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Attualità
Attualità, 12/2000, 15/06/2000, pag. 365

Italia-AGESCI: progetto educativo

E. Patriarca

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Leggi anche

Documenti, 2015-38

La Chiesa nel cuore di Israele

P. David Neuhaus, vicario del Patriarcato latino di Gerusalemme
«Ci sono tantissimi cattolici che vivono nella società ebraica come ebrei e vogliono continuare a pregare nella Chiesa cattolica, ma certamente la lingua comune adesso, la lingua per quasi tutti questi migranti è l’ebraico, quindi questa è stata la sfida: trovare il modo di pregare, pensare, parlare, come cattolici che usano per la prima volta nella storia della Chiesa cattolica la lingua ebraica». A 60 anni dalla fondazione dell’Opera di San Giacomo per i cattolici di lingua ebraica in terra israeliana il vicario responsabile, p. David Neuhaus, ha pubblicato una lettera pastorale in cui ribadisce l’importanza di aver fatto rinascere nel cuore di Israele la comunità ebraico-cristiana, costituita da migliaia di cristiani immigrati dopo il 1948, da ebrei convertiti e da cristiani membri di famiglie ebraiche. La lettera riconosce i tanti motivi di ringraziamento e ricorda le sfide ancora da affrontare: riconciliare le due anime del cattolicesimo (arabofona ed ebraica), trasmettere la fede ai giovani, il dialogo ecumenico locale e la cura dei rapporti con l’ebraismo: «Una comunità cattolica israeliana di credenti in Gesù, che vive integrata nella società ebraica israeliana, funge da ponte per la guarigione e la riconciliazione tra ebrei e cristiani nella terra di Gesù».
Documenti, 2014-3

Primo senza eguali

Risposta del Patriarcato Ecumenico
La Posizione del Patriarcato di Mosca sul problema del primato nella Chiesa universale riaccende i contrasti tra la Chiesa ortodossa russa e il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Prendendo le distanze dal Documento di Ravenna, il testo afferma: «La Chiesa ortodossa non accetta la dottrina della Chiesa romana sul primato papale (…). I teologi ortodossi (…) hanno sempre ritenuto che il primato d’onore accordato ai vescovi di Roma abbia un carattere umano e non sia di derivazione divina»; e conclude: «La sede patriarcale di Costantinopoli gode del primato di onore sulla base dei sacri dittici riconosciuti da tutte le Chiese locali ortodosse». A breve distanza è giunta la risposta del teologo E. Lambriniadis che, argomentando a nome del Patriarcato Ecumenico, ribalta la tesi: «Il primato dell’arcivescovo di Costantinopoli non ha nulla a che fare con i dittici (…). Se ci accingiamo a parlare dell’origine di un primato, allora la fonte di un tale primato è la persona stessa dell’arcivescovo di Costantinopoli, che proprio come vescovo è uno “tra pari”, ma come arcivescovo di Costantinopoli, e quindi come patriarca ecumenico, è il primo senza eguali». Cf. Regno-att. 2,2014,54.
Documenti, 2004-13

Bartolomeo I a Roma

Visita del patriarca ecumenico per la festa dei s. Pietro e Paolo
«L’amore è cresciuto, ma non siamo ancora giunti al fine desiderato… La nostra presenza oggi, qui, esprime in tutta evidenza il nostro sincero desiderio di rimuovere tutti gli ostacoli ecclesiali che non siano dogmatici o essenziali, affinché il nostro interesse si concentri sullo studio delle differenze essenziali e delle verità dogmatiche che fino a oggi dividono le nostre Chiese». Con queste parole il patriarca ecumenico, Bartolomeo I, si è rivolto alle due Chiese nell’omelia comune tenuta assieme a Giovanni Paolo II nella celebrazione del 29 giugno, durante la sua visita a Roma. Parole riprese dal papa, che ha aggiunto: «Vogliamo insieme continuare a fare quanto è umanamente possibile per colmare quanto ancora ci divide e ci impedisce di comunicare allo stesso corpo e sangue del Signore». Nel corso della visita in Vaticano, Bartolomeo I e Giovanni Paolo II hanno firmato una Dichiarazione comune nel 40° dell’abbraccio tra Paolo VI e Atenagora I (Gerusalemme, 5-6 gennaio 1964). In essa si riafferma l’opportunità di riprendere i lavori della «Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme». Un passo significativo oltre le incomprensioni manifestate da Bartolomeo nel dicembre scorso (cf. Regno-att. 4,2004,84; Regno-doc. 5,2004,129)