In termini di numero di partecipanti, quella organizzata a Roma dal 16 al 19 giugno scorso dall’Interdisciplinary Studies on Human Dignity and Care (IADC), l’Istituto di Antropologia che si occupa di safeguarding all’interno della Pontificia università gregoriana, è stata una delle più partecipate conferenze internazionali su questo tema (bit.ly/4daqdav). Il titolo «One Commitment, Many Contexts. Safeguarding across Cultures» ha evidentemente attirato l’attenzione di molte persone coinvolte e interessate all’ambito del safeguarding.
L’efficace protezione dei minori e degli adulti affidati alle cure della Chiesa universale è un dovere per tutti i cristiani. Tuttavia, ciò che s’intende per strategia di Safeguarding efficace può variare notevolmente a seconda del contesto.
È quasi intollerabile e anche di più il fatto che alle vittime di abusi sessuali vengano elargite elemosine da parte dell’istituzione in cui hanno subito l’abuso e la loro sofferenza non sia stata presa sul serio per molto tempo, e che queste elemosine vengano anche presentate come prova dell’integrità morale della Chiesa.
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