A
Attualità
Attualità, 6/1982, 15/03/1982, pag. 93

Intanto a Reggio Emilia

R.P

Leggi anche

Attualità, 2026-4

Italia - Ora di religione: per una convivialità delle differenze

Gruppo di ricerca per un nuovo insegnamento della religione a scuola

«Perché un insegnamento della religione in chiave interculturale, ecumenica e interreligiosa?»; «La possibile identità di un nuovo insegnamento della religione»; «Partire da quello che c’è». La forma aperta dei titoli delle tre parti principali (e ancor più dei relativi sottotitoli, come «Per quali ragioni ricercare un modo diverso di insegnare religione?» o «Un insegnamento che educhi alla domanda religiosa/spirituale?»), dicono della natura di ricerca di questo progetto redatto da un «Gruppo per un nuovo insegnamento della religione a scuola»: un pool costituito per la maggior parte da insegnanti di religione, ospitato dall’Istituto di studi ecumenici «San Bernardino» di Venezia e sostenuto dalla CEI. Come commenta Piero Stefani nel riquadro alle pp. 111s, il documento «indica una prospettiva avanzata da tempo da altri soggetti: gettare le basi per un insegnamento pubblico, aconfessionale e obbligatorio della religione conforme alle esigenze della società odierna»; il suo centro risiede nella «argomentata individuazione della carenza culturale caratteristica dell’attuale assetto».

Documenti, 2025-19

Il caso Italia

II Rapporto della Pontificia commissione per la tutela dei minori

Il II Rapporto annuale della Pontificia commissione per la tutela dei minori sulle politiche e procedure della Chiesa, pubblicato il 16 ottobre, ha come periodo di riferimento il 2024 e prende in esame le conferenze episcopali che nel corso del 2024 sono andate in visita ad limina presso la Santa Sede e quindi hanno anche incontrato la Commissione, che recentemente è stata rinnovata nei suoi vertici. È questo il caso dell’Italia, che nella valutazione della Pontificia commissione presenta alcune criticità: «La Commissione rileva una notevole resistenza culturale in Italia nell’affrontare gli abusi. I tabù culturali possono rendere difficile per le vittime/sopravvissuti-e e per le loro famiglie parlare delle proprie esperienze e denunciarle alle autorità». La motivazione è articolata in una serie dettagliata di osservazioni e raccomandazioni, sia generali sia specifiche per regioni. Il Rapporto osserva che nonostante «alcune Chiese locali siano riuscite a creare soluzioni pionieristiche e persino a instaurare proficue collaborazioni con la società civile, permangono forti disparità tra le diverse regioni». Inoltre la CEI «non dispone di un ufficio centralizzato di ricezione delle segnalazioni/denunce e di analisi, in modo tempestivo e comparativo, della corretta gestione dei casi nelle diverse regioni, al fine di promuovere lo sviluppo uniforme ed efficace di servizi inerenti alle denunce». Lo stesso 16 ottobre la CEI ha risposto con una nota (cf. in questo numero a p. 611). Pubblichiamo la sezione del Rapporto relativa alla Conferenza episcopale italiana (pp. 47-70).

Documenti, 2025-19

La Parola sul cuore

Lettera sulla trasmissione della fede

Card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa

È la trasmissione della fede in un tempo di secolarizzazione il tema del documento pastorale del card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, intitolata La Parola sul cuore. Lettera sulla trasmissione della fede e pubblicata il 21 settembre per l’anno pastorale 2025-2026. Partendo dall’incipit della Prima lettera di Giovanni, il card. Repole constata – di fronte al venir meno di un cristianesimo di popolo – la necessità di «cristiani che annunciano con la testimonianza della loro vita, in tutte le dimensioni della loro esistenza... Solo dei cristiani che si lasciano continuamente immettere nella comunione con Cristo e con i fratelli possono risultare credibili e possono far sì che il Vangelo sia preso in seria considerazione da chi li incontra».

Al tempo stesso a livello comunitario «si rende indispensabile un cambiamento di rotta» nella mentalità e nelle strutture deputate all’annuncio, ancora imperniate nella catechesi ai bambini che continua ad assorbire la gran parte delle energie, indirizzando invece l’attenzione verso i giovani («la pastorale giovanile non può più essere considerata come uno dei tanti ambiti dell’agire ecclesiale»), gli adulti e le persone di altre culture.