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Documenti, 9/2024, 01/05/2024, pag. 319

Pace: l'ideale e la responsabilità

Daniela Sala

La riflessione dell’episcopato tedesco sulla pace, ampia e frutto di un approccio interdisciplinare, riprende l’insegnamento tradizionale della Chiesa sull’etica della pace, al tempo stesso cercando di attualizzarlo agli sviluppi degli ultimi anni, che hanno portato a una crisi radicale delle relazioni internazionali. L’idea di pace che ne esce è un concetto articolato e multifattoriale, un processo più che una situazione.

 

La riflessione dell’episcopato tedesco sulla pace, ampia e frutto di un approccio interdisciplinare, riprende l’insegnamento tradizionale della Chiesa sull’etica della pace, al tempo stesso cercando di attualizzarlo agli sviluppi degli ultimi anni, che hanno portato a una crisi radicale delle relazioni internazionali. L’idea di pace che ne esce è un concetto articolato e multifattoriale, un processo più che una situazione.

Il documento è costituito da sei parti: dopo un’introduzione affronta il tema del messaggio cristiano di pace di fronte alla violenza attuale (c. 2, p. 263) e del nuovo disordine internazionale (c. 3, p. 275), per passare poi nel c. 4 ai modi per superare la violenza (p. 290) e alla responsabilità della Chiesa cattolica di fronte a un mondo non pacificato (c. 5, p. 306). La conclusione, infine (p. 318), pone tutto sullo sfondo escatologico della salvezza: «Come i cristiani delle epoche precedenti, crediamo che Dio alla fine si dimostrerà più forte delle forze del male e della violenza».

Nell’impossibilità di proporre una sintesi, in una trattazione che spazia dalla politica all’economia, e dall’ecologia alla psicologia, abbozzo solo un indice minimo dei temi che vengono trattati, rimandando alla lettura del testo nella sua ricchezza per una visione completa.

Armi. «L’era del disarmo iniziata negli anni Ottanta è giunta al termine» (n. 99). Cf. n. 96 e seguenti.

Atomica. «È giunto il momento di abbandonare la deterrenza nucleare. Chiediamo quindi al Governo tedesco di avviare un processo all’interno della NATO e di trovare soluzioni insieme agli alleati su come garantire la deterrenza che sarà probabilmente necessaria nel prossimo futuro senza armi nucleari» (n. 207).

Deterrenza. «Non crediamo che la deterrenza possa garantire la pace (…) Gli armamenti militari non devono quindi andare a scapito del sostegno statale alla prevenzione e alla gestione civile dei conflitti, alla cooperazione internazionale allo sviluppo o ai programmi di scambio e dialogo internazionali» (n. 7). Cf. anche nn. 96 e seguenti.

Guerra in Ucraina. «La guerra contro l’Ucraina in particolare è espressione di un profondo cambiamento della situazione globale. In questo senso l’attenzione speciale riservata a questo conflitto nella nostra dichiarazione sulla pace è giustificata» (n. 9). Cf. anche nn. 28 e seguenti.

Nonviolenza. «Alla luce dello sviluppo del mondo degli ultimi due decenni, nel corso dei quali la breve speranza di una pace sempre più ampia e profonda è stata amaramente delusa e la violenza all’interno degli stati e tra di essi è tornata a dilagare, vediamo un punto focale decisivo per il cammino da percorrere nell’opzione prioritaria della nonviolenza» (n. 27). Cf. anche n. 70 e seguenti.

Pacifismo. «La guerra contro l’Ucraina ha screditato ancora una volta il pacifismo come irrealistico. Non condividiamo questo giudizio generale, perché non rende giustizia alla diversità delle posizioni pacifiste. È anche inappropriato alla luce della lunga storia di sofferenza di gruppi e individui pacifisti, che spesso non solo sono stati ridicolizzati e insultati, ma anche perseguitati ed espulsi. Le Chiese sono state spesso abbastanza corrive in questo, invece di proteggerli e difendere la loro decisione di coscienza, e in tal modo si sono colpevolmente rifiutate di mettere in discussione la propria posizione nei confronti dello Stato, dell’esercito e della guerra. Di conseguenza si è quasi dimenticato che nella storia della Chiesa ci sono sempre state due tradizioni, delle quali la dottrina dell’uso legittimo della forza è la più giovane e il pacifismo la più antica. Tuttavia ancora oggi a volte la parte pacifista accusa di tradire il Vangelo quanti considerano giustificate certe forme di violenza in specifiche situazioni. Per la credibilità e l’efficacia del nostro messaggio cristiano di pace, però, abbiamo bisogno di un dialogo aperto, onesto e senza riserve tra di noi» (n. 70-71). Cf. anche n. 72 e seguenti.

Religione. «In quanto rappresentanti di una comunità religiosa, siamo sempre preoccupati di quanto spesso la violenza venga esercitata in nome delle religioni o quanto spesso venga legittimata dai leader religiosi. Questo non può lasciarci indifferenti e rifiutiamo chiaramente tutti i tentativi di abusare delle religioni, in particolare della fede cristiana, in questo modo» (n. 11). Cf. anche n. 65 e seguenti.

Violenza. «Il nostro rapporto con la realtà della violenza, fondato sulla Scrittura, non deve (…) rifugiarsi nell’astratto e nell’anonimo, ma deve affrontare le esperienze concrete di persone concrete in situazioni concrete» (n. 56). Cf. anche n. 57 e seguenti.

Daniela Sala

 

Tipo Documento
Tema Pace - Guerra Chiese locali
Area EUROPA
Nazioni

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