D
Documenti
Documenti, 3/2024, 01/02/2024, pag. 82

L’ora è urgente

Discorso alla Conferenza degli stati parte alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 28)

Francesco

Francesco è stato il primo papa a scrivere un’enciclica sull’ecologia (la Laudato si’), e sarebbe stato il primo papa a partecipare alla Conferenza delle parti di Dubai (COP 28) se la malattia non glielo avesse impedito. Tuttavia la delegazione della Santa Sede ha regolarmente partecipato, e il papa ha inviato a rappresentarlo il segretario di stato vaticano card. Pietro Parolin, che il 2 dicembre ha letto il discorso del papa. 

I punti proposti riprendono essenzialmente quanto sviluppato nell’esortazione apostolica Laudate Deum, pubblicata il 4 ottobre (Regno-doc. 19,2023,592): il riconoscimento della responsabilità umana nel cambiamento climatico; la negazione dell’argomento secondo il quale la crisi ecologica sarebbe provocata dal sovrappopolamento; il multilateralismo come unica via d’uscita per le crisi che stiamo vivendo, che – afferma il papa nel discorso letto dal card. Parolin – sono collegate; la necessità di un’accelerazione nella svolta ecologica; il ruolo culturale delle Chiese per accrescere la consapevolezza sociale e cambiare le abitudini personali, familiari e sociali.

La Conferenza delle parti è il più alto organismo decisionale all’interno della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), un trattato internazionale entrato in vigore nel 1992 per affrontare in modo multilaterale la questione del cambiamento climatico. La Santa Sede, che ha lo statuto di osservatore speciale nelle Nazioni Unite insieme allo Stato di Palestina, vi ha aderito nel 2022 con la ratifica dell’Accordo di Parigi.

La lettura dell'articolo è riservata agli abbonati a Il Regno - attualità e documenti o a Il Regno digitale.
Gli abbonati possono autenticarsi con il proprio codice abbonato. Accedi.

Leggi anche

Documenti, 2024-3

Solo l’amore ci unirà

Omelia a conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Francesco

«Solo questo amore che diventa servizio gratuito, solo questo amore che Gesù ha proclamato e vissuto avvicinerà i cristiani separati gli uni agli altri. Sì, solo questo amore, che non torna sul passato per prendere le distanze o puntare il dito, solo questo amore che in nome di Dio antepone il fratello alla ferrea difesa del proprio sistema religioso, solo questo amore ci unirà. Prima il fratello, dopo il sistema». Il 25 gennaio, nella basilica di San Paolo fuori le Mura, papa Francesco ha presieduto la celebrazione dei secondi vespri della solennità della Conversione di San Paolo Apostolo, a conclusione della 57a Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani sul tema: «Ama il Signore Dio tuo... e ama il prossimo tuo come te stesso» (cf. Lc 10,27).

Erano presenti anche alcuni vescovi delle tradizioni anglicana e cattolica, presenti a Roma per «Growing together» (Crescere insieme), un vertice d’incontro e pellegrinaggio ecumenico organizzato dalla Commissione internazionale anglicana - cattolica romana per l’unità e la missione (IARCCUM) a Roma e a Canterbury tra il 22 e il 29 gennaio. Come nel 2016, i vescovi erano presenti a coppie, anglicani e cattolici, in rappresentanza di 27 paesi, e nel corso dei secondi vespri sono stati inviati per essere testimoni di unità congiuntamente da papa Francesco e dall’arcivescovo Justin Welby (cf. riquadro a p. 67).  

 

Documenti, 2024-3

Ascoltare, discernere, camminare

Discorso alla curia romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi

Francesco

Sin dal 2013, anno dopo anno, l’incontro prenatalizio di Francesco con la curia romana è servito a dare la misura delle sue attese rispetto al servizio che i dicasteri della Santa Sede sono chiamati a prestare alla Chiesa e al papa. Quest’anno il suo discorso, pronunciato il 21 dicembre, consegna ai curiali «tre verbi per il nostro itinerario di fede e per il servizio che svolgiamo»: ascoltare, discernere e camminare, ciascuno illustrato attraverso una figura biblica, rispettivamente Maria, Giovanni Battista, i Magi.

Non vi sono passaggi particolarmente severi, se non per alcune sottolineature relative alla necessità di coltivare maggiormente, nei dicasteri della Santa Sede, l’arte dell’ascolto, e per il conio di un neologismo, «labirintare», che al papa serve per descrivere una «tentazione» dalla quale guardarsi, nella curia e in genere nella Chiesa: «Restare fermi… dentro i nostri recinti e nelle nostre paure… girare a vuoto… penalizzando il servizio che siamo chiamati a offrire alla Chiesa e al mondo intero».

Documenti, 2024-3

Se la pace è perduta

Discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede

Francesco

È ampio e articolato, come da consuetudine, il discorso che papa Francesco ha rivolto l’8 gennaio agli ambasciatori dei paesi accreditati presso la Santa Sede, che attualmente sono 184. A un primo giro d’orizzonte di tipo geografico segue un’analisi degli effetti della guerra, specie quelli sulla popolazione civile, e delle sue cause: l’enorme disponibilità di armi, la crisi climatica e quella delle migrazioni.

Nella seconda parte del suo testo il papa indica poi le tappe di una possibile «via della pace»: il rispetto della vita, in particolare quella del nascituro, «che non può essere soppressa, né diventare oggetto di mercimonio», e dei diritti umani, tra i quali la libertà di religione; il dialogo, anche rilanciando le organizzazioni internazionali; un uso etico delle nuove tecnologie. Ma in un discorso tutto centrato sulla pace e la guerra sono da sottolineare soprattutto i passaggi relativi al conflitto in Medio Oriente e a quello in Ucraina, nei quali si fa chiarezza e si toglie ogni fraintendimento e ogni eventuale equivoco emerso nella comunicazione di questi mesi (cf. Regno-att. 2,2024,3).