Nel corso dell’estate e dell’inizio dell’autunno la Chiesa cattolica ha continuato a essere sulla scena nazionale USA la voce più visibilmente critica, se non d’opposizione, delle politiche migratorie e sociali dell’amministrazione Trump.
Il processo sinodale proclamato da papa Francesco è iniziato con l’obiettivo d’insegnare alla Chiesa intera la pratica del cammino comune, dell’ascolto e del discernimento. Il Terzo mondo ha risposto all’appello in modo attivo e dinamico. L’accoglienza nell’Europa centro-orientale, invece, è stata sorprendentemente titubante. Nelle dichiarazioni dei vescovi della regione ricorre sempre lo stesso atteggiamento: la distinzione tra sinodalità e ciò che viene definito «parlamentarismo ecclesiastico».
Il 20 luglio scorso, durante l’assemblea annuale svoltasi a Baltimora, la Catholic Biblical Association (CBA) ha eletto presidente per il 2026-2027 Amy-Jill Levine, studiosa ebrea del Nuovo Testamento molto nota anche al di là dei circoli accademici. Nella storia di questa associazione di tipo professionale, composta oggi da circa un migliaio di studiosi cattolici, non cattolici ed ebrei statunitensi e non solo, è la prima elezione di una studiosa non cristiana.
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