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l'Ospite

Erich Garhammer

La consegna del “Premio Guardini” al card. Karl Lehmann (nello scorso ottobre 2014) gli ha dato l’occasione per una personale ed ecclesiale richiesta di perdono verso Guardini stesso; sulla quale vale la pena di ritornare, anche alla luce della comprensione del ministero nella Chiesa da parte di papa Francesco.

Per chi proviene da Mainz, davanti alla persona di Guardini si prova sempre come un senso di vergogna e di malcelata oppressione. Per questo, così Lehmann nel suo discorso, il chiedere scusa e una richiesta di perdono gli sono da lungo tempo dovute. Nella diocesi di Mainz Guardini ha dovuto far fronte sovente a ingiuste prese di posizioni, senza essere correttamente compreso. Egli, infatti, incarnava un altro modo di essere prete rispetto a quello che era allora usuale. Durante gli anni del seminario egli fu denunciato da un suo collega studente; e in seguito dovette subire anche forme di repressione da parte di uno dei capitolari del Duomo.

Ciò che cercava Guardini era una nuova e diversa forma di esercizio del ministero. Egli ne distingueva due: il prete come padre e il prete come fratello. Il prete come padre è intriso nella consapevolezza dell’ufficio presbiterale: attraverso i sacramenti e la parola cerca di esercitare la sua paternità spirituale – per guidare, nutrire e proteggere così i suoi figli. Si tratta di un’immagine molto bella, forse anche della forma originale del presbiterato; che, però, Guardini ha sempre sentito distante e non ha mai potuto realizzare.

“Per quanto mi riguarda – così scrive Guardini –, senza prendere le mosse da dei principi, ma semplicemente nel mio spontaneo modo di essere rispetto a quelli che sono i compiti pastorali del ministero, ho trovato per me la tipologia fraterna del prete. Un prete che non parte dal ministero in quanto ufficio, ma che lo porta in sé come una forza che sostiene; così che egli non sta con autorità davanti ai fedeli, ma si pone accanto a essi. Un prete, dunque, che non si pone davanti alla gente con ricette finite e istruzioni prestabilite, ma che insieme alla gente si dispone in un atteggiamento di ricerca e di domanda, per trovare qualcosa insieme con i suoi fedeli. So bene che si potrebbe subito obiettare che il vissuto cristiano non prende le mosse dagli uomini ma da Dio; e che, quindi, esso è essenzialmente un ‘comando’ davanti al quale è possibile solo l’ubbidienza. Così facendo non si trova alcuna nuova verità; si tratta piuttosto di quella rivelata e annunciata da sempre. Quello che io intendo risiede infatti all’interno di essa. Si tratta però di una differenza di disposizione, che attraversa tutto quello che facciamo come preti, se io prendo le mosse direttamente dall’autorità e pretendo obbedienza, oppure se io mi metto accanto all’altra persona e insieme con essa cerco di arrivare all’obbedienza. In entrambi i modi di essere sono presenti autorità e obbedienza, solo che esse percorrono due strade ben diverse tra loro. E in entrambi si tratta del ministero: solo che nel primo modo di essere esso rappresenta, per così dire, un titolo di diritto che sta sopra tutto e tutti – a partire da quale prende mossa l’attività pastorale; nella seconda forma il ministero costituisce, invece, un sicuro orientamento interiore mediante il quale si articola e si condensa quel durevole essere-insieme (che è anche un osare) di cui parlavo prima” (R. Guardini, Berichte über mein Leben, Düsseldorf 1984, 99).

Questi passaggi di Guardini sono una congeniale descrizione della comprensione del ministero nella Chiesa da parte del card. Lehmann – danno parola a quello che sta nel suo cuore di prete e vescovo. L’autorità è cresciuta in lui a partire da questa sua disposizione fraterna di fondo – quell’autorità su cui così spesso gli altri vescovi insistono “in nome del ministero”, ma che, così facendo, finiscono con il mancare.

Commenti

  • 16/04/2021 Franco Guidi

    Io sono medico in pensione; ho cercato di coltivare anche quella dimensione di fraternità che mi ha fatto e mi fa sentire vicino e partecipe della vita delle persone che vengono a chiedere consulenza o conforto sanitario. Credo profondamente che a maggior ragione nel rapporto fra credenti la dimensione essenziale è la fraternità. Su Guardini si è già detto tanto di bene; mi piacerebbe poter leggere qualche libro di Erich Garhammer, ma in italiano non trovo niente. Pur troppo il tedesco a suo tempo lo lasciai

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