivo processo di deterioramento delle istituzioni e di un consolidamento del caos e dell’anarchia. Di fatto, dopo la fine dell’Amministrazione fiduciaria italiana (1950-1960) la storia della Somalia indipendente è un susseguirsi di guerre e guerriglie, instabilità politica e sociale.

Somalia: rapimenti e uccisioni

A. Pozzi
Sono state rapite da un gruppo di «banditi» somali nella notte tra il 9 e 10 novembre in Kenya, al confine con la Somalia: suor Caterina Giraudo, 67 anni, e suor Maria Teresa Oliviero, 61 anni, del Movimento contemplativo missionario «Padre de Foucauld» di Cuneo. Erano in Africa da oltre trent’anni, al servizio dei più poveri e degli ultimi, con quella spiritualità semplice e profonda che si ispira proprio a de Foucauld. Sono state sequestrate a Elwak, villaggio isolato del distretto settentrionale di Mandera, a cinque chilometri dalla frontiera con la Somalia. Qui, da molti anni, approdano migliaia di profughi somali assistiti dalle suore. Altri somali, tuttavia, sarebbero responsabili del loro rapimento.

Coscienza laica. Perché ripubblicare oggi i testi di Jemolo

C. Fantappiè
I cattolici non fanno mai male se non nascondono certi loro stati di perplessità o di disagio» (A.C. JEMOLO, «La scomunica dei comunisti», in Il Ponte 5[1949], 1238). La questione della laicità ha, negli ultimi decenni, mutato i suoi confini e i suoi simboli. I problemi inediti che sono emersi in campi apparentemente distanti da quelli tradizionali su cui ordinariamente si svolgeva il dibattito – basterebbe pensare ai dilemmi posti dalla multireligiosità e dalla bioetica – aiutano a capire la differenza sostanziale che passa tra la «vecchia» e la «nuova laicità».

G. Adornato, Paolo VI. Il coraggio della modernità

A. Torresin

Primo seminario del Forum islamo-cattolico.

R. Burigana

Ecumenismo e società.

R. Burigana

Cristiani e salvaguardia del creato.

R. Burigana

Incontro ebraico-cattolico.

R. Burigana

Dialogo ortodosso per la pace.

R. Burigana

Una nuova guida per gli ortodossi nordamericani.

R. Burigana

Frutti del dialogo ebraico-anglicano.

R. Burigana

Le religioni e l’Europa.

R. Burigana

«In unitate spiritus».

R. Burigana

Le religioni e il clima.

R. Burigana

Roma e Costantinopoli.

R. Burigana

Botswana.

L. Accattoli

Islam.

L. Accattoli

Pio XII.

L. Accattoli

Notte dei cristalli.

L. Accattoli

Brasile.

L. Accattoli

Fisichella su Eluana.

L. Accattoli

Recessione e paesi poveri.

L. Accattoli

Aram I e l’Armenia.

L. Accattoli

Martiri giapponesi.

L. Accattoli

Papa in Terra Santa.

L. Accattoli

Violenze a Mumbai e Jos.

L. Accattoli

Considerazioni sulla crisi finanziaria mondiale. Dopo il monetarismo

F. Marzano
L’attuale grave crisi economica internazionale (cf. anche Regno-att. 18,2008,585ss) nata in ambito finanziario-monetario è via via venuta a intersecarsi con altri aspetti di crisi a livello mondiale provocando così pesanti ricadute specialmente per i paesi più poveri. La sfida che si apre, dunque, è duplice, afferma l’economista Ferruccio Marzano: da un lato è quella d’imboccare con decisione il lungo percorso della riformulazione delle regole di funzionamento del sistema finanziario internazionale, così come si è iniziato a fare nei più recenti vertici economici. Dall’altro quella di mirare al coordinamento delle politiche economiche, soprattutto per quanto riguarda la lotta alla povertà e lo sviluppo. Dopo l’economicismo degli anni Novanta, si apre, anche a motivo della crisi in atto, un tempo di ripensamento morale sugli strumenti, le regole e le finalità dell’economia internazionale.

Il senso del presente. Accettare sé stessi e accogliere la temporalità

P. Stefani
In una della pagine più antigiudaiche di Lutero si legge che di fronte all’ipotesi che Dio gli desse un messia simile a quello atteso dai giudei, egli avrebbe preferito essere una scrofa piuttosto che un essere umano. La frase, come spesso capita, viene ripetuta senza essere letta nel suo contesto. Se lo si facesse si avrebbe la conferma che i grandi sono tali anche nei loro errori. Il presupposto da cui parte il riformatore è che il Messia ebraico sia colui che riempie i suoi fedeli di beni e piaceri materiali. Anche se così fosse, graverebbe sempre sul nostro animo il pesante fardello della morte e, dopo di essa, la prospettiva, ancor più terrificante, dell’inferno e dell’ira di Dio. Ci si troverebbe, allora, in una situazione simile al caso prospettato dal tiranno Dionisio quando replicò a un tale che celebrava la sua attuale felicità, facendolo sedere a una tavola riccamente imbandita mentre aveva sopra il capo una spada sguainata appesa a un filo di seta e sotto di sé un cumulo di braci ardenti; l’ospite che si trovava in quella precaria situazione si sentì dire: «Mangia! Sii felice». Perché allora il maiale?

Attesa per la Bibbia di Gerusalemme

M. Vais, L. Marinconz, L. Nale

Ucraina: holodomor

A. Babiak

Don Salvatore Arcifa. Ritratto di un prete all'antica

L. Accattoli
Ognuno che frequenti la Chiesa conosce preti colti e riservati che ancora oggi vestono in talare, amano il latino, non guidano l’automobile e non usano il computer. Qui parlo di quelli che ho conosciuto raccontando di uno di loro che non ho mai incontrato: don Salvatore Arcifa che vive ad Acireale e ha compiuto 80 anni in settembre. È stato insegnante di lettere nei licei e si è poi dedicato a tempo pieno al ministero delle confessioni. L’ho conosciuto attraverso un «libro-testamento», come lo chiama, intitolato Colligite fragmenta (Raccogliete i pezzi avanzati), che ha pubblicato in edizione numerata e ha regalato agli amici in occasione dell’ottantesimo.

Il Regno Attualità 22 2008. La rivista completa.

Il Regno
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