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Documenti, 19/2026, 01/11/2026, pag. 592

Annunciare il Vangelo con le famiglie

Incontro in Vaticano nel decimo anniversario di Amoris laetitia

Dal 7 al 14 ottobre si è svolto a Roma l’incontro «A dieci anni da Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi», convocato da Leone XIV con i presidenti delle conferenze episcopali, i capi delle Chiese cattoliche orientali e alcune coppie (22 persone su 187 partecipanti) ed esperti. Nel discorso di apertura (7 ottobre) il papa ha ripercorso il cammino sinodale sulla famiglia, dal Sinodo del 1980 a papa Francesco, e ha indicato nelle famiglie un soggetto della missione, che i pastori devono ascoltare. Tra le sfide ha evidenziato la distanza tra il modo di vivere l’intimità e la visione cristiana del matrimonio, la fatica dei giovani a impegnarsi per la vita, l’insicurezza economica, le migrazioni, la violenza e la solitudine. La teologa statunitense Julie Hanlon Rubio, nell’intervento su «La visione e la prassi di Amoris laetitia: dieci anni dopo» (12 ottobre) che abbiamo scelto di pubblicare, ha letto la fragilità familiare come crisi e tratto della condizione umana e ha invocato, sulla scorta dell’Amoris laetitia, una Chiesa che non proponga la perfezione.

Ricoverato il 13 ottobre al policlinico Gemelli per un intervento chirurgico al polmone, papa Leone XIV non ha potuto chiudere l’incontro. Il resoconto di sintesi – come da programma – è stato presentato e discusso in aula, ma non è stato reso pubblico. È stato consegnato al papa insieme ai testi degli interventi, ai report dei 16 gruppi e ai frutti del dibattito della plenaria conclusiva.

Stampa (26.10.2026) da sito web www.amorislaetitia.va, dove sono disponibili in varie lingue tutti gli interventi pronunciati. Titolazione redazionale.

Proseguire il discernimento

Leone XIV

 

Miei cari fratelli nell’episcopato, care famiglie, cari fratelli e sorelle,

 

     ho desiderato convocare questo incontro a dieci anni dalla pubblicazione di Amoris laetitia, e vi ringrazio per aver riorganizzato i vostri impegni in modo da poter trascorrere questi giorni insieme. Ringrazio di cuore le coppie sposate e tutti coloro che sono venuti a condividere qualcosa della loro vita in Cristo e che prenderanno parte alle nostre conversazioni, così come gli esperti e i facilitatori. 

Un lungo cammino sinodale 

     Permettetemi di iniziare ricordando il lungo e fecondo cammino sinodale e missionario che la Chiesa ha compiuto in relazione al matrimonio e alla famiglia, un cammino che siamo chiamati a proseguire.

     La famiglia ha sempre occupato un posto importante nella preoccupazione pastorale del successore di Pietro e dei vescovi che lo assistono attraverso la loro partecipazione al Sinodo dei vescovi. Il Sinodo del 1980 riprese un desiderio già espresso da papa Giovanni Paolo I durante il suo breve pontificato, che portò infine all’esortazione apostolica Familiaris consortio di san Giovanni Paolo II.

     All’inizio del proprio pontificato, papa Francesco ha posto nuovamente la famiglia al centro di un processo sinodale, riconoscendo la necessità di proseguire il discernimento della Chiesa di fronte ai profondi cambiamenti che interessano un ambito così strettamente legato alla sua missione nel mondo di oggi. Quel percorso ha portato, dieci anni fa, all’esortazione apostolica Amoris laetitia.

     A questo proposito, la Chiesa ha proseguito lungo il cammino indicato dal concilio Vaticano II. Quando i padri conciliari posero la dignità del matrimonio e della famiglia all’inizio della seconda parte della Gaudium et spes, riconobbero che la vita familiare offre un punto di accesso privilegiato alle grandi questioni culturali, economiche, sociali e politiche del nostro tempo, compresa l’opera di promozione della pace tra i popoli. L’interdipendenza di queste questioni è diventata oggi ancora più evidente, sempre alla luce della parola di Dio: «Li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie» (Mc 10,6-7). La famiglia rimane fondamentale per un approccio che coniughi il locale e il globale, guidato dalla ricerca di una fraternità universale in Cristo, che il Vangelo ci chiama a costruire con tutti. Questa storia di oltre mezzo secolo attribuisce al nostro incontro una responsabilità particolare come pastori, mentre la vocazione sinodale di tutta la Chiesa continua a dispiegarsi.

     All’interno di questa storia, Amoris laetitia ha segnato una tappa importante e i dieci anni trascorsi dalla sua pubblicazione sono entrati a far parte della vita delle nostre Chiese particolari. In questo periodo l’esortazione apostolica è stata accolta in diverse culture e contesti pastorali, ha accompagnato la vita concreta delle famiglie e ha ispirato iniziative e percorsi.

     Sono questi i dieci anni che ora portiamo insieme davanti al Signore Gesù. Con la guida dello Spirito Santo, guardare con attenzione a ciò che è accaduto può aiutarci a riconoscere più profondamente ciò che Cristo ha insegnato alla sua Chiesa in questi anni.

     Gli Atti degli apostoli ci offrono una bella immagine di ciò che stiamo per fare. Al termine del loro viaggio missionario, Paolo e Barnaba «riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro» (At 14,27). In seguito, mentre si recavano a Gerusalemme, attraversarono la Fenicia e la Samaria raccontando ciò che era accaduto durante la missione e il loro racconto portò grande gioia ai fratelli e alle sorelle. Quando raggiunsero Gerusalemme, furono accolti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e ancora una volta «riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro» (At 15,4).

La vocazione della famiglia 

     C’è qualcosa di questo movimento nel nostro stesso incontro. Come ho detto, la Chiesa ha trascorso questi dieci anni accogliendo Amoris laetitia e camminando con famiglie in circostanze molto diverse.

     Anche noi portiamo con noi storie di ciò che Dio ha fatto in mezzo a noi. Sono storie raccolte lungo il cammino della missione: storie di conversione, di frutti inaspettati e delle relazioni che Dio ha intessuto all’interno delle famiglie mentre le nostre comunità cercavano di accompagnarle, insieme alle difficoltà che abbiamo affrontato, alle domande che sono emerse e a ciò che abbiamo imparato lungo il percorso. Ci danno fiducia mentre iniziamo il nostro lavoro insieme. Presentiamole al Signore e condividiamole tra di noi, cercando di riconoscere ciò che Dio ha operato in mezzo a noi e dove il suo Spirito sta guidando la Chiesa oggi.

     Nel mio messaggio del 19 marzo, in occasione del decimo anniversario di Amoris laetitia, ho ricordato che «vi sono, infatti, luoghi e circostanze in cui la Chiesa “non può diventare sale della terra” se non per mezzo dei fedeli laici e, in particolar modo, delle famiglie». In effetti Amoris laetitia ci invita a prendere sul serio questa vocazione e questa responsabilità. Le famiglie stesse partecipano alla missione della Chiesa nel tessuto quotidiano della loro vita, attraverso l’amore e la fedeltà, la cura e il perdono, l’educazione dei figli, l’impegno nella trasmissione della fede, l’attenzione agli anziani e alle persone vulnerabili, e i molti modi in cui servono le loro comunità e la società. In tutti questi modi, le famiglie rendono testimonianza al Vangelo e contribuiscono alla vita e alla missione della Chiesa.

     Come pastori, abbiamo ricevuto la responsabilità, a tempo opportuno e inopportuno, di proclamare la bellezza del piano di Dio per il matrimonio e la famiglia e la sua chiamata all’amore e alla tenerezza. Questo ci sfida ad accompagnare le persone nel loro cammino verso la realizzazione della propria vocazione nelle circostanze concrete della loro vita.

     Questo ministero ci pone anche in una scuola di ascolto. La sapienza del popolo di Dio ci raggiunge attraverso la nostra fede comune, che illumina tutte le famiglie, comprese quelle segnate da difficoltà, solitudine e talvolta persino da apparenti fallimenti. Il Signore stesso ci insegna con pazienza, quando ci prendiamo il tempo di ascoltare, e abbiamo certamente molto da imparare dalle famiglie.

     Le loro vite ci pongono anche delle domande che meritano di essere affrontate con coraggio. In molti contesti è emersa una crescente distanza tra il modo in cui vengono vissuti il sesso e l’intimità e la visione cristiana del matrimonio. I giovani continuano ad anelare all’amore, alla fedeltà e al senso di appartenenza, eppure molti trovano difficile comprendere come una tale visione dell’amore possa concretizzarsi nella propria vita o credere che un impegno per tutta la vita sia la condizione per raggiungere ciò che desiderano. L’insicurezza economica, la migrazione, la violenza, la solitudine e altre forme di fragilità emotiva influenzano anch’esse le scelte che le persone compiono e le possibilità che riescono a immaginare per il proprio futuro. 

Imparare dall’esperienza vissuta delle famiglie 

     Queste realtà sollevano una serie di domande che dobbiamo affrontare con coraggio. Cosa cercano veramente le persone all’interno di questi cambiamenti culturali? Cosa ci rivelano le loro gioie e speranze, i loro dolori e le loro angosce? In quali ambiti il nostro linguaggio e le nostre pratiche pastorali riescono ad aprire una strada, e in quali non riescono a toccare il cuore delle persone o a sostenere i loro sforzi nel fare il bene? Cosa ci insegna l’esperienza vissuta delle famiglie, un’esperienza dalla quale non abbiamo ancora imparato appieno? Cosa possiamo offrire come formazione per una vita familiare salutare e santa? In particolare, cosa possiamo imparare dai genitori che cercano di accompagnare i propri figli e i giovani in tali contesti?

     La fragilità merita un’attenzione particolare, poiché può plasmare profondamente il modo in cui le persone vedono se stesse, il proprio futuro e persino il proprio rapporto con Dio e con la Chiesa. L’esperienza della fragilità solleva la domanda se siamo in grado di rimanere vicini gli uni agli altri quando la vita non corrisponde più a ciò che si era sperato, e se riusciamo a riconoscere l’opera della grazia anche in situazioni segnate da limiti, ferite e apparenti fallimenti.

     Anche sotto questo aspetto, l’esperienza delle famiglie ha qualcosa da insegnare a tutti, poiché la fragilità appartiene alla nostra comune condizione umana e quindi anche alla vita della Chiesa. Conosciamo tutti il divario tra il bene che desideriamo e ciò che siamo in grado di vivere. Abbiamo bisogno di grazia, perdono e nuovi inizi per compiere la volontà di Dio, e impariamo che la fedeltà è essa stessa una grazia da ricevere e un cammino da rinnovare gradualmente, spesso attraverso la prova. Il riconoscimento di questa sfida condivisa dovrebbe plasmare il modo in cui ci accompagniamo a vicenda nella Chiesa. Che tipo di Chiesa, allora, incontrano le persone proprio quando sono più fragili? Le nostre comunità le aiutano a scoprire che hanno ancora un posto, una responsabilità e doni da offrire? La verità che proclamiamo può essere incontrata attraverso la pazienza, la vicinanza e la misericordia della nostra presenza pastorale? Come possiamo annunciare loro la pienezza dell’insegnamento del Vangelo sulla famiglia?

     In questi giorni vi invito a dare a tali domande tutto il loro peso. Lo Spirito Santo spesso parla proprio attraverso le situazioni che ci mettono alla prova e ci illumina affinché possiamo scoprire come la misericordia di Dio e la grazia salvifica di Cristo possano raggiungere le nostre famiglie oggi, in particolare nella loro debolezza e nella loro resilienza, nelle loro speranze e nelle loro delusioni, nel loro desiderio di comunione e nella loro ricerca di senso. Il nostro compito, quindi, non è solo quello di interpretare queste realtà, ma di lasciare che esse ci interpellino e stimolino la nostra responsabilità pastorale, affinché la Chiesa possa trovare modi rinnovati di annunciare il Vangelo, offrire le grazie sacramentali, accompagnare le famiglie e rendere visibile la tenerezza con cui Cristo continua a camminare in mezzo al suo popolo.

     Voglia il nostro dialogo reciproco essere improntato alla libertà evangelica che vediamo negli Atti degli apostoli. Possiamo condividere ciò che ha portato gioia nelle nostre Chiese, ciò che ci ha messo alla prova e quali domande sono emerse con maggiore chiarezza attraverso l’esperienza. Inoltre la diversità delle situazioni da cui proveniamo può diventare un dono per il discernimento di tutta la Chiesa.

     Il quadro tematico preparato per questo incontro ha lo scopo di tenere presente l’ampiezza di Amoris laetitia e di mettere in dialogo l’esortazione apostolica con ciò che le nostre Chiese hanno vissuto negli ultimi dieci anni. Traiamo ispirazione dalla ricchezza della parola di Cristo e dalla tradizione della Chiesa. Il programma è stato reso pubblico affinché il popolo di Dio possa accompagnare il nostro lavoro attraverso la preghiera e la riflessione sinodale.

     Da parte nostra ascoltarci a vicenda, lasciare che ciò che sentiamo risuoni dentro di noi e rimanere attenti ai suggerimenti dello Spirito Santo può risvegliare la creatività pastorale di cui abbiamo bisogno di fronte alle nuove domande.

     Ecco perché il nostro ritiro comune di questa sera e la preghiera con cui inizieremo ogni giornata sono al centro del nostro lavoro. Chiedo al Signore di aiutarci a raccogliere i frutti che Amoris laetitia ha portato nelle nostre Chiese locali, affinché possano nutrire l’intera Chiesa.

     Spero che, attraverso le numerose testimonianze che portate dalle vostre Chiese e da diversi contesti culturali, possa gradualmente prendere forma una narrazione condivisa di questi dieci anni, caratterizzata da gioia e speranza, e che ci renda capaci di affrontare con onestà le prove e le difficoltà che ancora permangono. Ciò alimenterà il discernimento pastorale delle conferenze episcopali e delle strutture gerarchiche delle Chiese orientali. Aiuterà inoltre le Chiese locali a riconoscere nuovi percorsi e a coinvolgere più profondamente tutti i battezzati nel cammino sinodale della Chiesa. Chiedo inoltre che tutti noi preserviamo la discrezione e la riservatezza che questo tempo di ascolto e di discernimento richiede.

     Ci doni il Signore la libertà di ascoltarci a vicenda, la saggezza di riconoscere la sua opera in mezzo al suo popolo e il coraggio di seguire la strada che egli ci indica, affinché ogni giorno il Vangelo possa diventare sempre più pienamente una buona notizia per le famiglie di tutto il mondo. Grazie.

 

Leone XIV 

 

La visione di Amoris laetitia

Julie Hanlon Rubio

 

     Papa Leone ci invita a riflettere sulla fragilità delle famiglie di oggi, mentre ricordiamo e continuiamo ad accogliere Amoris laetitia. Oggi vorrei proporre un’analisi della fragilità familiare, approfondire le questioni teologiche più profonde che essa solleva e suggerire brevemente in che modo questa lettura possa plasmare la prassi di accompagnamento della Chiesa.

     In Amoris laetitia papa Francesco ha affrontato il tema del matrimonio e della vita familiare attraverso i suoi temi ricorrenti: misericordia, accoglienza e accompagnamento, con una visione morale caratterizzata da complessità e rispetto per la coscienza. Credo che volesse invitare ogni cattolico ad abbracciare più profondamente il discepolato cristiano, pur sapendo che molti si sentivano come se non appartenessero pienamente alla Chiesa a causa delle loro situazioni familiari. Prima di poter fare altro, avevano bisogno di sentirsi parte integrante della Chiesa.

     Questo è forse il motivo per cui i Sinodi sulla famiglia e Amoris laetitia hanno preceduto il suo lavoro sull’ecologia, la fraternità e la sinodalità. Sebbene il documento sia ricordato soprattutto per il controverso capitolo VIII, esso ha offerto anche una visione positiva del matrimonio, volta a correggere l’astrazione e la negatività che molti associano ancora all’insegnamento della Chiesa, nonché una prassi di accompagnamento che deve ancora essere pienamente realizzata. Oggi nuove forme di fragilità richiedono sia un rinnovato impegno verso questa visione sia una più ampia prassi di accompagnamento. 

I. Affrontare la fragilità 

     La fragilità è al tempo stesso una crisi e una caratteristica della nostra umanità. Nel 2026, il matrimonio e la famiglia stanno diventando fragili in modi nuovi. Come abbiamo avuto modo di discutere, la tendenza globale ad allontanarsi dal matrimonio sta accelerando. Le percentuali dei matrimoni sono in calo quasi ovunque, dalle Filippine alla Polonia, dall’Argentina al Sudafrica, dagli Stati Uniti al Giappone. Sebbene cresca il numero di persone che si sposano in età più avanzata, si registra anche un calo nella percentuale di persone che si sposano almeno una volta nella vita.[1]

     Negli Stati Uniti, nel 1980, solo il 6% dei quarantenni non si era mai sposato. Oggi la cifra è pari al 25%, e le tendenze attuali suggeriscono che la percentuale di adulti che non si è mai sposata continuerà a crescere, forse fino a raggiungere un terzo.[2] Il calo dei matrimoni negli Stati Uniti trova riscontro in tutto il mondo, sebbene la percentuale di calo sia disomogenea.[3] I cattolici statunitensi oggi si sposano in numero inferiore rispetto a cinquant’anni fa e solo un quarto di essi celebra il matrimonio in chiesa.[4] I matrimoni cattolici sono in calo a livello globale.[5]

     Anche i tassi di fertilità e i battesimi sono in calo. Come per i matrimoni, i paesi ad alto reddito sono spesso tra i protagonisti di questa tendenza, mentre molti paesi africani continuano a registrare tassi più elevati; tuttavia il calo è evidente anche in paesi come il Kenya, l’Ucraina e l’India, nonché nelle aree urbane di paesi in cui la fecondità rimane relativamente elevata.[6] I battesimi, come i matrimoni, sono in diminuzione, con un calo di circa un terzo rispetto agli anni Novanta.

     Le tendenze al calo dei matrimoni e della fertilità, delle cerimonie nuziali e dei battesimi, in alcuni luoghi sono già una realtà, in altri luoghi la situazione è in via di sviluppo, mentre in pochi casi vi è una controtendenza; tuttavia gli storici che studiano l’evoluzione del matrimonio e della famiglia suggeriscono che tale declino continuerà a diffondersi. Essi rilevano un cambiamento globale che vede il passaggio dal «matrimonio istituzionale» – combinato dalle famiglie e strutturato attorno alle esigenze economiche e all’educazione dei figli – al «matrimonio di compagnia», incentrato sull’amore.[7] I matrimoni di oggi sono più reciproci e appaganti, ma anche più ambiziosi, meno fecondi e più fragili.[8] E sembra che stiamo entrando in una nuova fase, in cui il matrimonio è sempre più considerato una scelta facoltativa. 

II. Domande più profonde 

     Perché sempre più persone scelgono di non sposarsi o di non avere figli? Le teorie sono molte: quando l’amore è essenziale per il matrimonio, è più difficile trovare un partner adatto. Alcuni cercano con grande fatica «la persona giusta», «l’anima gemella». Alcune donne rifiutano ciò che vedono intorno a sé: matrimoni segnati dall’infedeltà e dalla violenza domestica che, come ha affermato papa Francesco, «contraddice la natura stessa dell’unione coniugale».[9] È sorprendente notare che molti si preoccupano della propria prontezza al matrimonio e di quella dei potenziali partner. La maggior parte afferma che vorrebbe comunque sposarsi un giorno, ma non è sicura che lo farà davvero.[10]

     Alcuni hanno rinunciato o preferiscono tenere aperte diverse opzioni. Molti nutrono preoccupazioni simili riguardo alla propria prontezza alla genitorialità, quindi rimandano.

     Naturalmente il matrimonio presenta anche altre forme di fragilità. Come hanno scritto numerosi teologi sposati, il matrimonio richiede una certa misura di svuotamento di sé o di conversione, anche in una relazione tra persone di pari dignità, e questo può apparire impegnativo.[11] Le coppie cattoliche, in particolare, tendono a vivere le proprie difficoltà in una condizione di isolamento e difficilmente si rivolgono alla propria parrocchia per ricevere sostegno. Sebbene la percentuale del numero dei divorzi si sia stabilizzata dopo il picco raggiunto negli anni Ottanta, rimangono comunque elevati nel complesso, e il «divorzio in età avanzata», ovvero quello che avviene in una fase avanzata del matrimonio, è in aumento.[12]

     Perché questa fragilità ci preoccupa? Perché la Chiesa ha a cuore il matrimonio? Dopotutto, Gesù non si è sposato, né lo ha fatto la maggior parte dei santi. Gran parte del Nuovo Testamento ha ben poco a che vedere con la vita familiare. Quando Gesù parlava della famiglia, sollevava interrogativi sulla sua priorità rispetto al discepolato.[13]

     Eppure i racconti della creazione contenuti nei primi capitoli della Genesi, letti alla luce delle parole di Gesù sul matrimonio (Mt 19,4-6), insieme alla teologia sacramentale, alla dottrina sociale della Chiesa e all’esperienza dei laici, suggeriscono che il matrimonio possa essere un ambito relazionale privilegiato che «ci parla» in, attraverso e a noi dell’amore di Dio. Per essere chiari, anche altre relazioni di cura possono parlarci dell’amore. Ma «l’intima comunità di vita e d’amore coniugale» è unica.[14] Nati da una promessa che il mio amore rimarrà con l’altro in un futuro che non posso immaginare appieno, i coniugi si mettono al servizio l’uno dell’altro, della Chiesa e del mondo attraverso pratiche quotidiane di intimità, ospitalità, servizio, donazione e preghiera.[15] Il loro è un amore sacramentale con dimensioni sia pubbliche che private.

     Naturalmente, la Chiesa non è composta solo da famiglie. La vita religiosa occupa un posto centrale. Anche i single sono numerosi nelle nostre Chiese. Come la comunità di discepoli che si riuniva attorno a Gesù e alle parabole da lui raccontate, la comunità cattolica accoglie non solo famiglie ma una varietà di persone che intraprendono diverse vocazioni, una ricchezza di modi per amare Dio e il prossimo e per servire il mondo. Ma è importante che il matrimonio sia una di queste.

     In Amoris laetitia Francesco ci ha regalato l’immagine suggestiva di una coppia che cammina mano nella mano guardando verso l’esterno, mentre insieme si adopera per la giustizia.[16] Sapevate che, se cercate un’immagine di una «coppia che guarda…», Internet vi fornirà innumerevoli immagini di una coppia che si guarda a vicenda. È molto più difficile trovare un’immagine di una coppia che guarda verso l’esterno. Eppure, è proprio questa la visione che ci propone Amoris laetitia – il più importante insegnamento della Chiesa cattolica sul matrimonio –, un’intima comunione di vita tra due persone, impegnate insieme in qualcosa di più grande di loro.

     Oggi è più difficile che mai per le persone credere nel matrimonio («Un’altra persona potrebbe davvero amarmi e sostenermi per sempre? Sono capace di amare e sostenere qualcun altro? Saremo abbastanza l’uno per l’altro e per i nostri futuri figli? E se fallissimo?»), figuriamoci credere che il proprio matrimonio possa essere importante per la Chiesa e per il mondo. Se le tendenze attuali dovessero continuare, un numero sempre più crescente rischia di perdere la profondità dell’intimità con un coniuge, i sacrifici e le gioie dell’essere genitori, la creazione di una casa aperta, la grazia di invecchiare con un compagno di vita e d’amore. Altri perderanno i doni che le famiglie sposate apportano. In questo momento, il mondo ha bisogno che la Chiesa risponda alla fragilità del matrimonio con la sua visione avvincente.

     Eppure non intendo suggerire che il problema dell’emarginazione che preoccupava papa Francesco sia stato risolto. Nel preparare questo intervento, ho ascoltato storie strazianti. Una persona mi ha raccontato di sua madre anziana affetta da demenza che, quando le è stata offerta l’eucaristia durante la messa, ha gridato: «No!», coprendosi la bocca, perché l’unica cosa che ricordava era che – poiché suo marito, con cui era sposata da cinquant’anni, era stato precedentemente sposato – lei non era degna di ricevere il corpo di Cristo. Un’altra persona, quando ho parlato dell’enfasi posta da papa Francesco sull’accoglienza e sull’accompagnamento, mi ha guardato con incredulità, ripensando al fatto che i suoi genitori non avevano partecipato al suo matrimonio, e alle troppe esperienze di giudizio e vergogna che aveva vissuto.

     È importante, quindi, che la visione che la Chiesa trasmette non sia quella della perfezione. Francesco ha affermato che «il fatto che l’amore sia imperfetto non significa che sia falso o irreale» e ha insistito sul fatto che «ogni famiglia, pur nella sua debolezza, può diventare una luce nel buio del mondo».[17] In un’epoca in cui gli influencer sui social media mettono in mostra le loro famiglie «tradizionali» apparentemente perfette, complete di pane fatto in casa e polli, l’integrazione della debolezza operata da Francesco è fondamentale. Anche Magnifica humanitas insiste sul fatto che la fragilità umana non è un problema da risolvere, ma un elemento fondamentale della nostra umanità da integrare.[18] Il matrimonio è uno spazio che offre il sostegno necessario alla vulnerabilità e il tempo affinché gli inevitabili fallimenti siano bilanciati da rinnovati tentativi di amare. La visione di Amoris laetitia dell’amore coniugale come intimo e rivolto verso l’esterno, imperfetto ma reale, può rispondere alla fragilità dei nostri tempi e alla nostra umanità.

     E altrettanto può fare la sua visione della Chiesa come luogo in cui, quando le persone non riescono a raggiungere l’ideale, si sentono dire da noi che «la grazia di Dio opera anche nelle loro vite» e ricevono, nella loro fragilità, un autentico «dialogo pastorale» e una premurosa cura. Francesco ci ha ricordato che «nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo!» e che tale logica deve estendersi a «tutti».[19] L’atteggiamento pastorale al quale ci ha chiamati è quello di una Chiesa «che si dispone sempre a comprendere, a perdonare, ad accompagnare, a sperare, e soprattutto a integrare».[20] 

Conclusione 

     Nel 2016 papa Francesco ha invitato la Chiesa ad accompagnare le famiglie, specialmente quelle che si sentivano escluse, offrendo loro una visione avvincente e un sostegno concreto. Dieci anni dopo, una crisi più profonda segna il matrimonio e la genitorialità, poiché è in diminuzione il numero di persone che fa tali scelte, anche se entrambi sono diventati più incentrati sull’amore, che la maggior parte delle persone continua a cercare.

     Alla base di questi cali si nasconde una fragilità più profonda, accompagnata da sentimenti di inadeguatezza e di impreparazione, dall’incredulità che un buon matrimonio e una buona genitorialità siano possibili, e dalle preoccupazioni riguardo all’impegno per tutta la vita. Questa fragilità può essere accolta come parte integrante della nostra umanità. Il matrimonio e la famiglia sono ecosistemi essenziali per sostenerla.

     La Chiesa può offrire una visione stimolante del matrimonio come un’unione intima orientata alla crescita nell’amore e nella giustizia, che non richiede la perfezione. Può aiutare le coppie a immaginarsi circondate da cristiani con molteplici vocazioni che percorrono con loro il cammino del discepolato. Quando decidono di sposarsi, possiamo accoglierli sulla soglia a braccia aperte, dire loro che la loro è una vocazione impegnativa e necessaria, e rassicurarli che non sono soli.

 

Julie Hanlon Rubio

 

[1] K. Parker, R. Minkin, «The future of the family», in Pew Research Center 14.9.2023, bit.ly/4yHANOg.

 

[2] R. Fry, «A record-high share of 40-year-olds in the U.S. have never been married», in Pew Research Center 28.6.2023, bit.ly/4A1Fofj; F.A. Marino, «Geographic variation in percentage of mid-life never married adults», 2021, in Family Profile 13 (2023), National Center for Family & Marriage Research, bit.ly/4kkwLHX.

 

[3] B. Herre, V. Samborska, E. Ortiz-Ospina, M. Roser, «Marriage and divorces», in Our world in data, luglio 2020, bit.ly/4zmH6YD.

 

[4] M.M. Gray (a cura di), «Will you marry? Will it be in Church? Will your spouse be catholic? Will it end in divorce?», in 1964, 8.12.2024, bit.ly/3UgmTob.

 

[5] Il numero dei matrimoni cattolici è sceso da 3,8 milioni nel 1991 a poco meno di 2 milioni nel 2020. C. Glatz, «Vatican stats: number of Catholics and deacons up, but priests, nuns and baptisms down», in America 17.10.2024,bit.ly/3TWgoqw.

 

[6] Glatz, «Vatican stats».

 

[7] S. Coontz, Marriage: a history. How love conquered marriage, Penguin Books, New York 2006.

 

[8] M.B. Padilla et al. (a cura di), Love and globalization: transformations of intimacy in the contemporary world, Vanderbilt University Press, Nashville 2007.

 

[9] Francesco, esort. ap. postsinodale Amoris laetitia sull’amore nella famiglia, 19.3.2016, n. 54; EV 32/283. Cf. anche nn. 19, 20, 45, 51, 53, 153 e 156.

 

[10] S. Coontz, For better and for worse: the complicated past and challenging future of marriage, Viking Press, New York 2026.

 

[11] R. Gaillardetz, A daring promise: a spirituality of Christian marriage, Liguori Publications, Liguori 2007; E. Reimer-Barry, Catholic theology of marriage in the era of HIV and AIDS: marriage for life, Lexington Books, Lanham 2015; B. Burke Ravizza, J. Donovan Massey, Project holiness: marriage as a workshop for everyday saints, Liturgical Press, Collegeville 2015.

 

[12] S.L. Brown, I-Fen Lin, «The graying of divorce: a half century of change», in Journals of gerontology, psychological sciences, and social sciences 77(2022) 9, 1710-20, https://doi.org/10.1093/geronb/gbac057.

 

[13] L. Sowle Cahill, Family: a Christian social perspective, Fortress Press, Minneapolis 2000, 18-47.

 

[14] Concilio ecumenico Vaticano II, cost. past. Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, n. 48; EV 1/1471.

 

[15] M.A. Farley, Personal commitments: beginning, keeping, changing, rev. ed. Orbis Books, Maryknoll 2014; J. Hanlon Rubio, Family ethics: practices for Christians, Georgetown University Press, Washington DC 2010; J. Hanlon Rubio, «Families weren’t perfect in the Bible, but we can still learn from them», in America 20-27.6.2016.

 

[16] Francesco, Amoris laetitia, n. 181; EV 32/410.

 

[17] Francesco, Amoris laetitia, n. 113 e n. 66; EV 32/342 e 295.

 

[18] Leone XIV, lett. enc. Magnifica humanitas sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, 15.5.2026, n. 120; Regno-doc. 11,2026,347.

 

[19] Francesco, Amoris laetitia, n. 296s. Oggi questo comprende certamente le persone divorziate, le famiglie monoparentali, le famiglie ricostituite, le coppie conviventi e le persone che si identificano come LGBTQ.

 

[20] Francesco, Amoris laetitia, n. 312; EV 32/541. Cf. anche n. 305, nota 351; EV 32/534.

 

Tipo Documento
Tema Pastorale - Liturgia - Catechesi
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