Una pastorale dei territori marginali
All'incontro dei vescovi delle aree interne
«Non è più tempo di pensare un’azione pastorale avulsa dalle dinamiche territoriali, economico-sociali e culturali che interessano i nostri fedeli e le nostre comunità». Con questa relazione su «Allargare gli spazi della riflessione e dell’iniziativa pastorale» mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno (e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione Europea), ha aperto il 31 agosto a Benevento l’incontro dei vescovi delle aree interne. Il testo arriva a un anno dalla lettera con cui 141 presuli avevano contestato al Governo il Piano strategico nazionale delle aree interne, che per i territori più fragili prospettava un «accompagnamento» al declino demografico (cf. «Promemoria» a p. 552). Mons. Crociata sposta l’accento dalla rivendicazione politica a un esame di coscienza ecclesiale: mette in guardia dal rischio di difendere le aree interne «a ogni costo» e da una visione paternalistica dello Stato assistenziale, perché «non è un obiettivo che alcuno possa perseguire quello di fare di tutto per far rimanere le persone dove sono e dove sono sempre state». Propone d’integrare la pastorale con la dottrina sociale della Chiesa, nel significato dato all’espressione da papa Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitas, e indica due vie operative: la formazione di persone capaci di progettare sul territorio e la promozione dei «corpi intermedi», da associazioni e cooperative al Terzo settore, come argine alla dis-intermediazione sociale.
Stampa (1.9.2026) da sito web www.chiesacattolica.it.
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