Nel mese di marzo sono stati pubblicati alcuni rapporti finali dei gruppi di studio «laterali» che erano stati formati da papa Francesco durante il Sinodo sulla sinodalità (2021-2024) per approfondire argomenti specifici (bit.ly/4bRaYlh). Tra essi c’è quello del Gruppo di studio 4 su La revisione della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis in prospettiva sinodale missionaria, uscito il 3 marzo, che propone un aggiornamento dell’attuazione della Ratio fundamentalis. Non volendo riscrivere quest’ultima, uscita nel 2016 e ancora in fase di recezione, il Gruppo di studio ha invece «redatto la proposta per un Documento orientativo per l’attuazione della Ratio fundamentalis e delle Ratio nationalis». Il testo chiarisce l’identità relazionale del presbitero, inserito nel popolo di Dio e al servizio della comunione e della missione. Sottolinea la necessità di una formazione più integrata nella vita reale delle comunità, condivisa con laici – con particolare riferimento alle donne – e consacrati, attenta alla dimensione umana e affettiva, e orientata a competenze come ascolto, discernimento e corresponsabilità. «Il seminario non dovrà risultare un’esperienza prolungata lontana dal popolo di Dio. Pare necessario prevedere lungo il percorso anche altri moduli formativi..., evitando così condizioni di separatezza dove più facilmente si covano irresponsabilità, dissimulazioni e infantilismi clericali».
Stampa (3.3.2026) da sito web www.synod.va. Il «Corollario. Itinerario di attuazione e monitoraggio» viene qui omesso.
Uno dei temi emersi con maggiore forza nel processo della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, il cosiddetto «Sinodo sulla sinodalità» che si è svolto nelle sue varie fasi dal 2021 al 2024, è stato quello del ruolo delle donne nella vita della Chiesa. Papa Francesco quindi nel 2024, nel delegare a 10 «gruppi di studio» altrettante «importanti questioni teologiche, tutte in varia misura connesse al rinnovamento sinodale della Chiesa e non prive di ripercussioni giuridiche e pastorali», aveva riservato proprio quella del ruolo delle donne nella Chiesa al Dicastero per la dottrina della fede. Il 10 marzo l’organismo ha pubblicato il Rapporto finale del «Gruppo di studio 5 sulla partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa».
Richiamandosi direttamente all’affermazione di papa Giovanni XXIII nella Pacem in terris (1963), secondo cui la crescita del ruolo pubblico delle donne è un «segno dei tempi», il documento opera una sintesi ragionata delle questioni critiche emerse nel processo sinodale e afferma che «la situazione attuale interpella la comunità ecclesiale affinché prenda una decisione: subire le trasformazioni sociali, oppure essere essa stessa artefice proattiva del proprio cambiamento fornendogli un significato più ampio e ricco».
Stampa (10.3.2026) da sito web www.synod.va. Le Appendici sono qui omesse: cf. riquadro a p. 300. Cf. anche Regno-att. 8,2026,213.
Da quando, nella Pasqua del 2001, i presidenti della Conferenza delle Chiese europee (KEK) – che riunisce oltre 100 Chiese di tradizione ortodossa, protestante e anglicana – e del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (CCEE, Chiese cattoliche) firmarono la Charta oecumenica (Regno-doc. 9,2001,315), la roadmap dell’ecumenismo europeo, il contesto è molto cambiato: la secolarizzazione è avanzata anche nell’Est; le migrazioni hanno provocato fratture e paure e un aumento della xenofobia; la brutale guerra in Ucraina ha diviso non solo le nazioni, ma anche le Chiese cristiane. Per questo nel 2022 i due organismi firmatari hanno avviato un processo di aggiornamento della Charta oecumenica, che è iniziato con un’ampia consultazione delle Chiese ed è giunto alla firma il 5 novembre a Roma.
La nuova Charta oecumenica. Linee guida per una sempre maggiore collaborazione tra le Chiese in Europa, molto più lunga della precedente, prende posizione su tutti i temi sopra indicati, e inoltre sulle nuove generazioni, sulla conversione ecologica e sulla trasformazione digitale. Riaffermando un impegno di fondo per la costruzione democratica dell’Europa, impegna le Chiese europee a contrastare il nazionalismo, a rinunciare all’eurocentrismo, a creare spazi di riconciliazione nei contesti di guerra, a promuovere una cultura di solidarietà con i migranti e molto altro.
Stampa (25.3.2026) da sito web www.ccee.eu/charta-oecumenica. Traduzione dall’originale inglese a cura del CCEE. Le citazioni del Nuovo Testamento sono tratte dalla Traduzione letteraria ecumenica, Elledici, Torino 2025.
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